La transizione della cultura italiana nella comunicazione globale
La cultura degli italiani viene presa in considerazione nel libro di De Mauro per avviare una riflessione sulla maturazione della cultura italiana verso la globalizzazione. Si tratta di un libro-intervista, nel quale troviamo tre autori: Rossi-Landi, Pasolini e De Mauro stesso. "Cultura" la si deve intendere nel suo senso più ampio, non solo come cultura intellettuale, ma una cultura utile per tutte le popolazioni. De Mauro considera il passaggio brusco dalla cultura del mondo contadino dell’Italia fino alla cultura che si ha negli anni '50.
Il ruolo della bottega familiare
Il centro di questo mondo era la bottega familiare, luogo di elaborazione del sapere e del saper fare, ma anche del saper relazionarsi. Con la scomparsa della "bottega familiare", la formazione che la scuola dava ai giovani negli anni '60 e '70 risultava carente sia per quanto riguardava il sapere, che risultava sempre più insufficiente, sia circa la capacità di orientamento nel mondo. Essa non riusciva a trasmettere né i valori che la bottega familiare garantiva, né valori sostitutivi.
All'inizio degli anni Settanta risultava chiaro che, sia i valori sia le capacità artigianali elaborate e trasmesse dalla bottega familiare, erano spariti. L'istruzione fornita ai giovani era solo "un guscio", dice De Mauro, a cui non corrispondeva niente di sostanziale. Ciò provocava, secondo De Mauro, un’omologazione apparente, ovvero rendeva apparentemente i giovani tutti uguali.
Pasolini e l'omologazione
Pasolini intendeva l' omologazione dei giovani come effetto del consumismo, della scuola dell'obbligo e della televisione. Pasolini parlava dei giovani, della frustrazione di coloro che, avendo desideri ed immaginari più agiati, non avevano i mezzi per realizzarli. Anche per lui l'omologazione è solo apparente, perché è ben consapevole che le differenze economiche e di condizioni di vita persistono in Italia, a tal punto da sottolineare le diverse forme di frustrazione che la logica del consumismo produce nei ragazzi.
Se la prende con la televisione e la scuola dell’obbligo perché sono direttamente responsabili di questa situazione. La risposta di Pasolini sarebbe quella di abolire la scuola dell’obbligo e la televisione, che rendono i giovani aggressivi fino alla delinquenza e passivi fino all’infelicità. La televisione è opera di cultura omologante.
Critica alla borghesia e alla tolleranza
Per Pasolini la cultura indica non solo quella intellettuale, ma soprattutto la qualità storica di un popolo, il sapere, il modo di essere di una popolazione. Fa una distinzione tra borghesia e popolo, sia dal punto di vista culturale che da quello storico, che si sono unite in una borghesia totalitaria. Pasolini denuncia questo aspetto totalitario, e dà la responsabilità a tutti coloro che hanno creduto di dover risolvere il problema della povertà sostituendo la cultura e i modi di vita delle classi povere con quelli della classe dominante.
Egli quindi mostra come la sua repressività sia tollerante. Cito pagina 16: “La tolleranza è anzi una forma di condanna più raffinata”. “La repressione della tolleranza è la più atroce.” Pasolini parla anche nell’ambito dei rapporti sessuali fra i giovani. La tolleranza subentra alla repressione sessuale, rendendo il sesso triste e ossessivo.
Se in quella società il sesso era un modo di deridere innocentemente il potere, oggi poteva essere la rappresentazione di quella che Marx chiama la mercificazione dell’uomo, cioè la riproduzione del corpo a cosa.
Il fascismo consumistico
Nel suo film Salò, Pasolini dice che il sesso oltre ad essere metafora del rapporto sessuale “obbligatorio e brutto”, è anche metafora del rapporto del potere con coloro che gli sono sottoposti. E svolge quindi nel suo film un ruolo metaforico orribile. Pasolini parla del nuovo fascismo consumistico, che a differenza del fascismo tradizionale, che non era riuscito a modificare gli italiani, adesso sta producendo una rivoluzione nella cultura italiana, quindi sia un cambiamento radicale. Salò raffigura l’Italia com’è diventata nell’arco di una decina d’anni. Pasolini descrive gli italiani come un’immensa fossa di serpenti, stupidi e feroci oltre che indistinguibili, fatta qualche eccezione. Tutto ciò a causa del consumismo, della scuola dell’obbligo e della televisione.
Le vittime principali di questa mutazione sono i giovani. La privazione dei valori ha gettato i giovani nel vuoto. Il processo di trasformazione dei giovani Pasolini l’ha visto dalle borgate romane. I ragazzi che vivono nelle borgate romane sono onesti e bravi ragazzi, ma sono ragazzi tristi, incerti, pieni d’ansia, e si vergognano di essere operai. Il modello ideale è quello dei figli di papà, e i giovani vogliono essere tutti così.
Materialismo consumistico e omologazione
Pasolini osserva che negli anni '70 avviene il passaggio da materialismo consumistico a omologazione consumistica. Disobbedienza all'epoca del fascismo era un termine positivo perché si andava contro il regime, facendo risaltare i propri valori e le proprie idee, mentre obbedienza era sinonimo di sottomissione al potere fascista. Oggi il concetto si è ribaltato, in quanto la disobbedienza è diventata normalità (e quindi concetto negativo), e l'obbedienza è quasi un'opzione, e vale a dire obbedienza ai propri ideali e concetti. Il fascismo consumistico e il concetto di disobbedienza sono correlati all'omologazione e alla perdita dei valori. Pasolini osserva che l’omologazione consumistica è la prima unificazione reale nel nostro paese, e questo è il “problema italiano”.
Il contributo di Ferruccio Rossi Landi
Un contributo particolarmente importante per la comprensione dell’evoluzione della cultura in Italia a partire dalla fine degli anni '60, viene dato anche da Ferruccio Rossi Landi. Rossi Landi studia la cultura da un punto di vista semiotico, come un insieme di sistemi di segni comunicativi verbali e non verbali. Il suo libro Il linguaggio come lavoro e come mercato, risulta molto attuale perché affronta problematiche centrali della forma capitalistica, in cui la comunicazione è un fattore costitutivo della produzione.
La comunicazione risulta oggi qualcosa di ben diverso da ciò che è lo schema dell’emittente, del ricevente e del messaggio. Rossi Landi prese posizione contro questo modo di concepire la comunicazione. La comunicazione svolge oggi un ruolo dominante anche nella fase della produzione di merci e in quella del loro consumo. La produzione materiale e la produzione linguistica sono oggi strettamente collegate. Per Rossi Landi l’ideologia è strettamente...
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