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Storia della filosofia I: Russell

L'argomento del corso è la filosofia di Bertrand Russell fino alla svolta del 1919 ispirata da William James. Particolare attenzione sarà dedicata allo sviluppo delle opinioni di Russell e alle relazioni con le opinioni di altri filosofi. Verrà inoltre trattato il ruolo di Russell nella nascita della filosofia analitica.

Russell nato nel 1876, morto nel 1961. Una lunga vita e una lunga vita filosofica. Amico di John Maynard Keynes e Lytton Strachey, parte del Il Bloomsbury Group o Bloomsbury Set o solo "Bloomsbury", come lo chiamavano i suoi aderenti, fu un gruppo di artisti e allievi sviluppatosi in Inghilterra, nel quartiere londinese di Bloomsbury, dal 1905 circa alla Seconda guerra mondiale.

Lavori

  • 1897: Saggio sui fondamenti della geometria.
  • 1899: Un'esposizione critica della filosofia di Leibniz.
  • 1902: “Sur la logique des relations avec des applications à la théorie des séries”.
  • 1903: I principi della matematica.
  • 1904: "Teoria dei complessi e delle assunzioni di Meinong".
  • 1905: "Sulla denotazione".
  • 1906: “I paradossi della logica”.
  • 1907: “Sulla natura della verità”.
  • 1908: "Logica matematica basata sulla teoria dei tipi".
  • 1910-1913: Principia Mathematica (I vol. 1910, II vol. 1912, III vol. 1913; seconda ed. 1925-27).
  • 1910: Saggi filosofici [collezione].
  • 1910: "Alcune spiegazioni in risposta a Mr. Bradley".
  • 1910: “La théorie des type logiques”.
  • 1911: “Conoscenza per conoscenza e conoscenza per descrizione”.
  • 1912: I problemi della filosofia.
  • 1912: “Sulla relazione tra universali e particolari”.
  • 1913: Teoria della conoscenza [pubblicato postumo].
  • 1913: "La natura dei dati sensoriali".
  • 1914: La nostra conoscenza del mondo esterno come campo del metodo scientifico in filosofia Philosoph.
  • 1914: "Sulla natura della conoscenza".
  • 1914: "Le relazioni dei dati sensoriali con la fisica".
  • 1918: Misticismo e logica e altri saggi [collezione].
  • 1918-1919: "La filosofia dell'atomismo logico".
  • 1919: Introduzione alla filosofia matematica.
  • 1919: "Sulle proposte: cosa sono e come significano".
  • 1921: L'analisi della mente.
  • 1922: Introduzione al Tractatus Logico-Philosophicus di Ludwig Wittgenstein.
  • 1924: “Atomismo logico”.
  • 1927: L'analisi della materia.
  • 1927: Un profilo di filosofia.
  • 1940: Un'indagine sul significato e sulla verità.
  • 1948: La conoscenza umana: ambito e limiti.
  • 1956: Logica e conoscenza [raccolta].

Scritti autobiografici

  • 1944: "Il mio sviluppo mentale".
  • 1959: Il mio sviluppo filosofico.
  • 1967-1969: Autobiografia.

Collected Papers: Le carte raccolte di Bertrand Russell: collezione con più volumi di libri non pubblicati in vita.

Una digressione sull'idealismo britannico

L'idealismo britannico è una componente importante della nostra storia, sia perché è il suo background storico, sia perché è il background personale di Russell che inizialmente era idealista.

Alcuni personaggi appartenenti all’idealismo: Samuel Taylor Coleridge, James Frederick Ferrier, Benjamin Jowett, Thomas Carlyle, James Hutchison Stirling, Edward Caird.

Gli idealisti britannici, soprattutto in una fase iniziale, avevano un chiaro programma culturale:

  • 1. Rinnova la cultura filosofica britannica nella seconda parte del 1800 importando l'idealismo tedesco (Kant, Fichte, Hegel).
  • 2. Tale rinnovamento aveva lo scopo di ripristinare la fede nei valori morali e religiosi tradizionali in un nuovo modo non dogmatico come quello della chiesa Anglicana, contro quelle che consideravano le tendenze materialiste e scettiche caratteristiche dell'empirismo e dell'associazionismo, utilitarismo.

Digressione nella digressione: relazioni

Ontologia e logica hanno a lungo considerato le relazioni con qualche riserva o disagio. Le relazioni erano generalmente considerate in qualche modo meno "reali" delle proprietà (mentre nella grammatica di oggi si pensa che le proprietà siano una categoria particolare di relazioni). Motivi:

  • 1. Nella teoria delle categorie di Aristotele esistono principalmente entità appartenenti alla categoria della sostanza; le entità appartenenti alle altre categorie (10 categorie tra cui: sostanza, quantità, qualità-proprietà, relazioni, etc.) esistono solo in quanto sono in qualche modo associate a sostanze. Le sostanze sono le singole cose: penna, cane, tavolo. L’esistenza può essere detta in molti modi ma le sostanze hanno un’esistenza diversa rispetto alle altre categorie, esistono primariamente, le altre entità che rientrano in altre categorie esistono solo secondariamente. Il color nero è una qualità: il cane è nero, il cane è una sostanza. C’è una qualità associata a una sostanza, il colore nero esiste solo come (nel modo di essere) il colore della sostanza cane, dipende dalla sostanza per esistere. La sostanza è indipendente, non ha bisogno di altro per esistere.

Eppure le relazioni hanno uno statuto ontologico particolarmente basso: secondo Aristotele, le relazioni sono “la meno reale delle categorie”. Probabilmente perché – tra l'altro – sono meno facilmente localizzabili (nello spazio) delle proprietà:

  • A) Il cane è nero: cane è una sostanza che è qui nello spazio, ha una collocazione precisa. La proprietà del colore nero si trova dove si trova il cane, se il cane è sul tavolo il color nero è sul tavolo. Le proprietà sono collocate nello spazio.
  • B) Le relazioni invece no: la penna è a sinistra della matita. La penna è qui, la matita lì. Ma la relazione tra le due dove si trova nello spazio? Nel mezzo? È una domanda difficile. Filippo è il padre di Alessandro: Filippo è in Pella, Alessandro in Egitto, dov’è la relazione tra i due? Da qualche parte tra Pella e l’Egitto? Questo sembra assurdo, la domanda non trova un posto nello spazio per le relazioni.

2. Oltre alla teoria di Aristotele c’è un altro motivo per cui le relazioni erano considerate meno reali delle proprietà: La logica tradizionale (sillogistica) aveva difficoltà a trattare sistematicamente le inferenze riguardanti proposizioni che coinvolgevano sia la quantificazione che le relazioni tra predicati allo stesso tempo. ∃y ∃x ∀y

Esempio: tutti sono amati da qualcuno (∀x yLx o xLy). Qui c’è una relazione predicativa perché c’è il predicato “loved by” e l’amare è una relazione tra qualcuno che ama qualcun altro, e c’è anche una ∀x ∃y, ∀ e ∃ “nested” quantificazione: sono i due quantificatori. Può essere interpretata in due modi:

  • A. Per ogni xmarco c’è una ylucia tale che ylucia ama xmarco. Tutti sono amati da qualcuno ma qualcuno è una persona sempre diversa, io sono amato da x, tu da y, egli da f.
  • B. Per ogni x esiste una y tale che x ama y. Questa è una interpretazione più innaturale.

Il punto è che abbiamo due quantificatori in tutte e due le interpretazioni e il fatto che si può avere due interpretazioni diverse dimostra che l’ordine in cui sono disposti i quantificatori è rilevante. Quindi i quantificatori sono per così dire nidificati l’uno dentro l’altro e se gli invertiamo questo comporta una differenza.

La logica sillogistica può gestire solo alcune inferenze riguardanti queste affermazioni con successo. I tentativi di soluzione hanno avuto successo solo con alcuni casi di inferenze. Frege è stato il primo a portare avanti una soluzione al problema che ricorda il nostro calcolo predicativo.

Il problema potrebbe però essere pensato in modo tale da eliminare dalle palle le relazioni: se penso che le relazioni sono le meno reali delle categorie allora questo significa che non sono importanti e possiamo trascurarle. Notiamo che se abbiamo la nested quantificazione ma non abbiamo una relazione predicativa, predicato nomadic con proprietà, allora si possono trasformare delle affermazioni che contengono nested quantificazioni con affermazioni che non ne hanno nessuna. Invece se metto la relazione predicativa non lo puoi fare. Se quindi abbandoniamo le relazioni predicative la logica sillogistica può gestire tutti i tipi di inferenze perché abbiamo escluso le più difficili. Ridurre le stesse relazioni in qualcosa di diverso, come le proprietà.

È possibile trasformare le relazioni in proprietà? Se riesco a definire le relazioni in termini di proprietà in modo tale da sbarazzarmi delle relazioni predicative, non c’è più alcun problema per la logica sillogistica perché può gestire senza problemi le inferenze che riguardano affermazioni senza relazioni predicative. Nella logica sillogistica molti come Leibniz hanno provato a trasformare le relazioni in proprietà.

Per Russell l’idealismo ci ha provato. Per Russell è importante questo problema.

Locke, tradizione empirista contro cui l’idealismo si rivolge

La tradizione empirista interpreta le relazioni come prodotte dalle mente e quindi come irreali, non sono realmente nel mondo ma sono prodotte dalla mente grazie alle nostre percezioni.

Saggio sulla comprensione umana: le relazioni «non sono contenute nell'esistenza reale delle cose, ma [sono] qualcosa di estraneo e superindotto»; le relazioni “non hanno altra realtà che quella che hanno nella mente degli uomini”: ciò non significa che non abbiano realtà ma hanno un tipo diverso di realtà;

Tra le attività della mente c'è quella di “mettere insieme due idee (relazione: ci sono idee di cose che messe insieme creano una relazione, ma non c’è un’idea di relazione, ci sono cose), semplici o complesse, accostandole per vederle entrambe contemporaneamente, senza unirle in una sola; è così che la mente ottiene tutte le sue idee di relazioni”. C’è una differenza tra proprietà e relazione, come in Aristotele.

All’interno dell’empirismo si trova una corrente radicale, l’Associazionismo estremo: ridurre la relazione a qualcosa che non sia relazione. Si deve sostituire l'esperienza di alcuni eventi collegati tra loro con una serie di esperienze che sono collegate tra loro: James Mill. Il punto è: la penna è a sinistra della matita, sembra che la relazione “a sinistra di”, sia una parte del contenuto dell’esperienza: ho un’esperienza di qualcosa e questa esperienza è formata anche dalla relazione “a sinistra di”. Ma questo è ciò che Mill non accetta: la relazione non è qualcosa di reale nel mondo che può essere parte dell’esperienza, nel mondo posso fare esperienza solo della penna e della matita. Qui non c’è una singola esperienza il cui contenuto contiene una relazione ma abbiamo una serie di esperienze, quella della penna e quella della matita, e la relazione è il prodotto di come le due esperienze sono connesse: la relazione è estratta del contenuto dell’esperienza e rappresenta la connessione dell’esperienza.

All'inizio del secolo le relazioni sono venute alla ribalta e sono diventate più "rispettabili". Alcuni filosofi si sono interessati alla logica delle relazioni: si pensi alla logica delle relazioni (Frege, Peirce, Schröder, Russell, ecc.).

Il fascino per le relazioni non era limitato alla logica ma si espandeva anche in altri campi: la psicologia di William James. Per James le relazioni erano cruciali, la psicologia non considerava le relazioni, contrariamente alla psicologia associazionista, egli enfatizza l’esperienza delle relazioni: la nostra esperienza è formata da unità di pura esperienza e ci sono diversi tipi di questa esperienza elementare, alcuni di questi sono intrinsecamente relazionali. Quando si sento un tuono c’è un momento in cui sento il tuono, un momento in cui non sento più il rumore ma c’è anche un momento in cui percepisco che qualcosa è cambiato, un momento in mezzo che è esperienza della relazione.

Ora torniamo all’idealismo britannico

Thomas Hill Green

Un tipo piuttosto tradizionale di idealista britannico. Si trovano in lui molti temi comuni dell’idealismo britannico e della sia agenda. “Filosofia popolare nel suo rapporto con la vita”, 1868 (qui si dice che la tradizione filosofica britannica è una filosofia popolare non seria rispetto all’idealismo) Introduzione al Trattato della natura umana di Hume, 1874 (per Green è la forma più consistente dell’empirismo britannico) Prolegomeni all’etica, 1883 (pubblicato postumo, il libro più famoso, non sono un libro di etica ma le questioni principali discusse in etica: per un’etica possibile si deve accettare una sorta di metafisica ed epistemologia); Lezioni sui principi dell’obbligo politico, 1885 (è un importante filosofo politico).

Green e relazioni

1. Tutta la realtà risiede nelle relazioni; ogni oggetto è costituito dalle relazioni che ha con gli altri oggetti. Anche a un livello semplice le relazioni sono fondamentali: la penna è gialla, attribuisco una proprietà a un oggetto, apparentemente non ci sono relazioni coinvolte in questo fatto semplice ma in realtà quando dico che è gialla dico che non è implicitamente rossa. Essere gialla vuol dire non essere rossa e qui c’è una relazione che collega giallo e rosso, colori che non coesistono nell’oggetto. Quando dico questa penna, parlo di un singolo oggetto ma anche qui considero che questo oggetto è diverso da altri oggetti, dal tavolo ad esempio: anche qui c’è una relazione implicita. Se dico che è diverso altro, ciò significa che è in relazione con qualcos’altro. Senza relazioni non ci sarebbe la realtà. (1) è sostenuto da Green in tutte le sue opere.

2. Solo per una coscienza pensante esistono relazioni; le relazioni esistono solo per la mente pensante. Questo è solo assunto e non realmente argomentato da Green perché questo per il senso comune è un assunto ovvio. Green critica l’empirismo: (2) è assunto da Green, come è condiviso anche dai suoi avversari filosofici cioè gli empiristi quindi non è necessario argomentare oltre.

(1) + (2) = idealismo. Tutte le realtà sono prodotte dalla mente o esistono solo nella mente.

3. C’è una coscienza eterna, la cui attività relazionale fonda tutta la realtà, e molte coscienze finite (sé individuali), che in qualche modo partecipano a quella eterna. C’è un senso per cui la realtà non dipende solo dalla mente individuale del singolo ma da una coscienza eterna, che potrebbe essere Dio. (3) può essere messo da parte per i nostri scopi.

L'errore degli empiristi, per Green, è che pensano sia possibile distinguere tra ciò che ci viene dato (cioè i dati sensoriali) e ciò che noi (il nostro pensiero) aggiungiamo (cioè le relazioni). Le relazioni sono aggiunte dal nostro pensiero. Secondo Green nulla ci viene dato indipendentemente dal lavoro costitutivo del pensiero che è un altro modo per dire che tutta la realtà sta nelle relazioni.

Carattere olistico del pensiero di Green: non si può distinguere davvero le parti delle realtà perché tutto è connesso con il tutto.

Francis Herbert Bradley 1848-1924

Un idealista non così tipico, idiosincratico, alcuni temi sono atipici. Studi etici, 1874, I principi della logica, 1883, Aspetto e realtà, 1893, Saggi su verità e realtà, 1914, Saggi raccolti, 1935.

Ricostruzione dell'argomento del regresso di Bradley (ma non è sempre facile riconoscerlo nelle attuali formulazioni di Bradley), esso è diviso in due parti:

(A) Nessun mero aggregato (enumerazione, elenco, ecc.) di costituenti equivale al complesso (stato di cose, fatto, ecc.) in qualche modo “composto” da tali costituenti; in altre parole, dati a e F, il fatto che Fa non è quindi dato automaticamente; ciò che manca è naturalmente l'“unità”, o “connessione” dei costituenti stessi in un fatto. Alcune entità sono complesse, fatte da altre entità che sono i loro costituenti, come nel caso delle proposizioni: una lista di costituenti non esprime il complesso creato da questi. La penna (a) è gialla (F): ci sono due costituenti, penna e gialla, un’entità individuale e un universale. Ma se analizziamo il fatto nei suoi costituenti, questo non esprime l’unità del complesso. (realismo: platonistic view e aristotelian view. Secondo la prima gli universali esistono indipendentemente dal fatto di essere esemplificati da particolari, dagli oggetti individuali. Secondo la seconda corrente gli universali esistono solo se esemplificati dai particolari. La seconda opzione permette che ci sia sia la penna sia il giallo, e l’esistenza del giallo che è un universale è assicurato dal fatto che ci sono altre cose al mondo che sono gialle, altri esempi, anche se questa penna non è gialla. Si può avere la penna e il colore giallo ma questo non significa che la penna sia gialla. Qui manca la connessione con i fatti, è necessario che la penna e il giallo siano connessi insieme per dare che il risultato).

(B) L'aggiunta alla lista di un ulteriore costituente che deve essere responsabile dell'unità non funzionerà, poiché ciò che otteniamo è solo un'altra (più lunga) lista di costituenti, per la quale si pone esattamente lo stesso problema. Se viene elencato il costituente responsabile della connessione degli altri costituenti in un fatto, questo costituente viene detto “esemplificazione” e r

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GBeltritti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Bonino Guido.
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