Psicologia sociale – Prof. Ippoliti Oriana – 6 CFU
Evoluzione storica della psicologia sociale – Lezione 1 Modulo 1
La psicologia sociale è il ramo della psicologia che studia l’interazione tra le persone: manifestazioni, cause, conseguenze e processi psicologici coinvolti.
La psicologia sociale è una disciplina recente che si trova nel mezzo tra la psicologia e la sociologia, questo perché studia l’individuo quando è inserito all’interno di un contesto sociale. William Doise distingue vari livelli di studio, infatti vi sono:
- Livello intraindividuale: studia le modalità con cui l’individuo analizza la realtà, e costruisce un’immagine del mondo sociale che lo circonda;
- Livello intergruppo: analizza le dinamiche interpersonali tra più soggetti che fanno parte di un medesimo gruppo;
- Livello collettivo: prende in considerazione i processi sociali legati al contesto culturale e storico in cui gli individui si trovano ad operare.
La psicologia sociale ha due approcci uno centrato sull’individuo e un altro centrato sulla collettività, questi due approcci sono stati evidenziati per la psicologia sociale da William Mc Dugal e per la psicologia sociale sociologica da Edward Ross, questo è successo nel 1808.
Le radici storiche della psicologia sociale, vanno ricercate nei pensieri dei numerosi filosofi che hanno preposto delle spiegazioni della vita sociale basate su concettualizzazioni unitarie, il pensiero sociale prima di tutti è stato definito da Platone, che diceva che vi era un primato dello stato sull’individuo: l’uomo per acquisire una dimensione sociale deve essere educato sotto le responsabilità delle autorità, Aristotele invece diceva che l’uomo è un animale ragionevole e sociale, la polis esiste per natura ma è anteriore all’uomo. Questi sono due esempi di correnti che hanno comunque la visione di individuo più strettamente riferito alla società che lo circonda nel caso di Platone, mentre nel caso di Aristotele all’individuo stesso.
Uno degli autori che ha poi sviluppato questi pensieri sociali è stato Bentham, definendo quello che si chiama edonismo e definendo quello che si chiama il principio di utilità: ovvero l’uomo agisce esclusivamente per ottenere il piacere ed evitare il dolore con un calcolo edonistico, qualsiasi atteggiamento l’uomo assume cerca di farlo per procurarsi più piacere e meno dolore, da ciò deriva che il piacere è misurabile.
Altri concetti che sono stati portati avanti dai filosofi sono stati concetti di: simpatia - imitazione - suggestione che sono delle teorie in antitesi all’edonismo in quanto sostengono una visione dell’uomo dominato dalle motivazioni dell’amore e all’affiliazione nei confronti di altri esseri umani tutto questo nasce dalla relazione che si instaura tra la madre e il bambino.
Successivamente Adam Smith, Spencer e Ribot definiscono la simpatia come principio unitario per la spiegazione sociale dell’uomo, ma hanno una suddivisione diversa:
- Smith e Spencer definiscono la simpatia immediata e intellettualizzata;
- Ribot fa una considerazione più ampia del concetto della simpatia definendola automatica riflessiva e tollerante;
- Mc Dugal analizza il concetto di simpatia ma lo definisce come un’induzione simpatetica dell’emozione.
Per ciò che riguarda il concetto di imitazione possiamo fare riferimento da Tarde che definisce l’imitazione la chiave del mistero sociale, egli sosteneva che nell’imitazione si trovi la formula della vita sociale, il cui corso sarebbe regolato dall’invenzione e dall’imitazione, le due grandi molle dell’umanità.
La suggestione viene definita come un processo di comunicazione che induce un soggetto ad accettare, in assenza di validi elementi di convincimento, quanto gli viene suggerito, quindi subentra un istinto di sottomissione, siamo suggestionati anche da quello che altre persone ci sottopongono e ci convincono che quello sia vero quindi non riusciamo più a ponderare bene le cose, siamo suggestionati da quello che gli altri ci dicono e quindi non riusciamo a vedere bene quello che accade.
Anche Sidis con la teoria della dissociazione della coscienza ha distinto tra due tipi di suggestionabilità:
- L’ipnosi;
- Il subconscio.
Mentre Freud nel processo di identificazione ha detto che la suggestione è mediata dal processo di identificazione affettiva del suggestionato con il suggestionatore, questo concetto della suggestione è stato portato avanti da Asch.
Esperimento di Asch
L'esperimento di Asch è stato ideato dallo psicologo sociale polacco Solomon Asch nel 1956. Secondo la ricerca dello studioso l'essere membro di un gruppo è una condizione sufficiente per modificare le proprie azioni e anche i giudizi e le percezioni visive di una persona. Nell'esperimento un soggetto è portato in una stanza insieme ad altre persone, attori che in precedenza avevano ricevuto istruzioni su come comportarsi. Asch mostra un'immagine con tre linee numerate e chiede ad ogni persona nella stanza di identificare la linea più lunga. Gli attori hanno risposto per primi, scegliendo di proposito la linea sbagliata, facendo un errore palese e ovvio. I risultati hanno mostrato che, in media, il 32% dei soggetti ha dato risposte chiaramente scorrette, dimostrando ancora una volta che le persone tendono a conformarsi al gruppo nonostante prove evidenti davanti ai loro occhi.
Esperimento carcerario di Stanford
L'esperimento è stato realizzato da Zimbardo, professore universitario della Stanford University. Lo scopo di questo esperimento era quello di prendere un gruppo di persone e capire se loro ragionano con la loro mente o con quella del gruppo. Per questo esperimento è stato pubblicato un annuncio ai ragazzi e quelli che avrebbero voluto partecipare dovevano rispondere. Le risposte furono 75 e di questi ne vennero scelte solo 24, tutti i maschi e nessuno di questi aveva una personalità antisociale.
Questi ragazzi furono divisi in due gruppi. Gli studenti che hanno avuto un ruolo di carcerati, il primo giorno dell'esperimento, si sono dovuti alzare alle 6:30 di mattina e furono arrestati dalla polizia e poi trasferiti nei sotterranei della scuola, che erano stati allestiti come un carcere vero e proprio. I carcerati indossavano tute di plastica con stampato un numero, una calza di nylon sulla testa che dava l'idea di essere stati rasati e una piccola catena al piede. Le guardie, al contrario, dovevano indossare una camicia, degli occhiali e dovevano possedere delle manette, un fischietto e un manganello in legno. Entrambi i due gruppi dovevano seguire una particolare routine. Un esempio di questa era che i carcerati venivano svegliati di notte e quando dovevano fare la conta non dovevano rispondere con il loro nome ma con il loro numero. Le guardie per tenere in riga i carcerati avevano il diritto di fare tutto eccetto che picchiarli. All'inizio questo esperimento non diede risultati positivi poiché sin dai primi giorni ci fu una rivolta organizzata dei carcerati. Infatti questi ultimi si strapparono i berretti, i numeri delle uniformi e si barricarono dentro le celle dove insultavano le guardie. Tutto quello che fecero questi ragazzi non fu suggerito loro dal professore. In quell'esperimento tutti si erano talmente tanto immedesimati, che i carcerati avevano addirittura cominciato ad identificarsi con il loro numero e non più con il loro vero nome. Questo esperimento sarebbe dovuto durare due settimane ma già il secondo giorno un ragazzo ha verificato alcuni disturbi psichici e fu costretto ad abbandonare. Alla fine del quinto giorno l'esperimento finì per tutti poiché la maggior parte dei volontari stava male. È risultato quindi che tutti ragazzi si comportavano come se fossero veramente in quella situazione e che si erano fatti condizionare dall'ambiente da chi gli sta intorno.
Principali orientamenti teorici – Lezione 2 Modulo 1
I tre fondamentali orientamenti della psicologia sociale sono:
- Comportamentismo: evidenzia l’importanza di esplorare le relazioni tra le condizioni ambientali e il comportamento;
- Cognitivismo: pone l’accento su come i processi mentali degli individui organizzano la loro esperienza del mondo;
- Interazionismo simbolico: esamina le interazioni fra gli individui, assumendo che il comportamento umano non nasce da una serie di risposte a stimoli, ma dall’interpretazione dei significati simbolici attribuiti agli stimoli stessi.
Il comportamentismo
È una corrente della psicologia che studia il comportamento osservabile di persone e animali attraverso procedure oggettive e sperimentali. Il comportamentismo chiamato anche behaviorismo o psicologia comportamentale è un approccio alla psicologia, sviluppato dallo psicologo John Watson.
Il comportamentismo enfatizza il ruolo dei fattori ambientali nell’influenzare il comportamento, con la quasi esclusione di fattori innati o ereditari. Ciò equivale essenzialmente a concentrarsi sull’apprendimento.
Impariamo nuovi comportamenti attraverso il condizionamento classico e il condizionamento operante, secondo la nota “teoria dell’apprendimento”. Pertanto, quando nasciamo la nostra mente è “tabula rasa”.
Tra gli studiosi di comportamentismo i più importanti sono:
- Watson caposcuola storico del comportamentismo, negli esperimenti sul piccolo Albert applica il condizionamento a un bambino. Watson affermò che per essere veramente scientifica, la psicologia deve concentrarsi sul comportamento manifesto piuttosto che su stati mentali e concetti come ‘coscienza’ o ‘mente’, che non potrebbero essere analizzati oggettivamente. È famoso il controverso esperimento di Watson e la sua assistente Rosalie Rayner. Questi riuscirono a provocare una fobia dei topi in un bambino di nove mesi (“il piccolo Albert”). Per fare questo, accoppiarono la presenza del topo con dei suoni forti. Il caso del piccolo Albert dimostrò che il comportamento umano non è solo prevedibile ma anche modificabile. Quindi, il comportamentismo sottolinea che l’oggetto di studio non è la coscienza, ma le relazioni che si formano tra stimoli e risposte che danno origine a nuovi comportamenti osservabili.
- Pavlov enuncia il principio del condizionamento classico. L’esperimento più noto di Pavlov è quello della salivazione anticipata dei cani dopo alcuni stimoli che segnalavano loro che stavano per mangiare.
- Thorndike dimostra che gli animali apprendono dal loro comportamento;
- Skinner enuncia il principio del condizionamento operante. Skinner ha stabilito che i comportamenti sono il risultato del condizionamento operante attraverso l’attenzione, la codifica delle informazioni, la riproduzione motoria e la motivazione. Skinner ha introdotto i concetti di rinforzo positivo e negativo.
- Bandura elabora la teoria dell’apprendimento sociale.
In generale la ricerca comportamentista si basa su 2 teorie principali secondo gli studi fatti sugli animali:
Il condizionamento classico - Pavlov (1927)
Pavlov studiava l’attività di digestione dei cani e si rese conto di alcune manifestazioni inattese. Sostanzialmente il condizionamento classico funziona così: uno stimolo incondizionato (come vedersi offrire da mangiare) può provocare una risposta incondizionata (la salivazione) se ad uno stimolo incondizionato è unito uno stimolo neutro (il suono del campanello) si sviluppa una risposta incondizionata, dopo reiterati episodi di stimolo condizionato (il suono del campanello) determinerà una risposta condizionata (la salivazione) Il rinforzo positivo generalmente ha necessità di un maggior numero di somministrazioni rispetto al rinforzo negativo, se il rinforzo (cibo) viene a mancare, la risposta condizionata (salivazione) tende ad estinguersi, quando si riprende a somministrare il rinforzo, torna a manifestarsi il riflesso condizionato, quando il riflesso condizionato si è consolidato, può a sua volta essere il rinforzo per un ulteriore apprendimento condizionato.
Il condizionamento operante - Skinner (1938)
Lo psicologo Skinner fu colui che elaborò il concetto del condizionamento operante.
Secondo il condizionamento operante, concetto fondamentale del comportamentismo, i nostri comportamenti sono influenzati dalle conseguenze che questi causano e anche dall’ambiente. Skinner condivise il punto di vista di Thorndike secondo cui tutti i comportamenti sono influenzati da conseguenze comportamentali sperimentate in precedenza. Nel 1930 Skinner descrisse i suoi esperimenti con lo Skinnerbox (una variante di una gabbia a lui intitolata) in cui furono condotti esperimenti con ratti e piccioni.
Sostanzialmente il condizionamento operante funziona così: un’azione (topo che preme il pulsante) ha una conseguenza (fornitura di cibo) ciò aumentare la probabilità di quel comportamento e incoraggiamento a ripetere l’azione, il condizionamento operante consiste nella messa in atto di un comportamento, che a seguito del rinforzo si ripropone con maggiore frequenza, un concetto fondamentale di questa teoria è quello di rinforzo ovvero “ogni evento che aumenta la probabilità che una risposta venga emessa”, i rinforzi possono essere a loro volta:
- Rinforzi positivi: è quando si aggiunge qualcosa nell’ambiente che fa aumentare la frequenza del comportamento voluto;
- Rinforzi negativi: è quando si toglie qualcosa nell’ambiente che aumentare la frequenza del comportamento voluto;
- Punizioni: qualcosa che induce l’estinzione del comportamento.
I limiti del comportamentismo sono:
- Considera gli individui sostanzialmente uguali agli animali;
- Concepisce l’individuo come eccessivamente passivo quindi un uomo come la macchina che risponde agli stimoli; non riconosce la consapevolezza dell’individuo rispetto alle sue risposte comportamentali;
- Studia unità di comportamento troppo piccole.
Il neo-comportamentismo e lo sviluppo successivo del comportamentismo classico
Tolman poi più noto il neocomportamentista nonché precursore del cognitivismo, noto per i suoi studi sull’apprendimento nei topi in scatole sperimentali apposite (labirinti d’apprendimento). funzionavano così, un topo mentre ispeziona un labirinto realizza una mappa cognitiva dell’area di cui si avvale per raggiungere un obiettivo, gli umani ragionano in modo affine agli umani si creano una mappa mentale nel loro ambiente che è come un labirinto.
Il cognitivismo
Il termine “cognitivo” indica tutti quei processi che comportano trasformazioni, elaborazioni, mutamenti ed altri impieghi dell’input sensoriale. È una corrente della psicologia che studia il funzionamento dell’apprendimento come sistema complesso derivante dall’interazione tra ambiente, informazione, mente (modello O - S - O - R). L’operatività della mente è assimilata a quella di un computer che processa contiene informazioni (input) provenienti dall’esterno e che genera, a sua volta, informazioni (output) che si traducono in rappresentazioni delle conoscenze dotate di significato, tra loro organizzate, in reti proposizionali e cognitive.
Tra i principali rappresentanti del cognitivismo troviamo, Robert Zajonc, Hazel Markus che fanno riferimento al modello descritto con la formula O-S-O-R (organismo, stimolo, organismo, risposta) mentre i comportamentisti erano interessati a spiegare come lo stimolo contribuisce a rendere comprensibile la variabilità delle risposte individuali, i cognitivisti si concentrano sull’apporto attivo dell’organismo conoscente.
La prima fase del cognitivismo mette in luce i contributi di autori che sono considerati i padri della psicologia sociale, quali Kurt Lewin, Heider Asch e Jerome Bruner, autori influenzati dalla psicologia della Gestalt. Il concetto centrale della teoria di Kurt Lewin è quello di “campo psicologico” il campo si articola in due regioni principali:
- La persona;
- L’ambiente.
Il campo varia in funzione degli scopi e dei bisogni della persona.
Jerome Bruner sostiene che la percezione e l’attività cognitiva in genere sono condizionate da valori strutturali introdotti in antecedenza dalla corrente gestaltista e si contrappone al concetto di percezione come processo passivo di concreto rispecchiamento della realtà esterna nella mente della persona, questa nuova osservazione dei processi percettivi è nominata “new look”.
La seconda fase dell’orientamento cognitivo è introdotta dalla social cognition: ovvero lo studio dei processi mentali che guidano la raccolta e il trattamento delle informazioni che riguardano le persone e gli eventi sociali, vengono esaminati i processi di percezione sociale recuperando i contributi della Gestalt.
La nascita della Gestalt si ebbe con un famoso esperimento di Wertheimer sul movimento apparente: il fenomeno del phi, nell’esperimento, immagini luminose statiche, esposte in rapida successione, davano luogo alla percezione di un unico punto luminoso in movimento: si osserva pertanto una discordanza tra la realtà e quello che in effetti guardiamo.
Le leggi della percezione sono:
- Vicinanza: le parti di un insieme percettivo sono raccolte in un’unità conforme alla minima distanza;
- Somiglianza: le parti soglia ti sono percepire come un’unica figura;
- Chiusura: se si ha un basso numero di interruzioni si ottiene la percezione di un’unica figura;
- Destino comune (o curva buona): gli elementi che hanno un movimento solidale tra di loro, e differente da quello degli altri elementi, vengono uniti in forme;
- Buona forma (o pregnanza): gli stimoli percettivi sono organizzati nella forma più coerente possibile;
- Esperienza passata: elementi che per la nostra esperienza passata sono abitualmente associati tra di loro tendono ad essere uniti in forme;
- Figura/sfondo;
- Illusioni ottiche: per illusioni ottiche si intendono quei fenomeni visivi per cui qua
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