L’origine delle specie
1. La variazione allo stato domestico
Cause di variabilità
Quando confrontiamo gli individui di una stessa varietà o sottovarietà delle piante o degli animali da più tempo coltivate o allevate dall’uomo, una delle prime cose che colpisce è che essi differiscono l’uno dall’altro più di quanto non differiscano gli individui della stessa specie e varietà allo stato di natura [....] dobbiamo concludere che questa grande variabilità è dovuta al fatto che i nostri prodotti domestici sono cresciuti in condizioni di vita non così uniformi e un po’ diverse da quelle a cui le specie affini sono state esposte in natura.
Darwin afferma che l’indice di variabilità che si riscontra nelle specie addomesticate dall’uomo è maggiore rispetto a quelle che invece permangono allo stato naturale, di conseguenza è possibile sostenere che le alterazioni che osserviamo nelle specie domestiche sono determinate dall’eterogeneità delle condizioni di vita a cui sono sottoposte in stato di addomesticamento, rispetto alle condizioni uniformi a cui sono sottoposti in natura.
Si ha discusso su quale sia l'età della vita in cui entra in azione le cause di variabilità, se agiscono nel primo periodo dello sviluppo dell'embrione o in una fase più avanzata, oppure nell'istante del concepimento [...] Io tendo fortemente a sospettare che le più frequenti cause di variabilità vadano attribuite agli elementi riproduttivi maschili e femminili quando vengono colpiti prima dell'atto di concepimento. [...] Infatti notevole è l'influenza che l'isolamento la coltivazione di accento sulla apparato produttivo [...] Ti risulta molto più sensibile di ogni altra parte l'organismo all'azione qualsiasi cambiamento delle condizioni di vita [...] Dunque non ci dobbiamo meravigliare se questo apparato non funziona in modo del tutto regolare e produce discendenti non perfettamente uguali ai genitori oppure variabili. [...] posso aggiungere che gli animali il cui apparto riproduttivo non ne ha risentito variano di poco rispetto allo stato selvatico.
Una delle maggiori cause di variabilità è attribuibile, secondo Darwin, a fenomeni di alterazione o disfunzione degli apparati riproduttivi in alcuni individui, una volta che essi siano stati isolati dal proprio habitat naturale (Darwin adduce l’esempio di animali in cattività che presentano inappetenza sessuale o di piante coltivate che non sono più in grado di produrre semenza). Dunque secondo questa ipotesi i cambiamenti ambientali indotti dall’addomesticazione apporterebbero dei cambiamenti speculari anche nelle funzionalità biologiche riproduttive, che a loro volta si trasmetterebbero nelle generazioni successive, producendo discendenti non perfettamente identici ai loro progenitori.
I piccoli appartenenti alla stessa nidiata sono notevolmente diversi gli uni dagli altri, sebbene sia i piccoli che i genitori siano stati evidentemente esposti alle stesse condizioni di vita. Questo dimostra quanto scarsa sia l'importanza degli effetti immediati le condizioni di vita in confronto alle leggi della riproduzione, e lo sviluppo dell ereditarietà Giacche, qualora l'azione delle condizioni di vita fosse diretta, separa è uno dei giovani individui, tutti dovrebbero probabilmente variare nella stessa maniera identica [...] Nonostante penso che una piccola parte dei mutamenti può essere attribuita all'azione diretta delle condizioni di vita. Anche le abitudini esercita un'influenza decisiva come avviene quel periodo di fioritura delle piante o degli animali domestici.
Secondo Darwin l’effetto immediato delle condizioni di vita sui singoli non è in grado di generare in maniera diretta delle modificazioni evolutive, perché in tal caso tutti gli individui di una varietà, essendo sottoposti alle medesime condizioni dovrebbero presentare i medesimi cambiamenti, mentre è comune esperienza che “i piccoli della stessa nidiata siano notevolmente diversi gli uni dagli altri”. Di conseguenza le condizioni di vita, ossia l’insieme delle coordinate ambientali che agiscono sugli individui, sono in grado di agire solo indirettamente attraverso le leggi di trasmissione ereditaria (per cui gli individui maggiormente adattabili hanno maggiore influenza sul patrimonio genetico delle generazioni successive) e la selezione sessuale (per cui un sesso preferisce una caratteristica specifica in un individuo dell'altro sesso, che avrà maggiore probabilità di presentarsi) mentre gli effetti dell abitudine e dell uso e il disuso delle parti, pur considerati ereditari, non sono rilevanti quanto gli elementi precedenti, ridimensiona dunque l’importanza che Lamarck gli attribuiva.
Sono le leggi che precedono le variazioni quindi gli metterò semplicemente ad accennare a quella che può essere definita correlazione di sviluppo (congiunzione di caratteri). Per esempio, i gatti con gli occhi azzurri sono immancabilmente sordi. Quindi, se l'uomo si adopera selezionare quindi accrescere una data caratteristica quasi sicuramente modificherà, senza volerlo, altre parti della struttura, in ragione delle misteriose leggi di correlazione di sviluppo.
La correlazione di crescita (o di sviluppo) consiste nella trasformazione non adattativa, e a volte svantaggiosa, di una parte dell'organismo in conseguenza della modifica adattativa di un'altra parte.
Ereditarietà
Nessun allevatore ha alcun dubbio sulla parte della tendenza all'ereditarietà: quando una deviazione si manifesta con una certa frequenza, tanto da comparire così nel padre come nel figlio, non possiamo escludere che sia dovuta ad una medesima causa originaria agente su entrambi. Invece quando tra individui, sicuramente sottoposti alle medesime condizioni, una qualsiasi deviazione molto rara [...] compare nel genitore riappare nel figlio il solo criterio di probabilità è praticamente sufficiente ad obbligarsi ad attribuire all'eredità tale riapparizione. Se è vero che le più strane anomalie sono ereditabili, si può mettere che anche diverse di meno strane che comuni possono essere editabile. L'ereditarietà dei caratteri deve essere considerata una regola, mentre la non ereditarietà deve essere considerata un'anomalia [...].
Il principio di ereditarietà è la trasmissione, da una generazione alle successive, per mezzo del patrimonio genetico dei progenitori, delle informazioni relative ai caratteri morfologici e fisiologici della specie. Questa legge è deducibile a partire dal fenomeno a dir poco peculiare per cui l’acquisizione di un carattere poco comune da parte della progenie, è riconducibile alla presenza della medesima caratteristica nel progenitore. È poi possibile estendere questo precetto generale anche nel caso di caratteri molto diffusi in una stessa specie. Di conseguenza è possibile concludere affermando che la tendenza biologica all’ereditarietà deve essere considerata un principio stabile, mentre la non ereditarietà, un ‘eccezione dalla regola comunemente riscontrata.
Avendo io accennato al fenomeno di reversione, mi è possibile fare riferimento ad un osservazione dei naturalisti, o sia che le nostre varietà domestiche, quando rinselvatichitiscono, riacquistano a poco a poco le caratteristiche della razza dal quale hanno tratto origine [...] In base a questo argomentato che non si possono fare deduzioni sulle specie allo stato di natura partendo dalle razze domestiche. dare la prova della sua realtà dovrebbe essere molto difficile. Noi possiamo concludere con sicurezza che moltissime varietà domestiche virgole dotate dei caratteri più tipici, non potrebbero assolutamente vivere allo stato selvatico. Molti casi non sappiamo quale sia stata la razza originaria, per cui non potremmo dire se la riflessione è stata quasi perfetta oppure no. Posso aggiungere che è, quando in natura mutano le condizioni di vita, è probabile che siano variazioni e le versioni dei caratteri, Però, come dimostreremo in seguito, sarà la selezione naturale a stabilire fino a che punto si potranno perpetuare i nuovi caratteri che si erano formati in questo modo.
Obiezione al criterio di ereditarietà l’argomento di reversione o involuzione, per il quale il ritorno delle specie domestiche allo stato naturale comporterebbe anche un ritorno a quelli che erano caratteri appartenenti al ceppo originario, comproverebbe secondo i naturalisti che i caratteri acquisiti durante l'addomesticamento non sono caratteristiche essenziali o proprie di quella razza ma caratteristiche artificialmente indotte dall’uomo. Di conseguenza essi ritengono impossibile, a partire dall’osservazione e dallo studio di animali addomesticati, arrivare a cogliere la natura originaria delle specie allo stato selvatico.
Tuttavia, continua Darwin, il passaggio inverso dallo stato di addomesticamento a quello naturale è un procedimento difficilmente realizzabile (tant’è che la maggioranza degli animali da compagnia non riuscirebbe più a sopravvivere allo stato brado) e anche se fosse praticabile ci verrebbe impossibile determinare la compiutezza di un tale processo che rimarrebbe comunque artificiale: difatti i naturalisti sebbene affermino in un primo momento di non poter determinare le caratteristiche primitive di una varietà allo stato domestico, successivamente presuppongono l’esistenza di una natura originaria, da loro stessi definita indeducibile.
Molte volte si è dato per scontato che l'uomo scelto, per addomesticarli animali e vegetali nei quali sussisteva una straordinaria tendenza a variare e, quindi, ad adattarsi i diversi climi. [...] però il selvaggio, che domani per la prima volta un animale, poteva mai sapere se questo animale sarebbe andato incontro a variazioni nelle generazioni successive e se avrebbe sopportato al triclini? Su questo non ho dubbi: se si togliessero lo stato di natura altri animali e piante, il numero uguale a quello dei nostri prodotti di allevamento, e se si potesse fargli riprodurre, in condizioni di addomesticamento per un ugual numero di generazioni, questi animali in media andrebbero incontro a mutamenti tanto ampi quanto quelli subiti dalle specie che hanno generato i nostri attuali prodotti di addomesticamento.
La tendenza alla variazione che riscontriamo nelle razze domestiche e la tendenza all’immutabilità che rileviamo invece nelle specie selvatiche sono secondo Darwin causate, non dalla maggiore propensione delle prime all’adattamento o alla modificazione: ma, nel primo caso all’azione diversificatrice apportata dall’uomo attraverso la selezione artificiale, nel secondo alla permanenza delle specie selvatiche alle medesime condizioni quali la natura li aveva posti. Dunque secondo questa ipotesi se sottoponessimo le suddette specie selvatiche a condizioni di addomesticamento otteremmo comunque fenomeni di diversificazione simili a quelli che riscontriamo nelle specie domate.
Difficoltà nel distinguere le varietà dalle specie
Quando osserviamo le varietà dei nostri animali e vegetali domestici e le confrontiamo con specie strettamente affini, nelle razze domestiche scorgiamo una minor conformità di carattere che nelle vere specie… con questo intendo dire pur differendo, per molti aspetti di scarso rilievo, tra di loro, spesso differiscono in grado estremo per qualche singolo elemento, sia se messe a confronto reciproco, a specialmente con tutte le specie allo stato naturale con il quale hanno massima affinità.
Le razze domestiche di una stessa specie differiscono tra loro nello stesso modo (ma nella maggior parte in minor grado) in cui differiscono tra loro, allo stato naturale, le specie più affini appartenenti allo stesso genere. Ritengo che questo fatto debba essere ammesso, dal momento che troviamo che ben poche sono le razze domestiche, che qualche giudice competente non abbia classificato come semplice verità e che altri giudici, altrettanto contenti, non avrò considerata come specie distinte. Se tra le razze e le specie domestiche esistesse una qualsiasi distinzione ben marcata, dubbi di questo genere non potrebbero riaffacciarsi di continuo.
A causa della diversificazione apportata con l’addomesticamento, le varietà domestiche di una stessa specie differiscono tra loro in modo analogo con cui si differenziano tra loro le specie. È facile intendere come una tale situazione renda difficile ai biologi il lavoro di classificazione, per cui talvolta un esemplare viene identificato da alcuni come una semplice varietà o deviazione dal tipo originario, mentre altri lo considerano come una specie a sé stante.
[cap 2] Si dedurrà che io considero il termine specie come una definizione arbitraria che, serve a designare un gruppo di individui strettamente simili fra di loro, per cui la specie non differisce granché dalla varietà, intendendosi con questo termine le forme meno distinte più fluttuanti.
Origine delle varietà domestiche da una a più specie
Alcuni studiosi hanno portato alle estreme conseguenze la teoria della discendenza, delle varie razze domestiche, da diverse specie originarie. Costoro ritengono che ciascuna razza che si riproduce con purezza, anche se i suoi caratteri distintivi sono appena rilevabili, ha un proprio antenato selvatico. andando avanti di questo passo dovremmo ammettere che nella sola Europa siano esistite moltissime specie selvatiche [...] tuttavia se pensiamo che attualmente la Gran Bretagna non ha nemmeno un animale proprio e la Francia solo qualcuno diverso da quelli della Germania, mentre ciascuno di questi stati possiede parecchie razze speciali di bovini, ovini dobbiamo riconoscere che molte razze domestiche hanno avuto origine in Europa Infatti da dove potrebbero derivare, dato che tutti questi paesi non possiedono diverse specie particolari, che potrebbero rappresentare i gruppi originari? [...]
Molto spesso si è affermato con leggerezza che tutte le nostre razze canine sono state prodotte dagli incroci di poche specie originarie; però l’incrocio ci permette solo di ottenere soltanto forme più o meno intermedie rispetto ai genitori.
Darwin, osservando le notevoli differenze che diversificano gli individui di una medesima specie addomesticata, esclude che le varietà domestiche attuali si siano originate più razze originarie, per le seguenti ragioni:
- Innanzitutto l’idea di un’origine plurima delle specie addomesticate implicherebbe in sé che le molteplici razze e sottovarietà domestiche abbiano ciascuna un antenato selvatico corrispondente. Un tale argomento presuppone però l’esistenza di una moltitudine di specie selvatiche che non sono però mai giunte all’osservazione.
- In secondo luogo le suddette varietà potrebbero essere efficacemente risolte riconducendole all’effetto dell'addomesticamento, che ha permesso la loro diversificazione a partire da una specie comune. Difatti l’assenza di questi ceppi originari che furono sottop sul territorio europeo potrebbe indicare che le molte delle razze domestiche attuali abbiano avuto origine proprio in europea.
Darwin passa poi in rassegna un altra ipotesi sull’argomento, la quale ritiene che le diverse razze si siano originate per mezzo di incroci che però a detta di Darwin non permetterebbe la creazione di specie così diverse o indistinguibili da quelle originarie.
Colombi domestici, loro varietà ed origine
Benché le differenze fra le razze dei colombi siano grandi, io tengo pienamente l’opinione comune dei naturalisti che reputano siano tutti discesi dal colombo torraiolo (Columba livia) Comprendendo con questo nome parecchie razze geografiche o sottospecie [...] se le varie razze di Colombi non sono frutto di variazioni e non discendono dal piccione torraiolo, Allora devono essere derivate dal meno sette o otto ceppi originari [...] queste ipotetiche razze originarie devono essere appartenuta entrambe alla specie del piccione torraiolo [...] però oltre alla Columbia Livia si conoscono solo altre due o tre specie di piccioni torraioli, le quali non possiedono neppure uno di carattere delle razze domestiche. quindi le ipotetiche specie originarie dovrebbero esistere tuttora nei paesi ove furono ridotte allo stato domestico, oppure si devono essere estinti allo stato selvatico. Ma gli uccelli che si riproducono sui burroni sono buoni volatori e difficilmente possono essere sterminati ed il piccione torraiolo, che ha le stesse abitudini delle razze domestiche non è stato sterminato...
Se vogliamo a tenerci all'ipotesi dell'origine Multipla dei nostri colombi, dobbiamo presumere che nei tempi antichi uomini semi civili siano riusciti ad addomesticare almeno 7 o t'ho specie in modo talmente completo da renderle altamente prolifiche in cattività... e che abbiano tra scelto, intenzionalmente o casualmente, specie straordinariamente anomale e che per di più, in seguito, tutte queste specie si siano estinte o siano diventate sconosciute. La concomitanza di tanti fatti così strani mi sembra altamente improbabile.
Darwin, per screditare empiricamente la tesi di fissità delle specie, si cimentò in uno studio approfondito sulla specie del piccione arrivando alla conclusione che tutte le varietà di colombi derivino infine dal piccione torraiolo (perché come affermato da lui stesso, è quello, pel quale si può con sicurezza maggiore che in tutte le altre razze da lungo tempo domestiche dimostrare la provenienza da un ceppo unico e conosciuto). Difatti se così non fosse le diverse razze domestiche dei colombi discenderebbero da 8 diversi ceppi originari, aventi ciascuno i caratteri distintivi che rileviamo nelle varietà attuali, i quali, presentando abitudini notevolmente simili, apparterrebbero poi alla specie del piccione torraiolo. eppure tutte le sottospeci
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Tesina, Le Teorie Malthusiane in Charles Darwin, esame Storia della Scienza