La grande guerra nel Medio Oriente
Premesse
Nel 1875 il ministero del tesoro ottomano dichiarò la bancarotta e l'anno successivo la repressione dei separatisti bulgari destò scalpore e una reazione ostile dell'opinione pubblica europea. Dopo la deposizione di due sultani nel giro di pochi mesi salì al trono Abdulhamid II (1876 – 1909), che introdusse una costituzione liberale (promulgata il 23 dicembre 1876) e aprì la prima sessione del parlamento elettivo da lui creato con membri musulmani, cristiani ed ebrei il 19 marzo 1877 al fine di impedire ulteriori intromissioni europee negli affari ottomani.
Nell'aprile 1877 la Russia, spinta dall'ambizione di collegare il Mar Nero col Mar Mediterraneo mediante la conquista di Istanbul (Costantinopoli), gli dichiarò guerra e, dopo ch'egli ebbe proclamato la jihad (“guerra santa”) per far leva sul sentimento patriottico del popolo ottomano, raggiunse la periferia di Istanbul (gennaio 1878). A seguito delle proteste dei parlamentari Abdulhamid II sospese la costituzione, sciolse il parlamento e mise agli arresti domiciliari i deputati più critici nei confronti delle sue decisioni inaugurando una politica assolutistica. Egli firmò un armistizio con l'impero russo subendo pesanti perdite territoriali (ben due quinti del territorio ottomano) sancite dal trattato di pace del congresso di Berlino (giugno-luglio 1878), ove la popolazione armena, dispersa tra l'Impero russo e quello ottomano, presentò per la prima volta le proprie rivendicazioni territoriali (le province di Kars, Ardahan e Batum alla Russia e le province di Erzurum, Bitlis e Van, rimaste agli ottomani, dichiarate “province abitate dagli armeni”).
Nel 1882 la Gran Bretagna intervenne nella crisi dell'Egitto, provincia ottomana autonoma, ponendola sotto il proprio governo coloniale; per contrastare le ambizioni delle nazioni europee il sultano strinse ancor di più il proprio dispotismo, salvaguardando per diversi anni (1882 – 1908) l'integrità territoriale ma sacrificando così i diritti politici dei cittadini.
La rivoluzione dei Giovani turchi
Il movimento di opposizione dei Giovani turchi era composto da più partiti (tra cui il CUP, cioè il Comitato di Unione e Progresso) legati dall'obbiettivo comune di frenare l'assolutismo del sultano e tornare alla democrazia parlamentare. Nel giugno 1908 alcune spie imperiali scoprirono una cellula del CUP nella Terza armata di stanza in Macedonia e, al rischio di finire sotto la corte marziale, il 3 luglio dello stesso anno duecento uomini armati guidati dal capo della cellula scoperta, l'aiutante maggiore Ahmed Niyazi, si ribellarono chiedendo il ripristino del regime costituzionale; inaspettatamente ottennero sostegno da parte della popolazione, tanto che il maggiore Ismail Enver proclamò la costituzione del 1876 nelle città macedoni di Köprülü e Tikveş. Il 23 luglio 1908 Abdulhamid II convocò il gabinetto in crisi e vi annunciò la volontà di reintrodurre la costituzione liberale; dopo aver suscitato molte speranze la rivoluzione portò però solo una grande disillusione: il sultano rimase al potere e anzi venne visto come un califfo, cioè capo spirituale, per aver reintrodotto la costituzione.
L'instabilità politica minò la fiducia nella moneta turca e l'inflazione lievitò fino al 20%. Il ritorno alla democrazia parlamentare non portò al rispetto dei paesi europei, che anzi sostennero la Bulgaria che, il 5 ottobre 1908, dichiarò la propria indipendenza.
L'esercito venne dato in mano al gran visir (cioè il primo ministro) Said Pascià, che creò un comitato di supervisione per garantire l'applicazione della costituzione, mentre i Giovani turchi tentarono di riprendere il controllo mediante la vittoria delle elezioni del dicembre 1908 del CUP. Il 17 dicembre 1908 il sultano aprì (di nuovo) la prima sessione del parlamento.
Nella notte tra il 12 e il 13 aprile 1909 i soldati del I corpo d'armata, fedeli al sultano, attuarono una controrivoluzione ammutinandosi, alleandosi con gli studenti dei collegi religiosi della capitale (che non appoggiavano il CUP in quanto secolarizzato) e marciando sul parlamento per chiedere la formazione di un nuovo consiglio dei ministri e la restaurazione della legge islamica. I deputati unionisti (cioè i membri del CUP) fuggirono dalla capitale, il gabinetto rassegnò le dimissioni e il sultano dichiarò opportunisticamente di voler attuare la volontà del popolo tornando al potere, al che i Giovani turchi lealisti stanziati in Macedonia mobilitarono il 17 aprile a Salonicco una forza d'intervento denominata Azione armata per marciare su Istanbul il 24 aprile sotto il comando del maggiore Ahmed Niyazi e imporvi la legge marziale. Le due camere del parlamento si riunirono a comporre l'assemblea nazionale generale che il 27 aprile votò per la deposizione di Abdulhamid II e la nomina di suo fratello Mehmed Reşad, che prese il nome di Mehmed V (1909 – 1918).
I primi scontri con gli armeni
Verso la fine del XIX secolo emersero delle associazioni nazionaliste armene: nel 1887 a Ginevra un gruppo di studenti armeni fondò la Hunchak, mentre nel 1890 all'interno dell'Impero russo nacque la Federazione rivoluzionaria armena nota come Dashnak. Tra il 1894 e il 1896 gli armeni ottomani subirono una serie di massacri, le cui stime furono di non meno di 37.000 morti; il 17 ottobre 1895, a seguito di un tumulto a Istanbul, Abdulhamid II emanò un decreto in cui prometteva delle riforme nelle sei province dell'Anatolia orientale con popolazione armena (Erzerum, Bitlis, Van, Diyarbakir, Harput e Sivas).
La guerra libica
Le province di Bengasi e Tripoli, in Libia, gli ultimi possedimenti ottomani in Nord Africa, furono attaccate con una dichiarazione di guerra dall'Italia il 29 settembre 1911 e prese nel giro di pochi giorni a causa della debolezza delle posizioni ottomane. Enver si recò a Salonicco, al comitato centrale del CUP, e una volta ottenuta l'approvazione radunò un esercito di volontari (tra cui Mustafa Kemal), sia di Giovani turchi che di tribù arabe, posizionando la base strategica in Egitto, preparandosi a una guerriglia illegale (il governo turco li disconobbe) e ponendo le basi per il servizio segreto dell'Organismo speciale, il Teşkilât-i-Mahsusa. La guerriglia iniziò in ottobre 1911.
Grecia (indipendente dal 1830), Serbia (indipendente dal 1878), Montenegro (indipendente dal 1878) e Bulgaria (indipendente dal 1908) avevano delle mire espansionistiche nel territorio balcanico che rimaneva in mano agli ottomani (Albania, Macedonia e Tracia), perciò l'8 ottobre 1912 gli italiani incoraggiarono i montenegrini a dichiarare guerra all'Impero ottomano; il 18 ottobre 1912 quest'ultimo concluse un trattato di pace con l'Italia lasciandole le province libiche.
Le guerre balcaniche
Nell'ottobre 1912 tutti gli stati balcanici indipendenti dichiararono guerra all'Impero ottomano. L'8 novembre la Grecia prese Salonicco e in seguito parte dell'Albania, mentre Serbia e Montenegro presero la parte restante dell'Albania, la Macedonia e il Kosovo. La Bulgaria invece sfondò la prima linea di difesa ottomana il 24 ottobre e cinse sotto assedio la città di Edirne da dicembre. Il 23 gennaio 1913 Enver mise in atto un colpo di stato facendo irruzione negli uffici ministeriali della Sublime porta, il governo ottomano, imponendo a Kamil Pascià le dimissioni e chiamando un ex generale non unionista, Mahmud Şevket Pascià, per formare un nuovo governo e un nuovo gabinetto. L'armistizio venne concluso il 3 febbraio 1913 senza però un accordo tra i belligeranti; dopo il 28 marzo, giorno della caduta di Edirne per mano dei bulgari, Mahmud Şevket Pascià iniziò un negoziato con gli stati balcanici e con la mediazione britannica il 30 maggio 1913 venne siglato il trattato di Londra, col quale il governo turco cedeva le sue regioni mediterranee (60.000 miglia quadrate di territorio e 4 milioni di abitanti).
Il gran visir Mahmud Şevket Pascià fu assassinato l'11 giugno 1913, al che Cemal procedette con delle epurazioni che spezzarono definitivamente il fronte liberale e gli unionisti salirono definitivamente al potere. Il sultano chiese a Said Halim Pascià di diventare gran visir e di formare un nuovo governo e Talat, Cemal ed Enver furono promossi al grado di pascià, il primo nel gabinetto come ministro dell'interno, il secondo come governatore di Istanbul e il terzo come ministro della guerra.
La spartizione dei territori ceduti dagli ottomani col trattato di Londra si arrestò quando le potenze europee riconobbero la dichiarazione d'indipendenza dell'Albania (avvenuta formalmente il 28 novembre 1912 a opera di Ismail Qemali): i serbi, che avrebbero dovuto ricevere il territorio albanese, attaccarono la Macedonia, che sarebbe dovuta andare ai greci e ai bulgari. Nella notte tra il 29 e il 30 giugno 1913 i bulgari attaccarono le posizioni serbe e greche in Macedonia ritirando le proprie truppe stanziate in Anatolia. L'8 luglio le truppe del CUP ripresero Edirne e riconquistarono gran parte della Tracia orientale, mentre il 10 agosto 1913 la Bulgaria invocò la pace.
L'origine dell'arabismo
Con l'ascesa dei Giovani turchi al potere la situazione non mutò radicalmente: la tassazione e la coscrizione militare furono applicate in tutte le province e la lingua turca sostituì quella araba nelle scuole e nell'amministrazione. Alla turchizzazione si opposero delle organizzazioni arabiste, che non chiedevano l'indipendenza ma un maggior riconoscimento della propria cultura, come l'Associazione giovani arabi, creata nel 1909 a Parigi col nome al-Fatat, o il Partito di decentramento ottomano, creato nel 1912 al Cairo. La società segreta al-Ahd era l'equivalente militare di al-Fatat e divenne particolarmente forte in Iraq.
Il periodo prebellico
Nell'agosto 1911 il governo ottomano aveva commissionato ai cantieri britannici di Vickers e Armstrong due moderne corazzate, la cui consegna era prevista per luglio 1914, con le quali la marina turca avrebbe avuto un fortissimo vantaggio sulla flotta russa del Mar Nero e su quella greca del Mar Egeo. Nella primavera del 1914 la Francia concesse all'Impero ottomano un prestito pubblico di 100 milioni di dollari, che il governo unionista investì in opere pubbliche che avrebbero portato in tutte le province elettricità, illuminazione pubblica, linee tranviarie e strade.
Nel giugno 1913 la Russia propose una riforma che avrebbe garantito una maggior autonomia armena nell'Anatolia orientale, ove gli armeni (cristiani) si scontravano spesso coi curdi (musulmani), con la divisione delle sei province armene in due grandi unità semiautonome amministrate da governatori stranieri. L'8 febbraio 1914 il governo unionista firmò l'accordo.
Fu progettata una ferrovia Berlino-Baghdad, mai portata a termine, e nel dicembre 1913 il governo tedesco inviò il comandante prussiano Otto Liman von Sanders per riorganizzare l'esercito ottomano.
L'entrata in guerra
Con lo scoppio della Prima guerra mondiale le banche europee cominciarono a pretendere la restituzione dei prestiti fatti alle istituzioni finanziarie e per prevenire la fuga di capitali il 3 agosto il governo turco introdusse una moratoria sulle transazioni bancarie.
Il 1º agosto 1914 il governo britannico requisì le corazzate commissionate dai triumviri unionisti, i quali avevano già pagato (grazie soprattutto alle imposte) e che reagirono stipulando un patto segreto con la Germania il giorno dopo, il 2 agosto, mobilitando la popolazione maschile tra i venti e i quarantacinque anni; molti disertarono e fuggirono alla coscrizione. Con la chiamata alla leva militare l'economia ottomana subì un tracollo; il 3 agosto gli scambi commerciali vennero bloccati e il 27 settembre gli stretti furono definitivamente chiusi alla navigazione.
Il 4 agosto re Giorgio V (1910 – 1936), sovrano britannico, dichiarò guerra alla Germania mobilitando i suoi dominions: Canada, Australia, Nuova Zelanda (queste ultime due riunite nelle truppe ANZAC) e India (il cui governo, detto Raj, era occupato da un viceré britannico dal 1858).
Sempre il 4 agosto la corazzata tedesca Goeben e l'incrociatore leggero Breslau attaccarono le coste algerine per poi fuggire inseguite dalle flotte degli Alleati. Il primo ministro Said Halim espose sei richieste agli Imperi centrali in cambio del permesso per farle entrare in territorio turco:
- La Germania avrebbe dovuto aiutare gli ottomani ad abolire le capitolazioni, dei trattati bilaterali che conferivano privilegi commerciali e diritti legali extraterritoriali agli europei. L'abrogazione delle capitolazioni sarebbe avvenuta il 9 settembre 1914, e dal 1º ottobre dello stesso anno le tassazioni avrebbero pesato anche sui residenti fino ad allora esentati in quanto protégé delle potenze occidentali.
- La Germania avrebbe dovuto aiutare gli ottomani a ottenere un equo patto con la Bulgaria per una paritaria partizione di possibili spoglie di guerra.
- Se la Grecia fosse entrata in guerra con l'Intesa e avesse perso, le isole egee di Chios, Mitilene e Lemnos sarebbero tornate sotto il dominio turco.
- Se l'Intesa avesse perso, le province cedute alla Russia nel 1878 sarebbero tornate ai turchi.
- La Germania avrebbe dovuto respingere ogni accordo di pace fino a quando ogni territorio ottomano eventualmente occupato non sarebbe stato evacuato.
- Alla fine del conflitto l'Impero ottomano avrebbe ottenuto “un'adeguata indennità di guerra”.
Il 10 agosto le navi tedesche entrarono nelle acque ottomane; per mantenere la neutralità, i turchi dovevano o cacciare le navi tedesche entro ventiquattro ore o disarmarle internandole in un porto ottomano: decisero di trasferirne la proprietà mediante un fittizio atto di vendita. La Germania premeva affinché l'alleato turco entrasse in guerra per mobilitare i musulmani presenti nelle colonie dell'Intesa (in India ce n'erano 80 milioni e in Egitto 12 milioni) (la cosiddetta Islampolitik).
Il 5 agosto, pochi giorni dopo l'alleanza con gli Imperi centrali, Enver Pascià e poi il gran visir Said Halim e Talat Pascià proposero ai russi un accordo bellico in cambio di garanzie territoriali ottenendo però un sospettoso rifiuto. I Giovani turchi continuavano a chiedere finanziamenti senza entrare in guerra, perciò a seguito della battaglia della Marna (5 – 12 settembre 1914) la Germania si rifiutò di fornire ulteriore materiale finché non fossero entrati nel conflitto; Enver Pascià si dichiarò pronto a un attacco navale contro la Russia in cambio di un sostegno finanziario, e i tedeschi inviarono prontamente a Istanbul due milioni di lire turche. Il 24 ottobre il ministro della marina Cemal Pascià dette ordine di condurre la flotta nel Mar Nero, e il 29 ottobre l'ammiraglio tedesco Souchon attaccò le forze navali russe. UK, Russia e Francia dichiararono guerra all'Impero ottomano il 2 novembre 1914.
Sebbene l'Egitto fosse amministrato dai britannici dal 1882, legalmente faceva parte dal 1517 dell'Impero ottomano; il 2 novembre la Gran Bretagna indisse in territorio egiziano la legge marziale, affermando di volerlo esentare dalla guerra (anche se se ne servì più volte per motivi bellici) e il 18 dicembre 1914 decretò unilateralmente la secessione dell'Egitto dall'Impero ottomano in quanto protettorato inglese.
Il 14 novembre a Istanbul furono lette pubblicamente le cinque fatwa che autorizzavano la guerra santa; nella jihad i turchi sarebbero stati coadiuvati dal capo della fratellanza religiosa islamico-misti.
-
Riassunto esame Storia Contemporanea, prof. Bartoloni, libro consigliato La Grande Guerra, Janz
-
Riassunto esame Storia Contemporanea, prof. Romano, libro consigliato: Dalla grande guerra ad oggi, Banti
-
Riassunto esame Storia contemporanea, prof. Soldani, libro consigliato L'età contemporanea, dalla Grande Guerra a o…
-
Riassunto esame storia contemporanea, prof Costantini, libro consigliato L'età contemporanea dalla grande guerra ad…