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Il popolo del blues

L'estetica del blues e l'estetica nera

La cultura è il risultato di uno sviluppo psicologico comune. La cultura afroamericana nasce dallo sviluppo del popolo afroamericano (inteso dell’emisfero occidentale) la cui storia dipende dall’Africa e dall’America. Il blues ha origine nel tardo Ottocento e deriva dalla cultura musicale africana, rispecchiando l’esperienza degli afroamericani che si è sviluppata durante la schiavitù e dopo la guerra civile che li ha liberati dalla condizione di schiavitù. I cori africani non accompagnati da percussioni lasciano spazio ad un suono più vivace. All’inizio del XIX secolo gli africani erano diventati afroamericani e il blues si è innalzato per celebrare il loro ingresso nella società meno repressiva. Il blues è legato alla cultura rurale (più antica) e si è trasformato in urbano nel momento in cui i primi neri si sono spostati dalle piantagioni alle città meridionali per sfuggire in particolare alla ricostruzione del Ku Klux Klan. Il blues esprime la rivelazione umana della vita all’esterno delle piantagioni.

L’estetica africana è l’espressione della visione animistica del mondo: ogni cosa sulla terra è viva e fa parte della realtà. La religione africana si avvale del dialogo tra sacerdote e congregazione ma anche della musica (musica come ricongiungimento tra il tutto e il singolo), il jazz è considerato come la musica della venuta spirituale. Musica, colori variegati e poliritmi sono collegati alla cultura animistica africana. La dimensione sociale delle popolazioni africane era rappresentata da canti e balli. Il blues è espressione del dolore e fa riferimento alle condizioni di schiavitù, ha valore storico e sociale. La forma tipica del blues è AAB (ripetizione del primo verso, cambiamento ed equilibrio), sono presenti 12 battute in 4/4 ma non per forza deve essere strutturato in 12 battute (Billie Holiday).

Introduzione

È importante considerare il processo evolutivo da nero come schiavo fino a nero come cittadino. Nel 1619 c’è stata la prima importazione di neri in America, nelle piantagioni improvvisavano canti e grida nella loro lingua/dialetto (no 12 battute in 4/4). La caratteristica più saliente della musica africana è il canto eseguito da una voce solista seguita da un coro. Il blues è da considerarsi come atto di nascita dei neri americani.

Nero come non americano. Alcuni antefatti

Quando i neri sono stati portati in America, erano africani, con rispettive tradizioni, abitudini e atteggiamenti. La schiavitù esisteva anche in Africa, nel Dahomey, le condizioni erano simili a quelle in America anche se almeno la cultura e la società non era in antitesi con la loro, cosa che accade in America. La casta schiavile era considerata come una classe di oppressa economicamente e così nell’intero arco della storia.

In America i neri erano una “proprietà”, vivevano in cattività in una terra che non era la loro ma che lo sarebbe diventata, l’inglese parlato nelle colonie era completamente diverso e il suo unico compito era quello di fornire lavoro, non c’è stata possibilità di scalata sociale fino all’emancipazione. L’America coloniale era il luogo di affermazione dell’uomo secolarizzato: la chiesa e la religione non sono l’unico aspetto della vita umana (si diffonde anche nelle colonie questo ideale). La colonizzazione nel Nord America è stata un’azione puramente economica e dovuta all’aumento della ricchezza monetaria delle città.

I neri facevano parte dei popoli non letterati, ovvero popoli che non avevano storia, lingua e tradizione scritta ma orale, in antitesi con l’uomo occidentale. Il nero-americano deriva dall’incrocio tra la cultura africana e americana, così la musica africana si è trasformata in musica neroamericana.

Il nero come proprietà

L’uomo bianco e lo schiavo africano sono tra loro alieni. Tra tutta la popolazione americana, i neri sono gli unici ad essere in America contro la loro volontà, quei neri sono diventati americani perché nel corso della schiavitù si sono avvicinati ad usi e costumi dei padroni bianchi. La seconda generazione di schiavi neri conosceva l’Africa solo attraverso i racconti dei genitori, le uniche condizioni di vita da loro conosciute erano quelle della casa (di schiavi) dove erano nati. Rispetto agli Stati Uniti, nel resto dell’America, gli africani hanno faticato maggiormente per occidentalizzarsi; ad Haiti, Brasile e Cuba sono ancora molto influenti le tradizioni africane. Negli Stati Uniti gli africanismi non sono nettamente distinguibili rispetto alla vita occidentale, dopo poche generazioni di schiavi è nato il nero americano. Negli Stati Uniti gli schiavi vengono impiegati anche nelle piccole fattorie e di solito il numero era ridotto, questo comportava contatto tra schiavi e padroni (nascita di mulatti); in Sud America vengono impiegati nelle famiglie come domestici o negri da giardino. I primi aspetti della cultura africana a scomparire sono stati il pensiero politico ed economico e le forme di artigianato, la musica, danza e religione sono sopravvissute.

Schiavi africani, schiavi americani: la loro musica

Nel 1914 Burton e Krehbiel consideravano la musica africana monotona e nel 1922 la popolazione bianca americana ballava il charleston, una danza africana. Il jazz deriva dal blues, i precedenti del blues furono i canti di lavoro che hanno avuto origine in Africa occidentale, il canto richiamava lo sforzo fisico. Negli Stati Uniti gli africani non hanno potuto realizzare un sincretismo religioso. Fino al 19° secolo a New Orleans, Congo Square, Haiti, la danza e la musica africana erano ancora fortemente presenti mentre negli Stati Uniti, dalla fine del 18° secolo, le fonti africane non erano sufficienti per mantenere viva la tradizione. I padroni bianchi proibirono nei canti ogni riferimento alla loro religione e dei, l’utilizzo di tamburi perché potevano essere usati per incitare una rivolta. Così i canti della pesca, tessitura e caccia persero significato perché non più riconducibili allo stile di vita africano.

I primi riferimenti extra africani nei canti sono rappresentati dall’introduzione di parole inglesi, francesi, spagnole. I versi che invitavano all’intemperanza erano in africano mentre i modi di esistenza garbata venivano cantati nella lingua del padrone, sono state riportate forme sintattiche e ritmiche della tradizione africana. La musica africana si basava su una scala diatonica (o più propriamente una scala africana), venivano impiegati glissati e legati (tipici della scala blues), la terza e la settima della scala sono leggermente abbassate (b), viene prestata maggiore attenzione alle qualità ritmiche (uso di tamburi che riproducevano le parole) piuttosto che a quelle melodiche o armoniche della tradizione occidentale, venivano usati due o tre schemi ritmici per sottolineare la stessa melodia. L’interpretazione vocale prevedeva voci rauche (significato delle parole cambia in base all’intonazione), la prima voce canta un tema e il coro risponde. L’improvvisazione è fondamentale; si nota anche nel jazz: viene proposta una frase seguita da commenti e risposte improvvisate sul tema. La musica africana prevedeva l’uso di storie, indovinelli e proverbi da impiegare come strumento educativo, si tratta di una musica funzionale mentre la musica occidentale è una musica d’arte (separazione tra vita ed arte). I neri, per colmare la mancanza di tamburi, iniziano a suonare fusti di petrolio vuoti (da cui nascono le steel band), la voce rauca e stridula in occidente viene considerata alla base di un mancato esercizio (voce non educata).

Musica e religione afrocristiana

Alla fine del 18° secolo la schiavitù era giustificata come metodo per convertire i pagani al dio cristiano. I neri adottarono il cristianesimo prima che i missionari evangelizzatori arrivassero: per loro adottare la religione dell’uomo bianco era fondamentale in quanto le religioni africane erano proibite e punibili con la morte. Inoltre l’africano nutriva rispetto per le divinità dei conquistatori. I neri erano attratti dal cristianesimo perché era l’unica cosa che potevano fare e che faceva anche l’uomo bianco. I primi a farsi cristiani furono i negri da cortile.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

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