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Fondamenti di sociologia

Sociologia

Sociologia è lo studio scientifico della vita umana, dei gruppi sociali e di intere società e del mondo umano. È una scienza della società, la quale non è altro che un insieme di persone che condividono valori, regole e istituzioni. I modelli persistenti creano una struttura sociale, la società non è statica ma si trasforma attraverso processi di strutturazione.

Il lavoro sociologico dipende dallo sviluppo dell’immaginazione sociologica (Mills), ovvero bisogna uscire dalle nostre abitudini per vederle da un nuovo punto di vista, infatti ogni aspetto della realtà è filtrato dal nostro sguardo sociologico che ci contraddistingue. Il sociologo ha quindi dei pregiudizi ed è difficile avere uno sguardo distaccato perché esso è prodotto dal contesto sociale.

Come nasce

La sociologia nasce nel 1800 a seguito di importanti rivoluzioni. Il mondo da tradizionale diventa moderno grazie a un processo di modernizzazione, si crea quindi un mondo interconnesso e una società multiculturale. Si forma una etnia plurima, identità nazionale e senso di appartenenza. Grazie a questi processi si forma una società complessa con una molteplicità di ruoli, e si creano delle aspettative.

Rivoluzioni che hanno modernizzato il mondo

  • Rivoluzione francese (1789): da una società di tipo aristocratico, che si arricchiva con la terra, si passa a una società borghese. In questo passaggio venne rivista la legge sull’ereditarietà, prima i figli non primogenito non avevano diritto a niente, lavoravano ma non avevano nessun tipo di riconoscimento, questo creò malcontento e quindi in questo periodo ci fu un’innovazione di questa legge e l’ereditarietà venne spartita tra i figli sia maschi che femmine.
  • Rivoluzione industriale (1769): si lavora senza sfruttare i terreni e nasce la manifattura. La gente si sposta provocando la nascita della città industriale, nascono i primi dormitori, pub, i primi nidi. L’obiettivo della rivoluzione industriale era la produzione capitalistica, per ottenere più vantaggio possibile dallo sfruttamento del lavoro. Questa rivoluzione portò a trasformazioni del modo di vivere dalle persone attivate attraverso un ragionamento razionale e scientifico.
  • Rivoluzione scientifica: senza ad applicare un approccio razionale al problema e nasce la medicina moderna. Durante questa rivoluzione ci fu un processo di razionalizzazione, come noi ragioniamo dipende dal contesto in cui siamo abituati a vivere e questo genera un pluralismo culturale, nasce quindi un mondo nuovo in cui la legge è uguale per tutti. Nasce la società di individui, che si confrontano con una legge uguale per tutti e un’uguaglianza di diritti e di doveri.

Teorie e prospettive teoriche

Per capire il mondo bisogna elaborare delle teorie, interpretazioni astratte che impiegano una serie di affermazioni che spiegano le situazioni fattuali. I sociologi utilizzano l’osservazione etnografica, stanno quindi in disparte e osservano, hanno bisogno quindi di una capacità di astrazione e di controllo dell’emotività.

Fondatori della sociologia

  • Auguste Comte: fu lui a coniare la parola sociologia nel 1840. Egli ambiva a fondare una scienza che potesse spiegare in modo razionale le leggi del mondo sociale. Voleva che la sociologia diventasse una scienza positiva in grado di applicare allo studio della sociologia gli stessi metodi scientifici utilizzati da fisici e chimici. Dà vita alla corrente del positivismo, dottrina secondo la quale la scienza si applica solo a fenomeni osservabili, direttamente attingibili mediante l’esperienza. Elabora la legge dei tre stadi: stadio teologico (il pensiero è guidato da idee religiose), stadio metafisico (la società esiste in termini naturali e non più sovrannaturali), stadio positivo (applicazione del metodo scientifico al mondo sociale). È preoccupato dalle disuguaglianze generate dall’industrializzazione e dalla minaccia che esse sono per la coesione sociale, secondo lui bisognerebbe produrre in cui senso morale attraverso una nuova religione dell’umanità capace di mantenere unita la società.
  • Émile Durkheim: secondo lo studioso studiare la società con oggettività, infatti bisogna studiare i fatti sociali come cose. I fatti sociali sono tutte quelle istituzioni e regole dell’agire che determinano o incanalano il comportamento umano. È interessato alla solidarietà sociale e morale, sostiene che le società tradizionali con una scarsa divisione del lavoro sono caratterizzate da solidarietà meccanica, mentre invece la società industrializzata e urbanizzata è caratterizzata dalla solidarietà organica, in cui gli individui diventano sempre più dipendenti gli uni dagli altri e ognuno ha bisogno di beni e servizi che vengono forniti da altre persone. Con la società cambiano gli stili di vita, la morale e le credenze religiose. I vecchi valori vanno perduti senza che altri ne prendano posto, questo crea disagio o anomia, inutilità, timore e disperazione. Conduce uno studio sul suicidio, non dal punto di vista soggettivo ma oggettivo considerandolo come fatto sociale. In Francia si suicidavano più uomini che donne, più protestanti che cattolici, più ricchi che poveri, i tassi erano più bassi in tempo di guerra e più alti in periodo di cambiamento. Durkheim afferma che ci sono forze sociali esterne all’individuo che influenzano i tassi di suicidio, sulla base della carenza o eccesso di integrazione e regolazione egli identifica quattro tipi di suicidio: suicidio egoistico (carenza di integrazione sociale, ha luogo quando un individuo è isolato), suicidio anomico (carenza di regolazione sociale, quando gli individui sono privi di norme a causa di un rapido cambiamento o instabilità sociale), suicidio altruistico (è quello più frequente, è un eccesso di integrazione sociale, quando i legami sociali sono troppo forti e l’individuo attribuisce alla società più valore che a se stesso), suicidio fatalistico (eccesso di regolazione sociale, la pressione dell’individuo produce un senso di impotenza di fronte al fato che alla società).
  • Max Weber: si occupa dello sviluppo del capitalismo, scrive “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo”, sostiene che i valori religiosi in particolare quelli connessi con il puritanesimo sono stati fondamentali per la creazione di una mentalità capitalista. Sostiene che i sociologi devono studiare l’agire sociale, ovvero le azioni significative che il soggetto compie nei confronti degli altri. I sociologi dovrebbero costruire dei tipi ideali, modelli utilizzati per indagare un fenomeno sociale che ci aiuta a comprendere il mondo, questo modello non deve seguire la perfezione ma la desiderabilità. Weber sostiene che la società stesse perdendo la superstizione, la religione, le usanze per lasciare il posto al calcolo strumentale razionale. La società industriale attraverso un processo di razionalizzazione, è preoccupato riguardo a questo fenomeno perché pensava si formasse una burocrazia capace di trasformare il mondo in una gabbia d’acciaio dalla quale sarebbe stato difficile evadere. Il dominio della burocrazia minacciava di soffocare lo spirito umano cercando di regolamentare nei dettagli ogni sfera della vita sociale.

Tradizioni teoriche in sociologia

  • Funzionalismo: Comte e Durkheim. Secondo i funzionalisti, la società è un sistema complesso le cui parti cooperano per produrre stabilità. La sociologia quindi dovrebbe indagare le relazioni che le varie parti intrattengono tra loro, la società funziona come un organismo vivente e le parti lavorano insieme a beneficio della società nel suo complesso. Dà molta importanza al consenso morale nella conservazione dell’ordine e della stabilità. L’ordine e l’equilibrio sono lo stato normale della società e questo equilibrio è radicato nel consenso morale tra i suoi membri. È stato fino agli anni '60 il pensiero sociologico prevalente in particolare negli Stati Uniti. Ricordiamo infatti Merton con le funzioni manifeste (note e volute dai partecipanti ad un tipo di attività sociale) e quelle latenti (conseguenza dell’attività delle quali i partecipanti non hanno consapevolezza). A partire dagli anni '80 la popolarità del funzionalismo ha cominciato a declinare, perché minimizzavano le divisioni sociali e c’era una scarsa attenzione al ruolo dell’azione sociale creativa.
  • Teorie del conflitto: ad esempio il femminismo. Privilegiano l’importanza delle divisioni sociali concentrandosi sui temi del potere, della disuguaglianza, del conflitto. La società è composta da gruppi distinti ciascuno dedito al proprio interesse, vi è quindi una costante presenza di conflitto. I teorici del conflitto studiano la tensione tra i gruppi dominanti e svantaggiati, per comprendere come vengono stabilite e mantenute le relazioni di dominio. La tradizione sociologica ha tratto beneficio dalle teorie femministe. Si è dimostrato che la disuguaglianza si può individuare sia nella sfera privata della vita sociale che nelle grandi strutture sociali, “il personale è politico” ovvero la sociologia non può ignorare gli aspetti personali dell’esistenza quotidiana.
  • Interazionismo simbolico: deve molto al filosofo Mead. Vi è un interesse per il linguaggio e significato. Il linguaggio ci consente di diventare autocoscienti e capaci di vederci dall’esterno come fanno gli altri, siamo quindi capaci di simbolizzare. I sociologi che si ispirano a questa corrente, si concentrano sull’analisi delle interazioni dirette nei contesti della vita quotidiana e sottolineano il ruolo nella creazione della società. Questa corrente viene criticata perché ignora le questioni tra potere e strutture sociali.

Microsociologia e macrosociologia

  • Microsociologia: studio del comportamento quotidiano nelle situazioni di interazione diretta.
  • Macrosociologia: analisi delle grandi strutture sociali e dei processi di cambiamento di lungo periodo.

4 tipi di sociologia

Secondo Burowoy, esistono 4 tipi di sociologia:

  • Pubblica: si rivolge a gruppi sociali come sindacati, dialogando sulla direzione futura della società.
  • Professionale: convenzionale disciplina scientifica che genera programmi di ricerca.
  • Pratica: studi che perseguono obiettivi definiti dai committenti.
  • Critica: la conoscenza della sociologia professionale che mette a nudo i suoi progetti.

Globalizzazione e mutamento sociale

La globalizzazione è il processo di interconnessione che interessa gli scambi economici, le relazioni politiche, il turismo, la tecnologia e i flussi migratori.

Esistono tre tipi di società umane premoderne:

  1. Società di cacciatori-raccoglitori: dal 50000 a.C. al presente in alcuni luoghi. Vi è una limitata disuguaglianza perché i cacciatori-raccoglitori non accumulano ricchezze materiali al di là del necessario per soddisfare i bisogni fondamentali. Le principali preoccupazioni sono i valori religiosi, le cerimonie e le attività rurali. Non esistono nette differenze per quanto riguarda il possesso di beni materiali, ma la posizione sociale e il rango sono differenziati solo per età o sesso.
  2. Società pastorali e agricole: dal 12000 a.C. al presente in alcuni luoghi. Gli uomini allevano animali e coltivano piante commestibili e possono accumulare riserve di beni materiali superiori alla società di cacciatori-raccoglitori. Queste società esistono ancora in Africa, Medioriente e Asia centrale.
  3. Società tradizionali: dal 6000 a.C. al XIX secolo. Società dotate di scrittura, scienze e arti. Erano perlopiù imperi formatisi con la conquista e l’incorporazione di altri popoli, come ad esempio l’impero cinese e quello romano. L’affermarsi di grandi civiltà imperi dimostra come il processo di globalizzazione comporta invasioni e guerre, ma anche scambi e cooperazione tra le società.

L’industrializzazione ha determinato la trasformazione della società tradizionale in società industriale, nascono i primi Stati-nazione, comunità politiche separate da frontiere chiaramente definite.

Il colonialismo è un fenomeno che appare tra il XVII secolo e il XX secolo, durante il quale paesi occidentali fondarono colonie in regioni occupate da società tradizionali. I paesi sviluppati vanno a colonizzare i paesi in via di sviluppo, anche chiamati paesi del terzo mondo (i paesi del primo mondo sono i paesi industriali, mentre quelli del secondo mondo sono quelli comunisti a est). La maggior parte dei paesi in via di sviluppo ha ottenuto l’indipendenza di recente e spesso dopo sanguinose lotte. I loro sistemi politici seguono il modello occidentale e molte di queste società stanno attraversando un processo di urbanizzazione, anche se l’agricoltura rimane la principale attività economica anche se la produzione è spesso destinata ai mercati mondiali.

I paesi di nuova industrializzazione invece hanno maggiori livelli di prosperità economica e investono all’estero promuovendo al contempo la crescita interna, e sono ad esempio il Brasile, il Messico, Hong Kong, Corea del Sud, Singapore e Taiwan.

La trasformazione delle società

La società cambia sempre e i principali fattori di cambiamento sono:

  1. Sviluppo economico: favorito dall’ambiente fisico, che costituisce la base dell’attività economica e dello sviluppo. L’età moderna è contraddistinta dal capitalismo, che comporta l’espansione costante della produzione e l’accumulazione crescente di ricchezza, con una costante revisione di tecnologie produttive.
  2. Mutamento socioculturale:
    1. La religione: forza sia conservatrice che innovatrice.
    2. Sistemi di comunicazione: svolgono un ruolo importante e duraturo nella trasformazione della società.
    3. Leadership: la storia è ricca di leader carismatici che hanno influenzato il ritmo e la direzione del mutamento sociale.
  3. Organizzazione politica: sono presenti attori politici che orientano lo sviluppo della società. Società con sistemi economici molto simili tra di loro possono avere orientamenti politici diversi. Prima la politica influenzava la piccola élite, ora interviene sulla vita della popolazione e anche nell’attività economica.

La globalizzazione

È una serie di processi che comportano crescenti flussi multidirezionali di beni, persone e informazioni in tutto il mondo. Viviamo in un mondo che è interdipendente e tutti sono connessi. Il suo processo è strettamente legato allo sviluppo dell’ICT, ovvero “information and communication technology”, accresciuto la velocità e l’ampiezza delle interazioni tra persone in ogni parte del mondo.

La telefonia è stata rimpiazzata da un sistema integrato in cui ci sono molte informazioni compresse trasferite in forma digitale. La fibra ottica ha incrementato il numero di canali disponibili e grazie alla diffusione di satelliti e dei cavi sottomarini vi è stato un grosso sviluppo delle comunicazioni.

L’ICT ha facilitato il flusso di informazione e quindi il passaggio a un’ottica globale presenta due dimensioni:

  1. La responsabilità sociale non si ferma ai confini nazionali, ma è sempre più diffusa la sensazione che la comunità internazionale abbia il dovere di agire nelle situazioni di crisi per difendere i diritti umani.
  2. La prospettiva globale sembra indebolire il senso di identità nazionale, sta subendo una trasformazione e riemergono le tradizioni locali.

La globalizzazione economica

Per i sociologi marxisti la globalizzazione dipende dall’economia capitalistica, Martell sostiene che è impossibile comprendere la globalizzazione nel conto della struttura economica e respinge l’idea che possa essere attribuito un ruolo equivalente a fattori culturali e politici.

Diverso è l’approccio culturalista, secondo il quale la globalizzazione dipende dall’economia che però viene assicurata attraverso svariati meccanismi culturali. Secondo Waters la dimensione culturale è cruciale per la globalizzazione perché attraverso le forme culturali, lo sviluppo politico ed economico si svincola dai limiti materiali della geografia. Nell’economia immateriale i prodotti si basano sull’informazione, generando una società della conoscenza e un’età dell’informazione, la new economy.

Quest’economia elettronica è alla base della globalizzazione economica, ma la capacità di trasferire denaro istantaneamente crea dei rischi perché possono destabilizzare l’economia scatenando delle crisi finanziarie che si ripercuotono in tutto il mondo. Le imprese per essere competitive utilizzano un’organizzazione più duttile e reticolare anziché gerarchica, i procedimenti di produzione e i modelli organizzativi sono più flessibili e gli accordi di partnership molto comuni. La partecipazione alle reti di distribuzione mondiale è essenziale.

Imprese transnazionali

Sono il fulcro della globalizzazione economica e sono aziende che producono beni o commercializzano servizi in più di un paese. Tra gli anni '80 e '90 sono cresciute con la creazione di tre enormi mercati regionali: l’Europa con il mercato unico, l’Asia-Pacifico con la dichiarazione di Osaka, l’America settentrionale con l’accordo nordamericano di libero scambio NAFTA.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giuliadelbue di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di sociologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Leonini Luisamaria.
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