Lucien Laberthonniere, un pensatore cristiano
Introduzione
Il 31 gennaio 1932, il padre gesuita Henri de Lubac, in una lettera inviata a Laberthonnière, che di lì a poco sarebbe morto, scriveva di aver “trovato nel suo pensiero luce e conforto” e di essergli pertanto profondamente grato. Questa testimonianza è significativa perché fa percepire l'incidenza che, negli anni '30, Laberthonnière esercitava presso alcuni esponenti della riflessione teologica. Oggi, Laberthonnière è meno famoso ed i suoi scritti meno diffusi, ma la forza delle loro suggestioni non si è per questo attenuata.
Biografia
Lucien Laberthonnière nacque a Chazelet, un piccolo villaggio nel cuore della Francia, da un’umile famiglia di artigiani, ultimo di 6 figli. Compì i suoi studi nel seminario minore di Sant-Gaultier (1873-80) e poi nel seminario maggiore di Bourges (1880-85). Mentre frequentava il seminario maggiore, attraversò una profonda crisi interiore, favorita dall’insofferenza per l’insegnamento astratto ed intellettualistico dei seminari del tempo, dove la riforma scolastica di Leone XIII stava imponendo il tomismo come pensiero filosofico e teologico di riferimento della Chiesa.
Nacque proprio in questi anni la sua avversione per il tomismo, e una crescente simpatia dapprima per le dottrine degli ontologisti, e poi per la tradizione filosofica agostiniana nella quale si riconobbe presto, studiando autori come Pascal e Maine de Biran. Ordinato sacerdote nel 1886, chiese di entrare nell’Oratorio, la congregazione fondata nel 1611 dal cardinal de Bérulle e rilanciata, dopo un periodo di decadenza, da alcuni sacerdoti verso la metà dell’Ottocento. Venne ammesso nell’anno successivo dal superiore generale, padre Auguste Novelle, e nominato professore di filosofia nel celebre collegio oratoriano di Juilly.
Seguirono anni di intensi studi, che lo condussero ad approfondire il pensiero dei principali autori della filosofia moderna e a rivedere la sua adesione all’ontologismo in favore di una filosofia dell’essere concreto. Dopo aver collaborato con alcune recensioni al “Bulletin critique”, nel 1891 pubblicò il suo primo articolo, La philosophie est un art, e nel 1892 si iscrisse alla Sorbona, conseguendo la licenza in filosofia nel 1893. In quello stesso anno ebbe modo di leggere la tesi di laurea L’Action del giovane filosofo Maurice Blondel, che aveva sconcertato l’ambiente universitario prospettando l’ipotesi di una realtà soprannaturale.
Trovando in quelle pagine un eco di ciò che si agitava in lui, scrisse a Blondel una lettera entusiasta, inaugurando con lui un’amicizia ed un’intesa intellettuale che durarono per oltre 30 anni, fino a quando alcuni contrasti ideologici li fecero separare. Occorre dire però che su alcuni temi, come la questione dei rapporti tra natura e soprannatura, i due mostravano posizioni diverse fin dall’inizio, anche se forse non se ne erano del tutto resi conto.
Con l’anno scolastico 1896-97, Laberthonnière fu posto a dirigere la divisione di retorica e filosofia dell’École Massillon, nel pieno centro di Parigi. L’anno successivo assunse la direzione dell’intero istituto che, contrariamente al collegio di Juilly che fungeva da internato, svolgeva un’importante funzione di esternato, indirizzando gli alunni delle classi terminali verso vari licei parigini. Nonostante il peso dell’amministrazione della scuola, riuscì a proseguire i suoi studi personali, interessandosi ai dibattiti filosofici e teologici del momento, che si stavano inasprendo sempre più: sul finire del secolo, infatti, il mondo cattolico, non solo francese, stava per essere attraversato da quella che è stata definita la crisi modernista.
Tale crisi, secondo gli storici, non è insorta come un tentativo di sovversione operato da un movimento coordinato, ma da una tendenza in virtù condivisa da vari orientamenti che si sentivano impegnati nell’auspicare e nel favorire un franco dialogo della Chiesa con il mondo moderno e con le esigenze di cui esso si faceva portatore.
Nello stesso 1896, Blondel pubblicò uno studio per chiarire il tentativo intrapreso con L’Action, nel quale prese le difese del metodo d’immanenza, secondo cui per attingere il senso della realtà, posto che nulla potesse entrare nel cuore dell’uomo se non proveniente in qualche modo da esso, bisognava mettersi dalla parte del soggetto e seguire i dinamismi profondi del suo agire. Il filosofo venne accusato perfino di negare la gratuità del soprannaturale. Laberthonnière intervenne con l’articolo Le problème religieux, apparso sulla rivista “Annales de philosophie chrétienne”, in cui giustificava il metodo d’immanenza in sede teologica.
Posto che la fede era l’incontro di due amori – quello di Dio che si dona all’uomo e quello dell’uomo che, pervaso dalla grazia, ricambia la generosità affidandosi interamente a Lui – ne seguiva che per raggiungere la verità bisognava cercarla nell’interiorità del soggetto, ovvero lì dove soprannaturale e naturale si compenetravano. In tale prospettiva, Laberthonnière maturava la persuasione che, non esistendo alcuna natura separata, non era concepibile neppure una filosofia separata. Notiamo qui una caratteristica che rimase tipica del suo modo di procedere: spesso le discussioni ed i contrasti sarebbero serviti al saggio per mettere meglio a fuoco le proprie idee. Il suo articolo venne criticato, ma accreditò il suo nome negli ambienti che si battevano per il rinnovamento intellettuale e morale del cattolicesimo, di cui poté conoscere alcuni esponenti nel 1897 prendendo parte, insieme a Blondel, al IV Congresso scientifico internazionale dei cattolici.
L’oratoriano non era, però, fatto per chiudersi nei suoi studi. Animato da una spiccata sensibilità educativa, seguì i giovani che a lui si rivolgevano per ricevere consigli e suggerimenti, specialmente coloro che a Parigi frequentavano la Crypte, il centro giovanile di vita culturale e religiosa presso il collegio del futuro animatore del movimento democratico cristiano che si sarebbe diffuso nei primi del Novecento con il nome di Sillon. Laberthonnière li sollecitò ad impegnarsi nello studio, per fondare le loro azioni sociali ed il loro movimento, nel quale vedeva un futuro, su solide basi.
Nell’autunno del 1898 l’oratoriano cominciò a pubblicare, a puntate, sempre sulle “Annales”, lo scritto Le dogmatisme moral, volto ad illustrare la concezione secondo cui, per acquisire la conoscenza di ciò che travalica il nostro io e raggiungere il senso delle cose, occorreva un’ascesi spirituale, perché solo combattendo la tentazione sempre insorgente di rinchiudersi su sé stessi, sarebbe stato possibile iniziare il cammino che avrebbe consentito di raggiungere la verità in grado di rischiarare il senso della vita: “per crescere nella verità – scriveva – occorre liberarsi dal proprio modo d’essere. Non è sufficiente tenere gli occhi aperti e guardare”, bisogna uscire da sé, muoversi, cambiare posizione. Laberthonnière sosteneva così un metodo di conoscenza imperniato sull’azione, intimamente rischiarata dal pensiero, e lo chiamava morale, non perché pensava potesse fare a meno del metodo speculativo dei dialettici, ma perché riteneva che quest’ultimo dovesse essere integrato dal metodo ascetico dei mistici.
Le dogmatisme moral conteneva nel sottofondo quella che l’autore sarebbe andato sempre più precisando come la metafisica della carità. A suo modo di vedere, Dio, nel chiamare all’esistenza gli esseri, li voleva in sé e per sé, ovvero ciascuno dotato d’iniziativa e di autonomia propria. Ma per mettere pienamente a frutto le proprie virtualità, il soggetto, lungi dall’assolutizzare il proprio io, doveva cercare, a sua volta, di donarsi a Dio e agli altri. Solo in questa donazione poteva concentrare e unificare in sé la totalità del reale e, incamminandosi verso la propria pienezza, consentire agli altri di fare lo stesso. Alla luce di questa visione, che faceva di Dio un padre di massima bontà unicamente preoccupato di rendere gli uomini partecipi della propria vita nel segno dell’amore, è facile spiegare l’idea di Chiesa dell’oratoriano: egli era fermamente persuaso che la Chiesa avesse come fine quello di favorire la comunione delle anime in Dio attraverso Cristo.
Ciò lo conduceva a contrapporre al profilo della Chiesa-diritto quello della Chiesa-dovere, non perché misconoscesse il valore degli aspetti istituzionali, ma perché riteneva che la Chiesa dovesse cercare d’essere prima di tutto quell’organo di carità divina in mezzo agli uomini per la quale era stata istituita.
In quegli stessi anni, sollecitato dalle sue responsabilità di direttore dell’École Massillon, Laberthonnière si occupò a più riprese delle tematiche pedagogiche. Nel 1898 gli organizzatori del V Congresso delle Opere della gioventù di orientamento cattolico, in programma a Lilla, lo invitarono a presiedere la sezione educativa e tenere quella che ricordiamo come relazione di Lilla, sull’argomento dell’insegnamento morale e religioso della gioventù.
La relazione, apparsa sulle colonne de “La Quinziane” e contenente riflessioni improntate ad una pedagogia della libertà e alla concezione dei dogmi della religione cattolica come verità di vita, gli attirò le simpatie perfino di esponenti del mondo laico. Il professore della Sorbona Ferdinand Buisson, propugnatore di un’educazione aconfessionale, gli chiese addirittura di collaborare al “Manuel général d’éducation primaire” di cui era direttore. Laberthonnière rifiutò, ma restò in contatto con l’esponente della pedagogia laica, discutendone le dottrine.
La conferenza di Lilla venne presto seguita, nel 1900 dall’importante scritto Le problème de l’éducation, anch’esso apparso sulle colonne de “La Quinziane”, in cui l’oratoriano si soffermava sulla questione più generale dei rapporti tra l’autorità dell’educatore e la libertà dell’educando, proponendo la tesi di un’autorità liberatrice → secondo la sua visione personalista e solidarista, chi comandava doveva cercare di aiutare a crescere coloro che gli erano affidati, perché le persone dovevano essere le une al servizio delle altre in qualsiasi ordine o istituzione, compresa la Chiesa.
Nel 1901 Laberthonnière fuse questi due contributi pedagogici (il discorso di Lilla e Le problème de l’éducation) nel saggio Théorie de l’éducation, che riscosse subito un vistoso successo, anche se non mancarono le critiche di qualche giornale integralista, che accusava l’autore di mirare a mettere in crisi le certezze cattoliche dei giovani.
Nel frattempo, i suoi superiori lo avevano nominato direttore del collegio di Juilly, dove aveva iniziato la sua attività di docente ed educatore, e dove prese a promuovere alcuni riunioni filosofiche, che presto divennero un ritrovo di intellettuali di orientamento cattolico desiderosi di approfondire i più incalzanti temi filosofici e religiosi del momento.
La crisi modernista stava intanto entrando nella sua fase più acuta. Nel 1902 l’abbé Alfred Loisy pubblicò L’Évangile et l’Église, in cui affermava la necessità di accostarsi ai testi biblici indipendentemente da ogni preoccupazione d’ordine religioso e teologico. Sebbene Laberthonnière ritenesse che fosse impossibile studiare gli avvenimenti del Vangelo all’insegna della pura neutralità, senza interrogarsi sul loro significato, egli apprezzo la ricerca svolta da Loisy, e fu pertanto molto contrariato dal pronunciamento con cui nel 1903 il Sant’Uffizio mise diversi scritti dell’esegeta all’indice, compreso L’Évangile et l’Église.
La vita dell’oratoriano era destinata a conoscere radicali cambiamenti: nel 1901 il parlamento francese introdusse una legge sulle associazioni: tutte le congregazioni religiose non riconosciute avrebbero dovuto chiedere un’autorizzazione. In Oratorio ci si interrogò sul da farsi: alcuni sacerdoti, compreso il superiore generale cardinale Adolphe Perraud, ritenevano che non si dovesse fare richiesta di autorizzazione per evitare di sottoporsi ad una legge ritenuta ingiusta; altri, tra cui Laberthonnière, ritenevano si dovesse presentare la domanda, perché facendo parte di uno Stato vi era l’obbligo di obbedire alle sue leggi, anche qualora fossero ingiuste, e che, se fosse stata respinta, ci si dovesse adattare ad un’altra identità, poiché solo così sarebbe stato possibile salvare i collegi gestiti dall’Oratorio.
-
Riassunto esame Storia della pedagogia, Prof. Magni Francesco, libro consigliato Teoria dell'educazione e altri scr…
-
Riassunto esame Storia della pedagogia e dell'educazione, prof Dal Toso, libro consigliato Teoria dell'educazione e…
-
Riassunto esame Pedagogia, prof. D'Arcangeli, libro consigliato Verso una scienza dell'educazione
-
Riassunto esame Storia, prof. Erbetta, libro consigliato Profilo delle teorie moderne dell'educazione, Ravaglioli