Riassunto Smelser (sociologia)
Capitolo 1: Introduzione alla sociologia
La sociologia può essere definita come lo studio scientifico della società, delle istituzioni e dei rapporti sociali.
Si parla di studio scientifico in quanto le ricerche sociologiche seguono un metodo scientifico: i ricercatori
formulano ipotesi, raccolgono dati e li confrontano con le ipotesi per confutarle o confermarle.
1. Che cos’è la sociologia?
La sociologia è una scienza sociale che si sviluppò alla fine dell’800 dando origine a dipartimenti universitari
di sociologia, tra cui la scuola di Chicago, la prima a intraprendere le ricerche sul campo, studiando situazioni
e cambiamenti della vita quotidiana. Essa si inizia a diffondere in Europa nel XIX secolo per studiare i problemi
sociali legati all’industrializzazione e urbanizzazione, come povertà, crimine e perdita della dimensione
personale nella vita sociale. Tre rivoluzioni ne influenzano le origini:
Rivoluzione scientifica: La sociologia segue l’esempio di tutte le scienze moderne che, a partire
dalle scienze della natura, si sono staccate dal pensiero filosofico e hanno conquistato una loro
autonomia. Il metodo sperimentale viene fondato sull’osservazione empirica. Verso la fine del
XVIII sec incomincia a diffondersi la fiducia nel metodo scientifico;
Rivoluzione industriale: Le scienze sociali sono un prodotto della rivoluzione industriale, la prima
ad acquisire un proprio statuto autonomo dalla filosofia fu l’economia politica. Smith e gli altri
economisti classici possono essere considerati fondatori dell’economia politica e sociologi ante
litteram; essi riflettono sulle trasformazioni sociali dell’Inghilterra del XVIII sec. Tra le varie categorie
economiche vi sono la terra, il capitale e il lavoro, che corrispondono alle classi sociali dei proprietari
terrieri, degli imprenditori capitalisti e dei lavoratori salariati, i quali percepiscono rendita, profitto
e salario. Questi gruppi sono legati da rapporti di scambio attraverso il mercato, è l’elemento
connettivo della società, chiamato da Smith, la mano invisibile, che opera per la realizzazione del
benessere dei singoli individui. In seguito alla rivoluzione industriale la sociologia si sviluppa a causa
dei cambiamenti della società, in particolare uno dei problemi più evidenti era quello dei rapporti
gerarchici consolidati dalla tradizione. L’avvento della società industriale era interpretato come un
legame tra una sostituzione di ciò che è naturale e organico con ciò che è artificiale e meccanico;
La Rivoluzione francese è stata un altro grande evento nella storia dell’Europa e dell’Occidente che
ha posto le basi per la nascita di una scienza della società. In questo periodo fu sancita l’uguaglianza
degli esseri umani e i diritti fondamentali.
Quindi la sociologia è la scienza del mutamento.
1.1 La società al microscopio
Il mondo può essere diviso in 3 gruppi di fatti:
fatti biologici, come respirazione, nutrizione, sonno;
fatti psicologici come emozioni, motivazioni, percezioni;
fatti sociologici relativi ai rapporti sociali e al mutamento della società.
1.2 Prospettive sociologiche
Per spiegare i diversi tipi di fatti sociali, i sociologi ricorrono a 5 prospettive sociologiche:
la prospettiva demografica è lo studio delle popolazioni, come nascite, morti, matrimoni…
la prospettiva psicosociale cerca di spiegare i comportamenti in base al significato che hanno per le
persone, cioè in termini di credenze, motivazioni, atteggiamenti…
la prospettiva delle strutture collettive viene applicata allo studio di gruppi, organizzazioni e
comunità, e i sociologi studiano, ad esempio, le competizioni tra partiti politici, i comportamenti
collettivi…
la prospettiva delle relazioni emerge quando i rapporti tra le persone sono considerati sulla base dei
corrispettivi ruoli. Un ruolo è costituito da un insieme di aspettative sociali. Un’istituzione è un
insieme di ruoli finalizzati al compimento di una o più funzioni che sono fondamentali per il
funzionamento della società;
la prospettiva culturale analizza i comportamenti in base a tratti culturali come i valori e le norme. I
valori indicano gli obiettivi auspicabili e costituiscono un aspetto fondamentale della cultura. Inoltre,
esistono norme formali che stabiliscono il modo in cui persone o gruppi devono comportarsi; norme
1
informali, come il principio secondo cui non sta bene indicare le persone, masticare a bocca aperta
o non portare un regalo quando si va ad una festa.
2. Microsociologia e macrosociologia
Queste prospettive mostrano la vastità del campo d’indagine della sociologia, per questo esistono alcuni
sociologi che si specializzano nello studio delle burocrazie, altri si occupano di famiglie o religione… I sociologi
si differenziano sia in base al proprio campo di interesse sia per le diversità di opinioni che influiscono sulla
vita sociale. Una differenza importante è la distinzione tra 2 livelli:
La microsociologia si occupa di interazioni quotidiane tra individui;
La macrosociologia si occupa delle strutture che sorreggono intere società come istituzioni familiari,
organizzazione religiose, sistemi economici…
Le principali teorie microsociologiche elaborate per descrivere e spiegare le interazioni tra gli individui sono:
La teoria dello scambio, elaborata da Homans nel 1973, secondo cui l’interazione sarebbe fondata
sulla considerazione del rapporto costi-benefici. Le persone ripetono quei comportamenti che in
passato gli hanno dato qualche ricompensa, mentre evitano di fare ciò che li ha portati a una
punizione;
Garfinkel nel 1967-1974 ha elaborato l’etnometodologia, che studia la conoscenza di senso comune
sulla base dove hanno luogo le interazioni quotidiane tra le persone.
Goffman nel 1959 nel suo modello drammaturgico, usa il teatro per descrivere l’interazione: le
persone si comportano come attori su un palcoscenico costituito da una ribalta, è un luogo dove gli
attori agiscono secondo ruoli formalizzati, e da un retroscena, è un luogo dove gli attori si preparano
all’interazione che avverrà sulla ribalta. Attraverso la gestione delle impressioni gli attori cercano di
influenzare l'opinione che gli altri hanno di loro.
Un’ultima prospettiva microsociologica è l'interazionismo simbolico, proposto da Mead nel 1934 e
ripreso da Blumer nel 1969. Secondo questo approccio le persone attribuiscono un significato agli
stimoli che ricevono e rispondono, espressi da simboli che possono essere parole, oggetti, gesti o
azioni. La conoscenza condivisa di questi simboli rende possibile un’interazione senza problemi.
Tra le teorie macrosociologiche le più dominanti sono due:
La prima versione del funzionalismo fu elaborata nel XIX sec. da Spencer, che paragonava la società
a un organismo vivente, in cui ogni parte svolge una funzione specifica nel mantenimento della vita.
Se una parte smette di funzionare, il corpo sociale subisce dei problemi o smette di funzionare.
Durkheim sviluppa in seguito il quadro sociale del funzionalismo; per spiegare un fatto sociale è
necessario mostrarne la funzione all'interno della società. Egli ritiene che anche un fatto sociale come
la devianza, cioè non rispettare le norme sociali, abbia una funzione positiva. Parsons, nel 1951, e
Merton, nel 1949, seguono Spenser e Durkheim: il loro approccio consiste nell’identificare le parti
della società, scoprirne le funzioni e collegarle in un quadro complessivo. I principali presupposti del
funzionalismo sono:
una società è un sistema di parti interrelate;
i sistemi sociali sono caratterizzati da stabilità;
esistono disfunzioni fisiologiche, che tendono a risolversi o a essere integrate nel sistema;
la società è interessata da un mutamento graduale;
L’integrazione sociale è prodotta dal consenso dei membri di una società su un insieme di
valori.
La teoria del conflitto deriva dal pensiero di Marx, secondo cui il conflitto tra classi sociali è alla base
della società. Esso nasce dal fatto che gli individui sono divisi in classi che raggruppano la classe dei
capitalisti, cioè i proprietari dei mezzi di produzione, e la classe dei proletari cioè i lavoratori. Essi
non hanno valori in comune. Secondo Marx la maggior parte dei conflitti politici derivano dalla lotta
di classe. La classe sfruttata si sarebbe prima o poi ribellata e la rivoluzione avrebbe trasformato la
società. Una delle reinterpretazioni del pensiero marxiano è offerta dal sociologo Dahrendorf, che
sostiene la fonte di conflitto più rilevante è l’autorità: la lotta emerge tra coloro che possiedono il
potere e coloro che ne sono esclusi. Gli elementi essenziali della teoria di Dahrendorf sono:
la struttura sociale si basa sul dominio di alcuni gruppi da parte di altri;
ciascun gruppo sociale ha interessi comuni, opposti a quelli di altri gruppi; 2
quando gli individui acquistano coscienza dei propri interessi possono diventare una classe
sociale;
l’intensità del conflitto di classe dipende da vari fattori:
il grado di concentrazione del potere nelle mani di qualcuno;
la possibilità di acquisire il potere da parte di coloro che ne sono esclusi;
la libertà di formare gruppi politici.
Un confronto tra teoria del conflitto e funzionalismo. Ci sono delle differenze tra funzionalismo e teoria del
conflitto: i funzionalisti vedono la società come stabile e mettono in risalto il consenso; per i teorici del
conflitto, le società sono soggette a mutamento e a un continuo scontro. Allo stesso tempo, però, le due
teorie si completano a vicenda.
3.1 Ipotesi e teorie
La ricerca parte da un’idea sulla causa di un comportamento o di un evento. Un enunciato che suggerisce
una correlazione tra due fenomeni viene detto ipotesi, è un'idea radicata in una o più teorie che contengono
una serie di ipotesi collegate tra di loro. Gli ingredienti della sociologia sono fatti, ipotesi e teorie. I metodi
della ricerca sociologica sono regole e procedure attraverso cui convalidare o rigettare ipotesi e teorie.
3.2 Le variabili
I sociologi cercano di analizzare i rapporti di causa ed effetto stabilendo collegamenti tra due variabili, cioè
un fenomeno che può assumere differenti valori. Essi tentano di spiegare le variazioni di un fenomeno che è
la variabile dipendente in relazione ad un secondo fenomeno che costituisce la variabile indipendente.
3.3 I metodi di ricerca
I metodi di ricerca sono stati elaborati dalla sociologia per individuare i rapporti tra variabili nella vita sociale.
Indagine campionaria. A partire dal 1790 in USA si è tenuto il censimento generale della popolazione.
In Italia il primo censimento fu condotto dopo la costituzione dello stato nazionale nel 1861.
Strettamente collegata all’idea di censimento è l’indagine sociale, usata nella 2° metà dell’800 per
studiare le condizioni di vita della popolazione. Queste due tecniche portarono alla nascita
dell’indagine campionaria che è un metodo sistematico per acquisire dati su comportamenti,
atteggiamenti o opinioni degli individui. Il ricercatore per avviarla sceglie la popolazione che vuole
studiare; poi seleziona un campione, cioè un gruppo; infine vengono fatte delle domande, che
verranno poi elaborate. L’indagine campionaria è lo strumento più diffuso nelle scienze sociali.
La Ricerca sul campo è un metodo che venne introdotto negli anni ’20 dalla scuola di Chicago. Il
lavoro sul campo offre un vantaggio rispetto al metodo di indagine basato sul ricorso di ciò che si è
provato o di come si è agito in un determinato momento. I ricercatori sono presenti in prima persona
nella situazione studiata, e ciò permette di ottenere risultati più attendibili e articolati. La ricerca sul
campo è circoscritta a una situazione particolare, e quindi non è generalizzabile;
La ricerca storica a usarla per primo fu il sociologo Weber per far luce sui legami tra religione e
cambiamento sociale. L’uso di documenti storici per dimostrare un'ipotesi costituisce un importante
metodo di ricerca per molti sociologi. Essa è considerata fondamentale per coloro che reputano lo
studio del passato utile per comprendere i rapporti sociali e la società in generale;
La ricerca sperimentale si utilizza per studiare piccoli gruppi di persone in un ambiente controllato,
ed è utile per studiare fenomeni come la leadership, o modelli di cooperazione o competizione. La
ricerca sperimentale utilizza 2 gruppi di persone uguali, di cui uno viene sottoposto a uno stimolo
che l’altro non riceve. Quindi il gruppo sperimentale viene esposto alla variabile indipendente;
invece, il gruppo di controllo no.
3.4 I controlli
Uno scienziato sociale si trova davanti molte variabili; quindi, il suo compito consiste nel ridurne il numero,
isolarle l'una dall'altra e definirne gli effetti. In questo caso deve applicare i controlli.
4.1 Sociologia e problemi sociali
Esistono molti collegamenti tra sociologia e società. Il primo punto da evidenziare è che la sociologia necessita
di un clima politico per svilupparsi e ha la necessità di libertà di indagine e rendere pubblici i risultati di una
ricerca. Il suo percorso è influenzato dai problemi sociali che la società attraversa. Ma essa può anche
contribuire a far emergere i problemi non percepiti. 3
4.2 Le applicazioni della sociologia
La conoscenza sociologica trova molte applicazioni nel contesto sociale. In primo luogo, un buon numero di
sociologi è impiegato sia nella pubblica amministrazione sia in organizzazioni private che si occupano di
povertà, emarginazione, tossicodipendenze, alcolismo. In secondo luogo, le tecniche dei sociologi vengono
adottati nelle ricerche di mercato e nei sondaggi di opinione. Il loro lavoro fornisce informazioni utili al
processo di elaborazione delle politiche sociali. Infine, la ricerca sociologica può aiutare a valutare l’impatto,
che questo lavoro viene definito ricerca valutativa.
Capitolo 2: La Cultura
La cultura è un insieme di valori, definizioni della realtà e codici di comportamento condivisi che hanno in
comune uno specifico modo di vita. La parola cultura deriva dal latino colere, che significa coltivare la terra;
infatti, nel medioevo indicava il miglioramento dei raccolti, da cui il termine agricoltura. L’acquisizione della
cultura è una questione di apprendimento, a differenza degli animali, che agiscono per istinto e che hanno
un comportamento programmato geneticamente, il comportamento umano è compreso.
2.1 Il rapporto cultura-società
Il rapporto tra cultura e società è un rapporto bidirezionale e interagiscono tra di loro. Il determinismo
sociale e quello culturale riproducono l’alternativa filosofica tra idealismo e materialismo. Da un lato, le
teorie filosofiche idealiste pongono l’idea come principio del conoscere e della realtà, dall’altro lato, le
filosofie materialiste le pongono a fondamento della realtà ideale. Tutt’oggi troviamo studi che lavorano uno
dei 2 tipi di determinismo; quindi, la discussione scientifica si è spostata sull’influenza reciproca.
1.2 Cultura e controllo
La cultura controlla il comportamento umano. L’antropologo Geertz definisce la cultura un insieme di
meccanismi di controllo, come schemi, prescrizioni, regole, istruzioni, per governare il comportamento.
Poiché la cultura controlla il comportamento umano, Freud si chiede se non sia legittimo definire la cultura
come istanza repressiva. Infatti, la cultura reprime le pulsioni sessuali e aggressive e stabilisce le condizioni
in cui possono essere soddisfatte, ad esempio le pulsioni sessuali possono essere soddisfatte solo con le
persone e luoghi adatti. La capacità della cultura di controllare il comportamento umano è limitata da fattori:
I limiti biologici dell’organismo umano;
L’ambiente fisico, che influisce sul tipo di cultura che si sviluppa;
L’ordinamento sociale, che deve essere stabile per garantire la sopravvivenza di una cultura.
1.3 La selezione culturale
Un’altra caratteristica fondamentale della cultura è il fatto che essa seleziona certi aspetti del
comportamento e dell’esperienza. Il risultato della selettività è che le culture sia passate che presenti
possono essere diverse tra loro, per esempio una considera la guerra come nobile arte, invece un’altra la
detesta.
1.4 Gli universali culturali
Ci sono molte differenze tra le varie culture esistenti, ma ci sono anche dei tratti comuni a tutte le culture,
detti universali culturali. Murdock ha elencato un numero considerevole che riteneva comuni a tutte le
culture, tra cui lo sport, il linguaggio, i riti religiosi, mentre sosteneva che la forma specifica degli universali
può variare da una cultura all'altra, poiché ciascun tratto culturale è il prodotto della sua storia e di una
catena di eventi unica. Secondo Kluckhohn, gli universali esistono perché sono prodotti di fatti biologici
comuni a tutti gli esseri umani, come mancanza di difese del bambino, il bisogno di cibo. L’approccio di
Kluckhohn è simile a quello di Murdock, nella quale ritengono che le culture debbano soddisfare dei bisogni
fisiologici, sociali e psicologici, anche se le modalità possono variare. Secondo altri studiosi mettono in
discussione l’idea che esistano dei bisogni fondamentali, il modo in cui questi vengono soddisfatti è
influenzato da valori e norme culturali che non hanno nulla a che vedere con il bisogno.
1.5 Etnocentrismo e relativismo culturale
L’etnocentrismo è la tendenza a giudicare le altre culture nei termini del proprio considerato superiore. Un
fenomeno analogo a esso &e
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Sociologia Generale, prof. Cerroni, libro consigliato Manuale di Sociologia, Smelser
-
Riassunto esame Socializzazione e processi culturali , Prof. Giannini Lorenzo, libro consigliato Manuale di Sociolo…
-
Riassunto esame Socializzazione e processi culturali , Prof. Giannini Lorenzo, libro consigliato Manuale di Sociolo…
-
Riassunto esame Socializzazione e processi culturali , Prof. Giannini Lorenzo, libro consigliato Manuale di sociolo…