Lezioni di filosofia della religione
Introduzione alla filosofia della religione
Nelle Lezioni di Filosofia della Religione (tenute nel semestre invernale del 1784 a Königsberg), Kant sostiene una dottrina del male praticamente identica a quella di Leibniz (il male è inteso come privazione del bene), ovvero abbraccia una dottrina che si colloca nell’ambito di un pensiero tradizionale, metafisico. Questa dottrina si pone però in aperto conflitto con le posizioni che lui stesso sosterrà nella Religione entro i limiti della sola ragione. Nel primo caso abbiamo il male inteso come privazione di un’unica entità, che è il bene, di cui Dio è l’autore vivente. Nel secondo caso il bene non viene negato (ci si giunge per via morale, non per via metafisica), ma il male è una forza attiva, non più una privazione.
Come tutti i docenti dell’epoca nell’ambito dell’Università di Königsberg e non solo, Kant era obbligato a usare dei manuali, per la precisione dei manuali di ispirazione wolffiana scritti da Alexander Gottlieb Baumgarten tratti dalle principali opere di Wolff. Nel manuale di Baumgarten la componente leibniziana era molto forte. Nonostante Kant avesse ampiamente criticato le prove dell’esistenza di Dio nella critica della ragion pura, ammette l’esistenza di una possibilità per affermare l’idea (non l'esistenza di Dio), possibilità che non compare soltanto nella tarda Critica della ragion pratica, ma è già contenuta nella Critica della ragione pura, nella sezione della “dottrina del metodo”, “canone della ragione pura”. Qui Kant introduce la dottrina del Sommo Bene (possiamo giungere a Dio attraverso la nostra moralità).
Già nel “canone” Kant si dimostra dunque consapevole del fatto che possiamo affermare l’esistenza di Dio non partendo da presupposti teologico-trascendentali, ma a partire dal fatto che se noi agiamo moralmente è anche perché siamo motivati dall’idea di fare piacere a Dio, la cui esistenza noi possiamo ammettere a partire dalla nostra nozione di virtù e di rettitudine. Dio premia le nostre azioni virtuose, dandoci in cambio quella felicità nella misura in cui la meritiamo. Già nel 1781 aveva scoperto una via alternativa a quella della metafisica per affermare la nozione di un Dio buono, ma non soltanto: Kant ha scoperto che si può giungere all’idea di Dio partendo dalla nostra esperienza della moralità, dalla nostra aspirazione a diventare individui retti e saggi.
Da che cosa ci dobbiamo tenere lontani secondo Kant? Dalla rivelazione di Dio contenuta nella Sacra Scrittura (cioè dalla dottrina dei preti). La Bibbia è un testo che di per sé non dimostra assolutamente nulla: sono racconti molto antichi che non possono essere inseriti in un discorso filosofico. Per Kant la Bibbia è un libro come un altro: non contiene dimostrazioni, ma narrazioni.
L'idea della somma perfezione
La ragione ha bisogno di un’idea della somma perfezione che le serva da misura per poter determinare qualcosa in conformità ad essa. Un tale concetto, che serve a misurare i gradi più bassi e più alti senza guardare alla sua realtà, si chiama idea. Per tale idea sono richiesti tre elementi:
- La compiutezza nella determinazione del soggetto rispetto a tutti i suoi predicati.
- La compiutezza nella derivazione dell’esistenza delle cose.
- La compiutezza dell’insieme: il mondo dipende da un essere supremo mentre tutte le cose del mondo sono in connessione tra loro, prese tutte insieme costituiscono un tutto compiuto. Infatti l’intelletto cerca sempre di formare un’unità in tutte le cose.
Idea: è una regola universale in abstracto.
Ideale: è un caso singolo che si porta sotto la regola.
Compiutezza: il motivo di una tale richiesta di compiutezza sta nel fatto che noi altrimenti non potremmo avere nessun concetto della perfezione. La virtù dell’uomo è sempre incompiuta ma dobbiamo avere una misura per vedere quanto dista questa incompiutezza dal sommo grado di virtù. Nella morale è necessario rappresentarsi le leggi nella loro perfezione e purezza morali. Questo ci porta all’idea di essere sommo.
L'idea dell'essere sommo
- Esclude ogni mancanza: perfezione trascendentale.
- Contiene in sé ogni realtà: perfezione fisica.
- Lo si può considerare come il sommo bene: perfezione pratica.
La teologia
È il sistema della nostra conoscenza di Dio.
Conoscenza comune: è un aggregato in cui un elemento è posto accanto ad un altro senza vederne la connessione e l’unità.
Teologia: è il sistema della conoscenza di Dio, un sistema è ciò in cui domina in generale l’idea del tutto. Tale sistema non comprende tutte le possibili conoscenze di Dio ma ciò che di Dio viene trovato dalla ragione umana.
Teologia ectypa: è il sistema della conoscenza di ciò che di Dio vi è nella natura umana. Esso è un sistema perché ciò che comprendiamo con la ragione può essere pensato in un’unità.
Teologia archetypa: la conoscenza di tutto ciò che si trova in Dio. Tale teologia ha luogo solo in lui. L’insieme di ogni possibile conoscenza di Dio non è possibile all’uomo nemmeno per mezzo di una rivelazione.
L'interesse della ragione in questa conoscenza
Speculativo: esso riguarda il fatto che la nostra ragione ha sempre bisogno di un massimo, in conformità al quale possa misurare e determinare gli altri gradi della realtà. Per avere un maximum togliamo ogni limitazione perché il nostro intelletto può conoscere le cose solo attraverso contrassegni universali: pensare al maximum dell’intelletto di Dio di cui non si ha nessun concetto, serve per rendere determinati i gradi minori perché il maximum stesso è determinato. Nella conoscenza dunque il concetto di Dio non è esteso ma determinato. Nella morale siamo orientati verso Dio perché tendiamo alla somma idea di moralità dell’essere sommo: si deve poter vedere quanto la nostra moralità dista da quella dell’essere sommo. Ci serviamo del concetto di Dio come misura per poter determinare la differenza della moralità. L’interesse speculativo che abbiamo della conoscenza di Dio è però insignificante: esso è solo un mezzo per poter rappresentare in una maniera determinata, ciò che si trova tra il maximum e il nulla. Esso è limitato rispetto all’interesse pratico il quale mira a renderci migliori elevando il concetto di moralità facendoci vedere i concetti della nostra condotta morale.
Pratico: l’oggetto della conoscenza della teologia cioè Dio è troppo elevato per poterci speculare sopra e attraverso la speculazione si può essere indotti all’errore. Ma la nostra moralità ha bisogno di questa idea che le dia vigore. Essa non può renderci più dotti ma migliori: se vi è un essere supremo che ci vuole rendere felici e vi è un’altra vita, allora i nostri principi morali ne ricevono nutrimento e forza maggiori e la nostra condotta morale ne verrà consolidata. La conoscenza positiva di Dio (speculativa) non è maggiore della conoscenza comune, mentre la conoscenza negativa di Dio (quella pratica) è maggiore.
Ragione pigra
La teologia non può servire a spiegare i fenomeni della natura. Non è un giusto uso della ragione quello per cui poniamo in Dio il fondamento di tutto ciò che non ci risulta chiaro. Si deve prima comprendere le leggi della natura per poterne poi conoscere e spiegare gli effetti. Non si usa la ragione e non si spiega nulla quando si dice che qualcosa è dovuta all’onnipotenza di Dio. Questa è la ragione pigra.
Il valore della teologia: nella morale l’oggetto ha un valore ma anche la conoscenza dell’oggetto ha in sé un valore. Nella teologia l’oggetto della conoscenza è il sommo valore, mentre il valore della conoscenza di tale oggetto è un’ombra rispetto a tale valore: la nostra capacità intellettiva è oltrepassata in Dio. Ma la conoscenza della teologia possiede nonostante ciò un valore: il suo valore è dato dal fatto che essa si rapporta alla religione. La religione è l’applicazione della teologia alla moralità. La religione naturale è dunque il substrato di ogni religione. Essa ha un valore che si eleva al di sopra di tutte le speculazioni in quanto costituisce l’ipotesi di ogni religione.
Religione
A) Religione rivelata: qui ha luogo una dottrina che deve essere conosciuta, la dottrina è l’insieme delle conoscenze che devono essere insegnate. Il teologo esige una vera dottrina perché deve interpretare la Bibbia e tale interpretazione dipende da ciò che può essere insegnato.
B) Religione naturale: in essa non ha luogo nessuna dottrina, qui non vi sono uomini dotti di Dio. Le scuole teologiche greche vedevano quale concetto di Dio si trovasse nella loro ragione e la conoscenza di Dio dipendeva dunque dalla ragione umana.
Il minimum della teologia
Il minimum di teologia necessario alla religione, ossia la più piccola conoscenza utile di Dio, la quale può spingere a credere in un Dio è che: c’è bisogno di una religione e che il concetto di Dio è sufficiente per la religione naturale. Ciò è vero se si riconosce che il concetto di Dio è possibile e non contraddice alle leggi dell’intelletto. La possibilità del concetto di Dio si basa sulla moralità poiché altrimenti la moralità non avrebbe alcun movente: dunque la semplice possibilità di Dio è sufficiente perché venga prodotta la religione. Tale concetto è utile dal punto di vista pratico mentre dal punto di vista speculativo la ragione troverà poco appagamento.
La teologia naturale
- Teologia empirica: Dio non può essere oggetto dei sensi né di esperienza, dunque tale teologia è possibile solo mediante l’aiuto di una rivelazione divina.
- Teologia razionale:
- Speculativa: ha come fondamento il sapere teorico trascendentale: penso Dio in base a concetti trascendentali indipendentemente da ogni esperienza, ha la sua origine nell’intelletto puro e nella ragione. Dio come ente sommo, come la causa di ogni cosa possibile. Causa del mondo.
- Ontoteologia: pensa Dio sulla base di concetti.
- Cosmoteologia: presuppone l’esistenza di un mondo e conclude all’esistenza di Dio.
- Naturale: penso Dio in base a concetti fisici. Ci si rappresenta Dio in confronto all’uomo e a partire dalla natura dell’uomo ricaviamo il concetto di Dio. Dio come somma intelligenza, cioè l’essere sommo considerato come il sommo essere razionale e come essere vivente che possiede conoscenza e volontà libera. Autore del mondo.
- Fisicoteologia: si serve dell’esistenza del mondo reale per concludere all’esistenza del suo creatore.
- Morale: ha come oggetto la conoscenza pratica, qui penso Dio in base a concetti ricavati dalla moralità. Dio come sommo bene, il fondamento della conoscenza e il sistema di tutti i fini. Legislatore e dominatore del mondo.
Nomi diversi per diverse modalità di conoscenza
Ateo: chi non ammette affatto una teologia.
Deista: chi ammette la sola teologia trascendentale, vi è una causa del mondo ma lascia indeciso se essa agisca liberamente. La teologia trascendentale si basa sulla ragion pura e pensa Dio in modo puro, svincolato da ogni mescolanza con l’esperienza. Qui penso Dio senza nessuna limitazione, estendo il concetto al massimo grado e considero Dio come un essere che dista infinitamente da me. Ma in questo modo non imparo a conoscere minimamente Dio. Tale concetto è inservibile se lo assumo isolatamente, ma la teologia trascendentale è una propedeutica e una introduzione alle altre teologie perché in essa penso Dio in modo puro e prevengo il pericolo che nelle altre due si insinui un qualche antropomorfismo. Essa possiede una utilità negativa e ci mette al sicuro dagli errori.
Teista: chi ammette una teologia naturale. Crede in un Dio ma anche in un Dio vivente che ha prodotto il mondo grazie a una volontà libera.
Teismo morale
Teismo morale: è la teologia in cui Dio viene pensato come sommo bene morale. Essa è la vera e propria teologia che serve come fondamento della religione. Qui penso Dio come principio supremo nel regno dei fini. Essa è diversa dalla morale teleologica.
La morale teleologica: la morale in cui l’oggetto di obbligazione presuppone il concetto di Dio. Essa non ha alcun principio se non quello che la volontà di Dio è stata rivelata e scoperta. Qui è il concetto di Dio che determina i nostri doveri ma ciò è il contrario di una morale perché incute paura attraverso la costrizione a seguire le leggi morali per evitare una punizione.
La morale naturale invece è pensata indipendentemente da ogni concetto di Dio. La morale non deve essere fondata sulla teologia ma deve avere in se stessa il principio e il fondamento della buona condotta. Solo successivamente la teologia potrà essere congiunta ad essa per far sì che la nostra moralità riceva maggiori moventi grazie a un essere che possa ricompensare la nostra buona condotta.
La prova ontologica
La prova ontologica mi è data dall’ontoteologia e si basa sul fatto che io possa pensare la somma perfezione determinata in tutti i suoi predicati.
- Un predicato che esprime il fatto che un qualcosa sia o venga trovato in quella cosa è un predicato che esprime l’essere in una cosa e contiene la realtà.
- Un predicato che esprime il fatto che qualcosa non sia in quella cosa esprime il non-essere e contiene quindi la negazione della realtà. Ogni negazione presuppone una realtà. Non posso conoscere alcuna negazione se non conosco la realtà che le è contrapposta.
Ogni cosa nel mondo possiede sia realtà sia negazioni. Tuttavia nelle cose noi troviamo delle negazioni la cui realtà non si incontra in nessuna parte del mondo: deve esserci un massimo della realtà da cui poter partire e in base a cui poter valutare tutte le altre cose. Una cosa in cui vi sia ogni realtà sarà l’unica cosa compiuta poiché essa è perfettamente determinata riguardo a tutti i predicati possibili. Essa è il fondamento della possibilità di tutte le altre cose.
Cartesio afferma che un essere che contiene in sé tutte le realtà deve anche esistere necessariamente perché anche l’esistenza è una realtà. L’esistenza di Dio è ricavata da un concetto puro di intelletto. (una cosa magnifica se la prova fosse giusta dice Kant).
La prova cosmologica
Nella prova cosmologica presuppongo che esista un mondo in generale e che se un mondo esiste esso deve essere o necessario o contingente. Che non è necessario è mostrato dai cambiamenti che accadono nel mondo, e dunque esso è contingente. Dunque deve esserci una causa fuori da esso che sia il fondamento della sua esistenza, e tale causa deve essere assolutamente necessaria perché se anche esso fosse contingente non potrebbe essere il fondamento dell’esistenza del mondo ma avrebbe bisogno di un altro fondamento. Tale essere che contiene il fondamento di tutte le cose deve avere in sé anche il fondamento della sua propria esistenza. Dall’assoluta necessità, Wolff conclude anche la somma perfezione: un essere assolutamente necessario deve essere anche il più perfetto.
La prova ontologica e la prova cosmologica appartengono entrambe alla teologia trascendentale perché sono condotte secondo principi a priori. Nella prova cosmologica infatti non è presunta alcuna esperienza del mondo ma si ammette l’esistenza di un mondo come una semplice ipotesi: se vi è un mondo allora esso deve esistere o necessariamente o contingentalmente.
La prova fisicoteologica
La prova fisicoteologica è quella in cui dal carattere del mondo presente si conclude alla natura del suo autore. Si astrae il concetto di un autore del mondo dal mondo presente e non da un mondo in generale. La fonte è del tutto empirica e la prova è molto popolare e attraente. È condotta secondo principi empirici perché il suo fondamento è posto su una percezione effettivamente reale del mondo esistente. Essa senza la teologia trascendentale non può fornire un concetto determinato di Dio perché una cosa più perfetta di tutte non si può derivare dall’esperienza perché la somma perfezione non è data in un’esperienza possibile. Astrarre il concetto di Dio da tali percezioni empiricamente fondate porta a sistemi contraddittori perché la nostra esperienza è troppo limitata per dedurre da essa una realtà somma. La prova si poggia dunque sulla teologia trascendentale. Se il concetto trascendentale non fosse giusto ci mancherebbe sapere che vi è un Dio, ma ci resterebbe ancora il credere che vi sia un Dio: la fede che viene dedotta da principi morali a priori.
Ateismo
Ateismo scettico: contesta le prove dell’esistenza di un Dio ma non l’esistenza stessa di un Dio. Esso nega che la ragione umana possa dimostrare attraverso la speculazione, l’esistenza di Dio con certezza, ma la ragione non può neanche provare in modo altrettanto certo che Dio non esista.
Ateismo dogmatico: nega l’esistenza di Dio e dichiara in generale impossibile che vi sia un Dio. Tali atei non ci sono mai stati o sono gli uomini più malvagi perché in loro cade ogni movente alla moralità.
Il teismo morale
Il teismo morale è critico perché riconosce insufficienti le prove speculative per l’esistenza di Dio: attraverso la ragione speculativa è impossibile dimostrare in modo apoditticamente certo l’esistenza di un essere sommo.
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