Capitolo 1 - La cognizione sociale
Che cos'è la cognizione sociale?
L’approccio cognitivo: Per cognizione sociale (social cognition) si intende "l’interesse per i processi sociocognitivi che sottostanno alla comprensione di sé e dell’ambiente nel quale si vive".
L’approccio olistico: Ci sono due approcci attraverso i quali si può indagare la cognizione sociale: l’approccio elementaristico e quello olistico, dove il primo riguarda una visione di unione di singoli elementi primitivi ed indivisibili, mentre il secondo, invece, una visione di insieme delle cose.
I fondamenti della cognizione sociale
L'uomo è un individuo attivo che cerca di adattarsi dall'ambiente e di comprenderlo in maniera soggettiva e in diverse maniere, cinque fondamentali:
- Ricercatore di coerenza: Negli anni ’50 e ’60, i ricercatori (Festinger e Heider, 1957) si concentrano sul modello di: presuppone che un eventuale stato di incoerenza sia motivante per ritrovare la coerenza, in quanto lo stato di incoerenza fra credenze o sentimenti o fra credenze e comportamenti è di per sé motivante al ripristino della coerenza tramite cambiamento dell’atteggiamento o comportamento in questione.
- Scienziato ingenuo: La persona raccoglie i dati necessari (Kelley, 1972) per poter avere le idee chiare su un oggetto e giungere a conclusioni logiche: l’individuo vuole spiegare le cause di un evento sociale per prevedere e controllare la realtà; se libero da pressioni temporali valuta con cura l’evidenza derivante da fattori situazionali e da fattori disposizionali.
- Economizzatore di risorse cognitive: Le persone hanno una capacità cognitiva limitata e, soprattutto per quanto riguarda il giudizio e il ragionamento sociale, commettono bias (Taylor, 1981): molti utilizzano, cioè, delle scorciatoie per raggiungere più velocemente le soluzioni desiderate, piuttosto che considerare gli elementi presenti. Bisogna, tuttavia, considerare che queste strategie portano a distorsioni ed errori nel ragionamento e nel giudizio sociale, dovuti a proprietà del sistema (non cognitivo prendendo in considerazione le motivazioni, a dispetto dei fattori cognitivi).
- Tattico motivato: Consiste nell’avere a disposizione diverse strategie e, a seconda della situazione nella quale ci si trova, usare quella più conveniente (anni ’80). Questo può venire incontro a:
- bisogno di cognizione (Petty e Cacioppo, 1986): bisogno di elaborare con cura il contenuto di messaggi persuasivi;
- bisogno di chiusura cognitiva (Kruglanski, 1989): sostiene che gli individui formulano una serie di ipotesi su un determinato oggetto o argomento, in base alle conoscenze possedute e questo processo termina quando il bisogno di chiusura è stato soddisfatto, ovvero quando il conoscitore pensa di aver ottenuto una risposta chiara ad un suo dubbio.
- Non attore attivato: Le persone sono sempre così consapevoli dei propri scopi e "si attivano" in base a cognizioni pregresse e, spesso, inconsapevolmente (Fiske e Taylor, 2000). Attraverso i metodi forniti dalle neuroscienze la ricerca si orienta ad individuare le fasi precoci (le risposte neurali) che organizzano la percezione sociale e i comportamenti nelle diverse situazioni.
A che cosa serve la conoscenza sociale?
La conoscenza sociale è un'attività motivata, dal quale si forma e si costruisce l'azione sociale: le persone osservano la realtà sociale, ascoltano gli altri presenti nella realtà che li circonda e intervengono su di essa. Fiske (1992): "thinking is for doing" con questa affermazione, Fiske intende che le persone si focalizzano su determinati particolari delle persone in funzione del tipo di interazione che abbiamo con loro per portare avanti i nostri scopi.
Da che cosa nasce la cognizione sociale?
Fiske (2010) sostiene che alla base della cognizione sociale ci sono delle motivazioni, che permettono alla persona di affrontare le situazioni, elaborare le informazioni, comunicare e rapportarsi con gli altri. Queste motivazioni fondamentali sono cinque:
- Appartenenza: Il sentimento di appartenenza ad un gruppo genera un forte senso di attaccamento verso altre persone e permette alle persone di non sentirsi sole, di fare affidamento le une sulle altre e, come spesso accadeva nella antichità e nella preistoria, proteggersi a vicenda dalle minacce.
- Comprensione: Le persone, attraverso i processi cognitivi, cercano di neutralizzare le situazioni di incertezza e lo stato di malessere che ne consegue. Il controllo è collegato alla comprensione, rappresenta una forte motivazione all'azione e all’acquisizione di conoscenza di sé e dell'ambiente, in modo da non sentirsi in balia degli eventi e mantenere una alta autostima.
- Valorizzazione del sé: Le persone che desiderano sentirsi bene con se stesse, di essere amate e considerate, cercano di circondarsi di persone che lo confermino.
- Fiducia: Le persone, quando devono dedicare agli altri, tendono ad utilizzare la parte più positiva delle scale di valutazione. Avere fiducia negli altri può renderci vulnerabili nei loro confronti, ma crea anche un sentimento di cooperazione e fiducia verso di noi da parte di chi è oggetto della nostra fiducia.
Siamo sempre consapevoli della nostra conoscenza sociale?
La risposta è NO: Johnson e Hasher (1987) hanno definito diverse condizioni per qualificare un processo cognitivo come automatico, ovvero essere non intenzionale, inconsapevole, non controllabile ed efficiente (deve interferire con le energie utilizzate per svolgere un altro compito parallelo).
Fattori cognitivi e fattori sociali nella cognizione sociale
Nella psicologia sociale ed in particolare nella comprensione del mondo sociale, è importante riconoscere due ruoli: quello di attori del comportamento sociale e quello di osservatori del proprio comportamento e di quello altrui.
- Le situazioni sociali si possono indagare sia dal punto di vista degli osservatori che da quello di attori;
- Gli osservatori possono essere interessati a comprendere le relazioni di affetto o di potere tra due persone, i sentimenti e le intenzioni di una persona o anche la situazione sociale che genera questi sentimenti o intenzioni;
- Gli osservatori possono essere interessati a conoscere il punto di vista di un'altra persona oppure comprenderne le caratteristiche di personalità;
- Le persone possono essere interessate a capire come vengono percepite dagli altri ma, qualche volta, possono essere preoccupate di come si percepiscono.
La conoscenza della realtà sociale
Gli schemi e le categorie sociali
Sovrastimiamo il contributo che deriva dalla realtà esterna e sottostimiamo il contributo che deriva dalla nostra elaborazione dei dati osservati dalla realtà.
Il ruolo degli schemi nella "ricostruzione della realtà": I teorici della Gestalt hanno smentito questa affermazione e hanno invece mostrato che la mente umana è altamente ricettiva degli stimoli ambientali e li rielabora attraverso gli schemi, che vengono definiti come le strutture cognitive che contengono le informazioni su un particolare oggetto (stimolo), includendo gli aspetti che lo caratterizzano e i legami che li lega fra loro.
Gli schemi facilitano i processi top-down (che prendono in considerazione di concetti già presenti in memoria su quel dato oggetto), opposti ai processi bottom-up che riguardano quelle informazioni appena raccolte attraverso la percezione.
Come utilizziamo gli schemi
- Prima di attivare la conoscenza top-down, categorizziamo gli stimoli sociali nei quali ci imbattiamo, sulla base delle caratteristiche che possiedono;
- Dopo averli categorizzati, cerchiamo di capire in quale categoria metterli, basandoci sulle somiglianze e le differenze che questi oggetti hanno con quelle degli schemi top-down.
Le categorie naturali
Bisogna però tenere presente che le categorie hanno i confini sfuocati e che quindi non è sempre facile capire e definire lo schema adatto: un particolare tipo di esemplare che possiamo trovare è il prototipo, che comprende tutte le caratteristiche generali di uno schema (ad esempio: l’essere umano è un mammifero in quanto respira attraverso i polmoni, mentre i delfini, sebbene vivano nell'acqua, sono anch'essi dei mammiferi visto che respirano coi polmoni, dovendo quindi risalire in superficie).
Diversi tipi di schemi sociali
Esistono diversi schemi sociali, in base al tipo di informazione contenute in una data situazione.
- Schemi di persona: contengono le informazioni utili per descrivere le persone in base ai loro tratti di personalità o ad altre caratteristiche che le contraddistinguono.
- Schemi di sé: contengono aspetti della realtà sociale che rimandano a noi stessi.
- Schemi di ruolo: i ruoli sociali definiscono le aspettative comportamentali in relazione alle posizioni che le persone hanno, all'interno della realtà sociale (ad esempio, un insegnante, un fratello, ecc.).
- Schemi di eventi: riguardano la comprensione delle sequenze temporali, delle regole e del codice comportamentale che si utilizza nelle diverse situazioni sociali.
Le euristiche
Le "euristiche" sono modalità di pensiero che utilizza delle strategie di semplificazione.
L'euristica della rappresentatività
Viene elaborata da Tversky e Kahneman (1974), si basa sulla rilevanza degli attributi di un esemplare A e della probabilità di poterlo definire membro della categoria B.
L'euristica della disponibilità
Il giudizio sociale è basato sulla facilità e rapidità con la quale vengono in mente degli esempi associati alla categoria del giudizio sociale in questione.
L'euristica della simulazione
Viene utilizzata nella costruzione di scenari ipotetici che rappresentano come sarebbe stata una cosa se gli eventi si fossero sviluppati in un'altra maniera, il cosiddetto "pensiero controfattuale". Kahneman e Tversky (1982): esperimento del signor Crane e del signor Tees.
<<Il signor Crane e il signor Tees dovevano prendere due voli differenti che dall’aeroporto alla stessa ora. Salirono sullo stesso taxi, rimasero imbottigliati nel traffico e arrivarono mezz’ora dopo l’orario di partenza dei loro voli. Al banco del check-in venne detto al signor Creane che il suo volo era partito in orario, mentre, al signor Tees venne detto che il suo aereo era partito 5 minuti prima del suo arrivo in aeroporto. Chi fu più infastidito, il signor Crane o il signor Tees?>>
Quasi tutti i soggetti sperimentali indicavano il signor Tees, pensando che il signor Crane non potesse avere alcuna possibilità di prendere il volo, al contrario del signor Tees, per il quale immaginavano scenari alternativi in base ai quali sarebbe potuto arrivare in tempo.
L'euristica dell'ancoraggio e dell'accomodamento
Quando le persone si trovano in una situazione nella quale non sanno come muoversi, si affidano alle azioni compiute dagli altri, vedendo che queste sono appropriate o riescono nel loro intento.
L'attribuzione causale
Il contributo di Fritz Heider: Epistemologia ingenua
Heider (1958) ha dato un enorme contributo allo sviluppo dei modelli dell'attribuzione causale sviluppati successivamente. Secondo l'autore, la psicologia del senso comune è altamente informativa su come funzionano le inferenze causali, in quanto queste informazioni possono essere apprese tramite il linguaggio che le persone usano per descrivere se stesse e la propria esperienza.
Le origini della causalità: fattori interni ed esterni
Per Heider, le persone sentono il bisogno di anticipare ciò che succederà e a questo scopo, cercano di capire le cause del comportamento sociale. Per questo motivo, si possono individuare 3 costrutti che formano i comportamenti sociali:
- Locus (o origine della causalità): Riguarda l'origine del fenomeno, che può essere sia interno (dipendere dal soggetto stesso) oppure esterno (non dipende dal soggetto ma da cause esterne).
- Le motivazioni: Riguarda il voler fare qualcosa o cercare di fare qualcosa.
- L'abilità: Le conoscenze necessarie per raggiungere il proprio scopo.
La teoria dell'inferenza corrispondente
Le inferenze corrispondenti: Jones e Davis (1965) hanno raccolto l'eredità di Heider centrando l'attenzione su fatto che le persone hanno bisogno di comprendere l'ambiente nel quale vivono e per questo si cercano fattori che permettono loro di controllare ed analizzare la realtà che li circonda. Gli autori hanno realizzato la teoria dell’inferenza corrispondente: per giungere alla conclusione che il comportamento o l'intenzione comportamentale corrispondono a delle qualità della persona.
Su quali fattori si basa questa teoria?
- Analisi degli effetti non comuni: Normalmente, le persone hanno a disposizione molte strategie comportamentali e quindi ci si chiede quale sia la strategia più appropriata da utilizzare.
- Desiderabilità sociale: È più probabile che il comportamento venga messo in atto per poter avere una qualche ricompensa.
- Libera scelta: I comportamenti messi in atto senza alcuna coercizione sono molto più informativi delle disposizioni delle persone rispetto a quelli svolti sotto imposizione di altri.
- Aspettative comportamentali legate al ruolo: È più facile pensare che il comportamento di una persona corrisponda alle sue disposizioni quando questo non deriva dalle norme di comportamento legate al ruolo.
Il modello di covariazione di Kelley
Il modello di covariazione di Kelley (1967) è il principio sul quale è basata la metafora dello "scienziato ingenuo". Questa operazione cognitiva si svolge sulla base di 3 principi:
- Distintività: l’effetto si produce solamente quando l’entità è presente e si manifesta (es. il fatto di non aver capito la lezione dipende dal modo di spiegare di quello specifico docente o accade anche con altri docenti?)
- Coerenza nel tempo e nelle modalità: l’effetto si manifesta allo stesso modo, tutte le volte in cui l’entità è presente (es. il non capire la lezione accade tutti i giorni o solamente oggi?)
- Consenso: l’effetto viene percepito da altre persone come dipendente dalla presenza dell’entità (es. anche gli altri studenti non capiscono la lezione?)
Tendenze sistematiche nei processi di attribuzione
A differenza di come riportato sopra, nella vita quotidiana, le spiegazioni degli eventi possono essere ben più complesse: molto spesso si sovrastima l’impatto dei fattori disposizionali (le capacità che noi possediamo e che mettiamo in gioco) e, contemporaneamente, una sottostima dei fattori situazionali (ciò che contraddistingue il contesto nel quale la persona agisce); di conseguenza, non analizziamo bene l’evidenza che deriva dalle diverse informazioni a nostra disposizione.
A cosa sono dovute queste "distorsioni" nelle attribuzioni causali?
Il self-serving bias
In questo caso, si parla di self-serving bias, ossia la tendenza ad attribuire le cause dei propri successi a fattori interni (es. comprendo la lezione del docente perché ho buone capacità logiche) e le cause dei propri insuccessi a fattori esterni (es. non ho capito la lezione perché era troppo difficile o perché il docente spiega male).
Esistono 2 spiegazioni possibili alla base dei self-serving bias:
- Carattere cognitivo: le persone hanno (normalmente) più esperienze di successi che di insuccessi e usano questa conoscenza personale per basare i propri giudizi sui propri risultati.
- Carattere motivazionale: si fonda sul fatto che le persone siano motivate ad autovalorizzarsi indipendentemente dalla frequenza reale dei propri successi e insuccessi.
L'errore fondamentale di attribuzione
Sovrastima dei fattori disposizionali e sottostima dei fattori situazionali: Individuato da Heider (1958), sostiene la tendenza a sovrastimare il peso dei fattori disposizionali e a sovrastimare quello di quelli situazionali. Questo concetto venne ripreso più avanti da Edward Jones e Keith Harris (1976) basandosi sulla teoria dell’inferenza corrispondente, i quali realizzarono un esperimento che sarebbe diventato molto celebre: quello di Fidel Castro.
Partecipanti: studenti universitari che avevano il compito di preparare una tesi contro o a favore di Fidel Castro, a seconda o meno del suggerimento del relatore.
Svolgimento: questi studenti leggevano la propria tesi di fronte a un gruppo di professori, i quali presumevano che lo studente, a seconda della tesi...
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