Letture di sociologia: percorso 1
Società moderna
L'Europa una volta non era così progressista come la conosciamo noi ora. Quali sono gli aspetti che l'hanno modernizzata? Nella società aristocratica venivi considerato in base alla casta e a quella dovevi appartenere e avere precisi doveri e diritti. Grazie alla rivoluzione industriale nascono gli operai, non ci sono più i servi aristocratici, e in USA nasce il mito del self-made man, ovvero dell'uomo che poteva fare qualsiasi cosa. La circolazione di denaro diventa endemica e si lavora per un salario, inizia il problema di capire quanto vale il lavoro. Nascono così le società moderne che ambivano all'egualitarismo che si realizzava grazie all'individualismo.
Alexis de Tocqueville e la "Democrazia in America" (prima metà del 1800)
Tocqueville conduce uno studio sulla società americana, comparando gli aspetti della Francia aristocratica all'America. È della stessa epoca di Comte, ma a differenza di questo è più incuriosito che spaventato ed era più un pensatore politico che un sociologo. Cerca di spiegare i mutamenti sociali in atto nella Francia a metà ottocento. Osserva che in USA gli abitanti non hanno mai conosciuto una società aristocratica perciò hanno un atteggiamento sciolto, egualitario e molto diverso dalla Francia. L'America possiede terre sconfinante, quindi vi è presente un decentramento amministrativo e più libertà individuale. Tuttavia, nota che gli americani sono molto rispettosi delle regole pur avendo molta libertà e spiega ciò sostenendo che uno degli aspetti fondamentali per la società americana è l'idea che il bene comune prevale su quello individuale e questo fa sì che l'individuo non sfoci nell'egoismo, perdendo così la dimensione sociale e collettiva cadendo nel sistema dispotico (totalitarismo). La dottrina del bene inteso sembra a Tocqueville la teoria più appropriata ai bisogni dell'uomo del tempo e vede in essa una garanzia più solida che rimane all'uomo contro se stesso. Tocqueville nota che vi sono delle istituzioni che fanno da intermediario tra Stato (spesso fisicamente lontano dai cittadini) e cittadini, che creano senso di appartenenza negli individui che ne fanno parte.
Nella società democratica, dove i doveri dell'uomo verso la specie sono più chiari, la devozione verso un altro uomo diventa più rara e il legame degli affetti si allenta e si scioglie. Ogni classe si avvicina ad un'altra e i loro membri diventano indifferenti e come estranei tra loro. I cittadini, una volta aristocratici e in cima alla scala sociale, quando la società diventa democratica, perdono di vista i loro antichi uguali e non si sentono più parte di un interesse comune al loro destino e si ritirano da parte ridotti a occuparsi solo di se stessi. Chi invece faceva parte dell'ultimo gradino della scala sociale, gode la situazione sociale ma con inquietudine e si tengono in disparte da quelli che una volta li superavano. Quando gli individui sono disposti a isolarsi, Tocqueville sostiene che nasce la società democratica, che li spingono a evitarli.
Tocqueville nota che gli americani sono molto interessati al benessere materiale (abbassamento del livello del gusto). L'aristocrazia dava molta importanza al bello che era l'elemento fondamentale della virtù, ora per gli americani questa risiedeva nell'utilità. Nelle società aristocratiche i ricchi pensavano ci fosse solo quella forma di governo e non pensavano di poterlo cambiare, il benessere materiale non era lo scopo della vita ma una maniera di vivere. In questi paesi con queste società i ricchi sono abituati all'agiatezza e i poveri alla povertà. Quando i ceti si sono mescolati, la fantasia del povero si accende e desiderano sempre di più i beni materiali, soddisfacendo momentaneamente il desiderio ma non del tutto. La passione per i beni materiali non produce nelle società democratiche degli eccessi, ma è una passione contenuta. I ricchi democratici non mostreranno gusti molto diversi da quelli dei poveri e mirano alla soddisfazione dei più piccoli bisogni. Quando Tocqueville scrisse questo non vi era ancora il capitalismo, ma queste premesse produrranno poi la società dei consumi.
Tocqueville analizza una società molto diversa da quella aristocratica. In quest'ultima si investono soldi in opere religiose o palazzi, mentre in America si finanziano opere pubbliche come biblioteche o università, nota quindi un senso di responsabilità e restituzione. Lo stato in America è molto diverso da quello in Francia, il primo trasmette cultura del rispetto delle regole, il bene collettivo è bene per i singoli e gli individui non si sentono soli: si forma così l'identità nazionale.
Karl Marx
Marx, a differenza di Comte, non era interessato a gettare le basi di una nuova scienza, ma di delineare le basi di una scienza futura. Engels, suo collaboratore, si interessò più degli aspetti sociali riguardo alle conseguenze del capitalismo e dei rapporti di produzione, la sua ideologia era realistica ed empirica. Marx ci parla di cambiamento della società e ci presenta una teoria riguardante il cambiamento sociale che vale sia per le passate società che per quella moderna, ovvero la teoria del conflitto. Secondo l'autore il conflitto e la lotta di classe sono il motore del cambiamento della società, e queste portano alla rivoluzione, creando nuove società. Individua quattro modelli di economia e il relativo conflitto sociale: asiatico, antico, feudale, borghese, concependo la società come un tutt'uno olistico e strutturato, una totalità in divenire mossa dal cambiamento dei rapporti di produzione. La classe sociale oppressa prende il sopravvento scardinando la classe opprimente (es. rivoluzione russa 1917). Il capitalismo rappresenta solo una fase, lunga, ma superabile attraverso la rivoluzione.
Ogni società si distingue per un peculiare modo di produzione dominante, il quale determina i rapporti di produzione e quindi i rapporti sociali, che a loro volta costituiscono l'insieme della struttura sociale che, secondo Marx, si basa essenzialmente su relazioni economiche. Le società sono organizzate in modo tale che chi detiene il potere detta le regole e chi è dominante lo è perché detiene il potere economico, che costituisce la struttura della società, mentre la cultura viene considerata una sovrastruttura influenzabile dall'economia. Questa modalità di analisi, incentrata sugli aspetti economico-materiali, si chiama materialismo storico, presente soprattutto nelle opere "Il Capitale" 1867 e "Per la critica dell'economia politica" 1859. La classe dominante detiene, oltre a quello economico, tutti gli altri poteri ed esprime una visione del mondo che non fa altro che rafforzare il suo dominio (ideologia).
L'ideologia è un modo di pensare che viene trasmesso come il solo modo di pensare, creando delle regole e norme, che guidano la nostra vita, finché non ci appartengono perché ci sono state "imposte", crea così una falsa coscienza. La classe dominante tende a legittimare rapporti di dominio o sfruttamento tramite la manipolazione delle coscienze, anche grazie al controllo dei mezzi di comunicazione. Acquisendo consapevolezza dell'ideologia, gli uomini possono lottarci contro smascherando l'inganno, e solo la rivoluzione può aiutarli a smantellare i rapporti di produzione capitalistici basati sullo sfruttamento del lavoro. Marx era convinto che la classe operaia dovesse fare un passaggio dalla classe in sé, determinata dalla condizione fattuale di proletariato sfruttato, alla classe per sé, diventando quindi un soggetto autonomo che lotta per i suoi diritti, assumendo una coscienza autoriflessiva.
Per la critica dell'economia politica, prefazione
Marx sostiene che l'anatomia della società civile è da ricercare nell'economia politica. Nella produzione sociale della loro esistenza gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari e indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L'insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, quindi la base reale e la struttura sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica. Il modo di produzione della vita materiale condiziona il processo sociale, politico e spirituale della vita, è l'essere sociale che determina l'essere degli uomini.
L'ideologia tedesca
Secondo Marx la storia può dividersi in storia naturale e storia degli uomini, che ci riguarda perché l'ideologia non è altro che una storpiata interpretazione di questa storia. Il primo presupposto di ogni storia umana è l'esistenza di individui naturali viventi, e di come essi sono materialmente organizzati. Essi si distinguono dagli animali in quanto essi producono i loro mezzi di sussistenza, producendo indirettamente la loro vita materiale. Ciò che essi sono dipende quindi dalla loro produzione, da come producono, dalle condizioni materiali della loro produzione. Gli uomini sono i produttori delle loro rappresentazioni, idee ma sono anche condizionati da uno sviluppo delle loro forze produttive e dallo scambio inerente. Modificano così anche il loro pensiero e i prodotti del pensiero, quindi la vita determina la coscienza.
Émile Durkheim
Durkheim si interessò al processo di individualizzazione e differenziazione caratteristico della modernità. Si chiede come faccia la società a rimanere unita e integrata pur essendo soggetta a continue forme di differenziazione e a sempre più numerose modalità di individualizzazione. Egli si lascia ispirare delle ricerche antropologiche e ricava una nuova spiegazione per la teoria della solidarietà sociale: tutti i rituali e i cerimoniali hanno la funzione di rinsaldare la società, stabilendo quali sono i valori e criteri di verità ai quali l'individuo aderisce spontaneamente. Durkheim sviluppa una specifica metodologia di analisi, fondando una scienza empirica, recuperando il suggerimento di Comte, che aveva cercato di dare un'impostazione autonoma alle scienze sociali.
Le regole del metodo sociologico
Nella sua opera "Le regole del metodo sociologico" egli è convinto che la realtà sociale si possa comprendere solo se si esce dal recinto di speculazione teorica per immergersi nell'indagine empirica. Egli propone di considerare i fenomeni sociali come fatti sociali, analizzandoli come oggetti, come una realtà esaminata attraverso specifici strumenti metodologici. Vede lo Stato come il cervello della società, che coordina e regola la solidarietà sociale grazie alla sua autorità, che può mediare nel conflitto tra interesse individuale e collettivo. A differenza di Weber, non ritiene che lo Stato abbia un ruolo coercitivo, ma sostiene invece che si occupa del buon funzionamento della società.
La divisione del lavoro sociale
Analizza questo aspetto nella sua opera "La divisione del lavoro sociale", nella quale sostiene che l'individualismo è compatibile con la coesione sociale proprio perché nella società esistono forme di solidarietà e di autorità morale che, una volta interiorizzate, orientano socialmente ed eticamente l'azione individuale. Durkheim ha come obiettivo quello di studiare i fenomeni morali al fine di dimostrare che nonostante l'individualismo e la progressiva differenziazione sociale, la società può continuare a rimanere coesa e solidale.
Ma come si formano e operano questi codici morali? Egli propone l'analisi di due tipi di solidarietà sociale e di struttura dei codici morali: la solidarietà meccanica e la solidarietà organica. La prima è caratteristica delle società più semplici, dove l'individualità e la soggettività sono molto deboli e dove prevale una coscienza collettiva, l'individuo non appartiene a se stesso ma alla società; la seconda invece è caratteristica delle società moderne, dove si afferma un progressivo primato dell'individualità e della coscienza autonoma individuale. L'unità sociale non è più basata su una coscienza collettiva ma su una moralità data dalla cooperazione reciproca, dal riconoscimento del proprio ruolo sociale e dalle proprie responsabilità. Per dimostrare il passaggio da un tipo di solidarietà all'altro, analizza empiricamente i codici giuridici, che considera l'espressione formale dei codici morali della società, e nota che la pena non ha valore deterrente, ma va considerata come un atto di vendetta e di riparazione da parte della società nei confronti di chi ha violato i suoi codici morali, radicati nella coscienza collettiva. Più questa è forte, più le pene saranno severe, chiamate repressive; nelle società che si muovono progressivamente verso la società organica, dove l'individuo acquisisce autonomia, si sviluppano le sanzioni riparatrici. Le regole morali enunciano le condizioni fondamentali della solidarietà sociale e costituiscono l'insieme dei vincoli che legano i cittadini alla società. Si può dire che è morale tutto ciò che è fonte di solidarietà e che costringe l'uomo a tener conto degli altri. La società è la condizione necessaria per lo sviluppo della morale, quindi l'uomo è un essere morale soltanto in quanto vive nella società. Esistono dei compiti non gratificanti ma necessari per il funzionamento della società e che genera differenziazione nei compiti sociali. Da questi pensieri si sviluppa grazie a Durkheim la corrente sociologica del funzionalismo, ovvero l'uomo ha dei doveri verso se stesso che sono in verità doveri verso la società. La differenziazione sociale e la divisione del lavoro portano ad una minore densità morale della società, questa viene però sostituita da nuovi valori e credenze etiche necessarie alla cooperazione tra i vari settori. La differenza tra gli individui crea anche interdipendenza tra essi, poiché hanno bisogno gli uni degli altri.
Durkheim sostiene che la divisione del lavoro consente all'individuo di conoscere il suo stato di dipendenza dalla società, e che è anche la base dell'ordine morale. Ritiene dunque che nelle società superiori, dovremmo concentrare e specializzare il lavoro, e non estenderla e renderla comune. Ma la divisione del lavoro, facendo dell'uomo un essere incompleto in quanto dipendente dalla società, non rischia di diminuire la personalità individuale dei cittadini? L'uomo deve realizzare la sua natura di uomo e questa si modifica al pari della società. La personalità individuale si sviluppa di pari passo alla divisione del lavoro, infatti essere una persona significa essere autonoma di azione e l'uomo acquisisce questa qualità facendo un'attività che appartiene solo a lui e che lo individualizza. La divisione del lavoro non oppone mai gli individui ma le funzioni sociali, e a seconda che esse collaborino regolarmente o meno, la società sarà sana o malata.
La morale attraversa una crisi pericolosa. Vi è stato un cambiamento repentino nella struttura della società, la morale della solidarietà meccanica è regredita, ma senza che l'altra (quella della solidarietà organica) si sviluppasse appieno, quindi è necessario far cessare l'anomia (assenza di regole), e cercare di far lavorare insieme gli organi che si urtano con movimenti discordanti, introducendo nei loro rapporti più giustizia, attenuando le diseguaglianze esteriori.
Le forme elementari della vita religiosa
Nella sua opera "Le forme elementari della vita religiosa" approfondisce l'ipotesi secondo la quale per comprendere la coesione sociale, la densità morale e l'influenza dei codici etici sul comportamento, occorre concentrarsi sullo studio della religione, perché essa costituisce il miglior oggetto di ricerca per indagare i meccanismi della condotta morale. Essa veicola i valori morali che permettono l'integrazione dell'individuo nel sistema sociale.
Max Weber
Weber fu il primo a concentrarsi sul senso oggettivo e sul significato dell'azione, proponendo una sociologia di tipo comprensivo e interpretativo. Sostiene che solo l'azione sociale dotata di senso merita di essere presa in conto dalla sociologia, parte quindi dal comportamento degli individui (considerati come atomi) e ritiene che non sia la società che determina gli individui e non sono neanche gli individui che plasmano la società = rapporto non di dipendenza, ma biunivoco, di costante relazione reciproca. I sociologi devono studiare l'agire sociale = azioni soggettivamente significative legate al vivere in un determinato contesto, compiute dall'individuo in rapporto agli altri. Non interessato all'agire impulsivo, emotivo e irrazionale, ma a quello intenzionato = comprendere ed interpretare il significato che il singolo dà al proprio agire (qual è il senso che le persone danno ai loro comportamenti?). L'agire sociale può essere orientato in vista dell'atteggiamento passato, presente o in vista del futuro, non ogni specie di agire rappresenta un agire sociale ad esempio non lo è l'agire esterno, quando esso è orientato semplicemente in vista.
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