Motivazione ed emozioni
CAPITOLO 10
Introduzione
Oltre che dalle motivazioni, l’agire umano è largamente influenzato anche dalle emozioni. Le azioni umane sono determinate da molteplici necessità, che vanno dai bisogni fisiologici fondamentali come la fame e la sete a quelli psicologici come il bisogno di realizzazione personale.
10.1 Che cos’è la motivazione
Nella vita quotidiana non ci comportiamo in maniera casuale. Le nostre azioni sono spiegate (motivate) da una serie di cause e sono orientate alla realizzazione di specifici obiettivi, nonché alla soddisfazione di determinati bisogni (desideri, esigenze ecc.).
La parola motivazione deriva dal termine latino movere, che significa “muovere”. In effetti, la motivazione è una spinta a compiere una certa attività ed è definibile come un processo in cui l’organismo è attivato al fine di realizzare un dato scopo in relazione ai vincoli e alle opportunità ambientali. Le teorie della motivazione spiegano sia i modelli generali di “movimento” di ogni specie animale, inclusa quella umana, sia le preferenze personali e le prestazioni dei singoli membri di ciascuna specie.
La psicologia usa il concetto di motivazione per spiegare e prevedere il comportamento delle persone in diversi contesti. Innanzi tutto, la motivazione ha la funzione di legare la biologia al comportamento. In quanto organismo biologico, ciascuno di noi è dotato di complessi meccanismi interni che regolano il funzionamento corporeo e assicurano la sopravvivenza, infatti gli stati interni di deprivazione innescano risposte corporee che motivano ad agire per ristabilire l’equilibrio corporeo.
Inoltre, gli psicologi fanno ricorso al concetto di motivazione per spiegare la variabilità comportamentale. La psicologia ricorre a spiegazioni motivazionali quando le variazioni nel comportamento delle persone in una situazione stabile non possono essere ricondotte ad abilità, competenze, esperienze ecc. Se avevate intenzione di svegliarvi presto per studiare, mentre l’amico con cui dovevate preparare l’esame rimane a letto perché ha sonno, sarebbe corretto dire che stamattina voi e il vostro amico avevate motivazioni diverse.
La motivazione è utile anche per inferire stati interni da comportamenti esterni. Spesso tendiamo a individuare una causa interna per spiegare il comportamento manifestato da noi stessi e dagli altri. Gli aspetti motivazionali entrano in gioco anche nel processo di attribuzione di responsabilità alle azioni. Il concetto di responsabilità personale è fondamentale, per esempio, nella giustizia, nella religione, negli ambienti lavorativi in cui è vigente il rispetto di un’etica professionale. La responsabilità personale presuppone una motivazione interna e la capacità di controllare le proprie azioni. Le persone sono giudicate come meno responsabili delle loro azioni quando non hanno intenzione di arrecare conseguenze negative, se il loro comportamento è stato determinato in larga misura da cause esterne, se le azioni sono state condotte sotto effetto di droghe, alcol, di un intenso stato emotivo e simili. Pertanto una teoria della motivazione deve essere in grado di differenziare tra varie cause potenziali del comportamento.
Infine, la motivazione è determinante per spiegare la perseveranza nei confronti delle avversità. Perché ci ostiniamo a mettere in atto determinati comportamenti quando potrebbe essere più facile desistere? Un’elevata motivazione può portare ad arrivare in orario sul luogo di lavoro o in aula anche quando si è esausti.
Motivazione primaria e secondaria
- Le motivazioni primarie si basano su bisogni di tipo fisiologico che devono essere soddisfatti per sopravvivere (fame, sete, etc).
- Motivazioni secondarie → bisogni di tipo psicologico cognitivo. Le motivazioni secondarie riflettono dei bisogni che sono legati alla dimensione cognitiva e si dividono a loro volta in:
- Motivazioni alla ricerca di stimolazione → esprimono il bisogno umano di stimolazione e di informazione (attività, curiosità, esplorazione, contatto fisico).
- Motivazioni apprese → collegate al bisogno di potere, ruoli sociali, affiliazione, approvazione, realizzazione, ideologie, valori etici e religiosi, modelli sociali.
- Motivazioni sociali → successo, affermazione, competizione, denaro, status sociale, approvazione, voti, potere, affiliazione (modelli appresi).
Motivazione estrinseca e intrinseca
Le motivazioni si distinguono in motivazioni intrinseche e motivazioni estrinseche: aspettative relative alle fonti di motivazione interna ed esterna.
- La motivazione interna o intrinseca è il desiderio di agire per sé stessi ed essere efficaci, si cerca di agire per degli obiettivi personali. Stimola il desiderio al successo.
- La motivazione esterna o estrinseca spinge i nostri comportamenti dall'esterno, è guidata dalla ricerca di premi e riconoscimenti dall'esterno o dall'evitamento di una punizione. Porta alla riduzione del piacere nello svolgimento dell’attività e a prestazioni peggiori.
Spesso le motivazioni intrinseche ed estrinseche possono esistere e guidare il nostro comportamento contemporaneamente anche se nell’individuo esiste un orientamento motivazionale dominante che rimane stabile tutta la vita. Una stessa attività può essere caratterizzata dai due tipi di motivazione in momenti diversi, per esempio, l'inizio (MI interesse) e la fine (ME scadenze), ma anche l’inizio–(obbligo ME), fine (passione MI).
Concatenazione di motivazioni → I ricercatori hanno fornito molti esempi di situazioni in cui altri fattori motivazionali prevalgono sulla riduzione delle pulsioni.
Il processo della motivazione
Processo interno che prende avvio da un bisogno (stato di carenza interna dell’individuo che può stimolare un comportamento). Le pulsioni sono stati interni (di disagio) che insorgono in risposta a bisogni fisiologici (bisogno di cibo vs. fame). La mancanza di cibo crea ad esempio una pulsione, che insorge in conseguenza a bisogni fisiologici e l'attivazione di questa pulsione avviene solamente quando i bisogni superano un certo valore soglia.
Il modello è circolare:
- Deprivazione o mancanza.
- Segnale di bisogno che supera la soglia.
- Si attiva il comportamento.
- Il bisogno viene soddisfatto grazie al comportamento motivato.
- Il segnale di bisogno scende sotto la soglia.
- La motivazione viene inibita.
Questo processo generale del mantenimento di un determinato equilibrio dell’organismo tramite un controllo a retroazione viene detto omeostasi: la condotta finalizzata dipende dall’innesco di un meccanismo fisiologico che scatta quando i bisogni superano un certo valore di soglia. Le deviazioni da un valore ottimale innescano un’azione in grado di riportare il sistema alle sue condizioni ottimali.
10.1.1 Le componenti della motivazione
Pulsioni o incentivi
Alcune forme di motivazione sembrano essere molto semplici: se avete fame, mangiate; se avete sete, bevete. La teoria secondo la quale la maggior parte del comportamento è determinato da fattori interni è stata sviluppata da Clark Hull. Secondo la sua prospettiva (1943, 1952), le pulsioni sono stati interni che insorgono in risposta a bisogni fisiologici. Gli organismi cercano di mantenere uno stato di equilibrio o di omeostasi. Il bisogno a livello biologico attiva, a livello psicologico, una pulsione che innesca un comportamento finalizzato a ripristinare l’omeostasi. Ma il comportamento non è motivato esclusivamente da pulsioni, ma anche da incentivi, ovvero stimoli esterni o premi non legati a bisogni fisiologici. Il comportamento è l’esito di una combinazione di fonti di motivazione interne ed esterne.
Istinto o apprendimento
Alla base del comportamento, in parte, troviamo gli istinti → tendenze programmate essenziali per la sopravvivenza, che forniscono repertori di comportamento congeniti. Gli istinti forniscono repertori di comportamento che sono parte dell’eredità genetica di ciascun animale. Ad esempio le api sono in grado di comunicare tra loro per scambiarsi informazioni relative al cibo, le formiche guerriere mettono in atto complesse azioni di caccia altamente sincronizzate, gli uccelli costruiscono i nidi e i ragni sono in grado di tessere tele elaborate, uguali a quelle dei loro genitori e antenati.
Le prime teorie sul comportamento avevano sopravvalutato l’importanza degli istinti. William James, nel 1980 dichiarò che gli uomini si basano sul comportamento istintuale anche più degli altri animali. Sostenne, per esempio, che gli uomini hanno una serie di istinti sociali legati a simpatia, modestia, socievolezza e amore. Dal 1920 gli psicologi hanno individuato ben 10 000 istinti umani (Bernard, 1924). Allo stesso tempo, il concetto di istinto in quanto spiegazione universale del comportamento umano iniziò a essere oggetto di profonde critiche. Gli antropologi cross culturali, come Ruth Benedict (1959) e Margaret Mead (1939), riscontrarono significative variazioni comportamentali tra le culture.
All’interno della comunità scientifica degli psicologi, i comportamentisti contestarono il ragionamento circolare che spesso porta ad affermare l’esistenza degli istinti umani: la gente è simpatica e socievole perché è animata da un istinto di socievolezza, pertanto i comportamenti prosociali confermano l’esistenza dell’istinto. I comportamentisti hanno fornito evidenze empiriche secondo cui le emozioni e i comportamenti più importanti sono appresi piuttosto che innati.
Le aspettative
Siamo spesso motivati dalle aspettative nei confronti degli eventi futuri. Julian Rotter, nella sua teoria dell’apprendimento sociale, sostiene che la probabilità di attivare un determinato comportamento sia determinata dall’aspettativa di realizzare un obiettivo e dal valore personale dell’obiettivo. La discrepanza tra aspettative e realtà può portare il soggetto a mettere in atto comportamenti correttivi.
Esempio: Se scoprite che i vostri comportamenti non sono coerenti con i modelli o i valori del gruppo a cui appartenete, potreste essere motivati a cambiarli per raggiungere un migliore livello di adattamento nel gruppo. Potreste, per esempio, essere motivati a cambiare il vostro modo di vestire o i vostri gusti musicali per ridurre la discrepanza tra aspettative e realtà.
Fritz Heider ha affermato che il risultato del comportamento può essere attribuito a fattori disposizionali, dunque interni (non ho studiato abbastanza) o a fattori situazionali, dunque esterni (un voto ingiusto), queste attribuzioni influenzano il comportamento. La motivazione intrinseca è il desiderio di agire in una certa maniera per sé stessi, la motivazione estrinseca è guidata dalla ricerca di premi e riconoscimenti o dall’evitamento della punizione.
10.1.2 Una gerarchia di bisogni
Lo psicologo umanista Abraham Maslow (1970) ha formulato la teoria secondo cui le motivazioni sono organizzate in modo gerarchico, da quelle più semplici ed elementari (primarie) a quelle più complesse e sofisticate (secondarie). In particolare, egli ha proposto una gerarchia di bisogni, secondo cui i bisogni relativi a ogni livello gerarchico devono essere soddisfatti prima che sia raggiunto il livello successivo. Al livello più basso di questa gerarchia figurano i bisogni fisiologici, come la fame e la sete. Essi devono essere soddisfatti prima che inizi a operare qualsiasi altro bisogno. Quando i bisogni fisiologici sono fortemente pressanti, gli altri vengono posti in secondo piano ed è improbabile che riescano a influenzare il comportamento. Quando i primi sono soddisfatti in maniera adeguata, entrano in gioco i bisogni di sicurezza e di protezione. I bisogni di appartenenza (livello successivo) fanno riferimento alla necessità di appartenere, di affiliarsi a un gruppo, di amare e di essere amati. Una volta soddisfatti questi bisogni, raggiungete il livello successivo relativo ai bisogni di stima legati al grado di piacevolezza, competenza ed efficacia personale e a ciò che è necessario fare per guadagnare la stima da parte degli altri. Al livello superiore della gerarchia si trovano le persone che si sono mosse al di là dei bisogni di base in ricerca di un pieno sviluppo del proprio potenziale e di una completa autorealizzazione. Una persona autorealizzata è caratterizzata, tra gli altri attributi positivi, da consapevolezza, accettazione, responsività sociale, creatività, spontaneità e apertura nei confronti delle novità e delle sfide. Al centro della teoria di Maslow sta il bisogno di ogni individuo di sviluppare il più possibile il proprio potenziale. Tuttavia, le esperienze che facciamo nella vita quotidiana non rispecchiano sempre questa gerarchia.
10.2 La motivazione al successo
Nella motivazione al successo la spinta a compiere una determinata azione è legata al raggiungimento di un risultato qualificabile come successo.
10.2.1 Il bisogno di autorealizzazione
Già nel 1938 Henry Murray aveva ipotizzato che il bisogno di autorealizzazione variasse di intensità a seconda dei soggetti, e che fosse in grado di influenzare la propensione al successo e all’autovalutazione delle proprie prestazioni. McClelland e i suoi collaboratori (1953) hanno proposto una modalità di misurazione dell’intensità di questo bisogno e in seguito hanno osservato la relazione tra la forza della motivazione
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