Storia contemporanea: la nascita degli Stati Uniti
L’America settentrionale viene colonizzata in modo massivo dagli inglesi a partire da inizio 600, quando gruppi di puritani si recano in Virginia e Massachusetts con l’intento di costituire nuove comunità (essendo alcuni puritani stati cacciati dall’Olanda).
Inizialmente, visto che dovevano aspettare che le prime coltivazioni crescessero, i coloni vengono aiutati dai locali. Dopo poco tempo, tuttavia, a causa dei disboscamenti necessari all’espansione delle colonie, ci sono degli scontri con le popolazioni locali → gli inglesi si espandono sempre di più sia per l’immigrazione di altri puritani dall’Europa (amish in Francia, ad esempio), sia grazie all’acquisto di colonie (ricordiamo l’acquisto di New Amsterdam, ex-colonia olandese, oggi conosciuta come New York).
A fine guerra dei 7 anni (1763), le colonie andavano dal Canada alla Florida del Sud, delimitate a ovest dalla catena degli Appalachi. Una tale estensione porta al nascere di comunità molto diverse fra loro, soprattutto vista la differenza di climi, e con esigenze diverse:
- 4 colonie nord: Massachusetts, Rhode Island, New Hampshire, Connecticut → hanno clima eu nord-ovest, coltivano cereali e, grazie alla zona costiera, hanno un buon commercio (soprattutto di legna, 50% di produzione di legname per la cantieristica viene da Boston);
- 4 colonie centro: New York, New Jersey, Pennsylvania, Delaware → simile alla patria, a New York troviamo grandi latifondisti, vista la lontananza dal centro di potere troviamo più squilibri sociali;
- In queste prime due zone, sono prevalenti religioni dissidenti contro la Chiesa anglicana → questo è uno dei maggiori fattori che porta al dissenso contro la madrepatria dal punto di vista politico.
- 5 colonie del sud: Virginia, Maryland, Carolina Nord e Sud, Georgia → si fonda sulla grande proprietà e sulle piantagioni di tabacco, riso e cotone (quindi anche sullo schiavismo africano). Prevalente la religione anglicana.
*Si stima che, in totale, le colonie americane contassero quasi 2.8 milioni di persone nel 1780, di cui 500mila schiavi neri.
Rivoluzione per l’indipendenza
Sono diversi i fattori che portano allo scoppio della rivoluzione americana:
- L’egemonia commerciale inglese → le colonie erano obbligate a commerciare solo con la madrepatria, ciò significa che le navi passanti per i loro porti dovevano essere esclusivamente inglesi. Oltre a questo, veniva ostacolata la cantieristica coloniale in modo da minimizzare il rischio di autonomia navale;
- *Le colonie rispondono a queste imposizioni con il contrabbando.
- Il tentativo di controllo amministrativo → la nomina di governatori inglesi porta ad alcuni scontri con i coloni locali, i quali decidono di organizzarsi autonomamente tramite assemblee legislative tutte loro → questo dualismo non può che portare a scontri;
- L’inasprimento fiscale → di fronte alla necessità di fondi a causa delle guerre di metà 700, l’Inghilterra aumenta la pressione fiscale nelle colonie → vengono imposti dazi sullo zucchero (1764) e lo Stamp Act (1765, obbligo della marca da bollo su giornali e riviste, oltre che sui documenti (sostanzialmente, la marca da bollo è una tassa) → di fronte a tali obblighi, l’intera comunità coloniale (tutti i ceti sono coinvolti e fanno fronte unito) decide di rivendicare il “No taxation without representation”, uno dei pilastri fondamentali del parlamentarismo inglese, che prevede che nessuna tassa può essere imposta se non approvata anche da un’assemblea rappresentante i soggetti tassati. Sostanzialmente, il parlamento di Londra non ha diritto a imporre i dazi.
Viene considerato come casus belli il celebre Boston Tea Party (1773): di fronte alla concessione del monopolio del tè alla Compagnia delle Indie, con conseguente fallimento di tutti i commercianti di tè locali, viene assalito il carico di tè nel porto di Boston (centro antibritannico), a dicembre → di risposta, il governo inglese decide di chiudere il porto e privare delle autonomie tutto il Massachusetts, sostituendo ai giudici locali dei funzionari britannici (1774) → ora la rivolta è aperta.
L’azione rivoluzionaria viene organizzata in congressi → al primo congresso delle 13 colonie (settembre 74) viene definito il piano di boicottaggio delle risorse inglesi; nel secondo congresso (maggio 75), di fronte ai primi scontri armati nei pressi di Boston, viene fondato il Continental Army, l’esercito comune, affidato alla guida di George Washington (1732 – 1799), un proprietario terriero della Virginia che si era distinto in combattimento durante la Guerra dei 7 anni → l’atto definitivo che porta al distaccamento dall’Inghilterra viene portato a termine il 4 luglio 1776, giorno in cui Thomas Jefferson (1743 – 1826) ufficializza la dichiarazione d’indipendenza, decretando la nascita degli Stati Uniti d’America.
La guerra si protrarrà fino al 1783 → le prime fasi vedono gli americani molto in difficoltà, considerando che Washington contava su 8 mila soldati contro i 35 mila tra inglesi e mercenari tedeschi. Il periodo di difficoltà impone agli indipendentisti di adottare un approccio meno diretto negli scontri, prediligendo azioni di guerriglia e sabotaggio rispetto a battaglie campali, attuando una politica di logoramento che permetterà loro di vincere la battaglia di Saratoga (1777) → la situazione migliora grazie all’appoggio alla causa americana da parte della maggior parte d’Europa (anche nella stessa Inghilterra), che garantirà un massiccio invio di volontari (a partire dal 1777 circa), ma, soprattutto, l’apertura di più fronti contro gli inglesi (vengono attaccate da Francia e Spagna, desiderose di avere una fetta del bottino finale, colonie inglesi in India, nei Caraibi, in Africa e a Gibilterra). L’aiuto della flotta francese determina la vittoria di Yorktown (ottobre 1781) → con la Pace di Versailles (1783), la Gran Bretagna riconosce l’indipendenza delle 13 colonie e cede la Florida alla Spagna (che l’aveva conquistata nel 1763.
*Il movimento francese a favore della causa coloniale porta al riconoscimento dell’indipendenza delle stesse colonie della corona, tra fine 77 – 78.
*Gli ideali di uguaglianza promessi nella dichiarazione d’indipendenza sono a favore solo dei bianchi americani → da una parte gli schiavi neri erano essenziali per l’economia del sud, dall’altra i pellerossa erano stati, perlopiù, al fianco degli inglesi, in quanto erano molto più preoccupati che gli americani avrebbero iniziato a minacciare le loro terre, soprattutto quelle che impedivano l’espansione a ovest.
La costituzione americana
Nel maggio del 1787, viene riunita una convenzione costituzionale a Philadelphia, presieduta da Washington e a cui partecipano i membri rappresentanti dei 13 stati → in meno di due mesi viene approvata la costituzione americana ancora oggi in vigore, basata su principi di divisione dei poteri ed egualitarismo, sotto forma di progetto federale.
- Potere legislativo → 2 camere: Senato (politica estera, due rappresentanti per stato) e Deputati (questioni finanziarie, 1 rappresentante ogni 30mila abitanti);
- Potere giudiziario → stati autonomi, ma presenza di una Corte suprema federale, di cui fanno parte giudici approvati dal presidente e dal senato;
- Potere esecutivo → in mano al presidente, eletto ogni 4 anni da un’assemblea di grandi elettori designati dagli stati → aveva ultima parola nelle legislazioni, controllava l’esercito, nomina i giudici della corte suprema, tuttavia poteva essere destituito dal congresso (Senato e Deputati) in caso di violazioni di leggi fondamentali.
*Il popolo elegge i membri del congresso, ma non direttamente i giudici e il presidente.
Questo tipo di struttura crea una spaccatura tra federalisti (tendenzialmente i commercianti e gli industriali, che con un potere centrale potevano sperare in meno disordini sociali) e antifederalisti (ceto medio-basso, che aveva paura che un potere centrale così forte avrebbe messo da parte i diritti delle classi meno agiate, e pensato in primis alla crescita dell’economia nazionale) → alla fine i federalisti vincono (11 su 13 stati) e nominano Washington a presidente. Viene, però, dato spazio anche agli antifederalisti, approvando il Bill of Rights americano, consistente in una serie di atti volti a ribadire i diritti fondamentali del cittadino (libertà e proprietà).
A seguito della divisione in dipartimenti (ministeri) del governo federale, e dell’azione del ministro del tesoro Hamilton a favore di commercianti e finanziari, viene a crearsi uno scontro politico tra questi e i commercianti del sud, i quali vedono in Jefferson il loro punto di riferimento → si crea, quindi, il dualismo repubblicano-democratico (Jefferson) e federalista (Hamilton).
*Perché Hamilton non piace ai sudisti? 1) Hamilton voleva che il ripagare i debiti di guerra fosse comune al nord e al sud → dato che il nord aveva accumulato molto più debito, i sudisti avrebbero dovuto compensare anche a loro spese.
2) Hamilton voleva proteggere le industrie e i commerci (prevalentemente presenti a nord) tramite tassazioni agevolate, protezionismo e sussidi → la stessa politica, però, avrebbe causato un rialzo dei costi di export – import, linfa vitale del sud agricolo e produttore di tabacco e zucchero.
*Il popolo elegge i membri del congresso, ma non direttamente i giudici e il presidente.
La rivoluzione francese
Il problema maggiore che deve affrontare la Francia post Luigi XIV è l’enorme buco finanziario → questo aveva causato la necessità di tassare clero e nobiltà (storicamente esenti) per poterne ricavare qualcosa: Luigi XVI, al governo dal 1774, decide di affidare la questione fiscale alla voce degli Stati Generali, l’assemblea straordinaria dei 3 ordini sociali (terzo stato, clero, nobili), che si riunirà nel maggio del 1789 → la decisione della convocazione determina la nascita di una forte mobilitazione politica: gruppi di pubblicisti, giornalisti, persino esponenti del clero e della nobiltà, riuniti sotto l’egida del “Partito nazionale”, rivendicano diverse riforme liberali, tra cui l’aumento del numero di rappresentanti del Terzo Stato (dato che si trattava del 98% della popolazione), la cancellazione del voto per ceto in favore del voto per individuo (quindi evitare che tutti i rappresentanti del Terzo Stato avessero 1 voto a disposizione, invece che n voti in base a quanti rappresentanti avevano → con il voto per ceto, ogni fazione aveva 1 voto soltanto, per un totale di 3 voti → avrebbero sicuramente vinto i nobili e il clero 2 a 1); infine, richiedono una riforma del governo in senso più democratico e rappresentativo.
Tutte le rimostranze vengono messe per iscritto nelle cosiddette “Cahiers de doleances” (lettere di lagnanza), preziose testimonianze che ci confermano cosa il Terzo Stato volesse. È da ricordare, infatti, che, se da una parte tutti e tre gli ordini erano d’accordo sulla creazione di istituzioni volte a gestire le questioni finanziarie, dall’altra era solo il popolo a voler anche raggiungere l’uguaglianza giuridica.
*Il Terzo Stato è composto da tutti tranne il re, i nobili e il clero → imprenditori (anche grossi), mercanti, alcuni dei proprietari agricoli e i lavoratori.
Il 5 maggio 1789 vengono convocati gli Stati Generali, a Versailles → 1139 membri eletti a marzo a suffragio maschile censitario, di cui 578 erano deputati del Terzo (il re aveva concesso l’aumento) divisi tra avvocati, commercianti, proprietari e scienziati (dai più presenti ai meno, in numero); 291 erano i rappresentanti del clero, molti dei quali aderiscono alle rivendicazioni liberali (si ricorda, tra loro, Talleyrand); i 270 restanti erano i nobili, l’ordine più intransigenti, 1/3 dei quali liberale (ricordiamo il marchese di La Fayette).
L’avvio della rivoluzione
L’approvazione del voto per individuo non sembra voler essere approvata → dopo più di un mese di attesa, il 17 giugno il Terzo Stato + alcuni membri del basso clero decidono di proclamare la nascita dell’“Assemblea nazionale” → il 20 giugno, tuttavia, il re decide di chiudere le porte al luogo dove si riunivano i deputati, mossa che costringe l’assemblea nazionale a spostarsi in un locale adibito al gioco della pallacorda; qui viene ufficializzato il giuramento della pallacorda, secondo cui l’assemblea non si sarebbe sciolta se non dopo aver dato alla Francia una Costituzione equa → a seguito dell’unione di buona parte del clero a questo progetto, il re è costretto ad unire i ceti sotto un’unica assemblea (27 giugno), determinando la morte del sistema rappresentativo della società per ceti, pilastro dell’Ancien Regime. Il 9 luglio nasceva l’Assemblea nazionale costituente.
Tutto ciò avveniva a Versailles → nel resto di Francia, soprattutto a Parigi, veniva a svilupparsi una movimentazione popolare autonoma, messa sotto controllo da una Guardia nazionale (un’istituzione militare nata nelle classi popolari, volta a non rendere estreme le manifestazioni popolari, ma allo stesso tempo a combattere la repressione regia) → a far scoppiare i veri scontri armati nelle città sono 1) il licenziamento di Necker, ministro delle finanze moderato, vista come un’azione di assolutismo (licenzio il gestore delle finanze per poter usufruire dei soldi come mi pare = + soldati della corona) 2) la ricerca di armi da parte del popolo male armato.
L’attacco alla Bastiglia (14 luglio) risponde di queste due esigenze: da una parte la prigione era un simbolo dell’assolutismo (era una prigione per reati politici), dall’altra era un arsenale ben munito.
La presa della Bastiglia viene considerato come l’inizio della Rivoluzione francese, in quanto è il momento in cui l’attore politico antimonarchico principale, il popolo, si pone in una posizione di forza mai vista prima, che avrebbe caratterizzato tutto il periodo successivo fino alla fine degli scontri. Inoltre, pochi giorni dopo (17 luglio), Luigi XVI riconosce la costituzione di una nuova municipalità nel comune di Parigi.
Da metà luglio, inizia quel periodo ricordato come “Grande paura”, ovvero un periodo di inquietudine diffusosi nelle campagne e legato a delle voci di supposte attività di brigantaggio e congiure aristocratiche → questo, unito alle condizioni economiche disastrose, portano ad un panico collettivo e a manifestazioni di odio violento contro i proprietari agricoli, tra cui uccisioni, distruzione di archivi feudali, distruzione di edifici ecc… → in un’atmosfera di entusiastica distruzione del passato feudale, l’Assemblea decide di abolire il regime feudale (soppressione privilegi giuridici e fiscali, abolizione della venalità delle cariche e della decima ecclesiastica).
Il 26 agosto viene approvata la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, documento più celebre della rivoluzione e base di tutti gli odierni governi liberali, promotore dei diritti inviolabili di libertà, sicurezza, proprietà e contro l’oppressione; inoltre afferma che la legge sia l’“espressione della volontà generale”, e che, quindi, tutti i cittadini hanno il diritto di concorrere alla sua messa a punto → dato che non si fa più distinzione tra ceti, questo documento è considerato l’atto funebre dell’Ancien Regime.
Per convincere il re ad approvare tutte le proposte dell’Assemblea, sarà necessaria una mobilitazione guidata da La Fayette (di donne e membri della guardia nazionale) che, dopo un iniziale scontro a Versailles, costringe il re alla firma dei trattati, e lo obbliga a risiedere a Parigi, nel palazzo delle Tuileries.
Solo dopo questi avvenimenti, tra fine 89 e inizio 90 vengono anche requisiti i beni ecclesiastici e soppressi gli ordini religiosi, salvo quelli dediti all’insegnamento e all’assistenza ospedaliera → tutti questi beni vengono messi all’asta e comprati da borghesi e contadini agiati, i cui mezzi economici vengono usati per risanare il debito pubblico.
Nel 91 vengono concessi di diritti civili ai protestanti e agli ebrei; nel 94 viene abolita la schiavitù nelle colonie.
Gli anni dopo la rivoluzione liberale
La vittoria della parte rivoluzionaria non mette fine agli scontri all’interno della stessa parte, infatti, vivevano delle idee contrapposte, messe in luce dalla stampa e dai club, appartenenti ad ogni tipo di tendenza (democratica, moderata, antirivoluzionaria) → tra i club più importanti troviamo quello dei Cordiglieri (dal nome del convento di Cordeliers, dove si riunivano), di cui fanno parte rivoluzionari come Danton, Desmoulins e Marat; quello dei Giacobini (dal convento domenicano di san Giacomo), di cui fanno parte Robespierre e Brissot, futuri leader dei girondini (una fazione politica molto importante nel breve futuro) → da questi ambienti nasceranno le nuove personalità che caratterizzeranno l’avvenire della rivoluzione, essendo principalmente provenienti da un’educazione giuridica.
Nonostante la rivoluzione sia partita dagli strati più bassi della popolazione, essa andrà a vantaggio dei borghesi → la riforma elettorale censitaria, infatti, limita la possibilità di voto ai maschi con più di 25 anni che sono in grado di pagare una tassa annua di un marco d’argento, tendenzialmente raggiungibile solo dai borghesi (parte del pop
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