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Sociologia lezione 1

Le lezioni si basano sulle slide ed è consigliato prendere appunti direttamente su queste. Parleremo molto di scuola perché coinvolge molto di più rispetto ad aziende. Esame scritto con 3 tipi di domande (poche a crocette, molte aperte ed una parte di analisi dati).

Le scienze sociali

Esistono tre diverse scienze sociali:

  • L’economia, che studia le attività attraverso cui una popolazione umana si mantiene in vita; l’economia (secondo Marx) studia il ricambio organico tra l’uomo e la natura e si occupa quindi dei fenomeni naturali, di quello che mangiamo, di quello che produciamo, di quello che ci scambiamo, che è tangibile, che ha un prezzo.
  • La sociologia, che studia i rapporti tra le persone, le popolazioni, i gruppi, le collettività umane (sempre a partire dagli individui perché il gruppo non esiste senza gli individui). La psicologia è una scienza sociale che studia gli individui (le persone come individui).
  • La terza delle scienze sociali più importanti è la scienza politica che si occupa dello stato e dei rapporti tra i cittadini e lo stato, del governo, dei servizi che fornisce lo stato.

La sociologia economica è un incrocio tra queste discipline, necessario perché spesso non è semplice studiare una popolazione senza, ad esempio, sapere quali sono i mezzi di sostentamento, le leggi, etc. Dunque, la sociologia economica studia il modo in cui sono tra loro in relazione l’economia ed i fenomeni sociali e politici. Il tema centrale della SE è quindi il rapporto tra economia e società.

Le forme dello scambio

Lo scambio è quello che mette in rapporto diversi individui. Gli individui sono in rapporto tra loro da un punto di vista economico perché il punto di partenza è il c.d. la divisione del lavoro (le persone fanno cose diverse quindi ogni persona dipende da altre persone). È uno scambio anche il fatto che i genitori stanno dietro ai figli e i figli poi da adulti stanno dietro ai genitori quando diventano vecchi; è uno scambio di sostegno emotivo ed attenzioni fisiche nel rapporto di coppia.

Questo scambio tra individui e tra gruppi sociali, secondo la sociologia economica (ed in particolare secondo Karl Polanyi, uno degli autori che hanno più insistito sul legame originario tra indagine economica e mercato) può avvenire in tre modi, tre forme dello scambio:

  • La reciprocità (scienze sociali);
  • La redistribuzione (scienze politiche);
  • Il mercato.

In che modo viene regolato lo scambio?

Reciprocità: Nella reciprocità lo scambio avviene secondo le necessità degli individui; è la modalità del dono, della gratuità, il tipo di scambio in cui una persona con cui ho un rapporto affettivo ha la necessità che io faccia qualcosa. Faccio un dono perché lo voglio fare e so che l’altra persona farà la stessa cosa quando io avrò bisogno. Il classico luogo in cui si instaurano delle relazioni di reciprocità è la famiglia (es. mamma mi paga la retta dell’Università e mi tiene ancora a casa anche se potrei guadagnare perché c’è una relazione affettiva). Vale anche per i gruppi sociali in cui si crea un rapporto affettivo intenso simile alla famiglia, quindi ad es. l’amicizia, la comunità (piccolo gruppo con un numero relativamente ridotto di persone in cui si possono creare rapporti di reciprocità).

Il flusso di doni e controdoni caratterizza l’economia delle società primitive ed è evidente che non è l’incentivo del guadagno individuale che motiva il comportamento economico dei singoli in questa situazione. Per comprendere l’economia di queste società è importante osservare la complessa rete di obblighi sociali reciproci che legano tra loro i membri e ne motivano il comportamento.

Redistribuzione: Nella redistribuzione lo scambio passa attraverso un centro politico che riceve da tutti gli individui e redistribuisce agli individui seguendo norme politiche. È un rapporto tra individui ed un centro politico (quello che noi oggi chiamiamo Stato, in altre epoche era diverso tipo la polis o gli imperi o le diverse forme di sovranità). Nelle società primitive che affiancano la redistribuzione alla reciprocità si inizia a far uso della moneta ed il comportamento economico non è più soltanto definito da obblighi sociali condivisi ma da specifiche regole. Il centro politico raccoglie risorse dalla popolazione e le redistribuisce sulla base di nuove politiche (ad es. il modo in cui funziona lo stato, raccoglie tasse per dare servizi che possono funzionare solo se c’è un solo attore che se ne occupa) (es. sicurezza: il fatto che possiamo girare per la strada di notte ed incontrare degli sconosciuti senza temere che qualcuno ci rapini; la sicurezza è un monopolio naturale e difficilmente funziona bene se ci sono diversi attori che se ne occupano.) I sociologi dicono che lo stato ha il monopolio della violenza legittima (solo la violenza che viene dallo Stato è legittima perché tipicamente serve per contrastare violenza illegittima come quella dei criminali o dei possibili invasori).

Altro esempio: trasporti come Ferrovie (unico attore che gestisce tutta la rete funziona meglio); es. istruzione. Questa redistribuzione avviene attraverso delle regole che chiamiamo norme politiche; tipicamente le norme politiche sono formalizzate (scritte) e conosciute da tutti. Il diritto è l’insieme di queste norme e gli studiosi del diritto si occupano di tutto l’insieme delle regole che definiscono le attività dello stato. Le norme di reciprocità invece non sono quelle formalizzate ma sono delle norme condivise (c’è una legge che prevede che i genitori si occupino dei figli ma la maggior parte dei genitori si occupa dei propri figli ignorando che ci sia una legge che lo prevede). Le norme sociali sono condivise e sentite come dei vincoli perché c’è un importante componente tradizionale. Reciprocità e redistribuzione hanno in comune il fatto che son forme di scambio regolato da norme (informali e formali).

Mercato: Nel mercato lo scambio si basa sul calcolo costi-benefici da parte di ciascun partecipante, e quindi in ultima analisi sugli interessi individuali e la volontà di massimizzarli. È una forma di scambio che non si basa sulle norme né di tipo politico né di tipo sociale ma si basa sull’interesse dell’individuo. È la forma dello scambio in cui l’individuo conta di più. Ogni individuo vuole delle cose e non ne vuole altre, desidera delle cose e desidera che non ne succedano altre, dunque, ogni individuo fa un’analisi dei benefici e dei costi.

Dall’analisi costi benefici che ogni individuo fa riguardo a sé stesso derivano delle scelte. Ogni individuo desidera per sé quello che vuole e ne vuole la massima quantità possibile; quando tutti questi individui e queste funzioni di utilità (analisi c-b) convergono insieme, si ha un mercato, ossia un gioco di domanda e offerta che determina i prezzi. Il mercato diversamente da redistribuzione e reciprocità funziona automaticamente, basta lasciare che le persone siano libere di perseguire i propri interessi senza alcun bisogno di norme né di tipo sociale né di tipo politico.

Le forme di scambio

  • Scambio di mercato che si regola automaticamente;
  • Scambio di doni che viene regolato da norme comunitarie (norme affettive);
  • Scambio amministrato che viene regolato da norme politiche.

Come tutte le teorie molto generali delle scienze sociali, è una cosa molto astratta che ci dà le coordinate essenziali del fenomeno poi ci sono un sacco di forme intermedie, di mescolanze tra le diverse forme dello scambio.

Ad esempio:

  • Il voto di scambio che si ha quando gli esponenti politici promettono agli elettori qualcosa in cambio del loro voto (es. quando Conte fa campagne assurde per il reddito di cittadinanza).
  • L’intervento pubblico nell’economia (stato fissa dei prezzi, incentivi alle aziende).
  • L’acquisto di riconoscimento sociale tramite denaro (beneficenza).

La funzione di utilità

Negli scambi vengono scambiate tutte le cose che interessano agli individui che in generale possiamo chiamare risorse. La funzione di utilità è un’attribuzione di valore ad un qualche oggetto, chiamato risorsa. Le risorse possono essere di 3 tipi:

  • Materiali: beni di consumo, cose con cui ci nutriamo o ciò con cui ci copriamo o cose con cui ci sposiamo ed il denaro.
  • Culturali: immateriali, non hanno un’esistenza fisica ma esistono perché le persone cambiano il proprio comportamento in base a queste risorse (es. cultura, conoscenza, affetto, prestigio, considerazione).
  • Politiche: le risorse gestite dallo Stato (l’accesso alle risorse dello stato e la partecipazione alle decisioni dello stato) (la cittadinanza è importante perché questo dà accesso alle risorse dello Stato ed ai diritti politici che significa influire sui processi decisionali dello stato).

Questi tre tipi di risorse ci interessano per studiare la stratificazione sociale. La stratificazione sociale è la distribuzione delle risorse ovvero il fatto che alcune persone hanno più bisogno di altre, più conoscenza di altre, più prestigio di altre ecc.

La sociologia economica

Molti studiosi definiscono la sociologia economica in un modo diverso dal nostro, (noi diciamo che è lo studio del rapporto tra economica e società) ovvero che la sociologia economica è l’analisi istituzionale dell’economia (l’analisi delle istituzioni che fanno funzionare l’economica). Le istituzioni sono tutte quelle cose che gli individui si trovano di fronte come dato, ossia che deriva comunque dalla volontà di individui. Istituzione deriva da institutum (latino), che vuol dire “istituito”.

Spesso individuo e società sono in contrapposizione e si arriva al punto di domandarsi se venga prima l’individuo o la società. Individuo e società sono due modi per vedere un unico processo, ossia la popolazione umana vista da due punti di vista diversi (vedere col microscopio o in generale). Se la società senza individui non esiste e se dall’altra parte gli individui sono ciò che realmente esiste come si fa a tenere assieme le due cose? Ogni uomo ha interesse a migliorare la propria situazione, quindi, potenzialmente può essere un pericolo per tutti gli altri e questo darebbe luogo al problema dell’ordine sociale (Durkheim) ossia quello che Hobbes chiama lo stato di natura (una guerra di tutti contro tutti).

Questo non succede se non molto di rado in contesti molto particolari perché esiste quello che i sociologi chiamano l’ordine sociale. L’ordine sociale è forse il problema principale della sociologia, è importante e la scuola ha una funzione centrale. La socializzazione è il processo attraverso cui i giovani individui vengono inseriti nell’ordine sociale.

Lezione 2

Un esempio classico e molto studiato dai sociologi economici italiani d’interferenza tra politica ed economia è il c.d. ciclo elettorale, ossia gli studiosi hanno notato che regolarmente quando si avvicina la data delle elezioni la spesa pubblica aumenta; il governo diventa più incline a spendere soldi e l’investimento pubblico è un fenomeno economico molto importante. L’intervento dello stato però non sempre è necessario. Gli americani hanno chiamato questo intervento “elicopter money”, come se un elicottero girasse sopra le città distribuendo soldi o quello di cui ha bisogno la gente. Regolarmente, prima di elezioni politiche, la spesa pubblica aumenta in ogni caso (che ci sia crisi o meno). Perché? Per raccogliere il consenso degli elettori (es. voto di scambio).

L’irregolare aumento della spesa pubblica all’avvicinarsi delle elezioni è un fenomeno politico perché riguarda l’esigenza dei partiti al governo di rimanere al governo. Il ciclo elettorale è un buon esempio di fenomeno di cui si occupa la sociologia, ovvero un intervento nell’economia che segue le logiche della politica. Un altro esempio (questa volta a livello micro) è il familismo, ossia dare la precedenza nelle proprie attività economiche non a questioni di efficienza ma agli interessi della famiglia (ad es. imprenditore che assume qualcuno della sua famiglia e non un qualsiasi altro dipendente). Quando un imprenditore recluta personale per la propria azienda non sulla base di criteri di competenza ma assume persone che gli sono più legate o gli piacciono di più, c’è una logica che è quella della società, dei legami affettivi o dei gusti personali.

Adam Smith

Adam Smith era scozzese e visse nel ‘700 un attimo prima della rivoluzione industriale ma in un contesto in cui la crescita economica, che diventa poi esplosiva nella rivoluzione industriale dell’800, è già iniziata. Il libro di Adam Smith, ritenuto la fondazione dell’economia politica, esce nel 1776 (stesso anno della dichiarazione di indipendenza americana, nascono gli Stati Uniti) intitolato “La ricchezza delle nazioni”.

La domanda che si pone Smith è contenuta nel titolo del libro ed è la domanda che caratterizza la scienza economica. Da cosa è determinata la ricchezza di una nazione? Che cosa fa sì che alcune nazioni sono ricche ed altre povere? In termini più scientifici questa domanda viene posta come dilemma allo sviluppo economico. Non è la predisposizione dei lavoratori, il fatto di lavorare di più o di meno (es. gli africani lavorano più di noi ma sono poveri). La risposta che dà Smith e che da allora è stata data dalla stragrande maggioranza dagli economisti e dai sociologi è che la ricchezza dipende dallo scambio di mercato che ha a che fare con la divisione del lavoro.

La divisione del lavoro è il fenomeno per cui gli individui non producono singolarmente tutto ciò di cui hanno bisogno. Per la sussistenza sono necessarie diverse cose. In un’economia a bassa divisione del lavoro ogni individuo tendenzialmente fa tutto il necessario. In un’economia ad alta divisione del lavoro (come la nostra) ogni individuo si specializza in una determinata cosa o in una serie di attività tra loro collegate. Es. degli spilli di Adam Smith che osserva la produzione degli spilli e la osserva in due modi diversi:

  1. Unico artigiano che fa gli spilli dall’inizio alla fine da solo;
  2. Gruppo di lavoro (4 persone) in cui il lavoro è diviso e c’è specializzazione (ognuno fa solo una cosa per “costruire” gli spilli).

Nel primo caso in una giornata si producono 10 spilli, nel secondo caso se ne producono 1000. Secondo il principio fondamentale di Smith, infatti, la specializzazione aumenta la produttività: la ricchezza delle nazioni deriva dalla divisione del lavoro perché questa specializza gli individui e li rende più produttivi. Bassa divisione del lavoro significa lavorare sempre proprio perché la produttività è bassa.

Il mercato è l’altra faccia della medaglia perché una volta che il mercato è diviso, ogni persona ha bisogno dei prodotti delle altre persone. In una economia non sviluppata, la stessa persona è in grado di andare a caccia, procurarsi il cibo, vestirsi, fare le pentole, etc (questa persona sarà brava ma dovrà lavorare un sacco). Secondo Smith il modo più efficiente per integrare tutte queste cose separate dalla divisione del lavoro è lo scambio di mercato perché tutti gli individui, allo stesso modo, sono in grado di valutare cosa vogliono e cosa non vogliono, quello che vogliono acquisire, quello che hanno e di cui si vogliono liberare. Se ci sono delle cose che sono scarse rispetto a quanto le persone ne hanno bisogno, il loro prezzo sale; se invece di una cosa c’è tanta abbondanza il prezzo è basso. Il prezzo deriva sempre dall’incrocio tra domanda e offerta.

Smith è un economista ma è anche un sociologo e quindi si sforza di capire che però il mercato è esso stesso un’istituzione, non è un qualcosa che automaticamente si crea e funziona bene come spiegato dal libro di microeconomia. (perché funzioni bene c’è bisogno di una serie di fattori, come ad esempio il fatto che è necessario un grande di numero di venditori e compratori). Affinché un mercato funzioni bene occorre anche che gli individui cerchino di ottimizzare la propria attività senza creare danni per gli altri ed occorre che gli individui siano spinti a migliorare la propria attività non solo per soddisfazione personale ma anche per piacere agli altri. Le persone si attivano e si danno da fare per creare una divisione del lavoro efficiente non semplicemente per aumentare il proprio puro e semplice benessere; quello che cerchiamo di fare con la nostra partecipazione alla divisione del lavoro, con il nostro impegno per migliorare la nostra attività deriva anche dal nostro interesse di essere approvati dalle altre persone.

Gli individui, secondo Smith, provano una naturale simpatia che è un particolare collante per il tessuto sociale. Questa simpatia ha delle origini di tipo biologico; l’individuo richiede un contesto collettivo. L’azione economica ha obiettivi di tipo sociale: siamo individui razionali ottimizzanti ma facciamo questo sempre avendo in mente il contesto interindividuale (gli altri con cui interagiamo e ci muoviamo). Le persone si attivano se hanno incentivi di tipo economico (denaro) e di tipo politico o sociale (approvazione). Smith confronta gli incentivi (benefici) per cui si attivano le persone nei due contesti economici presenti nella Gran Bretagna, in Europa e nella sua epoca ovvero nelle campagne e in città.

Nelle campagne c’è un’economia di tipo tradizionale in cui...

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher grazia.zasa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia economica e dell'organizzazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Ballarino Gabriele.
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