Società ed economia nel 1700
Nel corso del '700 si afferma uno studio specifico dei fenomeni economici: economia come disciplina scientifica. Solo con l’emancipazione e l’autonomizzazione delle attività economiche dalle istituzioni è possibile definire l’economia come scienza.
Polanyi ci dice difatti che nella storia è difficile individuare l’economia come processo economico perché estremamente incorporato nelle varie istituzioni. Esempio: attività primitive in cui la produzione e lo scambio di beni erano legati prettamente all’agricoltura, allevamento, pesca, artigianato... Gli uomini producono e distribuiscono beni e si autonomizzano, rendendo possibile studiare le “leggi dell’economia” in quanto tali.
Tre principi di regolazione del sistema
I tre principi di regolazione che ci servono per capire come si sviluppa un sistema economico sono:
- Reciprocità;
- Redistribuzione;
- Mercato.
Questi permettono infatti l’organizzazione delle attività economiche. La reciprocità regola il sistema su come si distribuisce nella società: questa distribuzione si basa su obblighi di solidarietà legati alla religione o alle tribù varie... Si produceva infatti perché c’era una gerarchia sociale/politica.
La redistribuzione significa che determinate norme prescrivono che al capo del villaggio vengano consegnati determinati prodotti. Magari per delle cerimonie, eventi o in generale regole basate sulla disuguaglianza. Esso crea un accentramento del potere che stabilisce i diritti e i doveri dei sudditi in riferimento all’economia. Si inizia a far uso della moneta e si amplia in generale il panorama economico (romani, egizi, …). Anche in questo caso non si riesce a scindere dalle istituzioni.
Il mercato nel corso dell'800 invece inizia a determinare i prezzi attraverso il gioco della domanda e dell’offerta. Diventa lo strumento primario da cui dipende la produzione e la distribuzione dei beni nei Paesi sviluppati. Il mercato è il meccanismo prevalente delle attività economiche. Il mercato che conosciamo è il meccanismo che regola l’attività di domanda e offerta.
Solo con l’emancipazione e l’autonomizzazione delle attività economiche dalle istituzioni è possibile definire l’economia come scienza.
Che cos'è il capitalismo?
È un sistema economico che si occupa di produzione, distribuzione e consumo che non ha eguali nella storia. Esempio: sistema feudale, il contadino produce per autoalimentarsi. Se c’è un “eccesso” sarebbe stato portato al mercato, ma solo nel caso in cui questo “più” si presenti.
È diverso dai sistemi economici precedenti per la presenza di profitto e dall’allargamento del mercato. Un sistema economico (Capitalismo, Comunismo, Liberismo, …) indica le modalità nel tempo e nello spazio attraverso le quali le istituzioni orientano le attività economiche. Le istituzioni non sono solo economiche ma anche sociali. Sono dell'insieme di norme e valori che regolano le attività economiche.
Analisi istituzionale dell'economia
Istituzioni: Complesso di norme sociali che orientano e regolano il comportamento e si basano su sanzioni che tendono a garantire il rispetto da parte dei singoli soggetti. La variabilità dell'azione economica dipende dall’influenza delle istituzioni, la quale è sottolineata da alcuni approcci e negata da altri approcci. Non è data per scontata. La concezione del mercato non è una e solamente quella: cambia nel tempo e nello spazio.
Il mercato è una costruzione sociale: significa che ci sono delle istituzioni che influenzano l’organizzazione del mercato (esempio: La famiglia). Questo non è quindi solo dato dall’incontro di domanda e offerta. Ci sono fattori non economici che contribuiscono a modellare il mercato. Per questo è importante conoscerli.
Keynes: “Le istituzioni sono un ponte tra società ed economia, perché la società ha le sue e l’economia ha le sue quando in realtà dialogano tra di loro. Non sono due mondi completamente separati”.
Nascita dell'economia
L’economia (o scienza economica) è sempre esistita: nasce a metà del ‘700 come disciplina (Scuola Classica). Mentre l’economia in sé nasce quando le attività economiche diventano visibili. Questo significa che fino a un certo punto non sono visibili perché incorporate ad altri tipi di attività. Delle figure diverse dal mercante (imprenditore) nascono perché l’attività economica diventa autonoma e visibile: indipendente dalle strutture che la regolavano prima.
Tre sfere: società, politica e economia. Pensiamole come all’inizio di tutto che ci porterà all’emergere del capitalismo. Dal 1500 in poi le tre sfere si differenziano e diventano autonome. Le attività economiche vengono prima regolate dalle attività sociali. Successivamente regolate dalle attività politiche per arrivare poi all’autonomia governata dal mercato. Ad oggi si alternano l’uno con l’altro ma ognuna detiene le proprie istituzioni.
La disciplina economica nasce quando vi è un oggetto sociale degno di essere analizzato in un determinato modo: il mercato. La sociologia in questo momento non è ancora nata: la società, in quanto tale come oggetto di studio, non era diventata sufficientemente importante. Le attività economiche invece attraverso la rivoluzione industriale, attraverso la rivoluzione del lavoro → rivoluzione del processo produttivo.
Differenza tra economia e sociologia
Ogni scienza risponde a una domanda: L’economia risponde al “Perché gli individui sono arrivati a comportarsi in un determinato modo?”. Gli economisti sono interessati a capire le conseguenze delle azioni degli attori che vivono nel mondo economico.
La sociologia a differenza si chiede le motivazioni che hanno portato gli individui a comportarsi in un determinato modo. Essi non sono interessati a capire le conseguenze ma piuttosto la genesi di tale situazione. Il sociologo guarda alle situazioni istituzionali. All’interno di questo discorso è da far presente che esistono:
- Fenomeni economicamente rilevanti: esempio, l’etica del lavoro, può dare esito a un certo comportamento (esempio: capitalismo);
- Fenomeni economicamente condizionati, cioè che dipendono da certi fattori economici. Esempio: Gli esiti dell’imprenditoria;
Le scienze sociali
La sociologia, l’antropologia, l’economia e la psicologia. Queste sono e sono analiticamente diverse. L’economia ha il compito di modellare un determinato fenomeno e capire quali sono le conseguenze di esso. Tende a voler generalizzare i propri risultati in modo da poterli usare in altre circostanze. Crea dunque dei modelli.
Lo scopo della sociologia non è quello di generalizzare ma di porsi in un punto intermedio tra gli economisti e gli antropologi. Esso individua non tanto leggi ma piuttosto degli “ideali”. Essere dunque elastici per comprendere come questi ideali possano svilupparsi diversamente nello spazio e nel tempo (come varia lo Stato, il potere o l’imprenditorialità). L’obiettivo non è generalizzare i risultati ma categorizzare i “tipi ideali” e poi applicarli in diverse situazioni (Weber).
L’antropologia non si interessa di vedere il generale ma studia la descrizione particolare di un determinato fenomeno ma non è interessata a trovare delle leggi o delle categorie analitiche. È possibile trovare una legge generale...? No perché abbiamo il contesto = istituzioni che varia da situazione a situazione. Non è possibile analizzare i fenomeni sociali senza studiare le istituzioni. La nascita del capitalismo avviene in un determinato luogo e periodo ma non è possibile determinare esattamente perché dato che non esiste una legge generale. La nascita del capitalismo può coincidere con la nascita dell’economia? Sì, perché quest’ultima nasce quando è presente un fenomeno da studiare.
Smith e il valore della ricchezza delle nazioni
Smith pubblica “La ricchezza delle nazioni” che già dal titolo enuncia come le Nazioni hanno diversi livelli di ricchezza. Quest’ultima da cosa dipende? Esso ci insegna che l’economia e la politica sono strettamente legate. Egli fa parte della Scuola classica insieme a Malthus e Ricardo (Malthus vedi politica internazionale);
Marx: viene considerato filosofo, sociologo, economista e storico. La cosa importante da sapere è che fu allievo di Ricardo (studia nella scuola classica) ma riuscì a mettere a punto la sua idea. Insieme a Weber: nascono come critica alla scuola classica (Weber +50 anni). La scuola Storica avvia la rivoluzione marginalista: critica alla scuola classica dell’economia e crea la scuola neoclassica. La scuola neoclassica non prevede le istituzioni. Simmel, Sombart, Weber primi esponenti della disciplina sociologica.
Mercantilisti e fisiocratici
Perché Adam Smith si interessa alla ricchezza delle nazioni? Perché vi è una fonte di valore. Cosa crea valore? Anche prima dell’analisi classica vi fu qualcuno che si pose il dubbio: con l’affermazione degli Stati nazioni, le tasse servono per finanziare le guerre. Queste sono infatti i metodi per “esprimere le relazioni internazionali”.
Colbert - Ministro finanze regime assolutista di Luigi XIV. Chi che produce valore sono i mercanti (secondo i mercantilisti - scuola di pensiero) e l’economia può dunque essere un diverso modo per farsi la guerra. I mercantilisti sono i primi che organizzano attività di politica economica che giovano agli Stati per arricchirsi = politica protezionista (esempio: Soros - politica protezionista per riparare ai suoi danni). Guardano molto al ruolo della moneta: infatti tenderanno a limitare le importazioni (dazi) per favorire le esportazioni (Situazione italiana pre-Euro).
Avevano una visione molto pragmatica: esempio, un’abbondanza di moneta fa calare il tasso di interesse per i prestiti e quindi vi è uno stimolo dell’attività economica e occupazionale. Inghilterra introduce le leggi sul grano - politica protezionista degli agricoltori (ceto sociale) che sono coloro che producono la ricchezza.
In Francia si instaurano i fisiocratici: Quesnay - medico - parte dallo studio della natura - physic - che dice che il progresso economico si ha se noi “dominiamo la terra” = la sfruttiamo nel migliore dei modi possibili. Economia = sistema metabolico. Sovrappiù: più c’è abbondanza, più le proprietà terriere producono + benessere. Ma per aumentare la produzione è necessario un programma di riforme economiche che permettano di sfruttare maggiormente la terra = politica - eliminare ostacoli che impediscono la sovrapproduzione. Bisogna quindi liberalizzare i commerci: senza i tassi doganali, i singoli produttori saranno invogliati a produrre di più in quanto il mercato si allargherà. Più sarà facile vendere più io aumenterò la produzione. È necessario dunque diminuire le tasse perché se pago meno tasse, col denaro in più potrò investire per produrre e innovare.
Situazione pre rivoluzione francese - crisi economica - fallimento dello Stato (Barbero). Per Quesnay chi produce valore sono gli agricoltori: non è tanto importante il commercio ma nel contenuto di ciò = produzione delle materie prime. Perciò, ciò che uno Stato può fare per organizzare al meglio le attività economiche e di guardare alle esigenze degli agricoltori. Così Quesnay individua tre classi sociali:
- Agricoltori - chi produce valore;
- Imprenditori manifatturieri - cioè chi trasforma il valore;
- Proprietari terrieri - la classe improduttiva, sterile, che distribuisce valore a sé stessa.
Bisogna togliere i privilegi alla nobiltà e al clero quando lasciano incolte le terre: nel ‘700 vi sono diverse proprietà nel clero e nella nobiltà che spesso non sono incentivati e motivati ad innovare. Hanno già una ricchezza che gli permette di essere il “signore”.
Il valore del bene
Il valore del bene è determinato dalla quantità di lavoro prodotta. Per spostare dunque l’attenzione, l’idea è di creare delle politiche che tengano bassi i prezzi degli elementi agricoli per velocizzarlo (evitare l’inflazione sui prezzi come in Inghilterra).
Chi crea valore
Adam Smith (classici) → Valori oggettivi. Tutti coloro che producono qualcosa: il focus si sposta dal commercio alla produzione. Qui si analizza quale lavoro viene prodotto dalle varie classi sociali. Il valore della merce è proporzionale alla quantità di lavoro prodotto. Esempio: Se devo scambiare due merci “diverse” come faccio? Bisogna determinare un prezzo. Per determinare il prezzo si guarda quanto sia necessario lavorare le due merci in questione → a fronte delle due merci, quella che necessita più lavoro varrà di più.
La catena produttiva si arricchisce di mano in mano, a seconda degli individui che contribuiscono alla produzione. Per vendere un animale c’è chi lo caccia e lo vende, c’è chi lo pulisce e lo vende, c’è chi lo cucina e lo vende... Mercantilisti → mercanti, commercianti con le politiche protezioniste. Fisiocratici → Una determinata classe sociale crea il valore (agricoltori). Marginalisti → La scelta individuale (preferenza) è ciò che determina il valore. Bisogna guardare ai valori soggettivi, ovvero quelli che portano a compiere delle scelte individuali. Non è quindi importante parlare di produttività: è il consumatore che attribuisce valore a una cosa rispetto a un’altra e decide di premiare un produttore rispetto a un altro.
Scuola classica
In questo periodo si ha un grande passaggio, non si guarda più alla terra come origine del valore, ma si comincia a capire che è il lavoro a produrre valore. Chi produce valore non è solo l’agricoltore, non solo l’imprenditore come dicevano i fisiocratici. Per capire cosa fa primeggiare uno stato sull’altro si inizia a guardare al lavoro e ai lavoratori, i quali sono attori sociali che non erano ancora entrati in scena prima della rivoluzione industriale.
Per Weber solo nel momento in cui il singolo vende la propria capacità lavorativa il lavoro diventa centrale per le attività economiche. Nessuno era prima di allora “formalmente libero di vendere la propria capacità di lavoro sul mercato di lavoro” (cit. Weber). Questo perché prima le attività economiche non erano autonome e quindi il lavoratore non poteva fare ciò, perché il contadino per esempio non era libero di fare il contadino perché magari aveva un padrone/vassallo/feudatario. Essere liberi di vendere la propria capacità lavorativa è una novità del capitalismo. Quando si allentano tutti i vincoli sociali e politici che regolano le attività economiche allora il lavoro diventa il fulcro di tutto, l’origine del valore.
Questo cambiamento porta ad analizzare dei fattori oggettivi, non soggettivi, che incidono sulla produzione e sulla distribuzione:
- Divisione del lavoro (differenziazione delle attività economiche che ciascun attore formalmente libero offre sul mercato). Esempio: se un uomo si specializza e diventa un fabbro offrirà alla comunità di riferimento un certo bene/servizio ma nel momento in cui nessun altro si occupa di altri beni fondamentali (cibo per esempio) si va incontro a grandi problematiche. Con la divisione del lavoro e differenziazione delle attività produttive ci si concentra su nuovi fattori che producono valore, in particolare si inizia a concentrarsi sulla tecnologia.
- Tecnologia.
Adam Smith (1723-1790)
L’individualismo con i suoi interessi - dice Smith - sorregge la comunità. Una comunità che sta insieme dalla ricerca dell’interesse privato. Smith è molto lontano dall’ideale cattolico: siamo in Scozia - protestante. Le idee non sono mai contestualizzate - è tipicamente inglese perché parte da un’idea (figlia del calvinismo) secondo cui perseguire l’interesse privato può avere un risvolto positivo nella società. Non si parla di uguaglianza ma di un equilibrio collettivo, comunitario come se ci fosse una famosa mano invisibile che fa sì che la domanda e l’offerta si incontrino così da definirne il prezzo. Una mano invisibile che unisce l’interesse del singolo con quello comunitario. Il mercato - come meccanismo di regolazione - si autoregolamenta.
Come e perché si cerca l'interesse privato?
Questa mano invisibile inoltre - ci dice Smith - funziona in un contesto istituzionalizzato adeguato, ovvero dove ci sono leggi rispettate. Per esempio: l’ideale è un contesto di concorrenza perfetta. Secondo Smith la concorrenza ha un esito positivo perché si fa sì che i profitti restino bassi. Se uno guadagnasse troppo, il contesto si sposterebbe verso un mercato di monopolio. Per questo servono delle leggi che tengano tutti in continua concorrenza. Questo consegue anche che gli imprenditori continuino ad innovare. Smith è molto critico del monopolio - non è equo.
Per Smith, il desiderio di migliorare le proprie condizioni è dettato dal bisogno dell’approvazione sociale:
- Nel caso di una società commerciale vorrà dire la ricerca della ricchezza e quindi del guadagno individuale;
- Nel caso di un altro tipo di società, significherà qualcosa di diverso.
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