Sociologia del turismo
Capitolo 1: Viaggio, coscienza individuale e dimensione sociale
Viaggio nelle tre dimensioni: partenza, transito e arrivo.
Parola chiave: straniero → rapporto tra chi viaggia e chi si trova nel territorio.
Viaggio e società
Lo sviluppo dei viaggi e delle conoscenze dei costumi e delle istituzioni dei diversi popoli fa apparire l’ordine sociale come suscettibile di diverse interpretazioni e di trasformazioni. Viene sottolineato l’effetto destabilizzante del viaggio: quando ci muoviamo mettiamo in discussione qualcosa: la nostra quotidianità, l’ordine sociale del posto da cui partiamo e del posto in cui arriviamo. C’è sempre qualcosa che si lascia e il momento del transito con aspetti positivi (opportunità) e aspetti critici (momenti di crisi). Sempre più i margini di autonomia degli individui si allargano ma anche con aspetti critici → il viaggio fa da acceleratore a questa tendenza.
Conseguenze
- La consapevolezza del carattere relativo degli ordinamenti sociali
- Lo sviluppo dell’autonomia individuale dall’ordinamento sociale
- La possibilità individuale di prendere le distanze dall’ordinamento in cui è cresciuto
L’ordine sociale diventa instabile e problematico.
Partenza come rottura
Il soggetto che è in grado di scindere (negare) il legame (il rapporto di immediatezza) con le proprie radici naturali (il contesto ambientale che lo ha determinato) acquisisce la libertà di crearsi e di selezionare i rapporti da instaurare con la realtà esterna. Esempio: chi viene a fare l’università da una città diversa: quali erano i sentimenti nel momento in cui si è partiti (es. paura dell’ignoto). Partenza come rottura → tagliamo o mettiamo in discussione un legame che abbiamo quando viaggiamo. Anche chi parte da un luogo per stare meglio (Es. da luoghi di guerra) o chi migra. La rottura e la morte sono elementi fondamentali e quasi ineliminabili del viaggio.
Partenza come morte
La partenza richiama l’idea della morte in quanto separazione dell’individuo da una matrice sociale fissa, da qualcosa che è statico e in qualche modo garantito → porta molte conseguenze anche concrete che si possono manifestare in maniera diversa: dolore, proteste, lacrime, disperazione, lutto sono dimostrazioni affettive attraverso cui si riaffermano i rapporti sui quali è fondata l’identità del soggetto. Ogni partenza risveglia ricordi di separazioni passate che il soggetto deve imparare a dominare: le ripete, le elabora e le celebra.
Partenza come nascita
Elemento positivo: partenza come opportunità di nuovo inizio, nascita e arricchimento. Es fare l’università è anche un’esperienza importante. C’è qualcosa che ci lasciamo alle spalle che in qualche modo non ci soddisfa completamente → viaggio per soddisfare qualche parte non soddisfatta nella nostra quotidianità. La partenza fornisce anche un senso di eccitazione, dando l’impressione di potersi lasciare dietro la monotonia e la fatica della vita quotidiana. Il distacco dalla matrice sociale è visto anche come evento che pone in essere l’individuo (nascita). Partendo entriamo in uno spazio di libertà, incertezza e disordine che ci rinvigorisce e ci rinnova.
Francesco Alberoni → Francesco Alberoni è stato uno dei sociologi italiani che hanno avuto più visibilità pubblica.
La partenza come condizione dell’osservazione
La partenza porta il soggetto ad assumere il ruolo di osservatore, ci permette di guardare il mondo con occhi diversi, cambia il modo di vedere la realtà di come siamo cresciuti (vale in particolar modo per il viaggio turistico). La civiltà nel quale è nato fornisce un punto di vista da cui guardare il mondo, ma con la partenza diventa essa stessa oggetto di osservazione. Il rapporto con un’altra civiltà fornisce una visione nuova dalla propria, la perdita di riferimenti assoluti (la casa e il luogo di origine) porta comunque alla possibilità di crearne altri.
Il transito: contrapposizione tra soggetto e oggetto
Momento del transito: contrapposizione tra soggetto e oggetto → come il transito è un’esperienza di flusso che diventa fonte di motivazioni e bisogni: la parte soggettiva e oggettiva dell’individuo interagiscono tra di loro. Una delle tendenze più rilevanti del turismo degli ultimi anni è il turismo lento → una delle peculiarità del turismo lento è quella di dare enfasi alla dimensione del transito: camminare, andare in bicicletta, idea di riscoprire il viaggio in tutte le sue dimensioni, non solo quello che si fa una volta arrivati ma riscoprire il viaggio nel momento del transito. Il transito genera un’esperienza dotata di una logica e di un ordine propri. Il movimento incolla l’osservatore a un punto di vista esterno, lontano e rapido.
L’arrivo
Dimensione dell’arrivo rimanda alla condizione di straniero o di estraneo e quindi rimanda al fatto che arriviamo in un contesto non nostro, noi non lo conosciamo e loro non conoscono noi (doppia incognita) → non è una cosa definitiva, poco a poco si può risolvere, mitigare ma resta un elemento chiave della dimensione dell’arrivo. Il soggetto afferma la sua autonomia con la partenza e la consolida con il transito, per poi entrare in contatto con una comunità stabilmente insediata in un luogo specifico, nei confronti della quale assume la condizione di straniero.
L’arrivo si realizza attraverso una complessa serie di operazioni, più o meno ritualizzate, attraverso le quali:
- Il viaggiatore identifica il luogo
- Il luogo identifica il viaggiatore
Se l’identificazione non porta all’esclusione del viaggiatore, si innesca un processo di incorporazione funzionale a creare un senso di coesione tra lo straniero e il luogo.
Riassunto
Tre punti chiave di ogni viaggio → partenza, transito e arrivo. Condizione dello straniero: rapporto tra chi viaggia e le persone nel luogo di destinazione. Dimensione dell’arrivo → l’arrivo è il punto di contatto con il luogo e la comunità di destinazione. Arrivo ma anche partenza di un processo che porta all’incorporazione di chi arriva nella nuova comunità. La parola straniero riassume la condizione di una persona che arriva in una società o luogo non suo e questo può avere implicazioni diverse. Chi arriva in una nuova terra deve affrontare nuovi passaggi e nuove regole che lo rendono piano piano parte del territorio.
Le procedure dell’arrivo
Come diventiamo parte del luogo in cui arriviamo? Attraverso fasi e procedure. Attraverso le fasi dell’arrivo, il viaggiatore viene introdotto nei rapporti locali.
L’arrivo consiste in:
- Procedure di identificazione
- Procedure di incorporamento
Le procedure portano a distinguere:
- L’ingresso appropriato da quello trasgressivo
- L’opportunità di incrementare la potenza del luogo dal rischio di contaminazione per l’ordine interno
Le fasi sono storicamente state più o meno violente → l’incorporazione dello straniero è stato in fasi storiche violento e problematico.
Ambivalenza della figura dello straniero
→ Elemento di crisi e di opportunità. Crisi: mette in discussione un sistema non solo con la sua presenza ma con tutto quello che si porta: come condizioni di vita, come patrimonio. Arricchimento: dal punto di vista economico e socio-culturale es. migranti in Italia come un’opportunità. Es. i migranti in Italia producono tipicità italiane attraverso la manodopera.
L’ambivalenza dello straniero
La società di arrivo come si pone verso lo straniero? Ogni gruppo sociale deve fare i conti con due operazioni apparentemente contraddittorie:
- La difesa della continuità (affermazione identità, esclusione dei diversi)
- La promozione del mutamento (apertura all’esterno, inclusione di culture «altre»)
Deve quindi difendersi e riorganizzarsi. Lo straniero presenta contemporaneamente motivi di fascino e di timore. Egli introduce un cambiamento che può avere:
- Effetti propulsivi (dinamismo economico e culturale)
- Effetti distruttivi (destrutturazione del gruppo locale)
I caratteri dello straniero
Georg Zimmel, nel saggio «Excursus sullo straniero» (1908. Edizione originale, 1903), riflette sui caratteri dello straniero e in che modo rappresenta un elemento di crisi e opportunità per la società.
Attraverso le diverse fasi dell’arrivo, il viaggiatore viene introdotto e assorbito nei rapporti locali → 3 caratteristiche dello straniero attraverso 3 figure storiche prese dalla storia medievale:
- Mobilità (il commerciante)
- Oggettività (il giudice)
- Generalità (l’ebreo)
La mobilità del commerciante
Il commerciante tendenzialmente era uno straniero che per il suo lavoro tendeva a muoversi e non aveva una relazione affettiva con il territorio ma fondamentalmente strumentale. È uno straniero che si situa contemporaneamente all’interno e all’esterno del gruppo insediato, quello di produzione e quello di destinazione delle merci: mancavano legami che caratterizzavano gli abitanti di quel luogo. Portava servizi e merci che non erano presenti nella città ma metteva anche in discussione il sistema e quindi veniva tenuto sotto controllo.
- Passa con frequenza da una collocazione all’altra
- Si stabilisce nel luogo a solo titolo di intermediario
- Non intrattiene una relazione organica con gli abitanti
Gli è consentito di insediarsi, ma solo «fuori della porta» della città, in quello che diventerà il borgo (origine della borghesia) → spesso non era loro permesso fermarsi nella città ma erano relegati in dei borghi.
L’oggettività del giudice
Il giudice nel periodo medievale veniva da fuori perché così poteva giudicare con imparzialità senza legami. L’assenza di legami lo rende garanzia di oggettività.
- L’esterno era ritenuto oggettivo perché privo di vincoli con soggetti interni
- L’estraneo coglie le situazioni con minori pregiudizi
- L’estraneo commisura le sue sentenze a ideali più generali
La generalità dell’ebreo
La comunità ebraica nel periodo medievale era molto presente. Erano ritenuti una comunità molto omogenea → agli ebrei di Francoforte venivano applicate le imposte in modo uguale per tutti → rappresenta una delle cose che tendiamo a vedere nello straniero, cioè generalizzare: tendiamo a vedere simili persone straniere che non vengono dalla nostra comunità es. fenomeno del campanilismo.
- Si rinuncia a comprendere le specifiche differenze di reddito di ciascun soggetto
- Rapporto organico: soggetti accomunati da differenze specifiche rispetto a ciò che è semplicemente generale
- Rapporto inorganico: soggetti accomunati solo da tratti puramente generali
Relazioni differenziate e relazioni indifferenziate
Differenziate: relazioni interne al gruppo, basate sulla coscienza di differenze specifiche. Indifferenziate: relazioni con l’esterno. Quando ci interfacciamo con gli stranieri parliamo di relazioni indifferenziate, con poche intenzioni di cogliere le differenze specifiche → rimanda a stereotipi, pregiudizi es. quando pensiamo ai musulmani tendiamo ad avere un’idea generica nonostante siano molto differenziati al loro interno. Idea della generalità o relazione indifferenziata quando ci confrontiamo con lo straniero → paura del diverso, tentativo di escluderlo.
- L’affermazione di identità e continuità culturale passa attraverso l’esclusione dei diversi
- Il cambiamento passa attraverso l’apertura verso l’esterno, l’inclusione parziale di ciò che è diverso
Simmel: ogni rapporto sociale come combinazione di differenze specifiche e somiglianze generali.
Vicinanza e lontananza
Sottolinea ancora l'ambivalenza dello straniero → funzioni di crisi e di opportunità. Lo straniero è vicino e lontano, viene da fuori ma è parte del gruppo. Emarginato in quanto diverso, è integrato attraverso l’assegnazione di certi compiti e di certe funzioni. Copre una funzione marginale ma positiva nei confronti della comunità:
- Ne rafforza la coesione interna
- Ne promuove il cambiamento
La comunità insediata dal punto di vista dello straniero
Come lo straniero vede la comunità in cui arriva? Saggio di Alfred Schütz, «Lo straniero: saggio di psicologia sociale» (1986). Lo straniero:
- Non conosce i comportamenti più adeguati per raggiungere i suoi scopi
- Non possiede la mappa di simboli e segnali rilevanti condivisi dalla comunità insediata
- Per farsi accettare e agire efficacemente deve rilevare, capire e assumere le regole di interazione valide localmente
Lo straniero ha una serie di sfide quando arriva nel territorio: territorio che non conosce e della quale non conosce usi e consuetudini → deve imparare a conoscere e rispettare simboli e regole per essere accettato: processo lungo, problematico e pieno di conflitti. Accettazione e incorporazione sono problematici sia dalla parte della comunità che dalla parte dello straniero stesso.
Il disagio relazionale dello straniero
Lo straniero non è dotato di formule generali di conversione tra i due modelli culturali, non può trovare sempre degli equivalenti interpretativi. Il modello culturale del gruppo locale non costituisce per lui un rifugio, ma un campo di avventure. Figura dello straniero a forte rischio di disagio non solo materiale (es. rapporto della Caritas sulla povertà evidenzia che la povertà delle famiglie straniere è più elevata). Doppia assenza: disagio sia sulla cultura di partenza che di quella di arrivo.
Distanze orizzontali e distanze verticali
- Distanze orizzontali: differenze culturali → rimanda allo spazio.
- Distanze verticali: differenze radicate nella stratificazione sociale.
Etnocentrismo: quando si plasmano in senso gerarchico le differenze culturali → si ha nel momento in cui si pensa alla cultura in una scala gerarchica nella quale la nostra cultura è al vertice.
Dall’estraneità alla diversità
Umberto Eco, introduzione a «Conaissance et réciprocité» (1988): Estraneo: colui del quale si dà per scontata l’uguaglianza (ontologica) senza intrattenere con lui nessun rapporto. Diffusione di una cultura planetaria: distanza non più assoluta e incolmabile ma relativa, descrivibile nel concreto della vita quotidiana. Considerazione degli altri influenzata dalle nostre prospettive e dai nostri desideri → Considerazione degli altri come fonte di conoscenza di noi stessi. Diversità è un concetto più recente prendendo atto che nella nostra epoca con la maggiore facilità di spostarsi, con la sempre maggiore importanza dell’individuo, quello che una volta era estraneo diventa un’opportunità di arricchimento individuale (sociale, culturale e morale). Perché si usa la parola diversità oggi? Differenze non così radicali e che possono arricchire la persona.
Capitolo 2: Il viaggio e la concezione del mondo
Ricostruzione storica delle forme di viaggio: forme premoderne di viaggio
Il viaggio filosofico
Viaggio che conduce il soggetto nei luoghi da cui è scaturito l’ordine culturale di cui si sente parte: ricerca di inizi e di radici. Viaggio storico, perché dà la sensazione di muoversi nel tempo. Pellegrinaggio quando si rivolge a luoghi sacri antichi, socialmente definiti come tali.
3 concetti:
- Centro
- Cosmo
- Caos
Il centro e l’altro
Perché le persone si muovevano per motivi non strumentali? L’articolazione tradizionale dello spazio distingue:
- Centro sacro: rappresenta i punti di riferimento del mondo
- Cosmo ordinato: mondo conosciuto e ordinato.
- Caos circostante: quello che c’è all’esterno
Tre concetti che spiegano tanti viaggi nell’antichità non strumentali. Una delle spiegazioni è il viaggio verso il centro (non necessariamente fisico ma simbolico-culturale per una società). Il cosmo come il mondo a noi conosciuto e il caos come il mondo che non conosciamo → il turista oggi ha un proprio centro, cosmo e caos.
Due tipi di viaggio non strumentale
- Pellegrinaggio (movimento verso il Centro) → es musulmani che vanno a la Mecca perché è il centro per la loro religione → centri per il loro universo culturale.
- Viaggio di esplorazione (movimento verso l’Altro, collocato oltre i confini del Cosmo, nel Caos)
Universalismo, etnocentrismo, esotismo
Riflessioni tra il rapporto tra mondo conosciuto e mondo sconosciuto, come valutiamo altre culture in base alla nostra. Ci aiutano a capire che impatto crea una persona o un gruppo di persone che arriva in un territorio e in che modo vedono e vengono viste le persone che si incontrano.
- Universalismo: parte da un’approfondita conoscenza del particolare e avanza per tentativi, per far sì che gli individui conoscano se stessi attraverso gli altri → non dà per scontata la nostra superiorità → passa in una maniera più disposta a mettere in discussione la propria cultura e provenienza. Atteggiamento di cercare dei valori condivisibili da tutti senza dare per scontato che siano migliori i nostri o quelli esterni.
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