Elementi di psicologia sociale
Teorie, ambiti ed applicazioni
La psicologia sociale
La psicologia sociale è lo studio del comportamento sociale umano nell’ambito delle interazioni che si producono nei vari contesti di vita quotidiana. Le persone, in base alla loro concezione relativa a sé stesse, agli altri e al mondo, sviluppano un determinato comportamento, fino a costruire, attraverso l’interazione, la realtà sociale in cui vivono. Dunque, la società in cui viviamo non è altro che il prodotto delle interazioni e dei comportamenti che si sono accumulati negli anni.
Il concetto di interazione è riferibile al fatto che gli individui sono parte di un ambiente condiviso, comunicano e si confrontano con gli altri individui, sviluppano contatti e relazioni interpersonali più o meno stabili entrando a far parte di gruppi e organizzazioni. La presenza degli altri, come osservò Allport, può essere semplicemente immaginata.
Dal momento che la ricerca psicologica si concentra su diversi individui, comportamenti e punti di vista, in psicologia sociale è fondamentale l’influenza della situazione. Tuttavia, l’analisi della situazione non sempre appare sufficiente per comprendere adeguatamente le ragioni del comportamento di un individuo, ecco perché Doise propose quattro livelli di spiegazione:
- Intrapersonale, relativo a come le persone conoscono e organizzano la loro esperienza del mondo;
- Interpersonale e situazionale, relativo al comportamento che le persone assumono nelle relazioni;
- Posizionale, relativo al fatto che le relazioni fanno riferimento alle posizioni (status) che caratterizzano gli individui e gruppi della società;
- Ideologico, relativo alle credenze, valori e norme che caratterizzano individui e gruppi.
Inoltre, la riflessione di Doise evidenziò che in psicologia sociale non è importante cosa si studia ma come lo si studia; infatti, essa è un “corpus teorico” caratterizzato da vari punti di vista che non sempre è facile collegare.
Sviluppo storico della psicologia sociale
La psicologia sociale si sviluppò tra fine 800 e inizio 900, inizialmente nell’ambito della cultura europea, per poi in seguito affermarsi negli Stati Uniti come una disciplina con un proprio metodo di studio pratico e individuale, caratterizzato dal metodo sperimentale.
Per quanto riguarda le origini della psicologia sociale europea, sono apparsi fondamentali i lavori di:
- Gabriel Tarde (Leggi dell’imitazione), secondo cui i comportamenti sociali non sono altro che l’imitazione di modelli prestigiosi come eroi popolari e capi di folle, i quali hanno il potere di influenzare e determinare il destino delle nazioni.
- Gustave Le Bon (Psicologia delle folle), in cui l’autore evidenzia l’interesse della borghesia francese per il comportamento irrazionale delle folle. Infatti, in quel periodo divenne sempre più diffuso il concetto di “suggestione”, secondo cui l’individuo agisce non essendo consapevole del fatto che le sue azioni sono ispirate dalla volontà altrui.
- Wilhelm Wundt (Psicologia dei popoli), il quale sosteneva che la psicologia sociale non doveva basarsi sul metodo sperimentale, piuttosto doveva concentrarsi sullo studio dei processi superiori come il linguaggio, il mito, la religione, l’arte, il diritto, ecc. Nonostante ciò, nel 1879 fondò il primo laboratorio di psicologia sperimentale ed è riconosciuto come il padre fondatore della psicologia moderna.
Tuttavia, in Europa prevaleva l’interesse per le basi psicofisiologiche del comportamento e, quindi, lo studio delle funzioni mentali elementari come percezione e sensazione. Negli Stati Uniti, invece, l’obiettivo era quello di giungere ad una comprensione pragmatica del comportamento.
Solo con la crisi economica e politica, cioè nel periodo segnato dalla depressione del '29 e dalla seconda guerra mondiale, la psicologia sociale inizia a interessarsi dei problemi attuali e a fare ricerche sociali e organizzative. La ricerca in psicologia sociale evidenzia lo spostamento da ciò che è oggettivo dell’agire umano (comportamento) a ciò che è soggettivo. Successivamente fu fondamentale il contributo di Kurt Lewin (profugo ebreo, docente presso l’Università di Berlino e membro della Gestalt) e George Mead (psicologia del Self); con Lewin ci fu il superamento del comportamentismo e la valorizzazione del cognitivismo; con Mead la psicologia sociale è l’intersezione tra la dimensione individuale e quella gruppale. Fu con essi che si giunse alla modernità di tale disciplina, che sostiene il ruolo basilare dell’ambiente per la formazione della persona e quello della persona per la ridefinizione positiva dell’ambiente.
Diverse scuole di pensiero
Ci sono diverse scuole di pensiero con differenti punti di vista sul comportamento, le quali sono molto distanti dalla psicologia sociale contemporanea.
Comportamentismo
È un movimento nato nel 1913 negli Stati Uniti con la pubblicazione dell’articolo-manifesto di John Watson (la psicologia così come la vede il comportamentista). Il suo oggetto di studio è un comportamento osservabile e misurabile; infatti, i comportamentisti considerano soltanto gli aspetti osservabili della psiche (comportamenti) studiandone l’evoluzione, l’affermazione e il consolidamento dei comportamenti umani a partire da risposte elementari a stimoli altrettanto elementari di origine ambientale.
Secondo Watson l’individuo, nella sua totalità, era il prodotto dei condizionamenti ambientali caratterizzati dalla formula Stimolo che produce Risposta. Ci sono però varie interpretazioni della relazione S-R, in particolare emergono il condizionamento classico e operante.
Il condizionamento classico fa riferimento alla presenza di stimoli incondizionati che producono risposte incondizionate, cioè ci sono casi in cui i soggetti rispondono incondizionatamente a stimoli presenti nell’ambiente (Es. Cane di Pavlov, Cibo = Stimolo incondizionato / Campanello = Stimolo neutro / Salivazione = Risposta Incondizionata).
Con il condizionamento operante emergono Thorndike e Skinner. Il primo condusse il famoso esperimento basato sull’osservazione del comportamento di un gatto affamato rinchiuso all’interno di una gabbia, al di fuori della quale viene posto del cibo. L’animale, dopo diversi tentativi, imparò correttamente ad aprire la gabbia ed ottenere di conseguenza il cibo. Le successive ripetizioni dell’esperimento evidenziarono che il gatto impiegava sempre meno tempo a trovare la soluzione giusta per aprire la gabbia. Dunque, Thorndike capì che si trattava di un apprendimento graduale, selettivo, che avveniva attraverso una serie di “tentativi ed errori.”
Il secondo condusse un esperimento su ratti rinchiusi in gabbie, i quali in base al tipo di comportamento che adottavano erano sottoposti a rinforzi positivi (premi) o negativi (punizioni). L’obiettivo era quello di portare il soggetto ad assumere il comportamento che permetteva di ottenere il premio.
La differenza tra i due condizionamenti sta nell’utilizzo del Rinforzo, che nel primo caso è invariante mentre nel secondo è contingente. Il comportamentismo ha molto influenzato la psicologia sociale ma non sono mancate le critiche, poiché il comportamentismo attribuisce all’individuo un ruolo passivo perché deve solo rispondere al sistema di premi e punizioni dati dall’ambiente e anche per lo stesso ambiente non c’è un vero e proprio interesse globale.
Teoria psicoanalitica
È una delle teorie più importanti del 900 fondata da Sigmund Freud. Fondamentale è il concetto di inconscio interpretato dalla psicoanalisi come un universo funzionale piuttosto che come Regno del calcolo e dell’irrazionalità. Freud afferma la possibilità di un'interpretazione razionale del comportamento sia sano sia patologico sviluppando una teoria, un metodo di indagine in grado di integrare la comprensione della natura umana su base sia biologica (istinti e pulsioni) sia sociale (il mondo morale e le determinazioni culturali).
Il termine inconscio si applica a tutti quei contenuti psichici che vengono rimossi dalla coscienza perché in contrasto con i potenti fattori biosociali di regolazione delle condotte umane e delle pulsioni sessuali. Secondo Freud la mente umana non è solo coscienza, ma è un apparato complesso in cui sono presenti molteplici forze e processi in conflitto tra loro e in gran parte inconsci. L’apparato psichico (la mente umana) presenta diverse caratteristiche:
- È caratterizzato da un conflitto tra pulsioni (sessuali ed aggressive) e forze;
- Presenta una certa energia (libido) che deve trovare uno sfogo;
- Si distingue in tre funzioni diverse spesso in contrasto tra loro:
- Es (inconscio), si trova all’originale della personalità, è composto da fattori presenti fin dalla nascita (istinti e pulsioni), matura attraverso l’influenza del mondo esterno ed è caratterizzato dal “principio del piacere” che spinge l’individuo a scaricare immediatamente la tensione;
- Io, nasce quando un bambino riesce a separare se stesso dagli altri, imparando a pensare e interagire con l’ambiente. Esso è caratterizzato dal “principio di realtà” secondo cui l’individuo trattiene la carica della tensione fino a quando non trova all’esterno un oggetto in grado di assorbirla.
- Super-io, svolge una funzione di controllo ed è governato dal “principio del dovere” secondo cui il bambino interiorizza i valori morali e gli ideali della società trasmessi dai genitori.
I suoi contenuti possono essere distinti in tre sistemi: Conscio e Preconscio (i quali possono diventare coscienti attraverso uno sforzo di attenzione); Inconscio (che non possono diventare coscienti essendo stati rimossi con qualche forza psichica).
Il concetto di inconscio ha importanti ricadute sul rapporto individuo-società, Freud evidenzia il carattere conflittuale della socializzazione in quanto le mete dell’individuo (piacere) e quelle della società (dovere) non coincidono. La teoria freudiana ha influenzato la psicologia sociale, soprattutto nel pregiudizio, ma si basa su metodi di studio non sperimentali, quindi non trova collegamenti adatti.
Gestalt
Il termine tedesco Gestalt in italiano significa forma, configurazione, infatti è conosciuto anche come “psicologia della forma.” I gestaltici mostrano maggiore interesse al modo in cui il mondo appare, al concetto di percezione, all’esperienza fenomenica. Tali psicologi sostengono la teoria “il tutto è differente dalla somma delle parti che lo compongono”, cioè la forma globale è migliore dei singoli elementi che la compongono, e questi ultimi assumono senso e significato solo nel loro insieme.
In altri termini sono contro l’idea che la percezione sia il risultato di un processo sommativo di informazioni che caratterizzano la realtà esterna, piuttosto sostengono che la percezione è determinata da una serie di processi dinamici organizzati secondo delle leggi. Le leggi vennero elaborate da Wertheimer ed erano basate sul principio di unificazione e organizzazione (vicinanza, somiglianza, chiusura, pregnanza, ecc.).
La psicologia della forma influenzò molto la psicologia sociale, ed inoltre fu proprio con i gestaltici che l’interesse si spostò dal singolo individuo al gruppo, e dal gruppo alla comunità. “Per poter capire una persona dobbiamo vederla nel suo ambiente, nell'insieme della sua situazione e dei problemi che deve affrontare” se dobbiamo capire una data qualità di una persona non dobbiamo isolare questa qualità ma vederla in rapporto a tutte le qualità presenti.
Cognitivismo
Dopo decenni di studi incentrati sul comportamento, negli anni ’60 del 900 nacque un nuovo approccio psicologico caratterizzato dalla “valorizzazione della mente, dei processi cognitivi (interni) come avvio delle azioni.” Va contro il comportamentismo che vede il comportamento come risposta motoria a stimoli ambientali. Al cognitivismo si interessarono psicologi, linguisti, neurobiologi, ecc. con l’obiettivo di capire la funzione della mente.
Tra le figure principali spiccarono: F. Bartlett che condusse un importante studio sulla memoria; J. Piaget che condusse importanti ricerche sullo sviluppo dell’intelligenza; L. Vygotskij che si concentrò sulla relazione tra processi cognitivi e contesto sociale; G. Miller che considera l’individuo come un elaboratore di informazioni, in quanto come il computer anche il soggetto ha delle forme specifiche di organizzazione con cui elabora e memorizza le informazioni che provengono sia dall’esterno che dall’interno; infine è con Neisser che si giunse alla piena affermazione del cognitivismo. Con questo nuovo approccio, nell’ambito della psicologia sociale l’interesse si spostò sulla comprensione del mondo sociale in cui il singolo agisce e come il sociale influenza la comprensione del mondo.
Relazione con altre discipline
La psicologia sociale deriva da numerose discipline collegate all’ambito della scienza della natura, scienze umane e scienze sociali. Per i ricercatori è indispensabile confrontarsi con i modelli e le ipotesi di lavoro formulate da altri studiosi; dunque, è possibile individuare sia delle continuità che delle differenze tra la psicologia sociale e le altre discipline.
Psicologia generale
La psicologia generale e quella sociale sono due discipline differenti.
- Unità di analisi. La psicologia ha l’obiettivo di analizzare caratteristiche, processi e funzioni dell’individuo; mentre la psicologia sociale si concentra sul gruppo e quindi sull’interazione tra soggetto e ambiente.
- Universalismo-particolarismo. Lo psicologo dà importanza a ciò che è assolutamente generale (come processi o funzioni) così come ciò che è assolutamente particolare (come pensieri, emozioni di un soggetto). Dunque, in questo caso il generale è fondamentale per l’interpretazione del particolare; mentre per lo psicologo sociale non esiste né l’assolutamente generale né il particolare, in quanto tale disciplina è caratterizzata da teorie e ricerche di livello intermedio.
- Integrazione con altre scienze. La psicologia generale tende a collegarsi a specifici settori delle scienze biologiche; mentre la psicologia sociale tende ad integrarsi con scienze di carattere socio-organizzativo e culturale (sociologia e antropologia). Quindi si interessano a ciò che è intorno all’individuo e al gruppo.
Prospettiva sociologica
La sociologia e la psicologia sociale si dedicano entrambe allo studio dei comportamenti dell’individuo all’interno di gruppi o sistemi sociali più ampi, e allo studio di temi attuali, problematiche che caratterizzano la società.
Tuttavia, ci sono anche delle differenze tra queste due discipline, in quanto il sociologo considera la società come una realtà esterna che include e determina il soggetto ed è proprio attraverso il suo comportamento che sviluppa teorie sul funzionamento della società; mentre lo psicologo sociale evidenzia una certa autonomia tra il soggetto e la realtà esterna. Privilegia i processi psicobiologici che si sviluppano nell’interazione sociale e come questi processi si evolvono con le regole della società. Quindi il sociologo osserva la faccia oggettiva dell’interazione sociale, lo psicologo quella soggettiva, lo psicologo sociale l’intersoggettività.
Prospettiva evoluzionista (etologia)
Per riuscire a comprendere la prospettiva evoluzionista bisogna considerare il comportamento umano come quello di un animale sociale. Infatti, l’evoluzione dell’uomo è caratterizzata dal concetto di riproduzione e sopravvivenza (adattamento all’ambiente circostante). L’etologia (studio del comportamento animale) studio promosso da Konrad Lorenz ha dato un grande contributo nella psicologia sociale in relazione a specifici ambiti: lo sviluppo del comportamento nell’infanzia, l’analisi dei processi di comunicazione faccia a faccia e l’aggressività.
Antropologia
L’antropologia studia l’essere umano da diversi punti di vista, come ad esempio quello sociale, culturale, psicoevolutivo, sociologico, e soprattutto in base ai comportamenti che egli assume nella società. Per gli antropologi è fondamentale conoscere i diversi comportamenti sociali dell’uomo eliminando qualsiasi tipo di interferenza tra sé e la realtà esterna osservata.
La prospettiva antropologica e culturale
La ricerca antropologica visualizza comportamenti sociali sia confrontando culture diverse sia approfondendo processo evolutivo che contrassegna la transizione di una società dalle forme storiche alle forme attuali di organizzazione (approccio storico evolutivo). Più recentemente anche per fronteggiare le critiche connesse alla sperimentazione molta parte della psicologia sociale ha fatto propria un'impostazione teoretica e metodologica attenta alle impostazioni culturaliste, valorizzando le tecniche qualitative come nel caso dell'analisi delle produzioni linguistiche degli artefatti.
Il ruolo della teoria in un mondo di fatti
Dunque si è giunti a conclusione che la psicologia sociale è una disciplina caratterizzata da diverse teorie e modelli. Le diverse posizioni teoriche riflettono in molti lesbici versanti del comportamento sociale ma anche concezioni diverse della natura umana e le differenti concezioni dell'uomo che, a loro volta, derivano da dottrine politiche sociali di diverso genere e le rafforzano pronto le teorie mirano a inte...
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