Società e mutamento sociale
La sociologia è lo studio della vita sociale, i cambiamenti sociali, e le cause e le conseguenze sociali del comportamento umano. Si interessa dei comportamenti dell’uomo manifestati attraverso economia, politica e cultura.
Studia la società: gruppo di persone che vivono in un determinato territorio condividendo tratti culturali come lingua, valori e norme fondamentali di comportamento. Nella società esistono anche delle istituzioni come la famiglia, il governo e il sistema educativo che sono correlati tra loro formano la struttura sociale.
L’oggetto principale dell’indagine sociologica è l’organizzazione sociale e i contesti sociali. Tutti siamo influenzati dai contesti sociali, ma i nostri comportamenti non sono mai interamente determinati da questi. Infatti, i contesti in cui viviamo non sono casuali, ma sono strutturati in un determinato modo. Inoltre, subiscono un processo di strutturazione (incessante trasformazione).
Elabora rappresentazioni ed immagini della società (immaginazione sociologica = capacità di osservare e riflettere fuori dalle familiari abitudini della vita quotidiana per considerarle da un nuovo punto di vista).
Sostanzialmente la sociologia parla delle nostre esperienze e per sua natura mette in discussione il pensiero comune. Es. consumo del caffè: fenomeno sociale. Ha un ruolo centrale nella costruzione della propria classe sociale. È anche una pratica sociale che definisce i confini della nostra socialità.
Ci permette di vedere che eventi riguardanti il singolo individuo in realtà riflettono fenomeni sociali più ampi.
La sociologia è una forma di sapere scientifico, condivide con altre scienze una serie di presupposti:
- Fonda le sue conoscenze su teorie: costruire interpretazioni astratte utilizzando una serie di enunciati correlati tra loro per spiegare diverse situazioni.
- Metodologie.
È una scienza empirica, analizza dati (non sono necessariamente numerici).
Émile Durkheim (1858-1917)
Testo fondamentale e fondativo “Il suicidio. Studio di sociologia” (1897).
Uno dei padri fondatori della sociologia. Cerca di imitare alcune scienze e al contempo distinguere la sociologia dalla psicologia. Infatti, sceglie il suicidio come il fenomeno che ci consente di gettare le basi della specificità della sociologia, spiegando come questo avvenga più frequentemente in alcuni paesi piuttosto che in altri.
“Studiare i fatti sociali come cose” = pensava che si dovesse applicare alla vita sociale lo stesso metodo oggettivo che gli scienziati usano per la natura. Le istituzioni sociali possiedono una concretezza e un’oggettività che permette di studiarle come fenomeni naturali.
Fatti sociali = istituzioni e norme che orientano il comportamento umano e che possono essere percepiti come una costrizione esterna, ma spesso sono dati per scontati (sistema monetario).
Il suicidio è influenzato da fatti sociali come:
- La religione
- Il matrimonio
- Il divorzio
Lui parte dai dati sui suicidi in Francia (= fatti sociali come cose), aveva i registri specialmente religiosi, e ha compilato una matrice in cui per ogni suicida fa una scheda delle sue condizioni sociali.
Individua delle correlazioni tra variabili: stato civile (celibe e nubile) / religione (cattolico e protestante) e tasso di suicidio. Al variare dello stato civile e della religione varia la probabilità di suicidarsi.
Gli uomini hanno più probabilità di togliersi la vita.
Le persone sposate hanno meno possibilità di togliersi la vita piuttosto che quelli non sposati.
Le persone che hanno figli si suicidano di meno rispetto a quelli che non ne hanno.
Le persone che sono cattoliche si suicidano di meno rispetto ai protestanti.
Sono dinamiche correnti di cui le persone non ne sono a conoscenza. Per Durkheim non ha alcuna rilevanza parlare con le persone per sapere la causa delle dinamiche sociali.
Secondo il suo metodo quando ci sono covariazioni ci sono cose da vedere. Per dare a tutto un senso si ha bisogno di una teoria convincente.
D. individua due tipi di solidarietà (ciò che tiene insieme una società) che si manifestano in diversi tipi di società:
- Solidarietà meccanica: si manifesta nelle società tradizionali con una scarsa divisione del lavoro, impegnati per lo più in occupazioni simili tra di loro, quindi possibilità di sostituirsi l’uno con l’altro.
- Solidarietà organica: si sviluppa con la prima industrializzazione. Crescente differenziazione sociale, gli individui hanno bisogno gli uni dagli altri perché tutti hanno bisogno dei servizi che forniscono coloro che fanno un lavoro diverso.
In queste società, però, i processi di cambiamento sociale sono così rapidi che i vecchi valori vanno perduti senza essere sostituiti da altri.
Concetto di anomia: secondo D. le società pluraliste danno vita a del disagio e c’è mancanza di condivisione e riferimenti in base all’aspirazione delle persone, non si riesce a trovare significato all’esistenza.
D. crede ci siano due forze che legano la società e a seconda dei livelli di questi si hanno i diversi tipi di società:
- Livello di regolazione sociale
- Livello di integrazione sociale
Sulla base di questi, identifica 4 tipi di suicidio:
- Suicidio egoistico = carenza di integrazione sociale, l’individuo è isolato. Motivo per il quale nei cattolici si registrano meno suicidi, sono una comunità più coesa.
- Suicidio anomico = carenza di regolazione sociale, quando si verifica l’anomia dovuta al venir meno delle certezze che sono nate nel vecchio mondo.
- Suicidio altruistico = eccesso di integrazione sociale, legato alla religione. Es. vedove indiane (= la forza sociale è così opprimente che non si ha posizione all’interno della società al di fuori della famiglia).
- Suicidio fatalistico = eccesso di regolazione sociale, l’individuo si sente oppresso dalla società e la vita privata viene meno. Es. Kamikaze (= persona che si toglie la vita per affermare un valore).
Durkheim può essere definito un sociologo positivista in quanto parte da una teoria (il suicidio varia a livello d’integrazione e regolazione sociale), raccoglie e analizza i dati attraverso un suo metodo (che caratteristiche sociali hanno i suicidi) e interpreta i dati fornendo una propria teoria (i quattro tipi di suicidio).
12/01/2026
Max Weber (1864-1920)
La sua opera più importante è “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” (1905) in cui spiega l’origine religiosa del capitalismo.
La sociologia è figlia di due rivoluzioni:
- Rivoluzione industriale: nascita fabbriche e urbanizzazione
- Rivoluzione francese: scardinare effetto sociale dell’Ancient Regime. Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge e abolizione privilegi feudali.
Tutti i padri fondatori della sociologia fanno riferimento all’economia di stampo capitalistico.
Quando nasce il capitalismo, dove e perché? (domanda di Weber nel libro)
Il libro in cui cerca di dare questa risposta ha nel titolo etica = valori, mentalità, cultura. Weber quando spiega nascita capitalismo fa riferimento ad un processo di razionalizzazione = organizzazione della vita sociale secondo principi di efficienza e sulla base di conoscenze tecniche. Se prima i comportamenti e i valori delle persone erano guidate da religione e usanze secolari, ora c’è un approccio verso nuovi ambiti come l’economia, la politica, la religione e la musica.
Inoltre, parla anche di una crescente diffusione della burocrazia che ha la tendenza di regolare tutti gli aspetti della vita umana soffocandola.
Ciò che cambia nel pensiero delle persone nei confronti dell’economia è il fatto che il guadagno non è l’unica cosa importante, ma diventa importante la redditività cioè guadagno investito per il rendimento.
Per Weber sono i calvinisti i fondatori del capitalismo: minoranza protestante, che lui colloca nell’Olanda del 1600. Loro guadagnavano per reinvestire il loro guadagno, erano soggetti di sobrietà.
Il capitalismo nasce in questa comunità a causa della dottrina della predestinazione del calvinismo: ritengono che tutti siamo predestinati nel momento in cui veniamo al mondo. Loro soffrono angoscia esistenziale e vedono la provvidenza divina nelle loro azioni, persone motivate dal loro credo e in ansia rispetto al loro destino che sfogano nel loro successo finanziario.
Anche l’analisi di Weber fa riferimento a lavori empirici, come Durkheim, per verificare se davvero l’economia capitalistica si sia affermata nella comunità protestante.
Spiega i fenomeni sociali studiando l’agire sociale, ovvero le azioni soggettivamente significative compiute dall’individuo in rapporto agli altri (cosa è per me il guadagno?).
Azione sociale:
- Intenzionale: scelta di compiere o non compiere un’azione
- Dotata di senso
- Riferita direttamente o indirettamente ad altri individui
Un altro aspetto dello studio weberiano è il concetto di tipo ideale = modelli utilizzabili per indagare un fenomeno sociale e aiutarci a comprenderlo. Si prendono in considerazione forme pure di fenomeni reali e trovando aspetti in comune tra essi si costruisce un tipo ideale (gruppo terroristico).
Possiamo definire Weber un sociologo del funzionalismo = la società è un sistema complesso le cui parti cooperano per produrre stabilità. Importante è il consenso morale, ossia la condivisione di stessi valori da parte della maggior parte degli individui di una società.
Secondo Merton esistono:
- Funzioni manifeste: note e volute
- Funzioni latenti: di cui non si ha consapevolezza
Es. danza della pioggia.
Importante parlare anche di disfunzioni: aspetti della vita sociale che contraddicono l’ordine esistente (religione non sempre funzionale).
Karl Marx (1818-1883)
La sua opera più importante è “Il capitale” (1867-1894).
Per Marx la cultura era qualcosa che derivava ed esprimeva le relazioni economiche di una società. La sfera della cultura non ha uno statuto autonomo, ma è un qualcosa di subordinato.
Per lui tutta la storia umana è caratterizzata dal conflitto tra classi (= motore della storia).
Secondo lui il capitalismo è un modo di produzione composto da due elementi costitutivi:
- Il capitale = i mezzi di produzione utilizzati per produrre merci
- Il lavoro salariato = ovvero insieme dei lavoratori che non possedendo il capitale, devono cercare occupazione presso i detentori del capitale.
Nelle società preindustriali i mezzi di produzione erano la terra e gli strumenti per l’agricoltura e l’allevamento. Quindi, le classi sociali erano i proprietari terrieri (aristocratici, piccola nobiltà) e i lavoratori della terra (schiavi, servi della gleba, liberi contadini).
L’insieme dei capitalisti costituisce la borghesia (classe dominante), mentre i lavoratori salariati costituiscono il proletariato (classe subordinata = contadini che con l’industrializzazione si sono trasferiti nelle città per lavorare nelle fabbriche). Queste classi sono in conflitto tra di loro, perché dipendono tra di loro ma è una dipendenza sbilanciata: gli operai sono privi di controllo e i capitalisti ricavano profitti dall’appropriazione del capitale. Vige uno sfruttamento: gli operai producono più valore di ciò che ricevono come salario (plusvalore) dal quale i capitalisti ottengono un profitto.
Nelle società moderne esiste un processo di pauperizzazione: progressivo impoverimento della classe operaia piuttosto che dei capitalisti.
I lavoratori si ribelleranno e daranno vita ad una società priva di divisioni: la società comunista.
Per Marx il conflitto è positivo, a differenza di Durkheim.
Concetto di social embeddedness: l’azione economica non può essere ridotta al calcolo razionale del profitto individuale o alla massimizzazione dell’interesse, deve esser ricondotta ad una serie di reti sociali, le quali sono influenzate da cultura e politica.
Tutti i fenomeni economici sono delle costruzioni sociali, non c’è nulla di naturale, sono create dall’uomo e variano storicamente e geograficamente.
Es. c’è stata un’epoca in cui gli esseri umani potevano essere venduti, ad un certo punto non si è più potuto. Qui c’è lo studio dell’uomo in società.
Il diritto è una di queste istituzioni sociali create dall’uomo nella storia che costringono il nostro comportamento.
Forme di capitalismo industriale moderno
Fordismo e Taylorismo
Adam Smith nella sua opera “La ricchezza delle nazioni” (1776) descrive la divisione del lavoro in una fabbrica di spilli: un singolo lavoratore era in grado di produrre 20 spilli al giorno, ma scomponendo la produzione in una serie di operazioni separate, 10 operai con mansioni specializzate riescono a produrre 48000 spilli al giorno.
Anni dopo Taylor introduce l’organizzazione scientifica del lavoro: scompone il lavoro in tantissime mansioni elementari e le affida ognuna ad un operaio, cronometrandoli e cercando d’incrementare il lavoro aumentandone l’intensità.
Taylorismo = massimizzare la produzione industriale, ma sottraendo ai lavoratori la conoscenza e il controllo del processo produttivo. Concetto di alienazione di Marx viene applicato da Blauner all’interno delle fabbriche: perdita di controllo da parte degli operai sul proprio lavoro che si osserva nel passaggio della proletarizzazione. A differenza dell’artigiano e contadino che aveva sotto controllo tutta la produzione della merce, nel lavoro industriale l’operaio è espropriato dal controllo dell’intero processo produttivo, non provando soddisfazione per il proprio lavoro.
Agli inizi del ‘900 Ford progetta la sua prima fabbrica per la produzione del modello T, nella quale introduce la catena di montaggio mobile (ispirata al mattatoio di Chicago dove gli animali venivano macellati pezzo per pezzo e appesi ad un nastro trasportatore): ciascun operaio aveva una mansione particolare mentre il telaio scorreva lungo la catena.
Ford fu il primo a capire che la produzione di massa richiede un consumo di massa in mercati di massa, perciò aumenta il salario ai suoi operai per far sì che ci fosse più gente che potesse permettersi un’automobile.
Fordismo = sistema di produzione di massa per mercati di massa, ma anche periodo dall’inizio del XX secolo ai primi anni Settanta, caratterizzato dalla produzione di massa, stabilità nel lavoro e un alto grado di sindacalizzazione. Erano diffusi anche i contratti collettivi: accordi tra aziende e sindacati sulle condizioni di lavoro.
Sia fordismo che taylorismo vengono definiti come sistemi a basso affidamento: gli operai sono perennemente sotto controllo, non hanno poteri decisionali in una gerarchia molto rigida, non hanno dedizione verso il loro lavoro.
Il Fordismo a partire dagli anni Settanta del ‘900 inizia a declinare:
- Assumono importanza le multinazionali in un mercato internazionale
- Può essere applicato soltanto in alcuni settori industriali, come quello automobilistico, che prevedono un mercato di massa.
- Segmentazione dei mercati = diventano instabili, cambiano i gusti, si diffondono le mode, si formano le nicchie.
- Scoppia la rivoluzione tecnologica e cambiano nelle fabbriche le tecnologie
Post-fordismo = nasce la produzione flessibile con lo sviluppo dei computer, guidata dalla domanda e non più dalla massa. Nascono le piccole fabbriche diffuse e catene di subfornitura, quindi ci sono complessi di fabbriche che si estendono su scala globale.
Si parla di sistemi ad alto affidamento (toyotismo: sperimentato in Giappone nelle fabbriche Toyota), si organizza il lavoro in maniera differente. Non c’è più l’operaio massa, ma le unità di lavoro = individui assegnati a gruppi di lavoro valutando l’intero team. Variazione costante dell’individuo nel gruppo nei diversi punti dell’assetto produttivo affinché l’operaio possa vedere l’intera produzione. L’operaio diventa più esperto e responsabilizzato anche nei confronti dei suoi pari.
15/01/2026
Lavoro ed economia
Il lavoro è lo svolgimento di compiti che richiedono uno sforzo fisico o mentale con l’obiettivo di produrre beni o servizi destinati a soddisfare i bisogni umani.
Lavoro può essere:
- Gratuito
- Retribuito: monetario e non monetario
Economia: insieme attività relative alla produzione alla distribuzione di beni e servizi.
Non tutto lavoro è occupazione mentre tutta occupazione esprime una forma di lavoro.
Occupazione: prestazione di lavoro regolarmente retribuita con uno stipendio o un salario.
Non tutto il lavoro anche in un’economia capitalistica è occupazione, il lavoro non retribuito (attività domestiche, volontariato) ha comunque un impatto sulla società.
Non tutte le forme di occupazione rientrano nelle categorie convenzionali del lavoro retribuito, questo è ciò che divide:
- Economia formale
- Economia informale (sommersa): lavoro che non viene registrato dalle statistiche ufficiali, ma prevedono uno scambio diretto di beni o servizi o un pagamento in denaro (fai-da-te).
Es. il lavoro sessuale è un’occupazione ma è irregolare in Italia perciò rientra nell’economia informale.
Lavoro a nero = lavoro non regolarizzato. La prostituta in Italia non può lavorare a nero perché non può essere regolarizzata, mentre la colf può lavorare a nero.
Il genere è una variabile importante in questo ambito
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