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Disturbi alimentari

La vita, materia ed energia

Gli organismi sono formati da materia, la materia è formata da particelle elementari che prendono il nome di atomi (sono neutri perché contengono stesso numero di protoni ed elettroni) che, raggruppandosi tra loro, danno vita alle molecole. Le molecole possono essere formate da due atomi uguali, in questo caso si parla di elementi. Due atomi però possono unirsi per formare anche molecole più complesse che prendono il nome di composti.

Gli atomi sono composti da 3 tipi di particelle:

  • Protoni carica elettrica positiva
  • Neutroni carica elettrica neutra
  • Elettroni carica elettrica negativa

NB: I neutroni e i protoni formano il nucleo, attorno al quale gli elettroni girano. Un atomo che perde un elettrone, quindi si converte in ione positivo prende il nome di catione, mentre se acquista un elettrone si converte in ione negativo e prende il nome di anione.

Nelle molecole gli atomi si legano tra loro attraverso dei legami chimici che possono rompersi solo se l’energia di legame è più forte di quest’ultimo.

Le reazioni biochimiche

Gli atomi si legano e si ridistribuiscono in modo diverso da quello originario formando nuove sostanze, questo processo viene denominato come reazione chimica. Le sostanze da cui partiamo sono chiamate reagenti mentre quelle che otteniamo con la nuova reazione sono chiamate prodotti.

Negli organismi avvengono semplicemente 4 tipi di reazioni chimiche:

  • Idrolisi: dal greco sciogliere, reazioni chimiche che vengono “sciolte” in due o più parti grazie all’intervento di una molecola d’acqua.
  • Condensazione: unione di una o più molecole, scartando una molecola d’acqua.
  • Ossidazione: combinazione dell’ossigeno con un elemento o un composto.
  • Ossidoriduzione (redox): reazione nella quale vengono trasferiti elettroni da una specie all’altra.

Il metabolismo, invece, è l’insieme delle reazioni chimiche che avvengono in un organismo. Le reazioni chimiche comportano trasformazioni energetiche:

  • Esoergonica: se si libera energia.
  • Endoergonica: se viene assorbita energia.

La velocità della reazione può essere aumentata attraverso una sostanza denominata catalizzatore. I catalizzatori biologici sono chiamati enzimi: cioè molecole di natura proteica che rendono possibili i processi biologici e quindi permettono la vita.

Il catabolismo

Con il termine catabolismo, intendiamo l’insieme dei processi metabolici che hanno come prodotti sostanze strutturalmente più semplici e povere di energia, mentre quella in eccesso viene liberata sotto forma di energia chimica ed energia termica. Il suo opposto è l’anabolismo.

L’ATP (adenosintrifosfato) è fondamentale perché è necessario per ogni manifestazione di vita.

Nel catabolismo si distinguono 3 stadi:

  • Il primo stadio è rappresentato dalla demolizione dei carboidrati, proteine e lipidi. Questo stadio è idrolitico e non libera energia che può essere riutilizzabile dalle altre cellule.
  • Nel secondo stadio si ha la demolizione dei macronutrienti in intermedi, cioè formati da pochi atomi di carbonio. A questo stadio è associata la liberazione di una piccola parte dell’energia racchiusa nei legami delle biomolecole.
  • Nel terzo stadio gli intermedi sono racchiusi in un unico processo ciclico ovvero il Ciclo di Krebs (detto anche ciclo dell’acido citrico): attraverso il quale si estrae tutta l’energia possibile dai legami chimici tramite delle reazioni ossidoriduttive. In quest’ultimo stadio vengono liberate e conservate la maggior quantità di energia chimica presente nelle molecole da metabolizzare.

Si parla inoltre di catabolismo dei carboidrati perché:

  • I carboidrati sono le uniche fonti che riescono a dare energia anche senza la presenza di ossigeno.
  • Il catabolismo dei carboidrati è fondamentale perché deve fornire una certa porzione di carboidrati per consentire il catabolismo lipidico.

Cenni di fisiologia del comportamento alimentare e psiconeuroendocrinologia

La ricerca e l’ingestione di cibo (carburante: materia che bruciando o ossidando produce energia) costituiscono i comportamenti più importanti dell’intero regno animale.

L’alimentazione umana rientra nei comportamenti di primaria importanza per la vita sociale poiché grazie a questo si riesce a trovare un giusto equilibrio nell’organismo. Queste azioni sono in parte automatiche, soprattutto negli uomini.

I processi e i segnali fisiologici che innescano l’assunzione di cibo sono qualitativamente differenti rispetto a quelli che la fanno cessare, infatti fame e sazietà sono controllate da due sistemi distinti. Al cervello non arrivano quindi messaggi diretti per cui un dato cibo possa ritenersi adeguato. Alcuni studi hanno infatti dimostrato che alcuni animali da laboratorio ingerivano cibo per mancanza di zuccheri e di grassi.

Nell’uomo così come nell’animale la facilità di ottenere dei cibi graditi è collegata a delle sensazioni piacevoli, al contrario l’ansia e la rabbia sono caratteristiche del digiuno.

Tensione ed ansia

L’ansia è una tra le più importanti reazioni fisiologiche, è fondamentale per riuscire a mantenere uno stato di allerta adeguato alla situazione, contribuendo quindi a migliorare le prestazioni. L’ansia è un’esperienza universale e precede quasi sempre dei compiti impegnativi ed accompagna tutte le attività che sono contraddistinte dalla prestazione coincidendo con il desiderio di far meglio, di primeggiare.

Secondo Ippocrate, il malessere ansioso era accomunato a quello depressivo dando origine alla Melanconia. Questo inquadramento del disturbo ansioso è rimasto invariato nel tempo, almeno fino all’800, quando, l’ansia e l’angoscia cominciarono ad essere studiate in maniera più approfondita in psicologia clinica e in psicopatologia.

Ansia, tensione e disturbi dell'alimentazione

Questa categoria di disturbi comprende due principali quadri sindromici:

  • Anoressia nervosa: rifiuto di mantenere il proprio peso corporeo entro tutti i livelli minimi previsti (età, sesso, altezza).
  • Bulimia nervosa: caratterizzata da ricorrenti “abbuffate” seguite da vomito autoindotto, uso di lassativi o diuretici, digiuni o attività fisica in maniera eccessiva per tenere sotto controllo il peso.

Un elemento che accomuna i due disturbi è che in entrambi i casi vi è un’alterata percezione del peso e di un’immagine di sé.

L'anoressia

L’anoressia (dal greco senza appetito) è definita come uno stato morboso caratterizzato dalla sensibile diminuzione o dalla totale scomparsa di appetito. Questa patologia potrebbe essere anche dovuta a dei problemi al tubo digerente che impedisce l’alimentazione ma nella stragrande maggioranza dei casi il problema è da ricercarsi a livello psicologico, il soggetto affetto si impone delle diete drastiche e restrizioni prolungate.

La terapia dipende da tanti fattori, dalla sua durata, dalle cause che quest’anoressia gli provoca al soggetto in questione e dalla sua gravità. In ogni caso comunque l’anoressia rimane un grave disturbo psicopatologico incentrato sul rifiuto di alimentarsi che provoca una proficua perdita di peso in poco tempo, portando nei casi limite ad una cachessia (atrofia muscolare, eccessiva stanchezza).

Il disturbo sorge solitamente nelle donne nel periodo dell’adolescenza, poiché si subiscono dei casi di anaffettività, rifiuto della sessualità oppure si hanno dei tratti ossessivi e di narcisismo, o depressione. Tra le cause possibili rientrano anche i disturbi della personalità dovuto a profondi conflitti nati in ambito familiare, intrapersonale o sociale.

Il sintomo principale è il dimagrimento, a cui si può associare uno stato depressivo ma anche la ricerca continua di attenzioni. Un’altra caratteristica dell’anoressia, anche se piuttosto discussa, potrebbe essere l’amenorrea (assenza del ciclo mestruale).

Guarigione:

  • Nei casi conclamati si può guarire dall’anoressia se presa in tempo grazie ai lunghi processi psicoterapeutici integrati da cure farmacologiche personalizzate.
  • Nei casi di estrema denutrizione, è indispensabile ricorrere al ricovero ospedaliero con alimentazioni artificiali ed iniziare tempestivamente delle terapie mediche per evitare conseguenze gravi come l’ascite (eccesso di liquido nell’addome dovuto ad una infiammazione).

Bulimia

La bulimia (dal greco fame da bue) è definita come un anormale aumento della sensazione di fame, che porta la persona ad una vorace ed incontrollabile acquisizione di cibo nel giro di poco tempo seguita da sentimenti di colpa, confusione e depressione. Anche qui abbiamo un’ossessiva ricerca di magrezza che il soggetto tenta di raggiungere facendo utilizzo di lassativi, diuretici o restringendo in modo particolare la propria alimentazione.

Anoressia nervosa: la storia clinica

I disturbi psicopatologici sono sempre stati associati a stereotipi negativi, non a caso i malati mentali sono stati classificati per un periodo di tempo come in

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara.2700 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Pruneti Carlo.
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