Storia della filosofia contemporanea
Kant (1724-1804)
La sua filosofia, oltre ad essere innovativa, è un riposizionamento della ragione per due motivi:
- Consente di mettere in evidenza la ragione e il suo statuto.
- Mette in evidenza che pensare alla destinazione dell’uomo implica pensare allo statuto stesso della ragione, ossia una ragione che riflette su se stessa.
Illuminismo: mettere la ragione al centro. Ora la ragione riflette sulla sua legittimità di misurazione del tutto.
La sua filosofia è divisa in due periodi
Fase precritica (1745-1770)
Nel 1770 pubblica un testo sui principi del mondo sensibile.
Dal punto di vista biografico: vince la cattedra di filosofia e finisce la fase precaria.
Dal punto di vista teorico: fissa le coordinate che ritiene decisive della sua filosofia.
Idealismo trascendentale: quando si abbandonano le coordinate.
- Coordinate: Intelletto e sensibilità sono qualitativamente distinte con proprie regole.
- La sensibilità è la facoltà di farsi modificare dagli oggetti e opera attraverso due forme a priori: spazio e tempo.
Nel 1781: pubblica "Critica della ragion pura": è poco chiaro perché viene scritto in poco tempo.
Nel 1783: pubblica "Prolegomeni ad ogni metafisica futura che vorrà presentarsi come scienza", spiegando i concetti della critica della ragion pura.
Nel 1787: seconda edizione della critica della ragion pura: viene pubblicato in un ambiente diverso rispetto alla prima edizione, quando Kant era diventato molto importante nella società.
Critica della ragion pura (1781)
Come è possibile la metafisica come scienza? Sono racchiusi tutti i pensieri rispetto alla metafisica come scienza.
- Qual è il metodo filosofico per cui la metafisica può imporsi come scienza?
Metafisica: "perpetuo oscillare di correnti" / "campo di battaglia". Kant vuole istituirsi come un faro in grado di guidare gli altri pensieri.
Com’è possibile che la ragione sia tale tramite la metafisica? È la ricerca dell'incondizionato.
Abbandono della metafisica = abbandono della ragione.
Nel 1782: scrive una lettera ad un amico in cui esplicita il punto di partenza del suo testo.
Su quale fondamento poggia la relazione/rapporto tra ciò che noi chiamiamo rappresentazione e l’oggetto? Come facciamo ad essere certi che le nostre rappresentazioni corrispondano all’oggetto fuori di noi?
Giudizi sintetici a priori
Se le rappresentazioni producessero l’oggetto non ci sarebbe il problema. Se l’oggetto producesse la rappresentazione mediante un’impressione non ci sarebbe il problema.
Problema: noi abbiamo delle rappresentazioni spontanee ma come possiamo capire se siano oggettive? È possibile una conoscenza oggettiva, universale e necessaria?
Come sono possibili i giudizi sintetici a priori?
- Giudizi analitici (giudizi esplicativi): predicato pre contenuto nel soggetto. Il predicato esplicita il soggetto. "Tutti i corpi sono estesi" => non esistono corpi non estesi.
- Giudizi sintetici (giudizi ampliativi): predicato non pre contenuto nel soggetto. Il predicato aggiunge ulteriore significato al soggetto, il concetto del predicato è fuori dal soggetto. "Tutti i corpi sono pesanti" => concetto di pesantezza aggiunge qualcosa al concetto di corpo.
Domanda della sua opera: com’è possibile una conoscenza data da un giudizio sintetico a priori? Il predicato aggiunge al soggetto e hanno validità universale e necessaria, cioè valgono per tutti gli enti razionali costituiti come noi.
Metafisica
Per noi è possibile conoscere fino ai giudizi sintetici a priori, che rappresentano i nostri limiti. La metafisica è possibile perché sono possibili i giudizi sintetici a priori.
- Metafisica generale: ontologia.
- Metafisica speciale: oggetti impossibili da conoscere, cioè non determinati secondo spazio e tempo (es. Dio); la conoscenza si fermerà ai fenomeni.
Come siamo costituiti? (tema delle prime due parti dell’opera)
- Sensibilità: hanno forme e regole diverse.
- Intelletto: la nostra sensibilità è passività, si fa modificare dagli oggetti, essa non produce ma riceve gli oggetti.
- Opera attraverso due forme pure a priori: spazio (forma del mondo esterno, è la forma solo degli oggetti estesi), tempo (forma del mondo interno, è la forma di tutti gli oggetti).
Spazio e tempo sono forme pure perché non provengono dall’esperienza ma sono prodotti dal soggetto. Forme: strutture che organizzano le informazioni che riceve in modo tale che ciò che riceve non sia un flusso indistinto.
A priori: condizione di possibilità dell’esperienza, che precede logicamente l’oggetto; tali sono se rendono possibile l’esperienza di un oggetto ma logicamente lo precedono.
Sensibilità e intelletto sono necessari entrambi per la conoscenza, sono di uguale importanza. Sensibilità (passivo): ricevere l’oggetto, non può pensare. Intelletto (attivo): possibilità di pensare un oggetto/spontaneità della conoscenza in grado di produrre rappresentazioni, non può sentire.
Intuizioni e concetti sono gli elementi di ogni conoscenza, entrambi sono puri (possibili a priori) e empirici (possibili a posteriori).
La nostra intuizione non può essere intellettuale, perché coglie gli oggetti mediante lo spazio e il tempo. La matematica per Kant è un giudizio sintetico a priori, alla matematica non interessa lo statuto delle sue rappresentazioni.
Nell’ambito dell’esperienza
Non possiamo creare leggi universali, tutti i giudizi di esperienza sono sintetici. L’esperienza mi permette di percepire A e B ma non di creare un giudizio universale. Questo procedimento porta allo scetticismo, ma per Kant questo è abbandonare la razionalità.
Metafisica: no ontologica = no fenomeno, non determinato da spazio e tempo. Estetica trascendentale: scienza della sensibilità. La sensibilità è passività (lasciarsi modificare dagli oggetti), per ricevere ha bisogno di qualcosa che le venga dato perché non produce ma riceve e basta.
L’intelletto ha bisogno della sensibilità per conoscere, noi siamo esseri razionali finiti. Tutto ciò che possiamo intuire è determinato da spazio e tempo, cioè fenomeni (intuizioni sensibili).
Intelletto intuitivo/intuizione intellettuale (concetto limite): afferrerebbe oggetti non mediati da spazio e tempo ma così come sono realmente, sarebbe un intelletto divino (essere razionale infinito). Questo non sostiene che un intelletto divino esiste, perché significherebbe sostenere l’esistenza di Dio, ma io non posso determinare questa entità perché non rientra nei fenomeni (spazio e tempo).
La conoscenza è il risultato di una sintesi tra intelletto e sensibilità, cioè concetti e intuizioni. Trascendentale: porta con sé lo stravolgimento del punto di vista della filosofia, si occupa del nostro modo di conoscere gli oggetti a priori, si occupa di determinare se sono possibili rappresentazioni oggettive (critica della ragion pura).
Rivoluzione copernicana: la sua filosofia è come la rivoluzione copernicana in fisica. Questo capovolgimento è necessario per poter risolvere la metafisica (metafisica come scienza).
La conoscenza era un’adeguazione dell’intelletto alla cosa (non ha funzionato), è giunto il momento di dover pensare che gli oggetti si devono regolare in base all’intelletto.
Conoscenza dipendente dagli oggetti, esperienza empirica necessaria, no conoscenza a priori. Questo capovolgimento gli permette di:
- Determinare la metafisica come scienza.
- Rimodulazione del concetto di oggetto.
- Degli oggetti possiamo conoscere ciò che poniamo negli oggetti, cioè struttura (oggettività).
- Costruzione dell’intelletto: l’intelletto pone le regole alle quali tutti gli oggetti devono sottostare per essere conosciuti da noi.
Questa è la struttura base (regolarità dei fenomeni) per la quale gli oggetti vengono conosciuti.
Della "critica della ragion pura":
- Genitivo soggettivo: ragione.
- Genitivo oggettivo: ragione.
La ragione cerca di determinare le strutture per capire se le sue pretese conoscitive siano legittime. La critica è una necessaria attrezzatura preliminare per accertare la metafisica conoscitiva, è una valutazione che chiarisce la possibilità della conoscenza a priori.
La conoscenza a priori non esiste. La critica sembra limitare il nostro spazio di conoscenza ma a noi è possibile conoscere solo ciò che è limitato. Limitando lo spazio della conoscenza rinchiude la libertà.
Adeguatio intellettis rei: al centro del processo conoscitivo c’era l’oggetto ma questo ha portato confusione. Con Kant al centro del processo conoscitivo c’è il soggetto, ed è quindi l’oggetto a dover adeguarsi alle leggi dell’intelletto.
I giudizi di causalità non hanno senso perché la nostra esperienza non esprime i rapporti di causalità. La conoscenza oggettiva è possibile ma entro certi limiti.
Sensibilità e intelletto
Sensibilità
Passività/recettività. Lavora con una datità. Forme pure a priori (spazio e tempo). Intuizioni sensibili. Estetica trascendentale.
Intelletto
Attività: produce le sue forme a priori (concetti puri/categorie). Sintetizza: sussume il molteplice. Giudizi: discorsivo. Logica trascendentale. Intelletto discorsivo (solo il nostro intelletto): conosce attraverso i giudizi, ha bisogno di aggiungere predicati ai soggetti.
L’intelletto conosce perché gli serve la sensibilità e deve aggiungere sempre ulteriori significati al fine di conoscere/determinare il soggetto stesso (esempio della cera). È un intelletto attivo ma non è un intelletto produttivo. Il soggetto non produce gli oggetti pensando.
La sintesi che compie l’intelletto viene portata a termine attraverso i concetti, che sono le supreme funzioni del giudicare.
Questi concetti sono le funzioni fondamentali di ogni nostro giudizio.
Logica formale
Adeguazione del nostro pensare alle condizioni universali. "Tutti gli uomini sono pesci" -> Socrate è uomo -> Socrate è pesce (non ha senso).
Logica trascendentale
Determina se attraverso quelle rappresentazioni possiamo conoscere qualcosa di oggettivo. L’intelletto giudica utilizzando i suoi prodotti: i concetti puri/categorie/predicati superiori. Queste sono estreme funzioni sinteticatrici.
"Questo è un cane" => sintesi dei concetti sotto alla parola cane. Giudizio empirico. Sono concetti puri (non dipendono dall’esperienza) e a priori. Non sono innati, l’intelletto è attivo e produce spontaneamente i concetti.
Questi sono la struttura trascendentale entro la quale gli oggetti si costituiscono come una conoscenza possibile per noi.
Regole per gli oggetti
- Occupare uno spazio o istante di tempo.
- Mantenere delle relazioni causali con altri oggetti.
- Effetto causa. Necessariamente evento e causa di altri oggetti: regola a priori che vale per tutti gli oggetti dell’esperienza.
La metafisica generale (scienza dell’ente in generale = fenomeno) è possibile conoscenza. La metafisica speciale (accesso all’incondizionato) non è possibile dal punto di vista conoscitivo di anima, mondo e Dio.
Riflessione delle nostre capacità conoscitive: innovazione della sua filosofia, che non si incentra sull’oggetto, ma sul nostro modo di conoscere l’oggetto che deve essere possibile a priori. Kant mostra come l’intelletto, durante il suo operare, fa uso di questi concetti puri (deduzione metafisica).
Nella seconda parte Kant cerca di legittimare queste categorie come strumenti conoscitivi. La deduzione trascendentale è un momento fondamentale della sua filosofia.
Kant sostiene che l’unificazione non sarebbe pensabile se non sulla base di un’unità. Non è possibile la sintesi se non si presuppone l’unità. L’unità alla quale noi stiamo giungendo è l’unità dalla quale dipende tutto l’intelletto anche nel suo uso logico.
I concetti possono essere unificatori, è possibile perché queste si ricollegano ad un’unità ultima chiamata autocoscienza trascendentale/unita sintetica originaria dell’appercezione. È l’unità ultima a cui tutte le categorie fanno riferimento, questa è l’unità nella quale tutto il molteplice viene raccolto.
"Appercezione": indica un movimento autoriflessivo verso un’autocoscienza. L’Io penso (no io individuale/empirico/no anima/no sostanza) è un’unità che si realizza nella sintesi delle categorie, è presupposta in ogni nostro discorso, e ci permette di raccogliere le rappresentazioni e conferirgli un carattere oggettivo.
Questa unità sintetica diventa tale solo realizzandosi nella sintesi. L’Io penso viene chiamato anche funzione trascendentale, mette in evidenza che questo IO non è conoscibile, perché noi dovremmo applicare le categorie che predispone l’io penso stesso.
C’è bisogno di una unità perché sennò non sarebbe possibile un’unificazione, questa unità è attività non è una cosa. Attraverso questa unità l’intelletto anticipa la forma dell’esperienza, l’intelletto pone le regole a priori alle quali tutti gli oggetti devono conformarsi per divenire oggetti di una conoscenza possibile.
Kant fa una distinzione tra conoscere e pensare. Noi non possiamo conoscere (categoria dell’intelletto) l’Io penso, ma noi possiamo sostenere che questo sia un presupposto della nostra attività conoscitiva, quindi non lo si può determinare.
Leggi universali della natura: regole alle quali la natura deve necessariamente conformarsi per essere oggetto di una conoscenza possibile per me. Il mondo ordinato è fondato su regole dell’intelletto: ciò che noi poniamo negli oggetti, e quindi ciò che poi conosciamo, è la regolarità (struttura).
Domanda sulla causa prima
La domanda sull'incondizionato è la ricerca dell’incondizionato, che benché muova la nostra ragione non fa altro che produrre in noi la contraddizione (illusioni trascendentali). La critica è una necessaria vigilanza costante sulla ragione stessa per evitare la contraddizione nata dalla ricerca della causa prima.
Le forme proprie della ragione sono le idee, questo termine risale da Platone e indica un archetipo (maximum) dal quale possiamo giudicare delle esperienze, cioè ragione soggettiva di un ente razionale finito. Le idee sono:
- Anima
- Mondo
- Dio
Kant mostra che ogni volta che la ragione cerca di dimostrare questi oggetti, cade in contraddizione che rischiano di far crollare la ragione stessa. Queste contraddizioni sono una dimostrazione indiretta della validità della sua dottrina, ovvero che noi conosciamo soltanto i fenomeni.
La ragione dovrà vigilare su se stessa al fine di non cadere in contraddizione. Il risultato della critica è che noi possiamo avere una conoscenza oggettiva ma questa conoscenza rimane entro il mondo fenomenico, e ciò che si contrappone a questo mondo viene chiamato noumenico.
Il fenomeno viene definito in due modi:
- Minima: fenomeno come oggetto spazio e temporizzato che entra in un rapporto relazionale e causale spazio e tempo determinati.
- Il noumeno è la cosa in sé, indipendente dalle nostre facoltà conoscitive, cioè spazio dell’intelligibile e incondizionato.
La natura presenta una struttura relazionale causale, quindi ogni evento di questa struttura è un semplice effetto: mondo meccanico: nessun evento è causa di se stesso, quindi in questo mondo non esiste la libertà e nessun tipo di responsabilità morale.
Le regole sono anche positive se mantengono la loro funzione di ideale regolativi, servono alla ragione per indagare la natura e cercare delle leggi che uniscono tutta la natura. Per Kant la ragion pura ha un’utilità positiva in quanto, benché chiuda la conoscenza, apre lo spazio della libertà. La libertà è possibile nel mondo noumenico. Kant è convinto che l’utilità positiva è indisgiungibile con quella negativa.
La ragione teorica si limita alla conoscenza del mondo per ciò che è. La libertà non può essere intesa come una spontaneità psicologica. La libertà non può essere pensata come l’assenza di una costrizione esterna.
Nel 1785: fondazione della metafisica: cerca di coprire quegli spazi della libertà che aveva lasciato la critica della ragion pura.
Nel 1788: critica della ragion pratica: pone le fondamenta del suo concetto di libertà.
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