SOMMARIO
1. INTRODUZIONE .................................................................................................................................................. 2
2. L’ERA DIGITALE .................................................................................................................................................... 5
2.1 Armageddon? ................................................................................................................................................. 5
2.2 L’evoluzione dei customers journey nell’Era digitale ........................................................... 6
2.3 Data is the new oil ....................................................................................................................................... 8
3. LE 10 REGOLE DEL RETAIL 4.0 .................................................................................................................. 9
3.1 Be Invisible ....................................................................................................................................................... 9
3.2 Be Seamless ................................................................................................................................................... 10
3.3 Be a Destination .......................................................................................................................................... 13
3.4 Be Loyal ............................................................................................................................................................ 14
3.5 Be Personal .................................................................................................................................................... 15
3.6 Be a Curator .................................................................................................................................................. 16
3.7 Be Human ........................................................................................................................................................ 18
3.8 Be Boundless ................................................................................................................................................. 20
3.9 Be Exponential ............................................................................................................................................. 21
3.10 Be Brave ........................................................................................................................................................ 23
4. RETAILER NELL’ERA DIGITALE ............................................................................................................. 25
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1. INTRODUZIONE
La rivoluzione digitale ha cambiato molti dei presupposti su cui si è fondato il mondo del
retail negli ultimi decenni. Si direbbe che il retail tradizionale versi in condizioni molto
critiche e, dato il crescente successo dell’e-commerce, si tenderebbe a additare proprio
la rivoluzione digitale come principale responsabile di questo declino. Indubbiamente gli
acquisti on-line sono cresciuti in maniera impressionante negli ultimi anni, ma si ritiene che
sia avventato parlare addirittura di un’apocalisse e decretare la morte imminente del
retail fisico. Occorre invece rivedere il modello tradizionale, nel retail come in altri settori,
alla luce dei cambiamenti indotti dall’uso degli strumenti digitali da parte di un numero
sempre maggiore di persone.
Il percorso d’acquisto del consumatore è stato tradizionalmente rappresentato in modo
lineare, ipotizzando che all’insorgere di un bisogno o al manifestarsi di un desiderio
dovesse corrispondere uno stimolo di comunicazione in grado di generare dapprima la
cosiddetta (attenzione o conoscenza), poi la (familiarità o interesse)
awareness familiarity
e la (considerazione o desiderio), e infine il (l’atto d’acquisto), e
consideration purchase
auspicabilmente il passaparola positivo.
Fino a pochi anni fa, la possibilità di dialogare con un’azienda era limitata alla
corrispondenza epistolare e al servizio clienti telefonico. Oggi invece avviene in tempo
reale, e in un contesto in cui gli altri utenti, la concorrenza, i media e le istituzioni sono
spettatori con facoltà di intervenire a loro volta. Il mercato è diventato più orizzontale,
inclusivo e social; le informazioni circolano a una velocità straordinaria e coloro che fino
al recente passato si potevano definire “destinatari” delle campagne di marketing e
comunicazione, oggi ne sono co-autori. Queste evoluzioni assegnano alle aziende e ai
brand un ruolo nuovo: è divenuto indispensabile offrire prodotti che corrispondano
sempre alle aspettative, comunicare in modo coinvolgente, personalizzare le relazioni
con i clienti senza invadere la loro privacy, valorizzare chi dimostra fedeltà.
I marketer sono chiamati a comprendere appieno gli effetti della cosiddetta
trasformazione digitale, e quindi a padroneggiare le dinamiche, individuando le
ripercussioni e le opportunità per la propria azienda. Per trasformazione digitale
intendiamo un processo, innescato dall’avvento e dalla diffusione delle tecnologie digitali,
per cui le aziende si adattano ai cambiamenti della domanda e del mercato, elaborando
processi, strumenti, modelli di business, prodotti e servizi innovativi che fondano il digitale
con l’analogico, con l’obiettivo di migliorare le performance da un punto di vista sia
organizzativo che commerciale.
Il retailing è la fase in cui si concretizzano tutti gli sforzi dell’azienda e si appagano
bisogni e desideri del cliente/consumatore vedremo come comprendere e gestire
à
l’impatto della trasformazione digitale sul retail.
2
Questo cambio di paradigma è stato definito “ ”, ipotizzando che costituisca
Retail 4.0
l’evoluzione e il superamento di tre fasi ben definite:
1. è convenzionalmente associato alla nascita dei punti vendita a libero
Il Retail 1.0
servizio (self-service, introdotto da Peggy Wiggly nel 1916 in Tennessee), che
rappresentano un’importante innovazione rispetto alle tradizionali botteghe in cui
il proprietario o il gestore servivano il cliente con professionalità, facendo leva
soprattutto sul fattore umano. Le origini di questa evoluzione dovrebbero però
essere ricercate nel modello dei grandi magazzini che succedono ai cosiddetti
passages, le gallerie commerciali che si erano diffuse nell’Ottocento in tutte
Europa. Libero servizio significa prezzi fissi e ben indicati, scaffali su cui la merce
era esposta in appositi contenitori, addetti in uniforme, e quindi la fine della
relazione sociale con il venditore. Ma significava anche packaging e branding.
2. invece è sancito dall’introduzione del concetto everything under one
Il Retail 2.0
roof (tutto sotto un unico tetto), ovvero dalla nascita dei primi centri commerciali
(Stati Uniti, primi decenni del 900). Bisogna però attendere gli anni Cinquanta per
vederlo prosperare, grazie allo sviluppo della refrigerazione domestica, che
facilita la conservazione di grandi quantità di alimenti, e alla diffusione della
motorizzazione privata che consente il trasporto di grandi quantità di prodotti. Tra
le caratteristiche di questa fase vi sono una struttura costituita da una o più gallerie
contenenti una serie di negozi di vario tipo, inclusi bar e ristoranti, attrazioni che
vanni dalle sale da giochi ai cinema. I centri commerciali sono stati definiti anche
luoghi di aggregazione in cui trascorrere del tempo con la famiglia o ritrovarsi con
gli amici.
3. è contraddistinto dalla diffusione globale di Internet e dall’avvento del
Il Retail 3.0
commercio elettronico, avvenuti in maniera progressiva fin dalla metà degli anni
Novanta (nel 1994 nasce Amazon con l’ambizione di diventare il più grande
negozio di libri del mondo). Amazon introduce la possibilità per tutti gli utenti di
scrivere le proprie recensioni, comprendendo l’influenza che l’opinione di altri
lettori/consumatori esercita sulle decisioni d’acquisto. Inoltre, comincia a
sviluppare il che impiega sofisticate tecnologie per
recommendation engine,
proporre agli utenti una serie di prodotti che verosimilmente apprezzeranno.
4. è contraddistinto in modo evidente dall’accelerazione che le
Il Retail 4.0
tecnologie digitali hanno avuto negli ultimi anni.
Definiamo “retailer“chiunque abbia facoltà di intrattenere una relazione commerciale,
diretta o intermediata, con un potenziale cliente-consumatore finale. È irrilevante se
questa relazione, e le relative transazioni, avvengono online oppure “onland”. L’ipotesi
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è che le 10 regole per l’Era digitale siano significative in tutti i casi in cui l’azienda si
interfaccia, a vario titolo, con il cliente finale.
Due delle principali conseguenze della trasformazione digitale sono la
democratizzazione (grazie al calo dei costi e alla semplificazione nell’uso della
tecnologia, ampissimi strati di popolazione possono accedere a contenuti, informazioni,
beni e servizi, e possono addirittura produrli) e la disintermediazione (ovvero la
possibilità di bypassare i tradizionali intermediari della catena distributiva, raggiungendo
direttamente i potenziali acquirenti con contenuti e prodotti). A ciò va aggiunta la
possibilità di instaurare un dialogo con il consumatore attraverso i social media e di
concludere una transazione online. Queste caratteristiche rendono obsoleta la distinzione
tra business-to-business (B2B) e business-to-consumer (B2C), poiché consentono a molti
attori tradizionalmente etichettati come B2B di entrare in contatto con il cliente finale.
Sarebbe allora necessario fare riferimento al concetto di human-to-human (H2H). Il
presupposto dell’idea H2H è che in qualsiasi relazione commerciale la controparte è
rappresentata da un essere umano, il quale è a sua volta acquirente o venditore di altri
beni e servizi in diversi frangenti della propria esistenza, e ha probabilmente abbracciato
l’innovazione tecnologica e digitale anche nella vita privata.
Per le aziende l’approcci ideale per abbracciare il Retail 4.0 sia la capacità di sfruttare
al meglio il dialogo che possono instaurare con i propri interlocutori di business,
abbinando quindi all’elaborazione dei dati una riorganizzazione dei processi. Così
facendo sarà possibile arrivare a definirsi customer-to-business (C2B), a prescindere da
chi sia il “customer” e dalla natura del “business”.
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2. L’ERA DIGITALE
2.1 Armageddon?
Per decenni la location e l’assortimento hanno contraddistinto il mondo del retail,
determinando il successo o l’insuccesso dei punti vendita. Per molto tempo le tre regole
principali del retail sono state definite da un’espressione presa a prestito dal gergo del
settore immobiliare: “Location, Si supponeva che la priorità fosse
Location, Location”.
accaparrarsi le location migliori e che il resto sarebbe venuto più o meno da sé. Ma
questa visione sarebbe potuta funzionare in un mercato che non aveva ancora vissuto la
frammentazione, i cambiamenti turbolenti e la pressione competitiva che nell’Era digitale
rappresentano il nuovo standard. In molti si sono spinti a parlare di apocalisse o di
“Armageddon”, per esprimere le difficoltà della situazione attuale, che riconducono
principalmente alla trasformazione digitale. La chiusura di un gran numero di insegne e
negozi decreta la fine di un modello rimasto praticamente invariato per decenni, che sta
dimostrando la sua inadeguatezza rispetto alle condizioni che definiscono l’Era digitale.
Grazie alla costante “connettività” e alle opportunità offerte dall’innovazione
tecnologica, le persone hanno mutato comportamenti, abitudini, preferenze e aspettative
le persone sono cambiate molto più velocemente delle aziende. La sfida per i retailer
à
è dunque adattarsi a questi nuovi standard. I consumatori sono sempre più informati, sono
in condizione di compiere le scelte d’acquisto con maggiore consapevolezza. Inoltre,
chiunque può decidere di affidarsi alla (la saggezza della massa)
wisdom of the crowd
per farsi un’idea del prodotto o servizio che sta valutando di acquistare. Questo riduce
l’asimmetria informativa che aveva dominato il rapporto delle imprese con i clienti-
consumatori. E impone loro anche la necessità di ripensare le strategie di marketing e
comunicazione.
Le aziende però devono fare i conti con un’audience più frammentata, più critica ma allo
stesso tempo meno attenta e molto meno disponibile a concedere il poco tempo che ha a
disposizione (= il tempo era ed è una risorsa scarsa). Da questo deriva la necessità di
intrattenere e coinvolgere il proprio pubblico di riferimento con contenuti significativi
pensati per instaurare una relazione che, se ben coltivata, genererà un atteggiamento
positivo (goodwill) nei confronti del brand, e che in seguito si tradurrà in una preferenza
d’acquisto.
È interessante ricordare il concetto di coniato da Seth Godin, che
permission marketing
intende superare il modello tradizionale dell’interruption occorre prima
marketing à
costruire l’audience, veicolando contenuti efficaci e poi elaborare un piano per trarne
profitto interrompendo la fruizione dei servizi con inserti pubblicitari. Secondo Godin
invece il nuovo marketing deve accantonare l’intrusività tipica dei tradizionali break
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pubblicitari e puntare a una relazione tra emittente e ricevente basata sul consenso di
quest’ultimo e su uno scambio di valore: tempo contro informazioni rilevanti.
L’Era digitale offre al pubblico troppe alternative agli store intesi come luoghi di
esposizione e di distribuzione dei prodotti. Location e assortimento non possono più
rappresentare le priorità se, attraverso l’e-commerce, possiamo avere una profondità di
opzioni tra cui scegliere illimitata e farci recapitale gli acquisti in pochi giorni, se non ore.
Per potersi adattare all’Era digitale, le aziende che operano nel retail devono adottare
una mentalità decisamente diversa. Devono comprendere a fondo le dinamiche del
modello omnicanale, fare i conti con le evoluzioni del customer journey e aggiungere alle
competenze commerciali già acquisite, un’attenta valutazione delle aspettative del
consumatore digitale.
2.2 L’evoluzione dei customers journey nell’Era digitale
Il customer journey è il “viaggio” che, in modo più o meno consapevole, le persone
compiono quando agiscono in qualità di acquirenti di un bene o un servizio, dal primo
contatto con un brand alla decisione di acquistare. Il customer journey può essere
descritto come il percorso lungo il quale un consumatore procede interagendo con i vari
punti di contatto con il brand (questi touchpoint non sono necessariamente controllati
dall’azienda). Esiste una serie di sfumature tra canali “di proprietà” (owned) del brand
(sito web o blog), canali paid (spot, banner) e canali (le recensioni e i commenti
earned
dell’utenti). Ciò rende molto più complesso coordinare le attività, monitorare le
interazioni, influenzare la percezione e orientare le scelte.
Una delle interpretazioni teoriche più diffuse è il modello delle 4 “A”, elaborato da Derek
Rucker secondo il quale il cliente attraverserebbe tipicamente 4 fasi, e l’acquisto ripetuto
sarebbe il principale indicatore del successo della relazione con lui e della sia fedeltà. Le
fasi sono: (scoperta): il cliente apprende l’esistenza di un brand o di un prodotto;
1. Aware (opinione): il cliente giudica, positivamente o negativamente, il brand in
2. Attitude
base al suo gusto e il prodotto in base alle sue necessità;
(azione): se convinto della proposta commerciale, il cliente decide di
3. Act
acquistare il prodotto;
(azione ripetuta): se soddisfatto, il cliente decide di accordare
4. Act Again
nuovamente la propria preferenza e torna ad acquistare il prodotto o il servizio.
Tale percorso assume la tipica forma ad imbuto ed è denominato il
customer funnel:
numero dei clienti diminuisce progressivamente nel passaggio da una fase a quella
successiva (così come il numero di marche prese in considerazione da ciascuna persona).
Questa poteva essere una buona rappresentazione del rapporto brand-cliente nell’era
della pre-connettività, mentre i cambiamenti dell’ultimo ventennio rendono necessario un
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modello nuovo, capace di integrare marketing tradizionale e marketing digitale. Nell’era
della pre-connettività il singolo cliente si formava autonomamente un’opinione su un
brand, o al massimo confrontava i propri giudizi con quelli di una ristretta cerchia di
persone fidate. Nell’Era digitale invece, la comunità esercita una forte influenza sin dalle
prime fasi del percorso, al punto che molte decisioni d’acquisto personali sono in realtà
“nativamente” sociali.
Oggi dunque il “viaggio”
del cliente deve essere
decritto con un modello
nuovo, questa volta
espresso con “A”:
5
(scoperta),
Aware (attrattiva),
Appeal Ask
(ricerca), (azione),
Act
(passaparola).
Advocate
In realtà tali fasi possono
non seguire un
andamento lineare. A
volte infatti, il percorso
ha persino un andamento
a spirale: i clienti
ritornano a fasi
precedenti creando un
ciclo di rotazione. Dato
che il viaggio può seguire
un percorso irregolare,
per di più alternando punti di contatto fisici e digitali, anche il numero dei brand presi in
esame può cambiare tra una fase e l’altra, sconfessando di fatto la teoria del funnel.
In alcuni settori i consumatori possono saltare un
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