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Presentazione M. Santoro

Dai primi del Novecento, anche in Italia si afferma la possibilità di una sociologia artistica (Squillace). L’attenzione per l’arte era già presente nella sociologia positivista: è il caso di Simmel, Weber (musica) e Durkheim che svolge ricerche in ambito di classificazione che hanno portato alla considerazione sociologica della distinzione estetica e tra generi (Bourdieu-Adorno). N. Heinich presenta lo sviluppo dei risultati conseguiti nella sociologia dell’arte a livello internazionale.

Le difficoltà incontrate dalla sociologia nell'affermarsi in Italia sono dovute al fatto che i sociologi si occupano di arte senza preoccuparsi di fare della vera sociologia. Per la sociologia dell’arte le “zone centrali” sono la Francia, Inghilterra e America. Per la ricezione della sociologia moderna bisogna apprendere dai modelli di Becker e Bourdieu.

Introduzione

Nel 1998 solo lo 0,5% della produzione sociologica riguardava la sociologia dell'arte. Da ciò si evince che i confini della sociologia sono labili (non è facile definire cosa appartiene o meno al suo ambito) e non si può definirne l'importanza in base al peso quantitativo della produzione. La sociologia dell'arte è vicina all'oggetto che tratta.

I sociologi dell'arte hanno avuto origine nelle università dove veniva fatta una sociologia di commento incentrata sulle opere e sulla loro interpretazione, una sociologia diversa da quella praticata in ambito di ricerca amministrativa perché esclude le opere d'arte e utilizza dati statistici. Una terza sociologia è quella praticata nelle istituzioni della ricerca scientifica come al CNRS, ha una produzione molto varia e produce interviste, commenti letterari, indagini qualitative, trovando spazio nelle università.

La sociologia dell'arte è una disciplina recente; per fare una buona sociologia non ci si deve occupare di un oggetto che suscita interesse a priori ma di un oggetto che suscita interesse per la qualità. Uno degli obiettivi della sociologia dell’arte è lo studio dei processi attraverso i quali possono essere riconosciute le arti e anche le loro variazioni nel corso del tempo e spazio. Le arti più studiate sono le arti visive, musica e letteratura.

Capitolo I, dalla preistoria alla storia

I fondatori della sociologia hanno attribuito poca importanza al problema estetico: Durkheim ha affrontato l’arte solo nella misura in cui costituiva un modo diverso di rapportarsi alla religione. Weber nel 1921 ha invece posto le basi per la sociologia delle tecniche musicali. Simmel ha tentato di mettere in relazione arte e cristianesimo ed evidenziò come le forme di governo autoritario fossero vicine alle forme simmetriche mentre l’individualismo e gli stati liberali erano più vicini all’asimmetria delle forme. Simmel è stato il più attento alla storia culturale anche se, più ci si avvicina all’arte più ci si distanzia dalla sociologia; tra storia dell’arte e sociologia si pone la storia culturale dell’arte a cui si devono i primi tentativi di sociologia delle arti.

All’inizio della sociologia, la storia culturale è molto presente e si manifesta a partire dal XIX secolo, si fa riferimento alla produzione di Morris, Ruskin (funzioni sociali dell’arte e arti applicate), Lanson (orientamento sociologico alla storia della letteratura, approccio empirico). La storia culturale dell’arte si sviluppa notevolmente a partire dal Novecento (tra le due guerre) in Germania ed Austria. È il caso della produzione di Zilsel (evoluzione del genio nei campi di creazione e scoperta), Rank (vicino a Zilsel), Scheler (introduce le tipologie di grandi uomini), Kris e Kurz (autori de La leggenda dell’artista, un’indagine sulle rappresentazioni dell’artista attraverso lo studio delle biografie, eroizzazione, dono, talento innato che rappresentano un immaginario collettivo).

Alla storia culturale dell’arte si riconduce la produzione di Panofsky, che ha distinto tre livelli di analisi nello studio delle immagini: livello iconico (dimensione plastica), iconografico (convenzioni pittoriche), iconologico (visione del mondo in base all’immagine).

La sociologia dell’arte si deve all’attività di esteti e storici d’arte che vogliono oltrepassare la correlazione artista/opera e soffermarsi anche sulla società: la prima generazione si interessa all’arte e società, si riconduce all’estetica sociologica nella prima metà del XX secolo, la seconda generazione si deve agli storici dell’arte e all’approccio molto più empirico che si sviluppa in Italia e Inghilterra poco prima della Seconda guerra mondiale. Vengono condotte ricerche basate su documenti, arte nella società e rapporto di inclusione. Negli anni Sessanta è nata la terza generazione, viene condotta una sociologia di investigazione empirica, si sviluppa negli Stati Uniti e Francia, vengono condotte statistiche, interviste, arte come società, cosa produce l’arte e cosa l’arte a sua volta produce.

Capitolo II, prima generazione: l’estetica sociologica

Nella prima generazione è rilevante lo spostamento dalle interpretazioni di matrice spirituale o estetica a una spiegazione fondata su cause esterne all’arte: l’arte non appartiene solamente all’estetica e non è un valore assoluto, sono alla base della sociologia dell’arte. Le cause esterne all’arte possono essere sociali e culturali. Nel 1865 Taine ha cercato di applicare all’arte il modello scientifico, l’arte e la letteratura variano in base al contesto in cui si trova l’artista che le produce. Lalo sosteneva che «non si ammira la Venere di Milo perché è bella ma è bella perché viene guardata».

La tradizione marxista ha portato il problema dell’arte ad essere esclusivamente di tipo sociologico, il materialismo è fondamentale. L’approccio marxista all’arte si deve, nel 1912, a Plekhanov; secondo Lukács il legame tra condizioni economiche e produzione artistica è dovuto allo stile di vita (dell’epoca di riferimento), inaugura la sociologia letteraria. Nel 1933 Max Raphael tenta un approccio marxista ai problemi dell’estetica. In riferimento alla sociologia letteraria di Lukács, Goldmann ha fatto emergere la visione del mondo di un gruppo sociale e al tempo stesso ha fatto emergere la struttura letteraria dell’opera.

L’applicazione della visione marxista alle arti visive si deve principalmente agli storici dell’arte inglesi come Klingeder (relazione tra produzione pittorica e rivoluzione industriale del XVIII secolo), Antal (coesistenza nel XV secolo di opere diverse dal punto di vista formale e diversa concezione del mondo in base all’estrazione sociale). Hauser sostiene come le opere d’arte siano un riflesso delle condizioni socioeconomiche, per Hadjinicolaou le opere d’arte sono strumenti della lotta di classe (ideologie illustrate). Negli anni ’30 con la corrente marxista si sviluppa anche la scuola di Francoforte (Adorno, Benjamin, Kraukauer e Neumann).

La scuola di Francoforte pone al centro il rapporto tra arte e vita sociale, esaltazione dell’individuo e repulsione nei confronti delle masse. Benjamin è autore de L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica (originale e riproduzione dello stesso). In parallelo alla scuola di Francoforte e storici marxisti è rilevante il contributo della storia dell’arte: viene messo in evidenza il motivo e il modo in cui l’arte può rivelare realtà collettive. Il massimo rappresentante è Pierre Francastel, si dedica allo studio degli stili in pittura e scultura in relazione con la società del tempo, gli artisti sono influenzati dalla società.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elistratocaster di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia delle arti e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Santoro Marco.
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