SCIENZE DELLE FINANZE
1. Introduzione si occupa degli effetti delle politiche tributarie e di spesa adottate dallo
La scienza delle finanze
Stato, e cerca anche di stabilire come queste politiche dovrebbero essere; si è, infatti, soliti
distinguere tra: analisi positiva e analisi normativa.
L’analisi positiva ha l’obiettivo di individuare i nessi causali tra le variabili economiche; l’analisi
normativa, invece, cerca di fornire indicazioni sulla relazione tra strumenti specifici e possibili
obiettivi.
Ci sono diverse concezioni dello Stato: c. organicistica (la collettività è posta al di sopra
dell’individuo, il quale ha valore solo come parte della collettività, e il suo bene viene definito solo a
partire dal bene della collettività) e c. meccanicistica (lo Stato è qualcosa creato dagli individui per
perseguire meglio i propri; l’attenzione si sposta dalla collettività all’individuo).
Con il tempo la concezione meccanicistica è diventata predominante nelle economie occidentali: si
ha, quindi, una tradizione individualista; ci sono, però, alcuni aspetti critici di questa visione: gli
individui non sono necessariamente utilitaristici e razionali e la teoria delle scelte collettive (politici e
burocratici possono avere degli obiettivi individuali che privilegiano rispetto all’obiettivo pubblico).
2. Gli strumenti dell’analisi positiva
Come già detto, ha come obiettivo quello di individuare i nessi causali tra le variabili
l’analisi positiva
economiche; cerca di comprendere vari fenomeni, come: capire qual è l’effetto di una riduzione
dell’imposta sul reddito da lavoro sull’offerta di lavoro, capire se tutti gli individui si comportano alla
stessa maniera, se si riducono le imposte sul reddito d’impresa si creano nuovi posti di lavoro, e se
ridurre il debito pubblico aumenta la crescita.
Nella teoria dell’offerta di lavoro, la decisione di lavorare si basa sull’allocazione razionale/ottimale
del tempo; questo dipende anche dall’imposta sul reddito, che produce 2 effetti: la sostituzione del
lavoro con un’attività meno costosa (il tempo libero), e una riduzione del reddito. Proprio perché
l’effetto sostituzione (lo riduce) e l’effetto reddito (lo aumenta) agiscono in direzioni opposte
sull’offerta di lavoro, non si può stabilire quale tra i 2 effetti sia prevalente, e, quindi, quale sia l’effetto
finale dell’imposta sul reddito.
La teoria rappresenta il funzionamento di un sistema complesso in modo schematizzato, ma fornisce
anche informazioni sulla dimensione degli effetti attesi; in alcuni casi ci possono essere degli effetti
contrapposti, che portano all’ambiguità del risultato. La teoria, quindi, fornisce implicazioni testabili:
→
stabilisce le relazioni causali tra le variabili. La relazione causale è del tipo X Y; è necessario,
però, che si muovano insieme, e devono essere scartate tutte le altre possibili spiegazioni della
correlazione osservata: si chiama Z un’altra possibile variabile, il cui ruolo deve essere escluso per
poter stabilire la causalità di X su Y.
Il primo gruppo si chiamerà “gruppo sperimentale”, mentre il secondo “gruppo di controllo”;
supponendo che il gruppo sperimentale di lavoratori abbia ricevuto salari più elevati rispetto al
gruppo di controllo, per poter dedurre che il corso di formazione sia la causa dell’aumento dei salari,
è necessario escludere le altre spiegazioni. La prima spiegazione plausibile potrebbe essere che i
lavoratori del primo gruppo sono più motivati; questo suggerisce che la variabile Z (la maggiore
motivazione) comporta sia l’iscrizione al corso che i salari più elevati, e quindi non si può giungere
alla conclusione che sia stato il corso di formazione a causare salari più elevati. Il gruppo di controllo
rappresenta lo scenario controfattuale, perché non esiste: il corso di formazione comporta la
differenza di salario realizzata tra lo scenario reale e quello controfattuale.
Un modo per stimare un effetto causale è quello di condurre uno studio randomizzato, in cui i soggetti
vengono assegnati ai gruppi in modo casuale (controllo e trattamento): in questo modo, gli individui
dei 2 gruppi non sono gli stessi, ma hanno in media le stesse caratteristiche. Questi studi però, per
alcune questioni importanti, non si possono fare (es: voler conoscere l’impatto degli sgravi fiscali
sull’offerta di lavoro, ma solo ad alcuni dovrebbero essere concessi). Perciò, il risultato su un gruppo
specifico potrebbe non essere generalizzabile all’intera popolazione di interesse (validità esterna).
In questi casi gli economisti si basano sull’analisi dei dati, utilizzando informazioni ottenute
osservando e misurando il comportamento effettivo fuori dal contesto sperimentale.
Gli economisti empirici utilizzano una terza categoria di studi, gli studi quasi-sperimentali, per stimare
le relazioni di tipo causale; identificano delle situazioni in cui le circostanze esterne assegnano
casualmente gli individui ai gruppi di trattamento e di controllo. La differenza fra un esperimento e
un quasi-esperimento sta nel fatto che un esperimento esplicitamente attribuisce in modo casuale
gli individui a un gruppo sperimentale o di controllo, mentre un quasi-esperimento utilizza i dati che
si possono osservare, ma si basa su circostanze che sfuggono al controllo da parte del ricercatore
ma che in modo naturale comportano un’assegnazione casuale.
Le variabili strumentali sono variabili utilizzate per isolare variazioni esogene della variabile di
interesse X; devono soddisfare 2 criteri: rilevanza (la variabile strumentale Z deve essere correlata
con la variabile endogena X) ed esogeneità (la variabile strumentale non deve essere correlata con
l’errore ε.
Gli studi quasi sperimentali si caratterizzano per il modello di regressione discontinua: è la tecnica
che isola gli effetti causali di interventi assegnando un valore soglia al di sopra o al di sotto il
momento di somministrazione dell’intervento.
Ecco di seguito un esempio di punteggio soglia per accedere a un corso:
3. Gli strumenti dell’analisi normativa
fornisce indicazioni sulle relazioni tra strumenti specifici e i possibili obiettivi.
L’analisi normativa
L’economia del benessere è quella parte della teoria economica che si occupa di stabilire la
desiderabilità sociale di allocazioni economiche alternative (mercato vs Stato: sotto quali condizioni
il mercato funziona in modo adeguato, e quando invece serve l’intervento dello Stato).
Le curve di indifferenza nella scatola di Edgeworth si caratterizzano perché il loro valore assoluto in
un determinato punto indica il rapporto al quale l’individuo è disposto a scambiare un’unità di un
bene per una quantità aggiuntiva dell’altro bene, ed è detto saggio marginale di sostituzione (MRS)
tra i 2 beni.
Il Pareto ottimalità si caratterizza per: allocazione Pareto efficiente (in un’economia di puro scambio
è l’allocazione di risorse con cui un individuo è in grado di migliorare la propria condizione, senza
peggiorare quella dell’altro) e miglioramento paretiano (è la riallocazione delle risorse che migliora
la condizione di un individuo senza peggiorare quella dell’altro).
Si definisce curva dei contratti il luogo dei punti Pareto efficienti:
In un’economia di puro scambio, l’efficienza paretiana richiede l’uguaglianza dei saggi marginali di
Adamo Eva
sostituzione per tutti i consumatori: MRS = MRS .
Aggiungendo la produzione e considerando la possibilità di usare gli input produttivi in modo diverso,
si ha il concetto di frontiera delle possibilità produttive: è il luogo dei punti che indica il massimo della
quantità che si può produrre di un bene, data la quantità prodotta dell’altro bene e la disponibilità
degli input.
Nel grafico si nota che per aumentare la produzione di “cibo” xz, la società deve rinunciare a produrre
“capi di abbigliamento” per wy; la distanza wy rappresenta il costo addizionale all’incremento di cibo
(MC ), e analogamente xz è MC . Dato che la pendenza della frontiera è il MRT, allora MRT = MC
C a C
/ MC .
a
Il saggio marginale di trasformazione (SMT) è il saggio al quale il sistema economico può
trasformare un bene in un altro bene; corrisponde alla pendenza della frontiera delle possibilità
produttive.
Per ottenere un’allocazione Pareto efficiente devono essere rispettate 3 condizioni: efficienza nello
scambio, efficienza nella produzione ed efficienza nella combinazione della produzione. Quando le
quantità di cibo e abbigliamento sono variabili, la condizione dell’efficienza paretiana diventa:
caAdamo caEva
MRT = MRS = MRS .
ca
Il primo teorema fondamentale dell’economia del benessere stabilisce che le risorse vengono
allocate in maniera Pareto efficiente; fornisce, inoltre, indicazioni importanti dal punto di vista
normativo: se i mercati sono perfettamente concorrenziali e sono lasciati liberi di funzionare,
garantiscono un’allocazione Pareto-efficiente. Tuttavia, il criterio di efficienza paretiana in sé non è
sufficiente a determinare un ordinamento di allocazioni alternative delle risorse; sono richiesti giudizi
espliciti di valore sull’equità della distribuzione delle utilità.
La curva dei contratti stabilisce implicitamente una relazione tra la massima utilità che Adamo può
ottenere per ogni livello di utilità di Eva: la frontiera delle utilità possibili.
Tutti i punti che si trovano sulla frontiera o sotto sono raggiungibili per la collettività, mentre quelli
sopra no. Per capire quale punto rappresenta l’allocazione migliore si utilizza la funzione del
benessere sociale: è una rappresentazione delle preferenze della società sulla distribuzione delle
Adamo Eva
utilità tra Adamo ed Eva; la funzione è: W = F (U , U ). Alcune funzioni di benessere sociale
sono: utilitaristica (sommatoria delle utilità individuali), Bernoulli-Nash (produttoria delle utilità
individuali) e Rawls (utilità individuale di chi sta peggio).
Il secondo teorema dell’economia del benessere dice che la collettività può raggiungere qualsiasi
allocazione efficiente nel senso di Pareto, a condizione che: gli agenti siano lasciati liberi di
contrattare, e l’allocazione delle risorse sia quella preferibile, realizzata attraverso trasferimenti in
somma fissa. Questo significa che, se lo Stato ridistribuisce equamente il reddito e lascia operare il
mercato concorrenziale, le allocazioni raggiunte autonomamente dalla collettività saranno sulla
curva delle utilità possibili e saranno eque.
Se valgono entrambi i teoremi dell’economia del benessere, esiste separazione tra efficienza ed
equità: è questa la soluzione di first best. Se, invece, l’esito del mercato concorrenziale è
socialmente inaccettabile dal punto di vista dell’equità, i tentativi di correggere la distribuzione con
strumenti diversi da tasse lump-sum, producono inefficienze: si raggiungono così solo soluzioni di
second best. Esiste, perciò, un trade-off tra efficienza ed equità.
L’intervento pubblico è necessario per: i fallimenti di mercato, la funzione redistributiva e la funzione
di stabilizzazione.
Per quanto riguarda i fallimenti di mercato, questi sono dovuti da: potere di mercato (difficoltà delle
parti a realizzare un accordo potenzialmente vantaggioso), monopolio naturale (struttura produttiva
per cui una singola grande impresa è in grado di produrre l’intera quantità domandata a costi inferiori
rispetto ad un insieme di imprese più piccole), informazione asimmetrica, esternalità (il
comportamento di un individuo influenza il benessere di altri, ma ciò non si riflette nel prezzo) e beni
pubblici (il consumo è non rivale e non escludibile).
La funzione redistributiva ha il compito di redistribuire reddito e ricchezza allo scopo di garantire una
maggiore equità all’interno della società; lo Stato può influire sulla distribuzione del reddito sia con
politiche di spesa che con l’imposizione fiscale.
Infine, la funzione di stabilizzazione si riferisce alle fluttuazioni e ai cicli economici; lo Stato può
stimolare la domanda interna con spesa pubblica e/o riduzione del carico fiscale.
L’economia del benessere fornisce il quadro generale a cui di solito si fa riferimento per riflettere sul
ruolo dello Stato nell’economia; tuttavia, presenta alcuni aspetti critici, come: la visione strettamente
individualistica (massimizzazione dell’utilità degli individui), la visione opposta paternalistica (obbligo
di istruzione) e beni meritori (beni che lo Stato dovrebbe fornire, indipendentemente dalla domanda
dei singoli individui).
4. I beni pubblici
Si definiscono quei beni il cui consumo è non rivale e non escludibile (dipendono
beni pubblici puri
dalle condizioni del mercato e dai livelli tecnologici raggiunti); , invece, possono
i beni pubblici impuri
avere diversi gradi di non rivalità e non escludibilità.
I beni privati non vengono necessariamente forniti solo dal settore privato e viceversa; sono
caratterizzati dalla rivalità e dall’escludibilità. In questi casi la domanda aggregata si ottiene
sommando orizzontalmente le curve di domande singole.
Il saggio marginale di sostituzione indica la quantità del bene “a” a cui si è disposti a rinunci
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