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Sociologia della comunicazione

Programma

  • Società, comunicazioni di massa e media digitali
  • Network, connective e platform society
  • Fattori di mediazione rispetto al pubblico e al messaggio
  • Opinion leader e influencer
  • Teorie della selettività, echo chambers, filter bubble
  • Usi e gratificazioni
  • Teoria critica
  • Cultural studies
  • Pubblici interconnessi
  • Agenda-setting
  • Spirale del silenzio
  • Teoria della coltivazione
  • Knowledge gap, digital divide e digital inequalities

Introduzione

I media sebbene non siano positivi né negativi, tuttavia non sono nemmeno neutrali; infatti forniscono un importante impatto nella nostra quotidianità. Più aumentano le informazioni più iniziamo a preoccuparci di ciò che ci accade, il mondo diventa sempre più piccolo. Le società diventano sempre più complesse e noi abbiamo sempre più il bisogno di trovare qualcuno che ci medi le informazioni, che ci appaiono quindi di seconda mano, o meglio, si creano cornici interpretative attorno ai temi, in base e dal punto di vista in cui vogliono essere raccontate. Quindi, se nell’acquisire informazioni ci affidiamo agli intermediari, acquisiremo anche le cornici interpretative. Non sempre queste cornici coincidono con la realtà: cosa succede se si diffondono notizie non vere?

Seguendo lo schema della teoria di Thomas «Se gli uomini definiscono reali certe situazioni, esse saranno reali nelle loro conseguenze» (1928). La profezia che si autoadempie «una supposizione o profezia che per il solo fatto di essere stata pronunciata, fa realizzare l’avvenimento presunto, aspettato o predetto, confermando in tal modo la propria veridicità» (Merton R. K., 1949). Seguendo quindi questi filoni, le persone pensano che quelle notizie siano vere e agiscono di conseguenza, rendendole così vere.

L’intermediario delle notizie per eccellenza lo ritroviamo nell’avvento della televisione. Come dice Fishkin, la televisione non è altro che una versione hi-tech del mito della caverna di Platone. Così scrive Fishkin:

“L’allegoria di Platone risulterà meno sorprendente ai lettori moderni di quanto sia risultata agli antichi, poiché, come gli abitanti della caverna di Platone, tendiamo a prendere per mondo reale la nostra immagine del mondo, specialmente la nostra immagine del mondo politico, a partire da immagini riflesse e da echi di voci. Invece delle ombre formate dal riverbero del fuoco che si riflette sul muro di una caverna, guardiamo le immagini della televisione nel nostro salotto. Invece dell'eco delle voci di coloro che creano queste ombre cinesi, ascoltiamo le voci dei dibattiti e delle pubblicità radiofoniche e televisioni. Come gli abitanti della caverna di Platone, tendiamo a prendere per mondo reale queste immagini riflesse e queste voci. Quantomeno nei termini del nostro ruolo di cittadini, le cose che non accadono in televisione non hanno nessuna forza, vivacità o immediatezza, o ne hanno pochissima. Sono le immagini riflesse che appaiono reali ed importanti”.

Noi tendiamo a prendere per reali le immagini e le voci riprodotte, anzi, se qualcosa non viene trasmesso in televisione, è come se non esistesse, o assume poca rilevanza. Ci sono tutta una serie di temi che non vengono più trattati in televisione, e che può rivengono fuori magari per qualche tornaconto politico, in ogni caso vi è sempre una ragione. Le breaking news catastrofi passano avanti in agenda. Con i social media sono le persone stesse che fanno modificare l’agenda dei media generalisti che copiano la notizia e la portano in TV. Quindi succede che:

  • Da una parte alcuni temi che non trovano copertura nei media generalisti possono essere mandati alla luce dal basso (es. gli # di Twitter). Poi la televisione certifica le informazioni e le porta al pubblico generalista.
  • Dall’altra parte noi creiamo queste fonti tramite l’omofila (ciò che più ci piace) e finiamo così in una bolla di filtri, questo porta al rischio di non incontrare opinioni diverse e non ampliamo il nostro pensiero, non vi è mai così contraddittorio.

Gli effetti dei media sui pubblici (parte 1)

  • Anni ‘20-‘40: i media sono considerati onnipotenti e in grado di piegare qualsiasi volontà (effetti potenti di breve termine).
  • Anni ‘40-‘60: si innescano i fattori intervenienti (effetti limitati di breve termine).
  • Anni ‘70-in poi: ritorno al potere dei media (effetti di lungo termine).

Nei primi del ‘900 i media sono lo strumento stato come propaganda nei regimi totalitari, i primi studi partono infatti dagli anni ‘20. Con l’avvento delle variabili intervenienti l’esposizione mediale di questo periodo diventa più una conferma che come influenza. Negli “indecisi” ancora in questo periodo i media hanno grandissimo rilievo nel profilare interamente un individuo. Fino a questo periodo si parla di intenzionalità della comunicazione. A partire dagli anni ‘70 vi è un turning point: possono i media avere effetti di lungo periodo nelle persone? Si parla di “televisione come abbia un effetto terza persona”. Ebbene Noel con la sua teoria della spirale ci mette in guardia.

Importanza degli effetti cumulativi

“The Evolution of Media Effects Theory: A Six-Stage Model of Cumulative Research” (W. Russell Neuman & Lauren Guggenheim, 2011):

  1. Teorie della persuasione 1944-1963
  2. Teorie dell’audience attiva 1944-1986
  3. Teorie del contesto sociale 1955-1983
  4. Teorie mediali e sociali 1933-1978
  5. Teorie degli effetti interpretativi 1972-1987
  6. Teorie dei nuovi media 1996 ->

“This is an article about the last 50 years of communication effects research. It aspires to develop two arguments. The first is that the evolving character of this research reveals an underlying structure moving from relatively simple models of persuasion and prospective attitude change to more sophisticated and layered models as scholars successively address the conditions and contexts of communication effects. The progression is cumulative, we argue, because once an effect of some sort has been identified, subsequent research can systematically address the conditions under which such an effect is diminished or strengthened. The second argument is that this underlying structure is routinely obscured and the advance of cumulative scientific refinement is potentially derailed by a widely held construction of this history known as the “minimal-effects hypothesis.” We can demonstrate empirically through citation analysis that the first argument is true, although the structure of citations is modest rather than dramatic. We are unable to prove that the second is true, although we can identify what we believe is ample anecdotal evidence. On the second argument, we would be pleased to have successfully raised the issue rather than conclusively won the point.”

Contesto della società e comunicazione di massa

Quando iniziano gli studi sulle comunicazioni di massa, succede una cosa particolare: le persone tendono a trasferirsi dalle campagne alle città industrializzate e iniziano ad usare in numero più elevato i mass media. Radio e televisione sono i più usati poiché non richiedono alcuna competenza.

Fine XIX secolo:

  • Industrializzazione
  • Urbanizzazione
  • Secolarizzazione

Conseguenze:

  • Isolamento
  • Impersonalità delle relazioni (es. burocrazia)
  • Tuttavia sono meno pressati socialmente.

Si tratta dell’emergere della società di massa. Viene condizionata tutta la società: si passa alla specializzazione totale. «Società in cui le istituzioni relative ai diversi sottosistemi sociali (economico, politico-amministrativo, del diritto, dell’educazione, della comunicazione sociale, ecc.) sono organizzate in modo tale da trattare con vasti insiemi di persone considerate come unità indifferenziate di un aggregato o “massa” [...] società composte ‘atomisticamente’ di individui che non appartengono più integralmente a un certo segmento o status sociale, ma dispongono dell’accesso ai diversi sistemi differenziati, anche se solo per funzioni specifiche, di volta in volta rilevanti nella loro vita» (Gili, 1990, p. 217-18).

Questa avanzata delle masse preoccupa soprattutto i borghesi per i seguenti motivi:

  1. Timore per l’avanzata delle “masse” in Europa. La massa viene considerata manipolabile, irrazionale e incompetente. (Le Bon, Psicologia delle masse). Le sue azioni puntano diritto allo scopo e cercano di raggiungerlo per la via più breve: a dominare è una sola idea, la più semplice possibile (Simmel, 1917). Se la democrazia non è concepibile senza organizzazione è ovvio che dovrà esistere una minoranza organizzata che governa una maggioranza disorganizzata (Michels, 1911). «La massa è tipicamente un aggregato anonimo o, più precisamente, un aggregato composto da individui anonimi [tra i quali] esiste scarsa interazione» (Blumer, 1946).
  2. Conseguenze devastanti della guerra e preoccupazione per il ricorso alla propaganda bellica e per il diffondersi dei regimi totalitari. La propaganda viene strumentalizzata per ottenere dei risultati ben precisi: esempio delle foto sottratte ai tedeschi. Le storie di atrocità costituivano uno dei temi principali nella propaganda inglese. [...] Venivano bevute avidamente da un pubblico che non sospettava nulla. 1917: 2 foto furono sottratte ai tedeschi:
    • La prima riproduceva soldati morti trasportati per la sepoltura,
    • La seconda carcasse di cavalli dirette verso una fabbrica per ricavarne ingegnosamente olio e sapone.

Il generale di brigata inglese Charteris ebbe la cinica intuizione di abbinare i due episodi separati [...] tagliò e incollò la scritta “Cadaveri tedeschi verso la fabbrica di sapone” sotto l’immagine dei soldati morti. Nel giro di 24 ore la foto era nel sacco postale per Shangai: la stampa mondiale pubblicò le foto di «cadaveri tedeschi verso la fabbrica di sapone». Londra ottenne due scopi:

  • Dimostrò agli occhi dell’opinione pubblica mondiale la disumanità dei tedeschi,
  • Convinse i cinesi, devoti al culto dei morti, e dunque particolarmente inorriditi, ad abbandonare la neutralità e a scendere in guerra con gli Alleati (DeFleur, Ball-Rokeach, 1995, 177-178).

Anche all’interno delle nostre forze armate vi sono degli addetti che si occupano di coe far raccontare dai media (orientare i frame interpretativi) una certa guerra o qualsiasi avvenimento. Uno dei metodi più usati ad esempio per reclutare giovani ad andare in guerra durante la propaganda bellica era quello di fare leva sui sentimenti, sulle emozioni, di modo tale da provocare verso chi guarda un senso di dovere, un senso morale patriottico per appunto spingere i giovani ad unirsi in guerra.

Manifesto “Non tradite mio figlio”.

Contesto:

  • Madre del soldato caduto evoca il sacrificio di tre anni di guerra (40- 43)
  • Destituzione di Mussolini (25.07.43)
  • Costituzione della RSI (23.09.43).

Obiettivo

  • Far leva su sentimenti intimi e profondi, come il dolore di una madre, per convincere gli italiani a combattere.
  • Considerare traditore chiunque si fosse schierato dalla parte degli anglo-americani o della lotta partigiana.

Soprattutto in questo caso la leva emotiva Vogue a creare il “noi contro loro”, caratteristica tipica del populismo. Oggi, leader anche non populisti tendono ad usare strategie comunicative populiste perché tendono ad arrivare di più, a fluire più agevolmente il messaggio interessato (che ha sempre uno scopo, un obiettivo). Us vs Them. Comparazione con un manifesto degli anni ‘40 che rivendica la difesa della razza ariana contro razze considerate inferiori come gli africani, con un manifesto molto più recente della Lega di Bossi che anch’essi reclamano lo sgombero forzato di persone non considerate all’altezza di abitare in Veneto. Per zingari fanno riferimento ai “terroni fannulloni”. Lega Nord, Lega Veneta, Padania, oggi unite sotto la “Lega di Matteo Salvini” e per il leader attuale il nemico del nostro presente sono gli immigrati che sbarcano in Italia.

  1. Elaborazione della teoria dell’azione di stampo behaviorista/comportamentista (S-R) (cane di Pavlov). Esperimento di Pavlov. Associando per un certo numero di volte la presentazione di carne ad un cane con un suono di campanello, alla fine il solo suono del campanello determinerà la salivazione nel cane. La salivazione è perciò indotta nel cane da un riflesso condizionato provocato artificialmente. Si tratta del paradigma comportamentista, del modello stimolo-risposta. In questa visuale però non si tiene conto delle variabili intervenenti.

Teoria ipodermica

La teoria ipodermica, chiamata anche “theory that never was” risponde alle preoccupazioni dei primi del ‘900 circa l’avanzata delle masse e la paura che potessero essere facilmente influenzate dai regimi totalitari tramite i mass media. In un contesto così caratterizzato, la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa destava non pochi problemi. Certo, è bene ricordare che il sistema mediale di allora consisteva essenzialmente nella stampa, nella radio e nel cinema. Comunicazioni quindi particolari. La teoria ipodermica è stata più volte recuperata soprattutto quando si voleva enfatizzare il carattere massificante e manipolatorio dell’ comunicazioni di massa. Questa teoria fa riferimento a un modello comunicativo che si caratterizza per una relazione diretta e univoca che lega lo stimolo alla risposta.

S→R. A ogni «stimolo» (S) ricevuto corrisponde sempre una «risposta» (R).

I postulati su cui si fonda la teoria sono i seguenti:

  • Il pubblico è una massa indifferenziata di individui in una condizione di isolamento fisico, sociale e culturale.
  • I messaggi veicolati dai media sono potenti fattori di persuasione: come un ago ipodermico (inoculazione) o come un proiettile (bullet theory).
  • Gli individui sono indifesi di fronte al potere dei media.
  • I messaggi veicolati dai media sono ricevuti da tutti gli individui nello stesso modo.

Gli individui appaiono completamente soli, privi di reti di protezione, esposti senza scampo ali stimoli esercitati dai media. In questo vuoto, i messaggi veicolati dai media hanno gioco facile a colpire come un “proiettile magico” gli individui ad esso esposti. D’altro canto non essendoci barriere a fermare la traiettoria del proiettile, gli individui risultano indifesi e preda dei messaggi mediali, che vengono ricevuti in modo standard da tutti i destinatari. Come si vede dallo schema, gli individui (ovvero i pallini) sono staccati tra loro, non hanno legami sociali che li uniscono.

Modello matematico informazionale. Il fascino della semplicità della relazione ipotizzata dalla teoria ipodermica, estende i suoi effetti anche su due ingegneri che, sul finire degli anni Quaranta, elaborano la “teoria matematica della comunicazione” (Shannon-Weaver 1949). Obiettivo della ricerca: definire una teoria sulla trasmissione ottimale dei messaggi, limitando i danni connessi a un processo di “trasferimento” di informazioni.

Esempio: una telefonata corre il rischio di perdere numerose informazioni a seguito di scariche presenti sulla linea. Le possibili «fonti di rumore» in grado di produrre una dispersione di informazioni rappresentano lo specifico oggetto di studio dei due ingegneri. Modello: Variabile introdotta: sorgente di rumore. Metodo: ridondanza per garantire la corretta ricezione del tramite spacchettamento del messaggio. Se manca qualcosa nella ricezione, rimando solo il pacchetto mancante che ridonda.

Modello di Lasswell: Communication Research 1948

Il modello di comunicazione elaborato da Harold D. Lasswell costituisce il primo tentativo di sistemizzare i dati di ricerca e le riflessioni teoriche raccolte e sviluppate nella fase iniziale della communication research. Formula un modello che cerca di spiegare meglio quali informazioni presiedere i atto nella comunicazione tra individui. Lasswell formula infatti il modello delle 5 W, modello ripreso dalla letteratura giornalistica per organizzare un testo.

  • Chi? → Comunicatore
  • Dice cosa? → Messaggio
  • Attraverso quale canale? → Media
  • A chi? → Ricevente
  • Cosa produce? → Effetti

Prestare attenzione a chi è il destinatario del messaggio implica l’assunzione di un focus d’attenzione centrato sul pubblico dei media. Gli studi sull’audience sono incredibilmente cresciuti negli anni, a testimonianza della centralità di una problematica a lungo ignorata. La tripartizione del campo di studio (emittenza, messaggio, ricezione), frutto dell’applicazione del modello di Lasswell, ha a lungo costituito un punto di riferimento nella communication research, quantomeno dal punto di vista dell’organizzazione della ricerca. Questo modello nel corso degli anni ha destato ammirazioni e critiche. Sebbene sia molto innovativo è ancora molto asimmetrico: il potere è nelle mani dell’emittente. Il destinatario è totalmente passivo e in balia dell’emittente. Wolf nel 1985 critica infatti:

  • L’asimmetria della relazione nel modello
  • L’indipendenza dei ruoli tra emittente e ricevente tra di loro
  • L’intenzionalità della comunicazione: ha sempre uno scopo ben preciso l’emittente

Payne Fund Studies

Si tratta della prima ricerca empirica sugli effetti dei media. Questo filone statunitense si è sviluppatosi negli anni ‘30 è

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lietta22 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia avanzato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Forgione Nicola.
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