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Durkheim: da solidarietà meccanica a organica

Due tipi di società

La grand theory durkheimiana riflette l’interesse dell’autore per il passaggio da una società primitiva a una più moderna. Ciò che le distingue è la fonte della loro solidarietà. L’elemento cruciale in questo senso è dato dalla divisione del lavoro. Là dove predomina la solidarietà meccanica, la società è tenuta insieme dal fatto che tutti i suoi membri svolgono le stesse funzioni, dunque la divisione del lavoro è minima. Invece, nel caso della più moderna solidarietà organica, è intervenuta una sostanziale divisione del lavoro e i suoi membri sono chiamati a svolgere un numero crescente di attività specializzate. La solidarietà, in questo caso, viene dalle differenze: gli individui hanno bisogno di un numero crescente di altri individui per funzionare e sopravvivere.

Mutamenti nella densità dinamica

Cosa favorisce il passaggio da una solidarietà all’altra? Durkheim risponde con l’aumento della densità dinamica di una società. Essa è definita da due fattori: il primo è dato dal mero numero dei componenti della società. Tuttavia, anche in società con una popolazione ampia, ciascun individuo può continuare a svolgere gran parte delle attività necessarie alla propria sopravvivenza. Dunque, è necessario un secondo fattore, ovvero l’aumento delle interazioni fra un numero sempre maggiore di individui.

Una società composta da più persone porta a una maggiore competizione per il godimento di risorse scarse, così si crea inevitabilmente disordine e conflitto. Ma un'accresciuta divisione del lavoro darà luogo a minor conflitti e maggiore armonia. Ancor più importante, una maggior specializzazione nello svolgere compiti precisi porta a una maggior efficienza e aumento di produttività.

Coscienza collettiva

Un altro elemento importante in merito alla transizione della solidarietà meccanica in organica è che questa risulta accompagnata da un mutamento sostanziale della coscienza collettiva, ovvero le idee condivise dai membri di un gruppo, tribù o società. In società piccole, indifferenziate, dove prevale la solidarietà meccanica, la coscienza collettiva esercita un effetto significativo sui membri del gruppo: gli individui attribuiscono un grande valore alle idee collettive, che a loro volta esercitano un forte potere sugli individui stessi. Si tratta di idee rigide, spesso associate a precetti religiosi, che esigono obbedienza e rispetto.

Nelle più moderne società caratterizzate da solidarietà organica si osservano invece meno individui significativamente influenzati dalla coscienza collettiva. Essa è più debole, meno in grado di esercitare controllo sulla società e meno associabile a nulla che somigli al concetto di religione.

La legge: repressiva e restitutiva

Com’è possibile sapere se c’è stata una transizione da solidarietà meccanica a organica? Questi cambiamenti sono osservabili nella trasformazione del sistema normativo. La solidarietà meccanica tende a essere caratterizzata da leggi repressive. Si tratta di una forma del diritto in cui i colpevoli vengono puniti severamente, perché ogni azione che minaccia una comunità strettamente integrata è anche un’offesa a una potente coscienza collettiva. Le persone sono così coinvolte nel sistema morale che la violazione di queste norme si traduce in punizione severa e rapida.

L’indicatore di una coscienza collettiva debole e dunque solidarietà organica, è la presenza di leggi restitutive: gli individui devono semplicemente conformarsi alla legge oppure rimborsare le vittime. La collettività non viene profondamente e emotivamente ferita nella moralità collettiva, piuttosto viene delegato a pubblici ufficiali il compito di assicurarsi che il diritto venga rispettato. La collettività può cioè prendere le distanze dalla procedura legale, forte della coscienza che se ne stia occupando qualcuno che è stato eletto e pagato a tal scopo.

L’anomia

Tra tutti i problemi che il passaggio alla solidarietà organica comporta, quello che più preoccupa Durkheim è l’anomia. Essa può essere definita come il sentimento che prova l’individuo che non sa cosa ci si aspetta da lui. Questa condizione è rintracciabile nel declino della coscienza collettiva nella solidarietà organica: le prese di posizione rispetto al mondo sono ben poche, di conseguenza quando l’individuo si ritrova a dover fronteggiare una serie di situazioni non sa come comportarsi, è privo di ormeggi stabili e sicuri.

Questo contrasta con la solidarietà meccanica, in cui a tutti è ben evidente cosa credere e come comportarsi, gli individui hanno ormeggi stabili e sicuri.

Suicidio anomico Durkheim sostiene che è più probabile che una persona commetta il suicidio se non sa cosa gli altri si aspettano da lei. Il fattore principale di aumento dei suicidi anomici è rappresentato dagli sconvolgimenti sociali, sia negativi che positivi, poiché entrambi possono causare una diminuita abilità della società di esercitare controllo sugli individui. Senza controllo è più probabile che questi si sentano sradicati, non sappiano come comportarsi in un ambiente che il cambiamento ha reso a loro estraneo. Il disagio che ne consegue porta un numero più alto di individui a commettere il suicidio di quanto non succede in tempi di stabilità.

Altri tre tipi di suicidio: suicidio egoistico (l’individuo non è ben integrato nella società, lasciato a se stesso, libero di fare qualsiasi cosa, tipo togliersi la vita), suicidio altruistico (l’individuo è fin troppo integrato nella società, il gruppo lo porta o lo forza a commettere il suicidio), suicidio fatalistico (l’individuo è talmente addolorato e depresso dalla sua mancanza di libertà da farla finita).

Marx: dal capitalismo al comunismo

Potenziale umano

Il punto di partenza della teoria marxiana è un insieme di assunti riguardo al potenziale che ha un individuo nelle corrette circostanze storiche e sociali. Nelle società capitalistiche e pre-capitalistiche, i popoli non si sono neanche minimamente avvicinati alla realizzazione del proprio potenziale umano. La natura stessa di questo sistema, oppressivo e basato sullo sfruttamento, lo ha reso impossibile.

Per Marx gli individui, a differenza degli animali meno evoluti, sono dotati di coscienza e capacità di collegarla all’azione, ma le persone non si limitano a pensare, devono invece agire. Spesso l’azione implica agire sulla natura per appropriarsi di ciò che è necessario per sopravvivere. Nel passato, gli individui l’hanno fatto, ma in modo così primitivo e inefficiente che non sono stati in grado di sviluppare le proprie capacità.

Sotto il capitalismo, le persone si sono preoccupate ben poco di esprimere le proprie potenzialità creative nell’appropriazione delle risorse naturali. Piuttosto, si sono concentrate sul possesso di beni e sul guadagno del denaro necessario per produrli. Per Marx, le innovazioni tecnologiche e organizzative necessitano di una società comunista dove, per la prima volta, gli esseri umani sarebbero stati in grado di esprimersi nel pieno delle proprie potenzialità.

Alienazione

Il lavoro è quel processo positivo in cui le persone esprimono in attività produttive le proprie capacità creative, espandendole ulteriormente. Tuttavia, il lavoro che la maggior parte delle persone svolgono nel capitalismo non glielo permette, perché sono alienate da esso.

Nel momento in cui gli individui raggiungono il proprio potenziale umano (comunismo) si assiste a una naturale interconnessione tra le persone e le loro attività produttive, i prodotti che producono, i colleghi con cui lo fanno. L’alienazione consiste nella rottura di tali naturali interconnessioni.

  • Gli individui subiscono le scelte dei padroni. Essi decidono cosa si produce e in che modo, offrendo ai lavoratori una paga. Le attività produttive sono quindi controllate, persino possedute dal capitalista;
  • I capitalisti possiedono i beni prodotti. I lavoratori non scelgono i beni da produrre e quando essi sono completi non appartengono a coloro che li hanno creati (loro), ma al capitalista, che li utilizza o convince altri ad utilizzarli. Per di più, è facile che il lavoratore inizi a perdere completamente il senso del proprio contributo alla creazione del prodotto;
  • È molto probabile che i lavoratori siano separati dai loro colleghi. Eseguono il loro lavoro in solitudine e chi è attorno a loro è altrettanto estraneo ai propri vicini. A volte va anche peggio: il capitalista aizza i lavoratori gli uni contro gli altri per vedere chi riesce a produrre di più con una paga più bassa.

Dunque, i lavoratori iniziano a comportarsi sempre meno da esseri umani e sempre più da meri ingranaggi inanimati. Il risultato è una massa di persone che non riescono a esprimere le loro qualità, lavoratori alienati.

Capitalismo

Il capitalismo è un sistema a due classi, composto dai capitalisti e dai proletari, in cui gli uni sfruttano gli altri. La chiave per comprenderne il meccanismo sta nella proprietà dei mezzi di produzione, ovvero tutto ciò che consente la produzione dei beni.

Nel sistema capitalistico, i capitalisti posseggono i mezzi di produzione: se il proletario vuole lavorare deve dunque per forza rivolgersi al capitalista. I lavoratori hanno anche bisogno di denaro, e i capitalisti lo possiedono. Cosa offrono i lavoratori in cambio? La forza lavoro e il tempo per poterla esercitare. Il capitalista consente al proletario di accedere ai mezzi di produzione, conferendogli in cambio una paga detta reddito di sussistenza, ovvero giusto quanto basta al lavoratore e alla sua famiglia per sopravvivere.

Lo scambio è assolutamente iniquo per la teoria del lavoro come valore marxiana: Marx intende come lavoro la produzione di beni a partire da materie prime esistenti in natura ed è il proletario a svolgere tale mansione. Il proletario lavora, il capitalista no, dunque il proletario merita di ottenere qualsiasi cosa e il capitalista non merita nulla.

I proletari sono dunque vittime di uno sfruttamento di cui né loro né il capitalista sono coscienti. Tuttavia, i proletari sono in grado di raggiungere la consapevolezza tale è lo sfruttamento: tale consapevolezza è detta coscienza di classe. La coscienza di classe è un prerequisito per una rivoluzione, tale rivoluzione per Marx è addirittura agevolata dalle dinamiche interne del capitalismo stesso. Quest’ultimo non verrà distrutto e il capitalismo non verrà alla luce senza che i proletari passino all’azione.

Comunismo

L’obiettivo di Marx era prima di tutto il rovesciamento di un sistema intrinsecamente segnato dallo sfruttamento e dall’alienazione. Solo dopo la rivoluzione ci si sarebbe posti il problema di cosa fare una volta raggiunto questo obiettivo primario.

Il comunismo è il sistema sociale che, per la prima volta, permette all’essere umano di dispiegarsi in tutta la sua potenzialità. Per la verità, il comunismo è un anti-sistema, un mondo in cui il sistema non è altro che l’insieme delle relazioni sociali tra le persone che lo compongono. La società comunista avrebbe utilizzato e amplificato le innovazioni tecnologiche e organizzative del capitalismo, ma si sarebbe fatta da parte e avrebbe permesso a ogni essere umano di diventare ciò che avrebbe sempre potuto potenzialmente essere.

Weber: la razionalizzazione della società

Comportamento e azione

L’interpretazione che Weber dà al concetto di azione si basa sulla distinzione tra comportamento e azione. Il comportamento avviene in modo automatico, senza pensarci, mentre l’azione è il risultato di un processo consapevole. L’attenzione di Weber era rivolta a quelle azioni che prevedono l’intervento del pensiero tra lo stimolo e la risposta, quelle situazioni in cui le persone attribuiscono un significato a quello che fanno e quello che fanno è per loro significativo.

Per comprendere l’azione individuale non serve tanto una descrizione oggettiva del contesto in cui ci si trova, quanto la comprensione di come il soggetto definisce la situazione. In altre parole, l’interpretazione soggettiva conta di più della spiegazione oggettiva.

Tipi di azione

  • Azione affettiva Risultato non razionale delle emozioni individuali.
  • Azione tradizionale Ciò che si fa rispecchia un’abitudine a compiere certi gesti in un certo modo (fare il segno della croce entrando in chiesa).
  • Azione razionale rispetto al valore La scelta dei mezzi migliori per ottenere uno scopo è effettuata sulla base di un ampio sistema di credenze dell’attore. Questo non porterà necessariamente verso la scelta più ottimale, ma verso quella più coerente ai valori dell’attore.
  • Azione razionale rispetto allo scopo Riguarda il perseguimento dei fini che l’attore ha scelto per conto proprio. L’attore deve prendere in considerazione la situazione in cui si trova quando sceglie i mezzi più adatti a raggiungere lo scopo che si è prefissato.

Tipi di razionalità

  • Razionalità pratica Il tipo di razionalità che tutti mettiamo in atto quotidianamente per andare da una parte all’altra. Data la realtà delle circostanze, cerchiamo di affrontare le difficoltà e trovare il miglior mezzo per raggiungere il nostro obiettivo.
  • Razionalità teorica Riguarda lo sforzo di dar conto cognitivamente della realtà, attraverso lo sviluppo di concetti sempre più astratti. Qui lo scopo è di ottenere una comprensione razionale del mondo piuttosto che agire razionalmente all’interno del mondo stesso.
  • Razionalità sostanziale Come quella pratica, riguarda l’azione. Qui la scelta del corso d’azione più adeguato è dettata dal più ampio insieme di valori di riferimento piuttosto che dall’esperienza quotidiana e dal pensiero pratico.
  • Razionalità formale La scelta del corso d’azione migliore è basata sull’insieme di norme, regolamenti, leggi uguali per tutti. Essa è sorta solo nel mondo occidentale con l’avvento delle industrializzazioni.

L’etica protestante e lo spirito del capitalismo

Perché la razionalità formale si è presentata solo in occidente nell’epoca moderna e non in altri tempi o altre parti del mondo? In occidente, il protestantesimo ha giocato un ruolo cruciale nell’assetto della razionalizzazione del sistema economico, e il sistema economico più razionale è sicuramente il capitalismo. Weber era particolarmente affascinato dall’etica protestante tipica del calvinismo. I calvinisti credono alla predestinazione, ovvero che il loro destino sia predeterminato dal volere divino e indipendente dalle azioni dirette del credente. Tuttavia è possibile intuire quale corso prenderà il fato dopo la morte da una serie di segnali visibili durante la vita terrena: tra questi, il principale è il successo economico.

I calvinisti erano molto inclini ad assicurarsi il successo economico, costruire imprese sempre più grandi e a ottenere un profitto sempre maggiore. Non dovevano struggersi dai sensi di colpa confrontando il proprio successo con la vita ben più sfortunata dei lavoratori delle proprie ditte: in fondo, il destino degli uni e degli altri è predeterminato. Tutte queste credenze sul successo economico presenti tra i calvinisti e altre sette si sono combinate all’etica protestante, a cui Weber collega lo sviluppo di un altro insieme di idee: lo spirito del capitalismo. Gli individui sono stati motivati a ottenere il successo economico anche in altre epoche e in altre parti del mondo, ma in occidente questa spinta non deriva dall’avidità, ma da un vero e proprio sistema etico che enfatizzava il successo economico come specchio del destino dell’uomo.

Confucianesimo, induismo e capitalismo

La Cina aveva i prerequisiti necessari alla realizzazione del sistema capitalistico, tuttavia le è mancato un mercato, ma anche altri elementi razionali tipici del capitalismo. Vi sono varie ragioni che spiegano perché il capitalismo non si sia sviluppato, prima fra tutte il confucianesimo infatti prescrive, come precondizione per ottenere un incarico pubblico e acquisire status, un buon livello di alfabetizzazione. Per poter essere iscritto tra i notabili non solo era indispensabile una cultura elevata e un’educazione letteraria raffinata, ma viene attribuito grande valore anche ad abilità come l’arguzia e la furbizia. Di contro, i confuciani svalutavano qualsiasi tipo di lavoro manuale, che veniva delegato ai subordinati.

I confuciani erano fondamentalmente disinteressati all’economia e all’attività economica. L’impegno attivo in un’impresa per trarne profitto era visto come moralmente dubbio e sconveniente. Inoltre, non erano inclini ad alcuni tipo di cambiamento, ivi incluso quello economico: il loro obiettivo era piuttosto il mantenimento dello status quo. Ancor più importante, non veniva percepita alcuna tensione tra la religione dei confuciani e il mondo in cui vivevano, per cui non era necessario intraprendere alcuna azione per risolvere tale conflitto. Si tratta cioè di una situazione molto diversa da quella in cui vivevano i calvinisti.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilariamiraglia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Genova Carlo.
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