Eccellenza dell'opera educativa [1886-1887]
Nota: Il testo appartiene alla raccolta di scritti redatti da Laberthonnière tra il 1886 e il 1887, durante l'anno del noviziato trascorso nella casa della Congregazione dell'Oratorio. Si tratta probabilmente della minuta di un'allocuzione che gli era stato chiesto di preparare nell'ambito degli impegni del noviziato. Infatti, da quando l'Oratorio aveva introdotto tra le attività culturali alcuni momenti di riflessione sui problemi educativi, di tanto in tanto i novizi erano chiamati a riferire, in pubblico, su un argomento particolare. Non è dunque azzardato pensare che "Eccellenza dell'opera educativa" fosse il testo di un'esercitazione oratoria.
L'importanza dell'educazione
L'uomo, seppure libero, è legato alla realtà che lo circonda e vive nella condizione della società, costituita da un insieme di rapporti complessi, di influssi molteplici, di diritti e doveri reciproci. Tutti gli influssi, esercitati da uomini liberi su uomini liberi, rientrano nel piano provvidenziale dell'umanità. A questo fatto primordiale si collega l'educazione (impartita dal padre di famiglia, dagli educatori…), opera considerevole a cui ciascuno necessariamente collabora.
Quando un bambino viene al mondo, non è autosufficiente: per sopravvivere necessita di accudimento e nutrimento quotidiano. Ma non solo, insieme con la vita fisica si deve sviluppare in lui la vita intellettuale e morale: ha bisogno dell'aiuto di qualcuno che gli spezzi il pane della verità e che lo guidi nello sviluppo a cui è chiamato, ovvero nel divenire un uomo e, ancor più importante, un cristiano. Perché gli individui raggiungano piena maturazione, sono necessarie le condizioni di un ambiente favorevole → crearle è opera dell'educazione.
La grandezza dell'educazione
L'educazione è un'opera grande per la superiorità del suo oggetto: l'uomo, il cui sviluppo non è assimilabile a quello degli esseri inferiori. Il germe di un uomo non si coltiva come il germe di una piantina. L'educando non chiede all'educatore di essere modellato in modo "meccanico", plasmato su uno stampo fisso, ma di insegnarli a vivere. Il bambino è una forza che bisogna indirizzare, ma è diversa da tutte le altre forze della natura. L'educatore non deve assoggettarla, si tratta di una persona, perciò egli ha nei suoi confronti doveri, e non diritti.
Il ruolo dell'educatore
In un foglio volante accluso al testo Laberthonnière evidenzia la ristrettezza di vedute dei professori, che dispongono di uno stampo su cui vorrebbero plasmare tutti. Ecco perché spesso si ricorda che certi uomini illustri sono stati misconosciuti dai loro maestri. Ciò è errato, perché sebbene gli uomini debbano arrivare alla medesima meta (la verità e la virtù), la strada per raggiungerla è diversa per ognuno. Alla base di ogni personalità c'è un'energia spontanea che, attraverso l'esercizio della sua attività, è chiamata a svilupparsi per formare non l'uomo in generale, ma un uomo particolare dotato di originalità propria.
L'opera dell'educazione è di aiutare e regolare questo sviluppo, non di sostituire ad esso uno sviluppo artificiale → è questo che costituisce la difficoltà dell'educazione, ma anche la sua grandezza e la sua eccellenza. Di fronte a tali difficoltà bisogna attendersi alcune resistenze, ecco perché talvolta si sente dire che l'educazione è opera ingrata.
Le qualità necessarie dell'educatore
L'educatore deve anzitutto saper individuare le attitudini dell'educando, per portarle poi alla piena maturazione. Per assolvere questo compito, l'abilità e l'intelligenza non bastano, è necessaria l'abnegazione: l'educatore deve dimenticare sé stesso. Bisogna far sentire il fanciullo educato ed amato, alimentare in lui la fiducia e non il timore, rispettare la sua libertà, persuadere e non costringere (si noti che tutto ciò non esclude la fermezza).
"È così: l'educatore deve amare il proprio allievo. Bisogna che lo ami non come un operaio ama il frutto del suo lavoro, come un artista ama la sua opera, ma come un fratello ama il suo fratello minore, che il Padre eterno ha affidato alla protezione e alle cure del fratello maggiore".
L'educatore è associato all'atto creatore: Dio, creando l'uomo, ha detto "facciamolo a nostra immagine e somiglianza"; l'educatore deve dire "facciamolo a immagine e somiglianza di Dio" e, poiché chi più vi rassomiglia è il cristiano, "facciamone un cristiano".
Educazione e vocazione
L'educazione è l'attività sociale per eccellenza. Ogni uomo nasce con una vocazione speciale, poi c'è una categoria di persone che nascono con una vocazione divina. Sono i sacerdoti, chiamati a continuare l'opera di Gesù Cristo sulla terra. Costoro devono ricevere una formazione professionale, perché il sacerdozio è una professione, perciò sono stati istituiti i seminari minori.
La nostra società, nonostante i profondi turbamenti, è ancora una società cristiana, e il sacerdote ne è un elemento essenziale. Ma non basta che ci siano uomini che abbiano ricevuto il carattere sacerdotale attraverso l'unzione tradizionale della Chiesa, c'è bisogno di uomini in cui risieda realmente lo spirito di Gesù Cristo. Spetta all'educazione preparare le persone a questa funzione.
Qui più che in ogni altra circostanza l'educazione è la cooperatrice di Dio. È necessaria estrema delicatezza, si tratta di promuovere una continua lotta contro le passioni, specialmente nella società moderna, dove si attende con ansia una rigenerazione sociale, che si farà attraverso il cristianesimo o non si farà. L'educatore deve comprendere la sua missione ed esserne fiero. Se essa è faticosa è perché i risultati sono molto importanti. Da essa dipendono la vita delle anime e la grandezza della società.
Audizione alla commissione parlamentare [1899]
Nota: dichiarazioni rese da Laberthonnière, in veste di direttore dell'École Massillon, di fronte alla Commissione parlamentare per un'inchiesta sull'insegnamento secondario pubblico e privato in Francia alla fine del XIX secolo. Nel suo discorso egli fa alcuni riferimenti alla scuola Fénelon (aveva punti in comune con la sua) dell'abbé Girodon, intervenuto nel dibattito prima di lui.
Fondata nel 1872 e stabilitasi nella sede attuale nel 1878, l'École Massillon inviava gli alunni dalla terza in poi nei licei parigini (funzione di esternato). Contava 220/230 studenti, di cui una sessantina convittori (secondo Laberthonnière, un elevato numero di alunni frequenta istituti religiosi, nonostante la retta elevata, perché i genitori desiderano per i loro figli un'educazione religiosa, anche a costo di fare sacrifici). Le rette della scuola di Massillon erano leggermente inferiori a quelle della Fénelon.
Nel discorso, Laberthonnière si attenne ad un rapporto che aveva già inviato al presidente della commissione, di cui però non v'è traccia. Per Laberthonnière, l'insegnamento moderno, introdotto al fianco di quello classico, è uno pseudo-insegnamento classico a cui si rivolgono gli alunni che riescono male nel vero classico. È dunque un ripiego, che prospetta poche possibilità di successo e possiede inferiorità giuridica rispetto al classico, perché il superamento del baccellierato moderno consente l'accesso solo ad alcune facoltà.
Il valore dell'insegnamento classico e moderno
Agli alunni dell'insegnamento moderno si rimprovera continuamente di non sapere né il greco né il latino e che, del resto, sarebbe per loro inutile conoscerli. Ma per organizzare l'insegnamento e stabilire i programmi non ci si deve collocare nella prospettiva dell'utilità, si deve mirare alla formazione dell'uomo interiore, il resto verrà come conseguenza naturale. Sotto questo profilo, l'indirizzo classico ha conservato e conserverà la sua ragion d'essere; con esso potremo formare al meglio l'uomo interiore.
Si protesta che non è necessario sapere il latino per essere medici o avvocati, ma prima di essere professionisti si è uomini e se non si vuole essere solo specialisti, è necessario puntare a possedere ben più delle mere conoscenze tecniche. Ci sono anche cristiani preoccupati per il fatto che l'insegnamento classico ha per oggetto gli autori dell'antichità pagana, il cui spirito è opposto a quello del Vangelo. Queste inquietudini sono legittime, ma non si tratta di imporre agli studenti il pensiero di questi autori, bensì di servirsi delle loro idee per comprendere, per contrasto, ciò che contraddistingue lo spirito del Vangelo e costituisce la morale cristiana.
Studi classici, inoltre, permettono di intraprendere poi al meglio tutte le carriere, anche scientifiche. Per quanto concerne i programmi, andrebbero alleggeriti di ciò che è pura erudizione. Così come sono sembra che il loro scopo sia formare professori, insegnando le discipline come se tutti dovessero in seguito saperle insegnare. È un errore di prospettiva. → Laberthonnière domandava così sia a coloro che facevano sia a coloro che applicavano i programmi d'essere meno professori e più umani.
Se è vero che non tutti sono adatti a seguire l'insegnamento classico, non c'è motivo per conservare quello moderno così com'è. Si potrebbe sostituirvi un insegnamento primario superiore che non dia diritto ad intraprendere le carriere liberali, delle quali ci si lamenta, tra l'altro, siano troppo affollate. Laberthonnière si dichiarava incerto sull'opzione di introdurre una biforcazione che permettesse allo studente dell'insegnamento moderno di scegliere tra la prosecuzione degli studi fino al conseguimento del baccellierato o la frequenza di un corso più breve di carattere pratico.
Nel caso in cui si ristabilisse la biforcazione, infatti, sarebbe sempre impossibile compiere una scelta razionale fra gli studenti, specialmente per la difficoltà di rendersi conto delle vere attitudini degli educandi, che iniziano ad emergere verso i 12/13 anni. Lo studio del latino dovrebbe essere comunque imposto nel caso di biforcazione, seppur ridotto, a coloro che dovessero orientarsi specialmente verso le scienze.
Questione del baccellierato
Quanto alla questione dell'esame di baccellierato, essa si interseca con la questione della libertà di insegnamento. In queste condizioni – diceva Laberthonnière – non vedo come esso potrebbe essere soppresso e sostituito, come veniva proposto, con un certificato rilasciato dai professori, che verrebbero sommersi da suppliche e raccomandazioni. Il baccellierato soddisfa almeno le condizioni di imparzialità: in generale, sono gli alunni bravi ad essere promossi e gli scadenti ad essere bocciati.
Il ruolo giocato dal caso è piuttosto ridotto, specialmente per la seconda parte dell'esame che riguarda il programma di filosofica, alquanto limitato. Nella prima parte, quella di retorica, vi è maggior possibilità di compiere errori di valutazione, che però potrebbero essere evitati cambiando il contenuto del programma, che appare come una specie di enciclopedia di saperi che gli alunni prendono dai manuali e ripetono come pappagalli. Non c'è nulla di più artificiale.
L'istituzione del libretto scolastico, se impiegato con intelligenza, è eccellente, perché consente all'alunno di essere messo in condizioni più proficue all'esame se dal libretto risulta un bravo studente.
Organizzazione della scuola Massillon
L'organizzazione della scuola Massillon è molto simile a quella della Fénelon, anche gli assistenti di studio sono in genere persone giovani. Per ogni divisione, composta 30/40 allievi, ci sono un direttore ed un prefetto di disciplina. Quest'ultimo, inesistente alla Fénelon, si occupa di tutto ciò che attiene all'ordine interno dell'istituto, come la sorveglianza delle ricreazioni. I ripetitori sono precettori intellettuali e morali che vivono con gli allievi e li seguono nel loro lavoro. Per il loro ruolo la scuola cerca, in generale, persone provviste di laurea, mentre per la sorveglianza degli studi questa condizione non è indispensabile (del resto, i laureati non vengono a fare i maestri di studio).
Lo studio della religione [1900]
Nota: testo inedito di una conferenza tenuta da Laberthonnière di fronte agli studenti del collegio di Juilly per l'apertura dell'anno scolastico 1900-1901. Riprende, con ampi rimaneggiamenti, il testo di una conferenza dallo stesso titolo che, in analoga circostanza, l'oratoriano aveva tenuto due anni prima agli studenti dell'École Massillon.
Carissimi giovani, mi rivolgo a voi con un'inquietudine profonda per le vostre anime e per il loro destino, e con il senso della grandissima responsabilità che incombe su tutti i vostri insegnanti. Il nostro compito è fare di voi dei cristiani, per cui è indispensabile iniziarvi alla scienza delle verità cristiane. Anche se sembrerà che stiamo lottando contro di voi, in realtà lottiamo per voi, per liberarvi dalla vostra ignoranza e dai vostri difetti. Quando voi ci resistete, ci opponete la pigrizia o la testardaggine, avete torto, e la vostra coscienza lo sa: ascoltatela!
Mi appello alla vostra volontà perché vi dedichiate ai corsi di insegnamento religioso con la massima cura ed applicazione. Questo è il primo e il più urgente dei vostri doveri, tutti gli altri studi ne trarranno giovamento. Il tempo che dovete dedicare allo studio della religione occupa nell'insieme poco spazio nella vostra vita scolastica, ma deve diventare il centro delle vostre preoccupazioni, senza tuttavia sminuire gli altri studi o, ancor meno, distogliervi da essi. Va molto bene che vi prepariate una carriera per questa esistenza, ma non serve a niente se non vi preparate una carriera per l'eternità.
Gli studi quotidiani cui vi sollecitiamo sono utili a tutto, ma non bastano a nulla. Servono a perseguire uno scopo secondario. Quando li tralasciate, vi rendete certamente colpevoli, ma quando tralasciate gli studi religiosi commettete una vera profanazione: disprezzate e vi rifiutate di ascoltare la parola di Dio, che contiene la scienza del vostro destino e della vostra salvezza eterna. Volenti o nolenti dovete riconoscere che tale scienza primeggia su tutte le alte, e se non vi preoccuperete di acquistarla sarete destinati ad agitarvi nelle tenebre, alla ricerca di vane illusioni.
Attraverso l'insegnamento religioso che vi forniamo, ci proponiamo in definitiva solo di farvi conoscere il vostro destino di uomini e di cristiani e di mettervi nelle condizioni di attuarlo. Non può non interessarvi conoscerlo, vi degradereste al rango dell'animale che mangia, beve, dorme senza preoccuparsi di nulla e alla fine muore.
I più grandi tra voi possono essere tentati di pensare che su questo argomento hanno imparato abbastanza quando erano fanciulli, ma sarebbe un'illusione strana e funesta, poiché dobbiamo sempre liberarci dall'ignoranza e dagli errori di cui siamo carichi. La vostra ignoranza è immensa e non avete diritto di rassegnarvi ad essa. Ricordate che non si tratta soltanto di completare le vostre conoscenze religiose imperfette, ma soprattutto di rendere in voi vivente la verità religiosa, così da essere cristiani con convinzioni forti, capaci di resistere agli attacchi esterni e di lottare contro le vostre passioni.
Ma in ogni ordine di cose, chi cerca solo di difendersi non tarda ad essere vinto. Se volete che la vostra fede sia solida, che le vostre convinzioni cristiane siano fortemente radicate in voi, bisogna che le alimentiate il più possibile con le vostre riflessioni personali; che cerchiate, attraverso il vostro sforzo di giustificare a voi stessi la vostra adesione. San Paolo diceva ai primi cristiani "siate pronti a rendere ragione della vostra fede", il che non significa solo conservarla intatta dagli attacchi esterni, ma vivificarla incessantemente.
Non sarete realmente cristiani se vi limiterete ad esserlo solo per voi, lo sarete solo se le vostre parole, le azioni, la vita intera renderanno testimonianza alla verità cristiana. Sarete davvero cristiani se, con il vostro atteggiamento, aiuterete gli altri a diventarlo. Questo potrà accadere solo se vi applicherete, con tutte le vostre forze, a conoscere il loro oggetto, senza limitarvi a costruirvi una vostra piccola comoda religione per il desiderio di non far fatica. Il modo migliore per lavorare con gioia,
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