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La duplice rivoluzione

Il termine "rivoluzione industriale" indica il passaggio dalla manifattura alla fabbrica capitalistica, che sostituì la forza umana, animale e naturale (es. vento, acqua) con quella delle macchine mosse dal vapore. La differenza non sta tanto nella concentrazione dei lavoratori o nella privatizzazione dei beni di produzione, quanto nella centralità della macchina, che rese necessaria la specializzazione del lavoro.

La prima ondata in Inghilterra

La prima ondata avvenne in Inghilterra, dove c'erano precedentemente state delle trasformazioni agricole, demografiche ed economiche. Le enclosures, recinzioni di terre appartenenti alla comunità, passarono ai grandi proprietari determinando l'incremento dell'efficienza ma anche della povertà dei piccoli coltivatori. Questo avvenne verso la fine del XVIII secolo, in maniera disomogenea e prevalentemente nel settore tessile (industria cotoniera), la cui produttività aumentò di centocinquanta volte grazie alle innovazioni tecniche. I macchinari, poco costosi e a cui erano addetti perlopiù bambini e donne (salari minori), contribuirono alla formazione di un proletariato industriale non proprietario dei mezzi di produzione. Nell'artigianato furono introdotti i telai meccanici favorendo la produzione di ferro e quindi del coke, cioè carbon fossile (simbolo dello sviluppo di Manchester). La produzione locale di cotone dell'India, dal 1763 sotto il controllo della Compagnia delle Indie Orientali, incentivò l'importazione di prodotti tessili inglesi.

Conseguenze

  • Aumento del divario tra ricchi e poveri
  • Nascita della classe operaia e del concetto di classe, che differisce da quello di ceto in quanto si basa sulla collocazione nel processo produttivo e non più sulla condizione economica
  • Prima forma di coscienza di classe
  • Luddismo (dal tessitore Ned Ludd, che propose di distruggere le macchine considerate la causa dei mali degli operai) come nuova forma di protesta

La rivoluzione francese

A seguito della rivoluzione industriale, l'Inghilterra si fratturò in due classi contrapposte, quella operaia e quella borghese-imprenditoriale. A Versailles re Luigi XVI convocò gli Stati generali (nobiltà, clero e Terzo stato, cioè popolo e borghesia) nel 1789 (per la prima volta dal 1614) a causa dei problemi finanziari del regno e di un profondo malcontento espresso nei cahiers de doléances. L'abate Sieyès, portavoce del Terzo stato, propose delle votazioni non più per ordine ma per testa, e dopo le resistenze di Luigi XVI il Terzo stato proclamò l'Assemblea nazionale (17 giugno 1789), il Giuramento della Pallacorda (20 giugno 1789) e l'Assemblea costituente (9 luglio 1789).

La Rivoluzione francese iniziò di fatto il 14 luglio 1789, il giorno della presa e della distruzione della prigione della Bastiglia per impossessarsi delle armi e costringere il re a trasferirsi dalla reggia di Versailles nella capitale per essere meglio supervisionato, presentando diverse rivendicazioni (l'uguaglianza giuridica, l'affermazione dei diritti civili e di stampa, la libertà di culto e di opinione) e un'idea di Stato laico segnato dal liberalismo e dalla separazione dei poteri. Mentre nelle città furono occupati i municipi, nelle campagne si diffusero delle rivolte contadine, frenate il 4 agosto 1789 dall'Assemblea con l'abolizione del sistema feudale.

Il 26 agosto 1789 l'Assemblea approvò la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, il manifesto della rivoluzione, e decretò la fondazione di una monarchia costituzionale attribuendo il potere esecutivo al sovrano e quello legislativo a una Camera di rappresentanti eletti (prima Costituzione, che comprese solo i cittadini maschi con censo elevato). Per risolvere i problemi finanziari l'Assemblea mise all'asta i beni della Chiesa (circa il 10% del territorio francese), confiscati il 2 novembre 1789, e circa un sesto del territorio cambiò di proprietà soprattutto a vantaggio dei ceti borghesi.

Nel 1790, con la promulgazione della Costituzione civile del clero, i sacerdoti divennero dipendenti dalla nazione e non più dalla sede pontificia, e con la legge organica (agosto 1790) tutti i giudici nei nuovi tribunali che sostituivano i Parlamenti sciolti nel novembre 1789 furono eletti popolarmente. Nel 1794 fu abolita la schiavitù nelle colonie francesi e la Francia fu divisa in 83 dipartimenti.

I giacobini e la rivoluzione

Nell'Assemblea, ove prevalevano i nobili "liberali" (come il marchese di La Fayette e il conte di Mirabeau) e il cosiddetto "triumvirato" (Lameth, Duport e Barnave), emersero alcune correnti politiche radicali, come quella dei giacobini (da Saint-Jacobus, l'ex-convento domenicano in cui si riunivano) o i sanculotti (gruppi popolari parigini che indossavano pantaloni lunghi – sans culottes – e chiedevano prezzi più accessibili e maggiore rappresentanza), e alcuni paesi, tra cui l'Austria (a cui la Francia dichiarò guerra nel 1792, durante la quale le truppe dei federati di Marsiglia resero famosa la Marsigliese), espressero posizioni controrivoluzionarie. Il 10 agosto 1792 i giacobini, guidati da Robespierre, Marat, Danton e Saint-Just deposero il re, il quale sarà ghigliottinato insieme alla sua famiglia il 21 gennaio 1793, mentre la monarchia fu ufficialmente proclamata decaduta il 21 settembre 1792.

Il governo fu assunto provvisoriamente dalla Comune di Parigi (1792 – 1795) con l'impegno di costituire una nuova assemblea detta Convenzione nazionale ponendo fine alla monarchia costituzionale e proclamando la repubblica. Agli Asburgo si unirono anche l'Inghilterra, l'Olanda e la Spagna e per fronteggiare l'invasione straniera, la rivolta in Vandea (marzo 1793), l'insurrezione federalista e le difficoltà negli approvvigionamenti vennero gradualmente messe a punto le strutture del governo rivoluzionario, che si identificava con la dittatura del Comitato di salute pubblica (istituita il 6 aprile 1793). Nel giugno 1793 vennero approvate una Costituzione più radicale, la cui applicazione fu rimandata a causa della guerra, e una nuova Dichiarazione dei diritti (fra i quali quello del lavoro, dell'assistenza e dell'istruzione). Tra l'estate del 1793 e quella del 1794 i giacobini instaurarono il regime del Terrore, segnato dalle violente repressioni controrivoluzionarie e concluso con l'esecuzione di Robespierre e dei suoi collaboratori (26-27 luglio, cioè 8-9 termidoro, 1794).

La Costituzione a carattere censitario dell'agosto 1795, volta a ripristinare l'ordine borghese del 1792 dopo la fase giacobina, restrinse la nozione di cittadinanza con la richiesta di censo, abolì il suffragio universale e introdusse il sistema bicamerale (un consiglio dei Cinquecento proponeva le leggi, un consiglio degli anziani le approvava e i Direttori, cinque membri, le eseguivano) instaurando il regime del Direttorio (1795 – 1799); quest'ultimo colpì sia a sinistra (congiura degli eguali del maggio 1796) che a destra (colpo di Stato del settembre, o fruttidoro, 1797, con cui furono annullate le elezioni favorevoli ai monarchici).

Con la Rivoluzione francese si avviò il processo di secolarizzazione, cioè di liberazione delle società dal controllo religioso (da saeculum, il mondo terreno); la Chiesa reagì in maniera intransigente in linea di principio ma disponibile nel concreto adeguandosi alla realtà ma perseguendo un ordine cattolico ideale.

L'età napoleonica (1799 – 1815)

Il 9-10 novembre (18-19 brumaio) 1799 Napoleone Bonaparte attuò un colpo di stato sciogliendo il Direttorio ed emanando una nuova Costituzione (detta dell'anno VIII ed entrata in vigore il 25 dicembre 1799), che attribuiva il governo a tre consoli ma che permetteva solo a lui, il "primo console", di promulgare leggi e nominare le cariche statali. Riservò al governo la nomina di prefetti, sottoprefetti, sindaci e magistrati e, sconfitti gli austriaci a Marengo (10 giugno 1800), chiuse la guerra della "seconda coalizione" stipulando la pace di Lunéville (febbraio 1801) con l'Austria e la pace di Amiens (marzo 1802) con la Gran Bretagna. I conflitti religiosi vennero placati grazie al Concordato (luglio 1801) stipulato con papa Pio VII (1800 – 1823); una commissione da lui nominata redasse il primo codice civile moderno, il Codice napoleonico (1804).

Visti i successi riscontrati in politica estera, si fece nominare console a vita (2 agosto 1802) e imperatore (4 aprile 1804) dal Senato, mentre il 2 dicembre 1804 si fece proclamare imperatore Napoleone I da papa Pio VII, avviando poi una serie di campagne militari che sconvolsero la geografia politica europea annettendo il Piemonte, la Toscana, Roma, l'Istria, la Dalmazia e l'Olanda. Per indebolire l'Inghilterra, il cui dominio sul mare era incontrastato, nel novembre 1806 pose un blocco continentale proibendo ai sudditi dell'Impero francese ogni commercio con le isole britanniche, ricevendo poi l'adesione della Russia, della Prussia, della Danimarca e della Spagna. Proprio lì nel maggio 1808, dopo aver fallito la conquista del Portogallo e aver quindi ripiegato sul trono spagnolo, da dove spodestò Carlo IV e pose il fratello Giuseppe Bonaparte, avvenne un'insurrezione popolare, dovuta anche alla cattura di papa Pio VII, che scomunicò Napoleone e fu imprigionato a Savona.

In età napoleonica si assistette alla fine del Sacro Romano Impero (agosto 1806): gli Asburgo assunsero il titolo di imperatori d'Austria e fu costituita la Confederazione del Reno (luglio 1806), di cui facevano parte gli Stati tedeschi vassalli della Francia (dalla Baviera alla Vestfalia, dal Württemberg alla Sassonia). Lo zar Alessandro I (1801 – 1825) si staccò gradualmente dall'alleanza con Napoleone stretta nell'incontro di Tilsit (giugno 1807) mettendosi alla testa di un movimento di riscossa nazionale contro l'influenza francese.

La campagna in Russia (giugno-novembre 1812), intrapresa da Napoleone per punirlo e costringerlo alla resa e culminata con la vittoria di Borodino (7 settembre 1812) e l'entrata a Mosca il 14 settembre, si risolse in un immane fallimento portando alla costituzione di una sesta coalizione (se ne erano create diverse durante i primi anni di governo di Napoleone) comprendente inizialmente la Russia, la Svezia e la Prussia e poi anche l'Austria e l'Inghilterra.

A seguito della sconfitta nella battaglia di Lipsia (ottobre 1813) la Francia venne invasa, il regno d'Italia cadde e Napoleone abdicò il 4 aprile 1814 a favore di Luigi XVIII, fratello di re Luigi XVI. Un tumulto popolare a Milano segnò la fine del regno d'Italia il 20 aprile 1814. Il 30 maggio 1814 la Francia tornò nei suoi confini del 1789, mentre il 4 giugno re Luigi XVIII promulgò la Carta costituzionale. Nel marzo 1815 fuggì dall'isola d'Elba, dov'era stato esiliato, e dopo i cosiddetti "cento giorni" in cui rientrò trionfalmente a Parigi (22 marzo) e tentò di ristabilire il proprio potere, fu sconfitto dalla settima coalizione nella battaglia di Waterloo (18 giugno 1815), abdicando una seconda volta il 22 giugno e venendo quindi esiliato sull'isola di Sant'Elena, sotto il controllo britannico, dove morì nel 1821.

Focus: La situazione delle americhe

Nel 1823 il presidente Monroe dichiarò che gli Stati Uniti respingevano ogni ingerenza europea negli affari del continente americano ("dottrina di Monroe"). La corrente politica federalista di Hamilton, basata sulla borghesia industriale e un forte potere centrale, si contrapponeva a quella repubblicana di Jefferson, che invece valorizzava i poteri autonomi degli stati e seguiva un'ideologia individualista e liberista. Proprio da quest'ultima nacque il Partito democratico, arrivato alla presidenza nel 1828 con Jackson, il quale raccolse il favore dei proprietari del Sud, contrari al protezionismo e quindi favorevoli al liberismo, e delle forze popolari ostili alla borghesia finanziaria del Nord. La conquista del Texas portò a una guerra contro il Nuovo Messico. L'Alaska fu venduta agli Stati Uniti d'America dalla Russia nel 1867.

In America Latina la popolazione contava 20 milioni di abitanti (3 milioni i creoli, 2 milioni gli schiavi neri, 5 milioni i meticci, 10 milioni gli indios). Con le guerre napoleoniche la Spagna, indebolita, lenì il controllo delle colonie dell'America latina ove i movimenti indipendentisti della popolazione creola (l'élite sociale di bianchi discendenti dai coloni), malcontenta per l'impopolarità dell'amministrazione spagnola, furono guidati da Simon Bolivar e appoggiati indirettamente dagli Stati Uniti e dall'Inghilterra, ottenendo l'indipendenza, tra il 1811 e il 1836, del Paraguay, dell'Argentina, del Cile, della repubblica degli Stati Uniti di Colombia (Venezuela, Colombia ed Ecuador), del Perù, dell'Uruguay, del Guatemala, del Salvador, dell'Honduras, del Nicaragua e di Costarica. Dopodiché alla Spagna rimase solo Cuba, mentre il Brasile si emancipò dal Portogallo e il Texas dal Messico.

Bolivar, denominato Libertador, tentò di unire le varie repubbliche in una confederazione per rafforzarle contro le pressioni inglesi e nordamericane, che puntavano all'abbondanza dell'America latina di metalli, cacao e zucchero, ma la pressione degli interessi inglesi e nordamericani determinarono il fallimento del Congresso convocato a Panama nel 1826 e a causa dell'instabilità degli stati sudamericani nel corso del XIX secolo sorsero numerose dittature militari.

La restaurazione (1815 – 1830)

È il periodo tra il Congresso di Vienna e i moti rivoluzionari del '30, contraddistinto dal ritorno dei Borbone sul trono francese e dal tentativo anacronistico di ripristinare la situazione politica precedente alle grandi rivoluzioni mediante la censura e il controllo poliziesco.

Al Congresso di Vienna (1 novembre 1814 – 9 giugno 1815) parteciparono Austria, Inghilterra, Prussia, Russia e Francia, le quali stabilirono un nuovo assetto internazionale combinando il principio di legittimità col principio dell'equilibrio internazionale. La Santa Alleanza, stipulata tra l'ortodossa Russia, la cattolica Austria, la protestante Prussia e la Francia, sancì il controllo della situazione politica europea stabilendo il principio di intervento delle potenze in ogni Stato in cui il potere dei sovrani legittimi fosse messo in pericolo da moti rivoluzionari e rafforzando al contempo il rapporto tra Stato e Chiesa (i fondamenti della società sarebbero dovuti essere di diritto divino); ad essa si affiancò la Quadruplice Alleanza tra Russia, Prussia, Austria e Inghilterra, il cui fine era ridimensionare la Francia.

Si affermò il principio filosofico e politico del liberalismo (da liberales, movimento spagnolo che voleva affermare la propria autonomia nella Francia napoleonica del 1812), alla cui base c'è l'idea che la società progredisce col libero confronto delle opinioni e delle iniziative individuali senza il bisogno di essere regolata o uniformata dall'alto (parallelamente il liberismo, in economia, è contrario all'intervento dello Stato nel mercato) e la necessità di un allargamento delle istituzioni politiche rappresentative. Della progressiva decadenza dell'impero ottomano cercò di trarre profitto l'espansionismo della Russia che, dopo un vittorioso conflitto, ottenne con la pace di Adrianopoli (14 settembre 1829) l'intera costa settentrionale del mar Nero (il Caucaso) e pose le premesse diplomatiche per l'indipendenza della Grecia (già in fieri dal 1821 ma proclamata nel 1830); lo zar Nicola I (1825 – 1855), successore di Alessandro I, seguì una politica dispotica e reazionaria di russificazione inaugurando il proprio regno con la sanguinosa repressione del moto liberale dei "decabristi", che contestavano il nuovo imperatore e chiedevano una svolta liberale.

In questo periodo venne abolita la servitù della gleba nell'Europa centrale e orientale tra il 1807 e il 1861.

Le rivoluzioni del 1830-31

In Europa scoppiarono una serie di rivolte, il cui scopo era affermare i principi liberali e ottenere una costituzione o rivendicare l'indipendenza nazionale (es. Grecia che, guidata da Ypsilanti, proclamò l'indipendenza dall'impero ottomano nel 1822 sancita poi nel 1830 con l'appoggio della Russia, della Francia e dell'Inghilterra), perlopiù senza successo (come in Spagna, Portogallo, Sardegna, regno delle Due Sicilie, Russia), mentre in Inghilterra fallì il Cartismo. Iniziarono dalla Francia, ove alla vittoria delle elezioni dei liberali re Carlo X di Borbone (1824 – 1830) tentò un colpo di stato con le cosiddette Quattro ordinanze (25 luglio 1830) abolendo la libertà di stampa, sciogliendo la Camera e provocando così la reazione dell'alta borghesia e degli aristocratici, uniti per difendere il liberalismo moderato. Seguì il regno di Luigi Filippo duca d'Orléans (1830 – 1848), il primo re dal Congresso di Vienna a ricevere la corona per consenso popolare e non per diritto divino, il quale ampliò l'elettorato e concesse una Costituzione che riconobbe la libertà di stampa e di religione (il cattolicesimo smise di essere religione di stato) ristabilendo la bandiera tricolore (proposta da Luigi XVI) e riformando l'istruzione.

Come conseguenza ci fu l'insurrezione del Belgio contro l'Olanda e quella della Polonia contro la Russia (la quale l'aveva acquisita nel 1815) che le concesse l'indipendenza.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trydimi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Galfrè Monica.
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