Estratto del documento

Controllare e distruggere

Il libro tratta dei regimi autoritari di destra collegati alle trasformazioni culturali, sociali, economiche dal XIX secolo. L’autore è Chapoutot, uno storico e insegnante a Parigi, uno studioso che si occupò delle origini culturali dei regimi totalitari. In questo libro cerca di indagare le origini culturali del nazismo e fascismo, la crisi delle democrazie, la natura dei totalitarismi e le differenze tra fascismo e nazismo da una parte e i regimi autoritari di destra dall’altra che non possono essere ricondotti a totalitarismi, i regimi nazional cattolici, in particolare il Portogallo, la Francia, l’Austria e la repubblica di Vichy.

Chapoutot parte dal biennio 89-91 quando crolla l’Unione Sovietica e quando si diffondono le idee della “fine della storia”, si diffonde una visione della storia che sembra scandire il mondo in tre date in cui avviene il trionfo della liberal democrazia:

  • 1918 sconfitta degli imperi conservatori, Germania, Austria Ungheria, Impero Ottomano.
  • 1945 vittoria dei paesi democratici ma anche Unione Sovietica.
  • 1989 vittoria della liberal democrazia anche contro l’Unione Sovietica.

Il periodo dopo la prima guerra mondiale, quindi 19-45, sarebbe stata una sfortunata parentesi, ma anche un ulteriore passo per la sconfitta di questi regimi totalitari. Questa visione ottimistica viene contestata fortemente da Chapoutot perché per lui non fu una deviazione o una sfortuna poiché espelle l’effetto di seduzione che il fascismo e il nazismo ebbero su milioni di europei.

Nella società di massa, che si sviluppa dopo la prima guerra, molte persone tornano a casa con un’esperienza violenta e traumatica e serve riformare un legame sociale, occorre creare “l’unità da una moltitudine di individui”. La democrazia liberale con attenzione verso l’individuo risulta inadeguata, non riesce ad adattarsi alla società che richiede più un senso collettivo. È da qui che il fascismo, il nazismo e il bolscevismo rispondono maggiormente al riconoscimento collettivo perché sono correnti che mettono al centro dell’azione non l’individuo ma le masse come soggetto e interlocutore politico che deve mobilitarsi, a volte sacrificando il singolo.

La prima guerra mondiale accelera e fa esplodere i fenomeni già osservabili nei secoli precedenti, Chapoutot individua tre condizioni culturali del XIX secolo sulle quali si basa la nascita del fascismo e nazismo che non vanno lette separatamente ma in maniera interconnessa:

  • Il fatto nazionale: l’idea di azione che nasce alla fine del XVIII secolo coniugando le idee di autonomia di Kant e di sovranità di Rousseau, nazione diventerà sinonimo di popolo. La nazione è un concetto culturale che delinea l’appartenenza culturale e politica. Il concetto di nazione nasce a “sinistra” contro i governi dell’Ancien Regime, in nome del liberalismo, con la rivoluzione francese e sulla base di ideali di libertà tra e dei popoli, secondo la nazione gli individui sono liberi tra loro e i popoli sono liberi dagli altri. Successivamente però slitta a “destra” secondo un’idea più ristretta di nazione. In Germania con Bismarck che fonda la nazione, si forma un’idea “ristretta” di nazione, prima era “aperta” cioè tutti potevano aderire ai valori della nazione. Si passa a un’idea fondata sul fattore etnico-territoriale, la nazione come entità storiche e immutabili, che è sempre esistita e non una costruzione culturale, alla nazione si appartiene per nascita. La nazione doveva dimostrare di essere la più potente. Un esempio in Italia è dal governo di Mazzini a quello di Crispi, che mette in atto delle politiche di restringimento.
  • Le rivoluzioni industriali: portano enormi cambiamenti sociali, politici ed economici, provocano migrazioni tra i vari paesi, il processo di urbanizzazione, la vita di fabbrica sfiancante e la reificazione degli individui che diventano cose al servizio delle macchine. Questi sconvolgimenti richiedono in tutti i paesi un processo di disciplinamento e controllo sociale, la vita di fabbrica doveva essere controllata perché poteva essere pericolosa a causa anche dei socialisti. Attraverso l’antropometria, l’antropologia criminale e il darwinismo sociale, attraverso l’analisi delle caratteristiche fisiche degli individui si poteva individuare il criminale nato, colui che poteva commettere dei reati. Le rivoluzioni portano con loro un perfezionamento delle tecniche di controllo poliziesco e identificazione giudiziaria per sorvegliare e punire. Si sviluppa l’idea che bisognava fare polizia preventiva costante, quindi isolare gli individui pericolosi e non solo usare la giustizia riparativa soprattutto davanti alle battaglie sociali. Qui nasce la raffigurazione del “nemico interno” che rappresenta il pericolo. Chapoutot si chiede se con lo stato di controllo poliziesco esistesse davvero un contratto sociale tra gli uomini o se fosse solo basato sulla costrizione. C’era quindi un richiamo al mondo arcaico e rurale, puro e tradizionale a cui il nazismo e il fascismo si appoggeranno come disciplina sociale.
  • La scienza e il suo doppio: l’800 è il secolo dell’ottimismo verso uno sviluppo della società umana, viene messa da parte la religione e si cerca una spiegazione razionale ai fenomeni. Questo razionalismo scientifico conduce al darwinismo sociale, all’antropologia criminale e al razzismo scientifico, nasce nell’800 in Francia il razzismo. Due francesi scrivono due saggi che vengono presentati come teorie scientifiche. Anche il romanticismo politico è una reazione al razionalismo positivista e riabilita la nazione come qualcosa legato alla terra e al sangue. Così il razionalismo positivista ottocentesco paradossalmente si ribalta nell’irrazionalismo e le teorie su cui si basano le nazioni vengono spacciate per scientifiche.

La brutalizzazione di massa: la grande guerra

Queste precondizioni probabilmente non avrebbero avuto lo stesso impatto politico e sociale se non ci fosse stata la guerra mondiale che amplifica i processi. Anche per Chapoutot la prima guerra mondiale costituisce la matrice del mondo contemporaneo, fu una guerra di massa che scoppiò in una società che stava diventando di massa. Si assiste alla massificazione del fenomeno guerriero, la leva era obbligatoria e tutti gli uomini dovevano combattere. In questa guerra di posizione e logoramento la morte era un’esperienza collettiva che entrava nella vita dei giovani, era caratterizzata da un’indifferenziazione tra fronte e retrovie, prima chi stava nelle retrovie subiva poche conseguenze e la guerra, le conseguenze erano limitate all’area dei combattimenti ma ora la mobilitazione di massa produce conseguenze su tutti. A tutti i ragazzi serviva combattere in guerra per rinnovare la società.

La guerra totale con le società rivolte alle necessità belliche non comporta solo uno scontro tra eserciti ma anche uno scontro tra società visto che vengono incluse le retrovie. La guerra totale è la somma tra la massa e la totalità, se la guerra è totale anche gli stati lo diventano aumentando il controllo sui cittadini e la loro potenza diretta sui cittadini imponendo obblighi e regole. Quando lo stato diventa totale ai fini bellici il passaggio ai regimi totalitari è diretto. In tutti gli stati di guerra i cittadini sono controllati, i parlamenti non hanno potere di decisione, le libertà individuali sono sacrificate ai fini bellici. La propaganda bellica viene estesa anche ai bambini attraverso libri, giochi comunicando che la guerra è una cosa “normale” che prima o poi toccherà anche loro, dovevano interiorizzare l’idea di diventare soldati. Viene sacrificata la libertà individuale per proporre un modello di civiltà basato su quello della guerra anche nei tempi di pace, ciò che faranno il nazismo e fascismo.

Milioni di uomini si trovano a confrontarsi con la morte di massa che viene normalizzata, quando i ragazzi tornano a casa portano con sé la pratica della violenza subita per 3-4 anni, in tutti i paesi nel dopoguerra si assisterà a un aumento di violenza politica. Quando i giovani tornano si sentono spaesati, l’unica ancora che li tiene insieme è la solidarietà della trincea, cercano di ricostruire questo legame anche nella vita civile. Continua la celebrazione delle guerra e l’adesione a formazioni paramilitari, dando un senso positivo all’esperienza bellica. Nascono nuove formazioni politiche verso i reduci di guerra con formazioni paramilitari poiché essi si trovano a loro agio andando a ricreare quei legami di solidarietà di trincea. La propaganda messa in atto per la guerra costruisce la figura del nemico, spiega il motivo per il quale uccidere, viene demonizzato il nemico, sia quello esterno che interno. I nemici interni sono coloro che si oppongono alla guerra, che mettono in atto delle proteste, coloro che non parlano la stessa lingua, chi è diverso, il nemico viene privato delle sue caratteristiche di umanità.

La grande guerra segna anche la disfatta del razionalismo positivista perché esso doveva produrre tanto benessere e progresso per le popolazioni ma portò solo all’apocalisse e la modernità fu solo uno strumento, le nuove armi e le scoperte vennero utilizzate per la guerra. La crisi di questo razionalismo finisce per travolgere l’ideologia di riferimento cioè il liberalismo.

Davvero finisce la guerra nel 1918? Chapoutot sostiene che il trattato di pace sarebbe stato la prosecuzione della guerra con altri mezzi, in teoria si è in pace ma in realtà si è ancora in guerra. La Germania dopo la guerra viene umiliata, perde territori, persone e gli vengono imposti limiti alle forze armate. Essa comincia a elaborare il mito della “pugnalata alla schiena”: i tedeschi sostenevano che non avevano davvero perso, ma che erano crollati per la guerra civile interna. La Germania però era allo stremo, sicuramente la botta finale viene causata dalla guerra interna però le persone morivano per strada, non avevano più cibo, sarebbe durata ancora poco. Sono i militari i primi a chiedere un armistizio, lo stato non viene invaso nei territori, ma le persone iniziano a capire che non potevano andare avanti.

L’Italia è un paese vincitore ma non viene considerato tale, non ottiene le colonie promesse. Tra i reduci si sviluppa un atteggiamento violento, contestano le istituzioni politiche poiché non riuscirono a mantenere le promesse, e contro i socialisti che continuano a essere contro la guerra. Chapoutot sostiene il mito di una “finta sconfitta tedesca” e una “finta vittoria italiana”. Questi due miti finiscono per alimentare il livello di mobilitazione politica violenta.

Quindi dopo il 1918 la guerra continua, ci sono guerre esterne, come contro la Russia bolscevica o quella tra la Turchia e Grecia, e guerre civili, soprattutto quelle in Germania e Italia. Una guerra civile che assume il ruolo di “guerra per la memoria”, in Italia essa è la prosecuzione potenziata dello scontro tra intervenisti e neutralisti del 1915. La morte viene da un lato banalizzata come esperienza normale e costante.

Tra le guerre del il 1918 c’è la guerra contro il bolscevismo internazionale in tutti i paesi europei. La percezione del “pericolo rosso” facilita il riorientamento delle élite liberal-democratiche e conservatrici europee finendo per sostenere e app

Anteprima
Vedrai una selezione di 3 pagine su 10
Riassunto esame Storia contemporanea, Prof. Ziglioli Bruno, libro consigliato Controllare e distruggere , Chapoutot Pag. 1 Riassunto esame Storia contemporanea, Prof. Ziglioli Bruno, libro consigliato Controllare e distruggere , Chapoutot Pag. 2
Anteprima di 3 pagg. su 10.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia contemporanea, Prof. Ziglioli Bruno, libro consigliato Controllare e distruggere , Chapoutot Pag. 6
1 su 10
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aurorafinotello03 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Ziglioli Bruno.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community