Storia della pedagogia
Teorie pedagogiche: le prospettive dei filosofi del '700
Rousseau: "L'Emilio". Filosofo dell'Illuminismo che dimostrava una nuova idea di infanzia, molto diversa dalla realtà del periodo. Una teoria è quel pensiero che si distingue dalla concretezza della realtà. Il '700 fu il secolo dell'Illuminismo, in cui cambiarono le condizioni storiche già nell'età moderna. Si mise in discussione il concetto di sudditanza, ossia che l'umano dovesse essere suddito di un re, ma piuttosto un cittadino con un pensiero critico ("abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza" - Kant).
Montessori era un medico, abituata a sperimentare sulla realtà dei bambini, soprattutto su quelli disabili. Non è solo una teoria, ma di più, perché non teorizza soltanto, ma verifica, osserva e sperimenta. Esiste una discrepanza tra pratica e teoria. L'individualizzazione permette agli allievi, grazie ai materiali che consentono di arrivare direttamente alla soluzione dei problemi, di lavorare da soli con tutor secondo le loro esigenze. I bambini non sono tutti allo stesso livello, quindi è necessario offrire materiali più specifici.
Mario Lodi e Margherita Zoebeli
Negli anni '60/'70 del '900, Mario Lodi (1922) fu un maestro che sperimentò una nuova scuola. "Il Paese sbagliato". Laurea in pedagogia presso l'Università di Bologna.
Margherita Zoebeli: Villaggio italo-svizzero. (eventi.unibo.it/margheritazoebeli2022) Pedagogia attiva del '900 – il soggetto fa esperienza e impara a vivere la cittadinanza, non solo con la teoria.
Scuola dell'infanzia e scuola primaria
Scuola dell'infanzia: esperienza di tipo assistenziale. Scuola primaria: statale e obbligatoria dal 1858.
Lezione del 29 settembre 2022
Inghilterra: una bambina che legge - Renoir. Proprio nella metà dell'Ottocento le donne ottennero l'accesso all'istruzione, diventando un fenomeno diffuso. Fu un processo molto difficile, soprattutto l'accesso alla scuola secondaria.
Riflessioni storiche sull'insegnamento in Europa
Torniamo indietro chiedendoci quando, nella storia dell'Europa, si inizia a riflettere sui metodi di insegnamento? È proprio con l'Illuminismo, con l'idea che la ragione sia un principio universale che vale per tutti gli uomini, che inizia a nascere questa nuova esigenza di diffondere la cultura e l'istruzione a tutti. Questo porta dunque anche a riflettere sulle modalità di apprendimento. Come funziona e apprende la mente? Come facilitare l'apprendimento? Ovviamente queste idee hanno un loro cammino che precede l'Illuminismo.
Inizialmente, la conoscenza era riservata alle classi nobili. Il sapere era qualcosa che andava tramandato e non si pensava che le conoscenze potessero essere modificabili. Esistevano, invece, delle verità assolute che dovevano essere tramandate e apprese con la memorizzazione attribuita alla lingua latina oppure con immagini per un apprendimento più informale.
I quattro fattori che determinarono la nuova esigenza educativa
Possiamo individuare quindi quattro fattori che determinarono questa nuova esigenza nell'età moderna:
- Rivoluzione scientifica: dovuta all'affermarsi di una scienza (Bacone - inglese - che mette in luce che la conoscenza non è più un dato definitivo ma una continua sperimentazione, un metodo sperimentale. La scienza è cambiamento, mutamento, trasformazione della natura. Le ipotesi vanno sperimentate. L'essere umano diventa protagonista attivo nella natura. Occorre abbandonare gli "idola" ossia i pregiudizi – Newton).
- Nascita degli stati nazionali: In Francia e in Inghilterra si affermano queste nuove idee che porteranno alla nascita di un sistema educativo per tutti. In Italia, invece, l'unità si raggiunge nel 1861 e poi con la legge... Perché lo Stato necessita di educare il popolo su valori condivisi proprio per creare lo stato, la nazione, un'unione culturale.
- Riforma protestante/luterana: Lutero è il primo che nel 1854 pubblica la Bibbia tradotta dal latino al tedesco per poter dare la possibilità ad ognuno di interpretare la religione senza mediazioni del patriarca. Per questo, nonostante la Germania abbia raggiunto sola in seguito l'indipendenza, l'educazione iniziò già a diffondersi in quel periodo proprio per questo motivo. Questo porta alla diffusione di scuole parrocchiali dove i bambini devono essere alfabetizzati, dunque ci si pone anche il problema su come far apprendere.
- Rivoluzione industriale: In Inghilterra mette in evidenza la necessità di istruzione dei figli di operai per essere educati all'idea che il lavoro è un valore fondante. Il lavoro è visto come mezzo per potersi affermare nella società. Nel protestantesimo, la povertà è castigo e dunque va combattuta perché tutti devono essere in grado di lavorare per ottenere la grazia. Valore tipicamente borghese — si afferma la borghesia proprio ora. La rivoluzione inglese alla fine del '600 sarà l'emblema dei contrasti tra borghesia e aristocrazia. Quindi l'educazione è anche trasmissione di valori.
Comenio e l'idea di pansofia
Comenio (prima metà del 1600) era un pastore appartenente al gruppo religioso degli ussiti appartenenti alla chiesa protestante boema. La Boemia apparteneva all'impero austriaco, che era cristiano. Comenio partecipò nella battaglia dell'indipendenza della Boemia dove rimase ferito (Battaglia della Montagna Bianca) e non riuscì nel suo intento. La Boemia rimase sotto il dominio austriaco. Per questo scappa in Inghilterra dove incontra Bacone.
Comenio si convinse che per raggiungere un mondo di pace (perché l'Europa era stata dilaniata dalle guerre di religione) era necessario diffondere a tutti l'educazione e l'istruzione. Afferma che solo se gli esseri umani conoscono e distinguono il bene dal male, possono raggiungere una convivenza pacifica. Il suo obiettivo era, dunque, etico, religioso e politico, ossia quello di raggiungere un mondo di pace che però sarà visto dagli storici come un'utopia, perché dopo ci siamo resi conto che non basta l'istruzione per garantire la pace.
Comunque, l'idea di un'istruzione per tutti (comprese le donne e i bambini con difficoltà di apprendimento) introdotta da Comenio è conosciuta come la pansofia. Educazione permanente: per la pace devo educare anche gli adulti.
Scrive "La didattica magna" nel 1627, dove afferma che si debba trovare un metodo scientifico per poter insegnare. Afferma che gli insegnanti devono essere specializzati. Comenio sostiene il metodo ciclico (influenza la scuola elementare) perché dice che i bambini hanno dei "semi" (ossia delle potenzialità) che devono essere attivati dall'insegnamento. Per farlo è necessario partire dall'ambiente vicino a lui, da esperienze semplici, che lui può comprendere così che possa interessarsi. Devo, dunque, insegnare le "essenze" (i concetti fondamentali del sapere) per poi approfondire questi concetti. È per questo che è importante la ciclicità, ossia il riprendere determinate nozioni ciclicamente per approfondirle e non perdere il sapere. Questa idea sarà ripresa anche nell'Ottocento. Per questa sua idea lo possiamo definire un pre-illuminista. Lui infatti vuole una scuola differenziata solo per età, non per ceti, quindi un'istituzione pubblica.
La sua opera "Orbis sensualium pictus" (conoscere le cose attraverso i sensi) è il primo libro illustrato e "accostato" per bambini, ossia il primo libro dove troviamo le parole supportate dalla loro rappresentazione grafica. I sensi sono fondamentali per imparare, la vista soprattutto. Grazie a lui si arriva alla consapevolezza che la didattica è una scienza e devo chiedermi come far conoscere. Mi devo porre nei panni del bambino.
Illuminismo e nuove idee sull'istruzione
Durante l'Illuminismo (che non incide sulla mentalità diffusa ma solo sulle idee delle cerchie intellettuali) si diffondono nuove idee sul piano delle istituzioni proprio grazie a quelle quattro tappe storiche e culturali e alle idee proposte di conseguenza da Comenio e altri sul campo dell'educazione. Gli illuministi sostengono, dunque, che:
- Lo Stato come tale deve creare un'istituzione pubblica da lui gestita che si occupi dell'istruzione. Su questo punto è necessario chiarire che prima l'istruzione era elitaria, ossia destinata soltanto alle classi nobiliari e aristocratiche. I bambini ricchi, infatti, potevano formarsi nel collegio, mentre le bambine nei monasteri. Per quanto riguarda le classi più basse invece non era prevista un'educazione, se non una trasmissione delle tecniche di artigianato che si imparavano in bottega oppure dei metodi agricoli (che in realtà fino alla Rivoluzione industriale erano sempre gli stessi. Solo dopo verranno istituite delle scuole di agricoltura). Durante l'Illuminismo il collegio e questo sistema vengono messi in crisi perché si introduce quel principio per cui tutti gli uomini sono dotati di ragione. C'è un riconoscimento di un'uguaglianza antropologica e originaria, dunque imprescindibile, che mette tutti gli esseri umani sullo stesso piano. Anche loro pensano che è proprio con l'istruzione che si possa cambiare la società. Quindi per raggiungere obiettivi sul piano politico si deve democratizzare la cultura, l'istruzione.
- Istituzione della famiglia: considerata ora nella sua valenza educativa. Prima la famiglia era vista solo come una trasmissione di potere, infatti, i bambini erano allattati dalla balia, ad esempio. Tra l'altro, era molto diffuso il fenomeno del baliatico: i bambini non erano allattati dalla madre, ma da una balia. Questo valeva sia per le famiglie nobili che si potevano permettere la balia nel proprio palazzo (c'era un mercato delle balie. Le famiglie nobiliari si contendevano le balie più sane, migliori). Ma anche e soprattutto per i ceti popolari poiché le madri dovevano lavorare. I bambini dei poveri, quindi, erano trasportati nelle campagne su carri scoperti per portarli dalla nutrice, ma la maggior parte dei bambini moriva nel viaggio. Nel 1773 viene pubblicata una legge che obbliga di coprire i bambini. Adesso, invece, si afferma l'idea che la famiglia deve instaurare un rapporto con i figli basato sul principio che il bene è ciò che provoca piacere, il male invece è quello che provoca dolore. Il bambino attraverso il piacere impara meglio. (Voltaire afferma proprio che la cosa più importante è vivere felici. Principio del piacere)
C'è dunque un cambiamento delle teorie nei confronti dell'infanzia, ma difficoltà nel cambiare mentalità sedimentate. Se da una parte Philippe Ariès (1960) afferma che è proprio a partire dal Settecento che le famiglie iniziano a sentire un sentimento verso l'infanzia, ci sono altri pensatori che lo criticheranno perché considerando il contesto dell'epoca era evidente che lo spazio per i bisogni affettivi era poco. Il Settecento vede, ad esempio, un aumento drastico degli abbandoni causati dall'aumento delle nascite illegittime, provocate soprattutto dalla diminuzione delle carestie (nuovi alimenti: patate, cereali) e dal fenomeno dell'urbanizzazione (giovani donne si spostavano in città per cercare lavoro come domestiche ma spesso subivano violenze e rimanevano incinte). Dunque i bambini venivano abbandonati dalle madri che spesso non potevano permettersi di mantenerli. Erano quindi costrette a lasciarli in brefotrofi (ospita i neonati per combattere l'infanticidio) o orfanotrofi (bambini più grandi che spesso erano orfani), ma questo provocava loro molto dolore. Vengono create anche le prime crèches come una sorta di asili nido. La madre portava i bambini la mattina e li riprendeva la sera. Ma poiché i biberon potevano portare molte infezioni, era necessario che il bambino fosse vaccinato per il vaiolo (nel 1792 Vaccino contro il vaiolo, una delle maggiori cause di morte infantile) per essere ammessi. Queste istituzioni sono nate grazie alla filantropia (laica o religiosa, che incide molto di più - opere pie) e la beneficenza. Non facevano parte della legge Casati, ma erano delegate al ministero degli interni che si occupava della sicurezza pubblica.
Comunque, si comincia ad affermare sia in Inghilterra che in Francia che per poter contare sui cittadini è necessario investire sull'istruzione infantile perché quei bambini saranno la generazione del futuro.
Locke e la teoria del liberalismo
Locke (1632 – 1704) fu il teorico del liberalismo a livello politico, ma anche un filosofo empirista. "Gli uomini tutti sono per natura liberi, uguali e indipendenti." Tutti nasciamo liberi e uguali, la mia mente è tabula rasa – apprendo con l'esperienza. L'intelletto di cui è dotato solo l'uomo permette l'associazione delle idee che non sono già dentro di me (come sosteneva Platone), ma le apprendo con l'esperienza. Dunque con l'esperienza cambio la mia sorte (principio di mobilità sociale: da povero posso diventare ricco). L'istruzione è dunque anche pratica. Devo applicare praticamente le mie teorie. Secondo queste affermazioni, anche il lavoro artigianale acquisisce importanza perché il lavoro è formativo (non più separazione tra mente e mano).
Quello che Locke voleva ottenere era formare il carattere del soggetto della classe dirigente. Lui pensa solo a questa classe perché dice che in quel momento era necessario adeguarsi alla realtà. In quel momento, infatti, l'Inghilterra stava passando da un assolutismo monarchico a una monarchia costituzionale con un'affermazione della borghesia a scapito della classe nobiliare. Bisognava, dunque, formare una classe dirigente capace di cogliere questo importante passaggio politico. Il potere politico fino ad allora era in mano all'aristocrazia e veniva tramandato ereditariamente. Locke vuole che il parlamento controlli il potere del Re e che sia eletto e formato da persone meritevoli e capaci. Allora devo dedicarmi a formare il carattere della borghesia. Ma cosa vuol dire?
Carattere vuol dire saper gestire gli imprevisti. Autocontrollo. Vuol dire formare una persona che possa dirigere una nazione e per farlo devo cambiare il curriculum di studi. Il sapere secondo Locke deve fare i conti con le esigenze della società in quel momento. (In realtà, questo pensiero sarà molto criticato in seguito quando il sapere diventa mirato alla formazione umana come qualcosa di universale ed eterno e non come qualcosa di utile in quel tempo circoscritto.)
- Mette in crisi che il latino e il greco formino la mente. Le sostituisce con le lingue moderne, quelle straniere, introducendo il concetto di cosmopolitismo e tolleranza come principio cardine. Viene introdotta anche l'importanza del viaggio come esperienza educativa perché porta a conoscere mondi culturali diversi dal nostro.
- La lingua va insegnata con il gioco e i libri illustrati.
- Importanza dell'esercizio fisico. L'agilità corporea stimola quella mentale. Perché se conosco con le sensazioni diventa importante educare attraverso il tatto e la vista.
- Insegnare anche le scienze.
- L'autocontrollo che il bambino borghese deve acquisire si impara attraverso le abitudini. Il bambino deve acquisire delle abitudini, una regolarità per una formazione del carattere. Nascono i primi libri per l'infanzia come "Robinson Crusoe" di Defoe in cui il protagonista nell'isola deve imparare a sopravvivere facendo esperienza.
Educare fin dalla prima infanzia perché sono tabula rasa e imparo da subito. Con Locke cambiano i valori e la società, allora devo rispondere a questo anche in ambito educativo.
Lezione del 30 settembre 2022: Francia
(Voltaire, Rousseau, Diderot, Montesquieu) In questo periodo in Francia c'è un forte divario tra le grandi città come Parigi, in cui c'è un forte dibattito culturale, e le zone limitrofe dove abitavano le classi più basse tra cui era molto diffuso l'analfabetismo. La Francia era comunque un paese fortemente arretrato sia economicamente che socialmente. In più, si creava sempre più attrito tra un'aristocrazia che era ricca senza lavorare e i poveri agricoltori, che poi portò alla rivolta (Presa della Bastiglia) e alla Rivoluzione Francese.
A Parigi, dunque, nasce un dibattito tra illuministi sul ruolo dell'istruzione: (istruzione solo per un lignaggio più alto o istruzione per tutti?)
- Voltaire, riprendendo un po' Locke, afferma che la popolazione francese è composta principalmente da contadini che non hanno bisogno di essere educati per le funzioni che svolgono. Bisogna invece concentrarsi sulla borghesia perché provveda ai commerci e all'amministrazione pubblica. Voltaire è un liberale ma animato da un forte conservatorismo perché quello che lui vuole è una scuola che non sia diffusa a tutti. Questa idea, lui dice, potrà realizzarsi solo con il progresso.
- Diderot invece sposa l'idea illuminista secondo cui la ragione è un principio universale che rende tutti uguali, per cui sostiene la necessità di far diventare le scuole un diritto per tutti, senza distinzione di ceto.
Alla fine vedremo come in quel contesto la prospettiva di Voltaire fosse più autentica... Infatti, nonostante la Rivoluzione Francese apportò l'idea e il principio di un'istruzione per tutti, in realtà poi non fu mai messa realmente in pratica. Anche successivamente, con Napoleone, viene creato un sistema scolastico pubblico che però è fondato sul dovere di formare una classe dirigente, per questo Napoleone creerà i licei destinati alla formazione della classe elitaria. Tra l'altro, Napoleone poi con il suo Codice Civile emanato nel 1804 sancisce l'inferiorità della donna attraverso la legge dell'autorizzazione maritale. La libertà, dunque, che era stata tanto esaltata...
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