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Educazione e società

Introduzione

La sociologia dell’educazione nasce alla fine della Seconda guerra mondiale, e la spinta è data dalla rilevanza che assumono processi come la scolarizzazione e l’istruzione, considerata elemento indispensabile e trainante dell’economia e dello sviluppo di un paese.

Lo studio sociologico dei processi educativi

La scoperta sociale della funzione dell’educazione

L’educazione è un fenomeno fondamentale nell’analisi sociologica riscoperto dai classici della sociologia come Emile Durkheim, Max Weber, George Simmel e Karl Marx. La società moderna, che si sviluppa a partire dal Cinquecento e trova impulso con la Rivoluzione industriale e francese, pone una serie di problemi riguardo la convivenza sociale. Si sviluppano nuovi modi legati sia ai processi di urbanizzazione e di sviluppo delle città e della vita urbana, sia a nuove relazioni di lavoro e alle profonde trasformazioni dei legami familiari e parentali. La società moderna è centrata sulle figure del lavoratore e del cittadino; e l’educazione diviene di fatto l’ambito specifico per la costruzione di un nuovo soggetto sociale, che deve essere in grado di corrispondere pienamente ai compiti della società moderna, fondata sulla divisione del lavoro, sulla specializzazione, sull’emergere dell’individualità. L’educazione ha il compito quindi di coniugare omogeneità e diversità. Infatti, si rivela un aumento dell’importanza dell’istruzione, intesa come alfabetizzazione (saper leggere e scrivere), un’istituzione specializzata appunto nell’istruzione e nell’educazione del lavoratore e del cittadino. Il processo di alfabetizzazione è legato alla progressiva estensione dell’istruzione a tutta la popolazione intorno al XIX secolo, quindi di un processo di democratizzazione in cui alfabetizzazione e scolarizzazione coincidono. Tuttavia durante la prima metà del Novecento l’interesse nei confronti dei processi e dei fenomeni educativi si attenua e risorge soltanto dopo la Seconda guerra mondiale.

La “riscoperta” dell’educazione

Nella seconda metà del secolo scorso si può quindi parlare di "riscoperta" sociale dell’educazione. I classici fondano lo studio sociologico dell'educazione (da metà Ottocento agli anni Cinquanta del Novecento), ma si ha una vera e propria affermazione della sociologia dell’educazione in quanto disciplina scientifica autonoma solo nella metà del secolo scorso. Negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento all’educazione è assegnata un compito rilevante, di motore stesso dello sviluppo economico, che richiede persone istruite, qualificate, da collocare nelle diverse posizioni lavorative dell’organizzazione del lavoro industriale, nella commercializzazione dei prodotti e nello sviluppo dei servizi.

Questo rivela il legame esistente tra il cambiamento sociale e lo sviluppo di un campo di studi specializzato come la sociologia dell’educazione. I sistemi d’istruzione crescono sia sotto il profilo quantitativo, legato al numero sempre più elevato di persone, sia riguardo agli aspetti organizzativi dell’offerta formativa, che si diversifica e si specializza. L’istruzione acquista un significato strumentale, come mezzo di investimento del singolo e della collettività.

Gli sviluppi della sociologia dell’educazione

Gli anni Settanta-Ottanta sono anni importanti per lo sviluppo degli strumenti teorici di analisi (paradigmi) e dei lavori di ricerca. Le questioni in questi anni riguardano lo sviluppo della domanda sociale d’istruzione, l'articolazione di un mercato del lavoro sempre più complesso e la problematica riguardante la transizione scuola-lavoro. Il legame istruzione-occupazione-mobilità sociale, a partire dagli anni Sessanta, diventa di fatto uno dei nodi centrali di indagine della sociologia dell'educazione, in relazione all’innalzamento dei tassi di scolarizzazione, e quindi all’importanza dell’investimento in istruzione. Si assiste a un aumento di persone con diploma e laurea, per cui l’inflazione dei titoli di studi e la crisi delle credenziali educative, legate a un surplus di offerta di persone in possesso di titolo di studio elevato, rappresentano fenomeni emergenti negli anni Sessanta e Settanta e destinati a permanere fino ai nostri giorni.

Dall’Ottocento fino alla metà del Novecento si consolida quindi un modello acquisitivo dello sviluppo sociale e della crescita dell’individuo. Ossia un modello che accentua la strumentalità dell’investimento in istruzione, la centralità della scuola e l’importanza di uno sbocco occupazionale coerente con il titolo conseguito; un modello che consolida l’acquisitività secondo un'ottica meritocratica. Si sviluppa quindi una società che ha aspettative verso l’istruzione di tipo strumentale e funzionale, che si definisce “società del credenzialismo” e in cui quindi il titolo di studio è rilevante soprattutto per certe professioni. Il possesso di un titolo di studio, inoltre, secondo Bourdieu consente di entrare nel “mercato simbolico”, in cui si scambiano significati e attribuzione di prestigio. Si osserva quindi come nelle società moderne, gli aspetti di formalizzazione e di certificazione scolastica prendano talmente tanta rilevanza da creare una rappresentazione sociale diffusa e condivisa che gerarchizza le posizioni sociali in relazione ai titoli di studio posseduti e soprattutto separa e marginalizza coloro che possiedono qualifiche di scarso rilievo o che non possiedono alcun titolo. Le credenziali educative corrispondono pertanto, come osserva Randall Collins, a una “valuta culturale”.

Negli anni Settanta tuttavia, a fronte di una crisi delle credenziali educative subentra una concezione dell’istruzione come bene da fruire da parte di tutti, in un’ottica di uguaglianza delle opportunità. Tale cambiamento è legato alla scolarizzazione di massa e all’emergere delle disuguaglianze di fronte all’istruzione e del peso dell’origine sociale e culturale sui percorsi e sugli esiti scolastici.

Il consolidamento del discorso scientifico

Negli anni Novanta e nei primi anni del nuovo millennio si sviluppano i temi: uguaglianza delle opportunità, diversità e differenze (sociali, culturali, di genere, etniche) con un processo di chiarificazione sulla conciliabilità tra le due istanze e sul tema delle varie forme di diversità. In questa fase si pone enfasi sulla società e sulle sue aspettative; attenzione centrale è sui soggetti e sui loro percorsi differenziati a fronte della crescente complessità delle società e di cambiamenti profondi nel modo di intendere e di realizzare le istanze educative. Le correnti della fenomenologia e dell’interazionismo simbolico propongono un modo diverso di approccio alla realtà sociale, centrato sull’interazione e sullo scambio dei significati, che valorizza il ruolo del soggetto e dell’intersoggettività, come pure gli aspetti di costruttività sociale e di mutamento piuttosto che di equilibrio, di stabilità o di riproduzione.

All'interno del pluralismo culturale, inoltre, vi è un’ampia considerazione di uno scenario che viene definito di “policentrismo formativo”, ossia di uno scenario che dà rilevanza a più luoghi e attori dell’educazione e della formazione. Entrano in gioco problematiche importanti per l’educazione e per la formazione, come la realtà giovanile contemporanea; le situazioni diffuse di disagio e di trasgressività; i rapporti fra le generazioni; le nuove tecnologie della comunicazione; la formazione continua con l’attenzione alla popolazione adulta; la multiculturalità legata all’integrazione, alle identità, alle appartenenze. La sociologia dell’educazione è quindi in questo nuovo contesto definita come sociologia delle istituzioni e dei processi formativi.

Sociologia dell’educazione come disciplina scientifica

La sociologia dell’educazione ha le sue radici nella sociologia e il suo oggetto di analisi nell’educazione. A partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso si definisce come “sociologia della scuola” in quanto l’attenzione ricade sull’istruzione. Nel corso dello sviluppo della disciplina si delinea una prospettiva più matura che ne fonda lo statuto epistemologico, ossia il suo discorso scientifico fondativo, sui legami che intercorrono tra fenomeni o processi educativi e dinamiche sociali e culturali più ampie. Il rapporto educazione-società rappresenta l’oggetto fondamentale della sociologia dell’educazione, un legame che cambia nel tempo e che dà conto al pluralismo culturale e alla complessità sociale.

La sociologia dell’educazione ha avuto nel suo sviluppo difficoltà iniziali in quanto si doveva confrontare con la pedagogia, scienza normativa che ha al centro l’educazione. La sociologia dell’educazione tuttavia, a differenza della pedagogia che definisce i modelli e i principi orientativi, si caratterizza come disciplina volta alla conoscenza dei fenomeni e dei processi educativi e si sviluppa lungo la linea descrizione-spiegazione-comprensione tipica del lavoro sociologico.

  • Descrivere: definire un fenomeno nelle sue caratteristiche e non come esso dovrebbe essere.
  • Spiegare: indagarne le cause, cercarne i fattori che lo producono, che lo condizionano o lo influenzano.
  • Comprendere: attività eminentemente qualitativa che comporta l’entrare dentro e attraverso elementi che gli sono propri, avendo a disposizione concetti e categorie appropriati di analisi.

Weber per fare ciò costruisce il concetto di tipo ideale, una costruzione mentale di interpretazione della realtà. Il tipo ideale, in quanto astrazione concettuale, rappresenta un tipo “puro”, che non esiste nella realtà, ma fa da riferimento nello studio dei fenomeni sociali e ha carattere metodologico ed euristico, di spiegazione e comprensione della realtà mediante un processo mentale di comparazione e classificazione.

L’attività sociologica quindi assume un punto di vista (sociologico) del tutto diverso da quello pedagogico o filosofico: quella sociologica ha una prospettiva di carattere eminentemente descrittivo e conoscitivo, rivolta allo sviluppo di spiegazioni e interpretazioni piuttosto che alla definizione di orientamenti normativi o alla risoluzione di problematiche educative. Tuttavia talvolta è fondamentale realizzare una sinergia di punti di vista disciplinari diversi, che rappresentano una ricchezza e una possibilità di confronto e di accrescimento conoscitivo. È importante sottolineare, in questa prospettiva, che la ricerca sul campo, con l'affinamento degli strumenti di rilevazione e di elaborazione dei dati, consente il consolidamento delle capacità d’indagine e quindi la verifica dell'attendibilità dei dati raccolti e dell’affidabilità del lavoro di ricerca, e l’incremento della teoria sociologica con lo sviluppo del legame fondamentale di circolarità tra teoria e ricerca rivelato da Robert K. Merton: la teoria fornisce all’analisi empirica dei processi e delle istituzioni educative schemi concettuali generali di analisi, mentre la ricerca offre alla teoria elementi per la chiarificazione o la riformulazione di concetti e teorie.

La sociologia dell’educazione ha sviluppato la ricerca empirica in vari campi, dalla scuola alla famiglia, alla realtà extrascolastica, agli attori come insegnanti, giovani, studenti, genitori; fino ad arrivare alle problematiche emergenti come l'insuccesso scolastico, le possibilità di mobilità sociale, il difficile raccordo con il mondo del lavoro, la questione dell’identità giovanile, il dialogo tra culture e l’integrazione dei soggetti migranti, l’importanza dei new media nei processi di socializzazione.

Il rapporto educazione-società

La centralità del legame educazione-società

Considerando il rapporto educazione-società si colgono alcuni principi generali:

  • Ogni società ha bisogno di educare le nuove generazioni;
  • In ogni società si sviluppano ideali educativi, scopi e modelli dell’educazione;
  • Obiettivo dell’educazione è lo sviluppo di un soggetto in grado di realizzare pienamente la propria esistenza all’interno della società di riferimento;
  • Il risultato positivo dell’azione educativa si evidenzia nell’integrazione dei soggetti tra loro e con la realtà sociale in cui sono collocati.

Questi principi sono un punto di partenza per qualsiasi analisi del rapporto educazione-società e sono evidenziati nella riflessione sociologica da Durkheim.

Il rapporto educazione-società è sottoposto al cambiamento sociale ed è legato a scenari socioculturali e a problematiche sociali emergenti. L’educazione, in quanto costruzione dell’essere sociale, diventa sociologicamente rilevante quando l'azione educativa stessa risulta problematica riguardo a un contesto sociale e culturale a sua volta denso di problemi in ordine alla stabilità e alla coesione. Gli autori classici della sociologia descrivono la società moderna come una “società problematica” riguardo ai processi di integrazione e di costruzione di solidarietà. La problematicità è data dalle profonde trasformazioni che la attraversano e ne modificano continuamente gli assetti strutturali e le relazioni sociali. Il cambiamento è infatti intrinseco nelle società moderne che sono caratterizzate da instabilità e incertezza per il futuro.

Nei diversi autori classici e contemporanei, il rapporto educazione-società in sostanza è definito:

  • Rispetto a un paradigma di riferimento, vale a dire a un assunto generale esplicitato in forma di proposizione attorno a ciò che si intende per società e a come si interpreta il legame degli individui con la società di riferimento;
  • Con un’interpretazione anche dello scenario sociale e culturale di riferimento alla luce dell’assunzione di un punto di vista paradigmatico.

Il legame individuo-società come fondamento

Tre paradigmi sociologici: funzionalista, conflittualista, interazionista-comunicativo.

Paradigma funzionalista

Durkheim e Parsons: sviluppa una visione olistica della società, che enfatizza la preminenza della società sull’individuo; la società è concepita come un organismo di parti specializzate, ma perfettamente interagenti e integrate tra loro, dove il singolo elemento è ben individuato, ma anche legato all’insieme di cui fa parte e da cui viene definito. L’educazione è concepita come quell’azione esercitata sugli individui al fine di renderli uniformi, adatti alla società in cui devono vivere, in grado cioè di realizzare pienamente una corrispondenza con le aspettative sociali e i valori condivisi. L’integrazione viene raggiunta quando si realizza una reciprocità intesa come complementarietà funzionale tra motivazioni individuali e aspettative sociali.

Paradigma conflittualista

Marx e Weber: il conflitto tra gruppi o tra individui è il criterio interpretativo di base del rapporto individuo-società. L’azione educativa viene interpretata in funzione dell’affermazione e della contrapposizione (dominio o potere di un gruppo sull’altro), esiste pertanto una discontinuità nel rapporto educazione-società, data dal conflitto di interessi, dalla lotta per l’accesso alle risorse sociali e per il potere. L’integrazione è solitamente realizzata all’interno del gruppo di appartenenza, in contrapposizione ad altri gruppi: la classe sociale, quale raggruppamento economico, nell’accezione di Marx, o classe sociale, ceto, partito, secondo la distinzione di Weber. Per Marx il conflitto è strutturale, dato dai rapporti di produzione che sono rapporti di dominio e di sfruttamento della classe dominante (la borghesia nel caso della società capitalista) sulla classe dominata (il proletariato, definito come forza lavoro). Il conflitto è ritenuto insanabile e risolvibile solo attraverso l’abbattimento radicale della struttura economica che definisce tale dominio. Solo “la rivoluzione del proletariato” e la “socializzazione dei mezzi di produzione” (l'eliminazione della proprietà privata) possono realizzare una “società senza classi”, quale esito atteso di una trasformazione radicale di assetti strutturali e dei rapporti sociali. Per Weber, invece, la lotta (che è a più dimensioni: definita da posizioni economiche, orientamenti culturali e aggregazioni politiche) trova spazi di intesa e di ricomposizione provvisori perché sottoposti al continuo avvicendarsi del gioco per il potere, la ricchezza, il prestigio. L’educazione, in entrambi i casi, si rivela essere un ambito privilegiato o di riproduzione della struttura di classe o di dominio (in Marx) o di lotta tra i ceti (in Weber), per il dominio culturale e l’affermazione di una determinata visione del mondo.

Paradigma interazionista-comunicativo

La visione del rapporto individuo-società si caratterizza per la costruttività sociale che valorizza l’interazione e l’intersoggettività, quindi la comunicazione, nella produzione di realtà sociale e culturale. George Simmel afferma che l'esistenza dell’individuo è basata su due bisogni: bisogno di appartenenza, di identificazione, che spinge il soggetto verso il gruppo, e un bisogno di distinzione, di individuazione, che evidenzia come il soggetto sia anche altro rispetto alla sua collocazione sociale. L’analisi del rapporto individuo-società si caratterizza secondo un dualismo esistenziale, dove la società, con le sue strutture e istituzioni, attrae, condiziona e preme sull’individuo, ma dove altresì l’individuo interagisce e partecipa attivamente alla costruzione e trasformazione della società stessa.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

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