Fenomeno di lunga durata non si considera come episodico ma come un fenomeno che produce
degli esisti duraturi all’interno del sistema scolastico, non è un effetto transitorio quello che
produce; sono fenomeni sotterranei, carsici.
Giovedì 28/03→ museo della scuola ore 8:00 paolo Ornella ricca, di fronte all’ingresso, via
carudcci
Mercoledì 13 marzo dalle 11 alle 14 lezione di Silvia in aula magna
Storia dell’educazione: cos’è e a che cosa serve?
“papà, spiegami a che cosa serve la storia”. Così un ragazzo che mi è molto vicino, interrogava suo
padre, uno storico,. Vorrei poter dire che questo libro rappresenta la mia risposta, perché non credo
ci sia lode migliore, per uno scrittore, che di saper parlare, con il medesimo tono, ai dotti e agli
scolari. Ma una semplicità tanto elevata è privilegio di alcuni rari eclettici. Tuttavia la domanda di
quel fanciullo, di cui sul momento non riuscii gran che bene a soddisfare la sete di sapere, la
conserverei volentieri qui, come epigrafe. Senza dubbio, alcuni ne giudicheranno ingenua la
formulazione; a me pare del tutto pertinente. Il problema ch’essa pone, con la sconcertante dittatura
di quell’età è quello della legittimità della storia”
La risposta a questa domanda è quella della legittimità della storia, se la storia sia legittimata a
raccontare il passato.
DEFINIZIONI DI STORIA:
1. Historia magistro vitae, perché la storia può insegnare a non commettere più gli errori del
passato e deve aiutarci a vedere ciò che di buono è stato fatto nel passato per migliorare la
società, facendoci ispirare da ciò che è stato fatto ed utilizzarlo nel presente. Abbiamo una
visione del futuro scura ed offuscata che dobbiamo combattere
2. la storia ci pone dei problemi ai quali noi dobbiamo trovare una soluzione e quindi ci allena
a risolvere i problemi.
La storia ci fa vedere come cose che possono avere somiglianza con l’oggi sono state risolte
nel passato: la soluzione però non è dietro l’angolo. La storia consente di renderci conto che
ciò che sta accadendo nel presente e che è già avvenuto nel passato è stato risolto in un certo
modo. Ci impone un obbligo di contestualizzazione, senza di essa facciamo una
attualizzazione del passato, non possiamo leggere il passato con la lente del presente. Per
avere una giusta contestualizzazione devo avere a che fare con delle fonti
3. la storia non è soltanto qualcosa che si impara sui libri, ma è qualcosa che fa parte di tutti
noi e che non può essere riferita da alcuni testimoni, per cui una persona che ha vissuto certi
eventi può trasmettere informazioni su di essi a coloro che vengono dopo.
4. la storia è cultura, cioè una conoscenza di come mai oggi siamo arrivati ad avere la
crescita evolutiva della nostra specie e lo sviluppo a livello sociale, culturale che
conosciamo oggi
5. la storia siamo noi, tutto ciò che facciamo può diventare storia
DEFINIZIONE CORRETTA DI STORIA:
la storia non è uguale alla memoria, non coincide con il concetto di testimonianza ma è la
scienza che studia il passato attraverso la raccolta, la selezione ed interpretazione delle fonti,
ossia le tracce che testimoniano vari livelli di realtà. La storia è il processo che sono in grado di
applicare scientificamente per spiegare il passato.
La storia secondo Marc Bloch
• C’è chi ha definito la storia come la scienza del passato.
Secondo Bloch non è corretto, perché il passato nella sua globalità, così come il presente, non può
essere oggetto di una scienza, in quanto la durata media dell’esistenza umana è talmente breve e le
conoscenze da acquisire talmente infinite che nessuno sarebbe in grado di praticare tale disciplina
con successo.
• C’è chi ha definito la storia come lo studio di un qualsiasi mutamento registrato nel
tempo.
Secondo Bloch non è corretto perché questo includerebbe nella ricerca storica, ad esempio, anche i
cicli di mutamento dei fenomeni eruttivi in una determinata area oppure il progressivo calo delle
macchine solari, concernenti rispettivamente più a un vulcanologo a un astronomo che a uno
storico. Questa definizione è troppo generica, i mutamenti si registrano anche al di fuori della
società umana e della sua evoluzione.
Per Bloch quindi la storia è la scienza degli uomini nel tempo, in quanto studia le società umane
calate in quello che definisce il tempo storico, intendendo con esso il plasma stesso in cui stanno
i fenomeni, e come il luogo della loro intelligibilità
Il tempo storico consiste nel contesto politico, sociale, economico e culturale con il quale una
determinata fonte acquista pienamente senso e si offre alla corretta interpretazione da parte dello
storico.
Per Bloch, infatti, un fenomeno storico non è mai compiutamente spigato se si prescinde dallo
studio del momento in cui avviene. Senza analizzare il contesto e senza calarsi all’interno di quel
plasma non siamo in grado di interpretare quell’oggetto
Bloch pone la questione dei limiti dell’attuale e del non-attuale.
C’è chi è convinto che il passato non sia conoscibile in quanto non-attuale, cioè collocato in un altro
tempo, rispetto a quello nel quale si compie la ricerca storica, la quale non può assistere
direttamente ai fatti narrati. Il passato dunque non è esperibile.
Bloch tuttavia pur ricordando che le conoscenze umane siano in larga parte fondate sull’esperienza
diretta delle cose, non conviene sulla non-attualità e non esperibilità del passato.
Secondo Bloch, lo storico non deve intendere presente e passato come categorie temporali distinte e
contrapposte, bensì strettamente interconnesse e trasversalmente percorse la linee di continuità e di
discontinuità, le quali determinano la durata dei fenomeni storici ovvero il principale oggetto
dell'indagine storica.
Comprendere il presente mediante il passato e il passato mediante il presente
Il tempo storico nasce dalla saldatura di passato e presente, che non sono due categorie
contrapposte. In base a questo principio di interconnessione tra passato e presente, secondo Bloch, è
possibile comprendere il presente mediante il passato e il passato mediante il presente, in quanto per
comprendere appieno un fenomeno attuale è necessario concernere le cause e allo stesso tempo per
comprendere appieno un fenomeno non-attuale è necessario averlo esperito nell’attualità.
Secondo Bloch, “in verità, consciamente o no, alla fine noi deriviamo sempre dalle nostre
esperienze quotidiane, sfumandole ove occorra con nuove tinte, gli elementi che ci servono a
ricostruire il passato: gli stessi nomi di cui ci serviamo per caratterizzare gli stati d’animo
scomparsi, le forme sociali spartite, quale significato avrebbero mai per noi se prima non avessimo
veduto vivere gli uomini?
Un esempio:
per spiegare quello che intende, Bloch fa un esempio:
“avevo letto più volte , avevo spesso narrato racconti di guerra o di battaglie. Ma conoscevo
davvero , nel significato pieno del verbo “conoscere”, conoscevo proprio dal di dentro, prima di
averne provata lo stesso l’atroce nausea, che cosa sono l’accerchiamento per un esercito, la disfatta
per un popolo? Prima di aver respirato lo stesso, nell’estate e nell’autunno del 1918, la gioia della
vittoria, conoscevo davvero il significato di quella bella parola?”
Bloch infatti tra il 1914 e il 1918 aveva partecipato alla prima guerra mondiale
Un altro esempio attuale:
Parafrasando Bloch, conoscevamo davvero nel significato pieno del verbo “conoscere”,
conoscevamo proprio dal di dentro prima di averne provato noi stessi lo sgomento, che cosa
significhi trovarsi di fronte all’esplosione di una guerra e assistere imponenti alla lenta escalation
degli eventi?
Prima di aver provato noi stessi, nel febbraio 2022, l’apprensione per quanto sta avvenendo in
Ucraina, conoscevamo veramente il significato della parola escalation?
Una conoscenza indiretta?
Abbiano detto prima come spesso gli scettici rimproverando agli storici si trovino nell’impossibilità
di osservare direttamente i fatti studiati, ragion per cui “la conoscenza del passato, all’opposto di
quella del presente, sarebbe necessariamente indiretta”. Questo principio a ben vedere non vale
unicamente per la conoscenza del passato, ma anche per quella del presente.
Questo principio vale per tutti i fenomeni di coscienza estranei all’osservatore, cioè di cui esso non
sia l’unico attore.
Per questo motivo lo storico ricorre all’utilizzo delle fonti, le quali altro non sono se non “le tracce
lasciate da un fenomeno” che, combinate le une alle altre, permettono la ricostruzione storica
del fenomeno stesso
Che cosa è la storia dell’educazione? (secondo noi)
• fa riferimento a come è evoluta l’educazione nel corso del tempo, per cui anche come i
programmi scolastici sono cambiati nel corso del tempo
• le leggi che hanno cambiato il sistema scolastico nel corso del tempo, con particolare
riferimento ai vari periodi storici, ma non solo le leggi, anche ciò che hanno detto i
pedagogisti in un determinato periodo storico
• una disciplina che mette in relazione le variazioni all’interno della scuola con quelle
all’interno della società, varia anche in base al concetto di cultura, dato che nel passato si
considerava acculturata una persona sulla base di quante cose ricordasse, mentre ora non è
più solo questo a rendere acculturato qualcuno
• l’educazione dovrebbe portare allo sviluppo dell'identità dell’alunno, di conseguenza la
storia dell’educazione si dovrebbe studiare quello che si intendeva nel tempo come
sviluppo dell'identità
DIFFERENZA TRA EDUCAZIONE E SISTEMA SCOLASTICO
• educazione è qualcosa di globale e la scuola da solo una piccola parte dell’educazione, ne
costituisce insomma solamente un ramo; il sistema scolastico attiene più all'aspetto
regolativo della scuola
• il sistema scolastico è quella rete che è alla base del corretti funzionamento delle singole
scuole, è il macrosistema che orienta i comportamenti dei microsistemi che sono
rappresentati dalle singole scuole
Nella maggior parte dei casi i termini storia della pedagogia, storia della scuola e storia
dell’educazione sono invariabilmente utilizzati al fine di definire la nostra disciplina, ma siamo
davvero certi che questi termini siano realmente intercambiabili e che indulgere in questa
intercambiabilità non significhi scadere in una pericolosa sottovalutazione della varietà e della
complessità stessa di questa materia?
Gli storici dell’educazione per lungo tempo hanno studiato le idee e le teorie pedagogiche, non di
studiare come sono cambiate le leggi che hanno cambiato il sistema scolastico. Tutti questi termini
non sono sinonimi ma servono ad individuare i vari oggetti di cui si occupa la nostra disciplina
Questa funzione appare qui in tutta la sua pregnanza: un conto infatti è parlare di “storia della
pedagogia” e un conto è parlare di “storia dell’educazione” così come un altro conto è parlare di
storia dell’educazione.
I termini sono pertinenti al medesimo ambito disciplinare ma non strettamente coincidenti
• storia della pedagogia→ è la storia delle dottrine pedagogiche e delle teorie filosofiche
dell’educazione, elaborate dai filosofi e pedagogisti nel corso dei secoli e successivamente
colte come principi fondamentali da determinati movimenti educativi
se sono stati i filosofi che sono marginalmente si sono dedicati a questo tema allora andiamo
a parlare di teorie filosofiche
• storia della scuola→ è la storia dell’istruzione scolastica di ogni ordine e grado (dalla
scuola dell’infanzia alle elementari alle scuole medie, alle scuole tecniche professionali, ai
licei) e delle trasformazioni alle quali sono state soggette nel corso del tempo
• storia dell’educazione→ è la storia delle prassi educative utilizzate all’interno come
esterno della scuola e delle trasformazioni alle quali sono state soggette nel corso del tempo.
C’è una distinzione tra istruzione ed educazione
L’equivoco alla base di questa ambiguità dipende dalla fondamentale ambivalenza assegnata dal
senso comune in termini “istruzione” ed “educazione” i quali invece hanno due accezioni differenti
possiamo definire:
• l’istruzione come l’attività volta a comunicare nozioni e a fornire competenze professionali
attraverso l’insegnamento svolta in contesti formali di apprendimento (scuola
• educazione come l’attività volta allo sviluppo di capacità e facoltà di natura intellettuale,
morale e spirituale ma anche comportamenti sociali (habitus culturali cioè concetti che
derivano appartenenza alla nostra cultura, i quali entrano a far parte del nostro bagaglio
cultuale a prescindere dalla nostra volontà) che non presuppone necessariamente la
frequenza di una scuola, ma può svolgersi anche in altri contesti non formali di
apprendimento (famiglia, oratorio, società, l’ambiente di lavoro, sport) e/o agenzie
formative.
L’educazione ci porta ad acquisire dei valori morali e religiosi, dei comportamenti sociali di cui
non ci rendiamo neanche conto mentre l’istruzione ci fa acquisire conoscenze e competenze.
L’elenco delle molteplici declinazioni della storia dell’educazione non si esaurisce nelle tre
elencate prima (pedagogia, scuola ed educazione appunto) ma è molto più esteso:
• storia delle istituzioni scolastiche→ si occupa di ricostruire la scuola di tutte quelle
istituzioni le quali si occupano di erogare istruzione ed educazione nel corso del tempo,
istituzioni che variano tra età moderna e contemporanea.
• storia della didattica→ si occupa di come si è evoluta la didattica ( strumenti di
insegnamento, metodi di insegnamento, ambiente). Ad esempio come veniva insegnata la
matematica nell’ottocento?
• storia della cultura scolastica→ introdotta nel 1995, cioè l’insieme delle nozioni e delle
conoscenze che gli studenti acquisiscono a scuola e come queste nozioni si sono evolute nel
tempo. Queste conoscenze entrano a far parte della cultura di ogni singolo studente.
• storia dei costumi educativi→ è ciò che io metto in atto inconsapevolmente oppure sono
quelle tradizioni educative che hanno un’incidenza reale all’interno della scuola (es le
punizioni corporali erano un’integrativo dell’educazione)
• storia dell’editoria scolastica→ ha una storia recente, è quella che ricostruzione
l’evoluzione degli strumenti di apprendimento che prendono il nome di libri di testo o
manuali scolastici. Es. perché nel 900 non c’erano le immagini nei libri? Per rendere
l'acquisto più accessibile e perché erano fonti di distrazioni. Solo negli anni ‘30 i libri
iniziano ad essere inondanti di immagini per propaganda fascista (anche nelle copertine dei
quaderni)
• storia dell’educazione speciale→ capire come nel corso del tempo ci si è rivolti
all’educazione delle persone affetti da disabilità. Nel nostro paese ci si è occupati alla storia
dell'educazione dei sordi e dei ciechi.
• storia dell’edilizia scolastica→ ha a che vedere con gli ambienti e il loro mutamento.
L’ambiente di apprendimento ha un’incidenza molto forte sull’apprendimento: si parte con
aule buie e strette fino ad arrivare alle nostre aule. L’organizzazione dello spazio serve per
mettere in atto nella classe determinate pratiche educative
• storia della legislazione scolastica
• storia della professione magistrale
• storia della letteratura per l’infanzia
• storia dell’infanzia
Sono tutte branche specialistiche appartenenti o convergenti verso il medesimo ambito storiografico
Differenza tra scuola legale e scuola reale:
scuola legale: scuola così come viene codificata dalla legislazione scolastica in vigore in un
determinato periodo storico. E’ la scuola così come dovrebbe essere
scuola reale: è quella che realmente è stata nel corso del tempo, ciò che è accaduto nel contesto
scolastico in un determinato periodo di tempo
Entrambe le scuole coincidono?
No, questo perché non sempre le leggi vengono attuate nella realtà; c'è una sfasatura evidente tra
educazione che viene data dagli insegnati e l’uso (habitus) all’interno del contesto della scuola.
Molte volte la scuola reale si appone alla scuola legale
esempio di sfasatura tra scuola reale e scuola legale:
• In quale periodo vengono vietate per legge le pratiche di punizione corporale all’interno
della scuola?
Nel 1860, regolamento attuativo della legge casati: viene fatta proibizione di esercitare
violenza all’interno delle classi. Una volta vietate, quello che deve essere introdotto è
un’ampia gamma di strumenti che nulla hanno a che vedere con la violenza ma che portano
ad introdurre una prima codificazione pedagogica utilizzata dall’insegnante per mantenere
l’ordine all'interno della classe. Perché nella scuola per oltre 100 anni, dopo
l’approvazione di questa legislazione, gli insegnati continuano a tenere quei
comportamenti? Perché non venivano licenziati? Questo perché siamo all’interno di una
società dove non erano solo gli insegnanti ad utilizzare queste pratiche ma anche i genitori
punivano i propri figli nella medesima maniera. C’era una gi
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