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La Russia, l'Ucraina e la guerra in Europa

Introduzione

La nuova guerra di Putin nel Donbass è, successivamente alla guerra fredda, il conflitto che ripropone forme di confronto militare e ideologico che sembravano appartenere solo al passato. A 60 anni di distanza dalla crisi di Cuba (1960-62) si torna a parlare del possibile utilizzo dell’arma nucleare tra stati sovrani.

L’aggressione della Russia di Putin ai danni dell’Ucraina è stata preceduta da un drôler guerre che può essere rappresentato dall’annessione della Crimea e dalla secessione delle repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk del 2014. Tale aggressione è stata giustificata dal Cremlino come necessaria per impedire l’acquisizione di armi nucleari e chimiche da parte del governo ucraino, nonché una mossa preventiva per evitare il genocidio della popolazione delle repubbliche separatiste.

Il progetto russo può essere individuato, più recentemente, nei referendum farsa tenutisi nelle zone occupate nel 2022, i quali dimostrano l’esistenza di un desiderio di ricostruzione (Novorossija), ovvero la ricostituzione dell’antica divisione amministrativa estesa fino a Odessa dei tempi zaristi. Questo quadro allontana la prospettiva di una pace imminente e solida.

L’azione lampo inizialmente pensata per condurre l’operazione russa, in realtà si è rivelata una guerra militarmente simmetrica, in quanto Russia e Ucraina sono i maggiori stati d’Europa per spese militari in relazione al PIL. Politicamente asimmetrica, poiché in Ucraina la mobilitazione popolare è stata indubbia, inaspettatamente dalle previsioni russe. Inoltre, la nazione ha ricevuto aiuti economici e militari dai paesi occidentali; in Russia invece sono stati parzialmente richiamati al fronte anche i riservisti, causando rovesci militari e proteste. Non si può però parlare esattamente di una Russia isolata sul piano internazionale, nonostante le riserve e i dubbi espressi anche dai suoi maggiori partner (Cina, India, Kazakhistan).

L’unica certezza relativa all’esito della guerra è che le economie e le istituzioni dei due principali paesi coinvolti ne usciranno sconvolte. Perciò è auspicabile che la situazione venga risolta al più presto e solidamente per evitare uno scenario come quello balcanico degli anni ’90.

Concetto di politica estera e media

Sul piano teorico, dal Concetto di politica estera (FPC) del 2000 ai Fondamenti approvati nel 2020, la dottrina russa prevede l’uso dell’arma nucleare come deterrente anche in caso di guerra convenzionale che minacci lo stato russo. Questo deriva soprattutto dal fatto che i russi sostengono che l’arma nucleare abbia subito numerosi miglioramenti dal punto di vista tecnologico, i quali le permettono di agire su un’area specifica e circoscritta. Ma a questo punto viene da chiedersi che valore hanno allora gli accordi di non proliferazione tra potenze? Una guerra locale può avere riflessi generali.

Elemento che rende diversa questa nuova guerra è quello della costante presenza dei media, i quali forniscono informazioni e immagini ininterrottamente, rendendo impossibile non schierare l’opinione pubblica a favore di una parte o contro un’altra. In Ucraina, la mobilitazione popolare è stata ingente, e più della metà della popolazione dichiara di aver partecipato in un qualche modo alle attività di difesa; al contrario, in Russia il sostegno alla politica del Cremlino non è incondizionato e non ha dato luogo a forme significative di mobilitazione, anche se questo fenomeno è distribuito in maniera disomogenea sul territorio. Per quanto riguarda i sondaggi in Europa, il 73% degli intervistati dichiara di attribuire la responsabilità del conflitto in corso alla Russia, andando a sostenere l’idea pessimista che “la rottura tra Europa e Russia sia irreversibile nel breve periodo”.

A questo si aggiunge il numero di paesi favorevoli (141) alla Risoluzione ONU del 5 marzo, la quale ha condannato la Russia per l’aggressione ai danni dell’Ucraina e ha dimostrato come la maggior parte dei paesi sia favorevole alla condanna russa, mentre in Russia essa è stata percepita come una conferma della tenuta dell’asse stretto tra i paesi più popolosi al mondo.

Reazione dell'occidente

La reazione dell’occidente è stata quella di intervenire applicando sanzioni economiche nei confronti della Russia, suscitando squilibri all’interno della già fragile economia russa, seguite dalla risposta di contromisure provenienti dal Cremlino che hanno fatto emergere a loro volta problemi notevoli, tra cui l’approvvigionamento energetico e alimentare.

La situazione alla quale assistiamo non è altro che l’esplosione di problemi trascurati da tempo, primo fra tutti la difficile integrazione dei paesi dell’ex URSS all’interno dell’UE. La guerra ha assunto un profilo di guerra ibrida (strategia militare che implica una guerra politica e mescola una guerra convenzionale, una guerra irregolare e una guerra cibernetica con altri metodi di influenza, come fake news e diplomazia). Siamo stati quindi incapaci di applicare la giusta analisi al quadro che si prefigurava, e potremmo anche considerare l’occidente come la causa scatenante della guerra in Ucraina: Putin è infatti un prodotto del fallimento del tentativo occidentale di porre in discussione lo status di grande potenza della Russia. I paesi dell’occidente, prigionieri dell’immagine di “egemoni benevoli”, hanno continuato a espandere NATO e UE senza calcolare l’inevitabile reazione russa a riguardo. Gli studiosi sostengono che la reazione di Putin non potesse essere diversa da questa, tra cui Kissinger (realista): Putin ha agito per dimostrare che la sicurezza internazionale è impossibile da mantenere senza la Russia.

Obiettivi di Putin

Putin che invade l’Ucraina, quindi, ha lo scopo di avvertire che non è più disposto a tollerare la condizione di membro perennemente insoddisfatto della comunità internazionale ed è pronto a svolgere il ruolo di distruttore di un ordine mondiale traballante. I fini dell’operazione speciale russa, quindi, vanno ben oltre la conquista territoriale in Ucraina; tramite l’operazione speciale lanciata, Putin ha rafforzato la sua immagine di leader autocratico e zarista, con a disposizione strumenti di controllo e repressione che ricordano il passato del totalitarismo staliniano.

Putin rimane comunque apprezzato in patria, e non solo, grazie alla sua competenza, esperienza, informazione e serietà. La Russia di oggi presenta però numerosi problemi che si trascinano da tempo: arretratezza, l’immenso territorio, la natura multietnica della popolazione, uno stato inefficiente e autoritario.

Ragioni dell’aggressione

Le ragioni dell’aggressione si nascondono dietro alla figura del leader russo, il quale rappresenta un punto di unione delle élites e della popolazione grazie alla convinzione che lo status di grande potenza sia condizione naturale russa e che, per salvaguardarlo, lo stato debba svolgere un ruolo centrale nella vita economica e sociale russa. L’antiliberismo degli anni ’90 nacque dalle esperienze negative russe che avevano alimentato il senso di vulnerabilità, diffuso risentimento verso l’occidente, e rispetto nei confronti di chi sa far valere gli interessi della Russia. Il regime li ha utilizzati per saldare la verticale del potere e legittimare il diritto a proclamare lo stato di eccezione quando essa non funziona (Eltsin utilizzò i poteri conferitigli dalla costituzione del 1993 per emanare decreti presidenziali che gli consentirono di aggirare la volontà della Duma ostile).

Putin quindi non vuole ricostruire l’URSS, considerata dal presidente come un fallimentare tentativo di modernizzazione, ma piuttosto l’Ucraina rappresenta il riflesso della capacità della Russia di continuare il secolare “processo di raccolta” delle terre attraverso la conquista, il dominio e l’egemonia.

Analisi approfondita

Quello che risulta da un’analisi approfondita è che non ci troviamo dinnanzi ad una new cold war (espressione che ha iniziato a circolare in occidente dopo il discorso di Putin del 2007 nel quale il leader russo espresse la propria insoddisfazione verso il sistema di sicurezza che si era profilato in Europa). Infatti, se il mondo dovesse tornare a dividersi in due poli, a scontrarsi non sarebbero USA e Russia come già avvenuto durante la guerra fredda, bensì USA e Cina, ovvero due potenze che si equivalgono economicamente ma non militarmente, con un ruolo secondario previsto invece per la Russia.

Insidie verso la pace

Una delle insidie che si pongono sulla strada della pace è non tener conto che essa avrà nel tempo riflessi che vanno oltre la soluzione del conflitto tra le parti. Infatti, la disgregazione dell’URSS nel 1991 ha lasciato aperti dei conflitti tutt’altro che sopiti, e questo ci ricorda di non scambiare erroneamente la fine delle operazioni militari con la pace.

Già dalla fine dell’URSS gli Stati Uniti e l’UE hanno avuto un ruolo dominante all’interno dei rapporti tra Russia e Ucraina, ma non solo all’interno dell’ex area di influenza sovietica, entrando spesso in conflitto con i progetti russi. Gli stati post-sovietici sono da tempo impegnati nella costruzione di una storia nazionale che faccia emergere la propria identità, e in questo Russia e Ucraina si contrappongono: l’Ucraina utilizza l’idea basata sulla capacità di riprodursi nel tempo, conservando le proprie caratteristiche culturali, centrata sull’immagine di nazione che ha come punto di riferimento l’occidente; la Russia invece pone al centro il proprio stato, artefice della raccolta delle terre russe e della diffusione della loro civiltà sul territorio dell’impero.

Obiettivi del conflitto

Quello a cui bisogna mirare all’interno del conflitto è far sì che la Russia non ottenga una vittoria militare sul campo, in quanto sperare che si ripeta il fenomeno sconfitta-riforma relativamente all’Ucraina in questo caso specifico è praticamente inutile, visto che non sappiamo ancora che scenario abbinare ad una eventuale sconfitta ucraina. L’espansione della NATO e dell’UE non potrà risolvere i problemi di sicurezza di convivenza in Europa se non si intende coinvolgere i paesi dell’ex URSS, infatti tagliarli fuori ha comportato l’apertura di uno spazio di manovra funzionale alla Russia per autoqualificarsi come l’unico attore internazionale in grado di risolvere i problemi dell’area che i paesi occidentali non sembravano essere intenzionati ad affrontare.

L’“operazione speciale” costringe l’UE a impegnarsi perché il conflitto in Ucraina non si trasformi in un confronto di riflesso su Cina e USA, e i paesi europei hanno più di tutti l’interesse e la forza economico-morale per impedire che la guerra trovi una soluzione caratterizzata dalla divisione dell’Ucraina, evento che affonderebbe definitivamente il sogno di uno spazio europeo di cooperazione e sicurezza.

Dalla Grande Europa all'Europa divisa

Anni '90 e relazioni internazionali

Gorbaciov aveva parlato, più di 30 anni fa, di “casa comune europea”, trovando il favore del presidente Bush che sfociò nella firma della Carta di Parigi per una nuova Europa, approvata dalle due grandi potenze, che poneva fine alla contrapposizione in Europa. Successivamente però, la perestrojka (ristrutturazione dell’economia russa) fallì e impedì lo sviluppo di elementi fondanti della casa comune europea da parte russa.

I dimenticati anni '90

  • Putin, nel discorso alla nazione del 2022, ha affermato che nel 1991 l’Ucraina scelse di emulare i modelli occidentali, quando in realtà post-URSS fu la Russia di Eltsin a cercare di raggiungere in tempi brevi le condizioni di vita dei paesi capitalistici, tentando di applicare le ricette economiche neoliberali provenienti dagli USA di Clinton, che furono accompagnate dall’idea che il mondo dipendesse dal successo delle riforme russe nel paese.
  • L’espansione della NATO e dell’UE non rappresentava un problema fino agli eventi in Bosnia del 1994, dove la Russia inviò un contingente per partecipare alla creazione di una zona di sicurezza dopo il bombardamento di Sarajevo per mano dei serbi-bosniaci. Successivamente, la Russia si piegò alla creazione del Partenariato per la pace con gli stati del blocco sovietico del 1994 e reagì poi con durezza all’allargamento della NATO a Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, parlando di “pace fredda”.
  • Ad aggravare ulteriormente la situazione fu la totale esclusione della Russia dalle trattative riguardanti l’aggregazione dei 12 paesi dell’Europa centrale alla NATO, avviate nel 1996.
  • La situazione russa derivava da numerosi tentativi di riaffermare il diritto di influenza russo sui paesi ex sovietici, in particolare tra il 1992 e il 1994 furono portati avanti interventi militari in Moldavia, Georgia e Tagikistan.

Nel 1993 era stata anche fondata la CSI (comunità degli stati indipendenti) che non permetteva ai suoi membri di stipulare alleanze militari dirette contro gli altri membri della comunità, sostanzialmente la Russia si riservava il ruolo di garante della sicurezza all’interno di un’area sempre più instabile.

Il ruolo dell'Ucraina

In questo contesto, la figura dell’Ucraina si defilò diversamente dagli altri paesi:

  • Status di potenza nucleare: raggiunto dopo la dissoluzione dell’URSS e risolto nel 1994 con il memorandum di Budapest (firmato tra Ucraina e Russia, prevedeva la rinuncia da parte ucraina alle testate nucleari dell’era sovietica, da smantellare in Russia, in cambio dell’impegno russo rispetto alla sua sicurezza, integrità territoriale e indipendenza), che riconobbe in sostanza lo status di grande potenza nucleare alla Russia e che consentì all’Ucraina di essere il primo stato della CSI ad accedere all’accordo di cooperazione e partnership con l’UE.
  • Processo di transizione: sostenuto già dal 1991, ma internamente diviso, si pensava infatti che le diverse fazioni (nazionalisti radicali, comunisti nazionalisti, comunisti favorevoli alla conservazione dell’URSS) potessero scontrarsi e dar vita a un conflitto civile simile a quello jugoslavo.
  • Le varie crisi ucraine favorirono l’alternanza politica: con l’avvento di Kuchma venne votata una costituzione presidenzialista nel 1996, grazie alla quale l’Ucraina l’anno dopo strinse accordi con la Russia sulla spartizione della flotta del Mar Nero e mise in campo una riforma economica nuova. Kuchma fu accusato di essere filorusso, però in realtà il suo tentativo era quello di gestire rapporti esteri multivettoriali, quindi comprensivi della Russia, con la quale avere rapporti assicurava vantaggi immediati ma esponeva l’Ucraina alla penetrazione di compagnie russe.

Altro argomento complesso fu quello dell’integrazione del paese all’interno dell’UE, che sicuramente avrebbe apportato benefici geopolitici ed economici, però comportava l’affermazione dello stato di diritto, riforme economiche, rafforzamento della democrazia e lo smantellamento delle reti di potere. La visione dell’Ucraina decantata come “culla della civiltà” era quindi uno strumento, utilizzato da Kuchma stesso, per resistere alla presenza ingombrate ma necessaria della Russia.

Relazioni tra Russia e Ucraina

Le relazioni tra Russia e Ucraina ruotavano fin da subito intorno:

  • Alle forniture di gas russo a prezzi ridotti rispetto a quelli del mercato mondiale, che rappresentavano una possibilità per le industrie petrolchimiche e dell’acciaio ucraine di mantenere la competitività. Spesso questo elemento è stato utilizzato dalla Russia come strumento di condizionamento della politica interna ed estera ucraina e minacciando la sospensione delle forniture in caso di svolte filoccidentali.
  • Dal 2014 l’Ucraina è riuscita a difendere lo status quo territoriale, ma negli anni ’90 si è assistito a diverse controversie, come quella di Crimea e Sebastopoli: la Crimea aveva palesato dal 1992 sentimenti indipendentisti che vennero soddisfatti qualche anno dopo con la formazione di una repubblica autonoma di Crimea. La cosa non fu accettata in maniera particolarmente positiva da Kuchma, il quale eliminò la carica del presidente della Crimea, pratica che non venne contestata dalla Russia.

Il caso di Sebastopoli (sede della flotta sovietica del Mar Nero) invece fu più complicato, infatti Kuchma nel 1996 riuscì a far inserire nella costituzione una clausola che consentiva la presenza di basi militari straniere temporanee, e la risposta di gratitudine di Eltsin si palesò con la mancata presa in considerazione di una risoluzione della Duma che dichiarava Sebastopoli russa. Nel 1997 venne stipulato un accordo tra Russia e Ucraina con il quale si definiva l’abbandono russo di Sebastopoli e l’inviolabilità della frontiera. Si profilava una collaborazione ucraina con l’UE dal punto di vista economico e con gli USA dal punto di vista della sicurezza.

Nuovo concetto di sicurezza nazionale

Nel 2000 è stato approvato il nuovo concetto di sicurezza nazionale che ha riconosciuto che l’influenza della Russia sul piano delle relazioni internazionali è decresciuta a causa del separatismo, pessimo stato dell’economia, basso livello operativo delle forze armate, la ridotta presenza nello spazio ex sovietico e l’espansione a est della NATO. Lo stesso Putin riconobbe l’importanza per la Russia di raccogliersi in attesa di tempi migliori.

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

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