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Storia contemporanea: nozioni di base

La storia contemporanea ha due dimensioni: lo spazio e il tempo.

Età contemporanea: tanti studiosi hanno studiato questi secoli e offrono interpretazioni generali.

Periodizzazione: interpretiamo la vita in base a periodizzazione (quando… quando…) suddivisione del passato in periodo resi relativamente unitari dalle loro caratteristiche, che lo distinguono dai precedenti e dai successivi.

La storia è interpretazione di eventi, non solo la loro sequenza.

Eric J. Hobsbawm (1917-2012) parla del lungo Ottocento: secolo della borghesia, degli Stati-nazione, di un impetuoso progresso economico e tecnologico, iniziato con l'industrializzazione e la Rivoluzione francese e che vede il trionfo del capitalismo e della società liberale borghese. Secolo dell'Europa, la cui economia capitalistica a scala planetaria interconnesse i diversi continenti. È un secolo di espansione e di pace.

Borghesia = ceto sociale, si forma dalla rivoluzione industriale e poi politica.

Stati-nazione

  • Lo Stato: è quello che Napoleone ci consegna (fisco, tasse, rappresentanza, organi della costituzione, esercito, burocrazia, assistenza e difesa, giustizia).
  • La nazione: poi lo vedremo, concetto dell’800.

Ognuno chiude i confini, si costruisce l’unità della nazione. Un territorio chiuso da confini naturali e territorio che iniziano a stabilirsi creando una “sovranità”. Si ha quindi un progresso economico e tecnologico: iniziato con l’industrializzazione e con la Rivoluzione francese. Il Capitalismo: trionfo della moneta, che però poi ha portato nel corso 900 a diverse crisi soprattutto di sovrapproduzione causata da uno squilibrio tra la quantità di beni prodotti (offerta) e la domanda.

  • Europa: domina il mondo. Ora non più, siamo in un mondo multipolare. Fino a quando lo domina? Fino al primo conflitto mondiale, dopo la dominano gli Stati Uniti.

Eric J. Hobsbawm e il Novecento

Eric J. Hobsbawm (1917-2012)

  • Il Novecento, il secolo breve: iniziato nel 1914 e conclusosi nel 1989 con il collasso dell'Unione Sovietica. Illusione del progresso economico e tecnologico; illusione di poter integrare pacificamente il mondo. Regimi alternativi a quelli democratici e liberali dell'Ottocento: fascismo, nazismo, comunismo. Secolo della dittatura, dei totalitarismi.

Charles Maier (1939) individua un'età industriale: dalla metà dell'Ottocento al 1970. 1970 perché gli arabi chiuderanno le forniture di petrolio come Putin che ora ha tagliato il gas.

La storia è tutta una storia di industria.

Caratteri dell'età industriale: ordine fordista e organizzazione territoriale dell'umanità centrata sullo Stato-nazione (libro: Leviatano 2.0).

Ford = si razionalizza il sistema industriale.

Per Maier l’ordine fordista finisce nel 1970.

L’industria quando va in America diventa straordinaria, ordine parossistico della catena di montaggio, con il dominio dell’America dominio dell’ordine fordista, l’industria nasce in Inghilterra, poi in America viene perfezionata al massimo, parossistica (pensa solo alla produzione).

Organizzazione territoriale dell'umanità centrata sullo Stato-nazione = si sente il bisogno di avere degli Stati-nazione. Vuol dire che l’umanità deve essere organizzata con dei territori e dei confini (metà 800).

Qual è il motivo? Bisogna capire con chi si sta parlando. Fino a metà 800 non è così. Succede dall’ordine capitalista da metà dell’800.

Lezione 3

Prima rivoluzione industriale

  • Prima rivoluzione industriale: seconda metà del 700.
  • Carbone, motore a vapore, in Inghilterra.

Seconda rivoluzione industriale

  • Seconda rivoluzione industriale (ultimo quarto dell’800) o fine 800, inizio 900.
  • Gas.
  • Parigi la Ville lumière.
  • Acciaio (più resistente del ferro).
  • Chimica (prima usati elementi naturali, ora chimica, petrolio).
  • Automobile, motore a scoppio che sostituisce il precedente motore a vapore).
  • Lampadina, catena di montaggio.

Perché industriale?

La terra non è lavorata più a mano, ma con macchine, l’America diventa un grandissimo granaio. (Catena di montaggio). Si esce dalla dimensione di una produzione manuale, si entra in una dimensione di produzione già massificata, ciò comporta riduzione dei tempi di lavoro e una nuova organizzazione interna delle aziende, perché ora il lavoro viene diviso in fasi e i lavoratori hanno un posto una mansione specifica. E ciò comporta la maggior richiesta di beni perché ora tutti possono permettersi tempo libero che deve essere occupato con lo svago del cinema e del teatro, la frequentazione dei caffè per leggere i giornali e scambiarsi le opinioni. Il mercato diventato sempre più aperto ha favorito la nascita di grandi catene commerciali e grandi magazzini.

Dove accade questo per prima?

Negli Stati Uniti d’America che per primi raggiungono una produzione e un consumo di massa. E poi in Europa, grazie alla forte crescita demografica, alla ricchezza, il PIL pro capite.

La nascita delle città è strettamente collegata alla nascita delle industrie, si forma questa catena di produzione, questo sistema produzione-consumo. L’800 è un secolo di pace perché le rivalità si sono spostate nel resto del mondo, al di là dell’Europa. Secolo di espansione che ha acuito le rivalità che poi a un certo punto vengono fuori, scatenando una guerra.

L’espansione imperialistica

  • Quando? Tra il 1870 e l’inizio del 900.
  • Dove? In Africa e in Asia.
  • Che cosa? Conquiste imperiali – guerre asimmetriche e simmetriche.

La seconda rivoluzione industriale andò ad attaccare anche quello che era “l’equilibrio” politico, perché con la crescita delle fabbriche e dell’industria, c’era maggiore richiesta e quindi l’espansione era dietro l’angolo, ci fu una sorta di concentrazioni industriali dove le aziende più grandi andarono ad assorbire quelle più piccole, per cui si aggiunsero nuove potenze economiche all’Europa e all’America: la Russia, il Giappone, l’Italia e i paesi scandinavi.

L’immenso dominio coloniale si trasformò quindi il colonialismo in imperialismo. Alla conquista e al dominio politico si passò allo sfruttamento delle materie prime dei paesi coloniali, alimentando la produzione di massa data dalla 2 rivoluzione industriale. Imperialismo come creazione di un’economia globale. Ciò portò all’uso della forza, cioè della guerra ma guerra con forti disparità evidenti, che portarono anche alle prime forme di superiorità razziale.

  • Olanda: occupazione Indonesia.
  • Portogallo: Mozambico.
  • Inghilterra: Egitto, Sudan, Kenya, Sudafrica e Nigeria.
  • Francia: quasi tutta l’Africa occidentale e l’isola di Madagascar.
  • Belgio: Congo.
  • Russia: Asia Centrale.
  • Italia: Eritrea e Somalia e poi Libia.
  • Giappone: Cina Settentrionale, Corea.
  • Stati Uniti: acquistano l’Alaska dalla Russia, poi isole Hawaii, Cuba e Filippine.

Liberalismo/capitalismo

Liberalismo/capitalismo: (concetti del ‘700)

Ideologia borghese

  1. La terra deve stare tutta sul mercato, liberamente, senza limiti come prima (ex chiesa che possedeva gran parte della terra e non la vendeva).
  2. Il denaro si deve muovere per tutto il mondo liberalmente.
  3. Le merci si devono poter spostare liberamente, posso venderle e acquistarle ovunque.
  4. Il lavoro dell’uomo si deve prendere dove costa meno. Libertà del mercato della forza lavoro.

Stato liberale

Questione dell’impegno dello Stato nell’economia, un sostegno economico. Forma di teorizzazione, prima (nell’800) in linea teorica lo Stato non interveniva nell’economia.

Non intervenire: il credo liberista.

  • Capitale.
  • Proprietà.
  • Merci.
  • Forza lavoro.

Si spostano sul mercato senza vincoli, senza impedimento. Difficoltà: dazi doganali molto alti. Si aveva una fiducia cieca sulla capacità del mercato di autoregolarsi. (Stato liberale)

Ma veramente lo Stato non interveniva nell’economia?

Lo Stato liberale è un ideale, ogni Stato in qualche modo protegge, attua dei provvedimenti per sostenere la propria economia, autonomamente. Tutto il contrario sarà il 1900, dove questo modello ottocentesco andrà in crisi perché si opponeva all’espansione del capitalismo industriale. Soprattutto con gli Stati totalitari, avremo una teoria che favorisce, incoraggia, e ritiene necessario l’intervento dello Stato per regolamentare i rapporti. Con la Grande Guerra abbiamo un primo esempio di intervento dello Stato nell’economia. Ex: lo Stato in Italia interviene comprando tutti i tratti ferroviari “Ferrovie dello Stato”; prima ogni pezzo di ferrovia lo possedeva una società diversa, erano società private.

Nazionalismo

Nazionalismo: dopo la crisi del sistema liberale che portò al protezionismo, nacque anche il poter esprimere la propria opinione tramite il diritto di voto (che era rivolto solo agli uomini da qui nacquero movimenti come le suffragette). A ciò i governanti dovettero pensare a come rispondere e contenere queste nuove forme di integrazione, creando nuovi strumenti. Da qui si inizia ad insediare quello che è il pensiero e ideologia di “nazione”. Questo, quindi, include feste che portano alla collettività, dei veri e propri rituali collettivi che portavano a inni nazionale, elogiare la propria patria e bandiera, perché si aveva un senso di appartenenza. L’amore per la propria patria però portò ben presto a un’avversione verso la patria degli altri: xenofobia.

Il nazionalismo è alla base dell’ideologia delle destre in politica. Questo trovò forte consenso nei “piccoli borghesi”: commercianti, alcuni artigiani autonomi che dopo la depressione del 1873 portò loro a sentirsi autentici difensori della nazione che andava a compensare la loro inferiorità sociale. Si doveva eliminare lo straniero dal territorio.

Socialismo

Socialismo: Karl Marx ed Engels scrivono il Capitale contro questo sistema. I capitali si devono dividere tra tutti. La ricchezza non deve stare nelle mani di pochi. Il lavoro per tutti. Esso si diffonde tra la fine dell’800 e l’inizio del 900 come quasi contro risposta al nazionalismo, e ne facevano parte tutti gli operai; quindi, coloro che dopo la depressione dovettero cambiare lavoro trovando occupazione nelle miniere e costruzioni edili. Si era proletari (cioè avere come unica ricchezza -la prole- cioè i figli, la forza lavoro era concentrata nelle “proprie mani”). Gli operai erano quindi una classe sociale, come i piccoli borghesi che si apprestarono a far parte del nazionalismo, ma qui il lavoro era uguale per tutti, così come le sue condizioni, era quindi un mondo a parte opposto al nazionalismo. La forte adesione e compatta omogeneità sfociò poi nei sindacati ovvero organizzazioni sorte per difendere e tutelare i diritti dei lavoratori) diventò poi (socialismo riformista e successivamente dei veri e propri partiti politici. Rivoluzionario)

Trasformazioni legate alla seconda rivoluzione industriale: Italia

Inizia un processo di sviluppo accelerato, grazie soprattutto alle industrie meccaniche.

Per favorire lo sviluppo, lo Stato adottò dei provvedimenti e degli strumenti di intervento:

  1. Costruzione di ferrovie e opere pubbliche.
  2. Fu istituita la Banca d’Italia (cassa dello Stato).

Questo comporta il fatto che ora lo Stato iniziò a prendere in mano la gestione diretta delle attività legate alla pubblica utilità, cioè degli interessi della vita quotidiana come i trasporti, l’illuminazione, le comunicazioni che prima erano controllate da compagnie private. Si sviluppa quindi una sorta di panorama industriale italiano, che ovviamente genera ricchezza. Basti pensare alle grandi catene di produzione che tutt’oggi sono famose. (Prada, Armani ma anche Olivetti) che si fanno strada grazie alla pubblicità e agli strumenti pubblicitari. Crebbero anche l’informazione e l’istruzione, che portarono ad un maggior sviluppo dell’alfabetizzazione.

L’età giolittiana

I cambiamenti portati dalla 2 rivoluzione industriale ebbero ripercussioni anche sul sistema politico italiano. In questo periodo (tra il 1901 e il 1914) sale al governo Giovanni Giolitti, con lui si ha la cosiddetta “età giolittiana” che comprende anche il periodo neutralista dato che Giolitti era uno dei pochi a sfavore dell’entrata in guerra dell’Italia e soprattutto all’affermazione del fascismo. Egli era un liberale, sostenitore della neutralità dello Stato verso le associazioni dei lavoratori, fu un grande politico che lo vide diverse volte presidente del consiglio, 5 con precisione. Fu definito da molti, trasformista, ovvero riuscì ad avere un governo flessibile e centrista che quindi isolasse l’estrema sinistra e l’estrema destra; infatti il suo obiettivo era proprio quello di preservare le istituzioni e l’ordine sociale già esistente ignorando e isolando le spinte esterne. I periodi in carica di Giolitti furono notevoli per l'approvazione di una vasta gamma di riforme sociali a favore delle classi popolari, che migliorarono il tenore di vita degli italiani comuni, insieme all'attuazione di diverse politiche di governo interventiste. Per Giolitti, scioperare inoltre è un diritto dei lavoratori, egli non ha mai usato la forza per combatterla.

  • Estese la partecipazione politica a tutti i cittadini maschi quindi anche gli analfabeti, (purché si avessero 30 anni e si avesse svolto il servizio militare).
  • Tutelò molto i lavoratori, il mondo del lavoro e della scuola quindi dell’istruzione. In particolare, ridusse il lavoro infantile e contenne quello femminile, tutelò inoltre i vecchi e gli infermi (perché lavoravano tutti all’epoca).

Crisi del sistema giolittiano

All’interno però del progetto giolittiano si nascondevano ancora delle insidie che portano alla sua crisi. Per evitare che l’opposizione sfociasse nella violenza, Giolitti fu pressato e quindi anche “convinto” da alcuni nazionalisti come la figura del celebre poeta Gabriele d’Annunzio, e nel 1911 l’Italia entrò in guerra contro l’Impero Ottomano per la conquista della Libia accendendo quindi animi nazionalisti e ambizioni di espansione coloniale. Il conflitto si concluse con la pace di Losanna, che prevedeva e riconosceva all’Italia, oltre che il possesso della Libia, anche l’isola di Rodi e il Dodecaneso che appartenevano anch’esse all’ormai vecchio e malato gigante, l’impero Ottomano.

L’espansione coloniale era necessaria anche per impedire che altre potenze europee si rafforzassero nel Mediterraneo.

Ciò ovviamente ruotava attorno al concetto di “nazione”. Coloro che erano contrari alla guerra erano i socialisti e anche la chiesa ebbe un ruolo politico (Patto Gentiloni) *.

Per cui il progetto di Giolitti fallì nel tentativo di conciliare queste fazioni all’interno del governo. *Con la riforma elettorale del 1912 che allargò il suffragio a tutti i cittadini maschi con almeno 21 anni capaci di leggere e di scrivere, e con almeno 30 anni se fossero analfabeti ma avessero compiuto il servizio militare, Giolitti credeva di poter vincere e allargare la sua maggioranza. Nel frattempo, la chiesa cattolica temeva l’espansione dei socialisti e dei radicali. Per cui il patto servì a Giolitti per cercare voti in più, mentre per la chiesa di assicurarsi vantaggi politici. Purtroppo, la vittoria del patto non andò come Giolitti aveva previsto perché anche i Socialisti e i Radicali ottennero diversi seggi aumentando la loro influenza. Ciò spinse Giolitti in una situazione politica difficile da gestire per cui quando i Radicali minacciarono di allontanarsi dopo le contrarie opinioni sulla guerra in Libia, decise di dare le dimissioni verso la fine del 1913.

Lezione 5

Quali sono le grandi cause del primo conflitto mondiale?

  • Competizione imperialistica e nazionalismo.
  • La corsa agli armamenti (produzione industriale, produce rivalità di potenza).
  • Le rivalità tra:
  • Germania e Inghilterra.
  • Germania e Francia.
  • Russia e Austria-Ungheria.
  • La crisi dell’Impero ottomano.

Prima dello scoppio della 1 guerra mondiale, l’Europa era immersa nel clima pacifico della Belle Époque. A rendere quasi inevitabile lo scoppio della Guerra però furono diversi presupposti:

  1. Il nazionalismo favorisce però l’aggressività verso gli altri Stati.
  2. Il positivismo e le scoperte scientifiche che porta ad un miglioramento della qualità di vita e cultura – scienza che però aveva portato allo stesso tempo, alla falsa convinzione che la civiltà occidentale, fosse superiore a tutte le altre alimentando razzismo e xenofobia.
  3. Le innovazioni della 2 rivoluzione industriale che avevano portato però anche alla creazione di nuove e potenti armi.
  4. La crescita di nuovi mercati portò ad una continua competizione economica che portò al ricorso della violenza e alla guerra per prevalere sugli altri.

Nel primo conflitto mondiale soccombono i tre imperi centrali:

  1. Impero Germanico: militarizzata al massimo, con apparato industriale potentissimo, vuole rivaleggiare con la potenza industriale inglese. È un impero aggressivo.
  2. Impero Austro-Ungarico: molto fragile, fatto di tanti stati e di tante etnie di più religioni con alcuni desideri nazionalistici (serbi, croati…) esso inoltre ha Trento, un pezzo d’Italia, mosaico molto fragile che dentro ha tant
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Rosyah di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Berrino Annunziata.
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