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Cap. 1 - I paradigmi

Cos’è un paradigma?

Termine usato sin dall’antichità da Platone per dire “modello” e da Aristotele per dire “esempio”. Può avere varie accezioni, può essere un sinonimo di struttura, azione, ordine, mutamento, conflitto o integrazione. È una compresenza di tutte queste cose. Una compresenza nelle scienze sociali è possibile mentre non è possibile nelle naturali dove invece c’è un unico paradigma di spiegazione che si impone alla conoscenza finché non sarà sostituito da un altro paradigma conoscitivo scaturito ad es. da una rivoluzione scientifica. Es. rivoluzione copernicana rispetto al sistema tolemaico.

Nelle scienze sociali ciò non può accadere perché non si è mai d’accordo sui punti di partenza in cui guardare un fenomeno quindi c’è posto per più paradigmi conoscitivi, ovvero più scuole di pensiero.

Thomas Kuhn dove parla di rifiuto della concezione tradizionale di scienza come accumulazione progressiva e lineare di nuove acquisizioni (dall’opera “Struttura delle rivoluzioni scientifiche”, 1962). Secondo lui, di tanto in tanto si aggiungono invenzioni e scoperte al coro conoscitivo precedente tant’è che si hanno dei momenti rivoluzionari dove il rapporto di continuità con il passato si interrompe e inizia una nuova costruzione. Il passaggio da una visione teorica ad un’altra è così globale e radicale che egli parla di “rivoluzione scientifica”. Così espone la definizione di paradigma (non applicabile a scienze sociali) come assunto di base di natura teorica e metodologica sui quali una comunità di scienziati in un determinato campo sviluppa un consenso storicamente condiviso e riconosciuto da tutti o quasi tutti i suoi membri. È fondato su acquisizioni precedenti della disciplina stessa e opera indirizzando la ricerca in termini di (1) individuazione dei fatti rilevanti da studiare, (2) formulazione di ipotesi entro le quali collocare la spiegazione del fenomeno osservato e (3) di uso di tecniche di ricerca empiriche necessarie.

Senza un paradigma, una scienza è priva di orientamenti e criteri di scelta mentre il paradigma ne rappresenta la guida, fornendo le indicazioni indispensabili per costruire il modello. Il paradigma è più generale di una teoria: è una griglia di lettura che precede l’elaborazione teorica (es. paradigma copernicano rappresenta lo sfondo entro il quale collocare specifiche teorie). Kuhn definisce scienza normale le fasi della disciplina scientifica durante le quali predomina un certo paradigma, prima di una rivoluzione scientifica. Le scienze sociali sono prive di ampia condivisione di un paradigma ed è dunque impossibile individuare un solo paradigma condiviso da tutti i sociologi. Kuhn ridefinisce il concetto di paradigma nelle scienze sociali togliendo, dalla versione delle scienze naturali, il carattere di condivisione, aprendo così la possibilità di compresenza di più paradigmi → sociologia è una disciplina multi paradigmatica.

Quali sono i paradigmi della sociologia?

  • Positivismo
  • Interpretativismo (tra loro neopositivismo) (poi post positivismo) 1

Come li confrontiamo?

Vedendo come essi rispondono alle domande fondamentali (quali sono le questioni della ricerca sociale?)

  • Ontologia: che cosa. riguarda natura e forma della realtà sociale. Ci si chiede se i fenomeni sociali sono cose essi stessi, dotati di autonomia rispetto al soggetto conoscente, o sono rappresentazioni di cose.
  • Epistemologia: rapporto tra chi e che cosa. Rapporto tra studioso e realtà studiata. Ci si chiede se la realtà è conoscibile indipendentemente dall’agire umano.
  • Metodologia: come possiamo conoscere questa realtà. Si tratta della strumentazione tecnica del processo conoscitivo.

Positivismo

Lo studio della realtà sociale utilizzando gli apparati concettuali, le tecniche di osservazione e misurazione, gli strumenti di analisi matematica e i procedimenti di inferenza delle scienze naturali.

Ontologia: posizione di realismo ingenuo. Si parte dal presupposto che esiste una realtà sociale esterna all’uomo (a prescindere dal soggetto) e che può essere colta in sé, che può essere conosciuta nella sua essenza.

Epistemologia: posizione dualista, oggettivista basata su ricerca e individuazione delle leggi naturali. Dualista perché soggetto e oggetto sono due entità indipendenti. oggettivista perché l’oggetto di studio può essere studiato senza influenzarlo (o senza essere influenzato), i valori non deformano la lettura della realtà. I fatti sociali sono dati esterni e immodificabili. La conoscenza assume la forma di leggi fondate sulla categoria di causa-effetto che sono naturali, dunque esistono nella realtà esterna indipendentemente dagli osservatori. Il compito dello scienziato è scoprirle.

Metodologia: posizione sperimentale (tecnica ideale è l’esperimento come riproduzione artificiale delle situazioni sociali in laboratorio) e manipolativa (metodi e tecniche tendono a basarsi sulle variabili che vengono controllate nelle loro interazioni). Si usa il metodo sperimentale, assunto sia nel modo di procedere induttivo (dal particolare al generale) sia nella sua formalizzazione matematica (non sempre raggiungibile, ma a cui si aspira sempre).

→ Tipi centrali sono ricerca quantitativa con l’osservazione, l’analisi per variabili.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mariannamart di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Iannone Roberta.
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