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Psicologia dell’invecchiamento e della longevità

La psicologia dell’invecchiamento

L’invecchiamento. L’aumento della speranza di vita e l’esigenza di comprendere i cambiamenti correlati all’età sono fattori che hanno determinato un aumento degli studi e delle ricerche sull’invecchiamento.

Una prima distinzione riguardante i settori di indagine che studiano il fenomeno dell’invecchiamento riguarda da una parte discipline che studiano l’invecchiamento patologico e dall’altra quelle che si focalizzano sull’invecchiamento normale.

Ad esempio, la geriatria è una branca della medicina specializzata nella diagnosi e nel trattamento dei problemi fisici e psicosociali della persona anziana, che ha come oggetto di studio gli aspetti legati alle patologie che caratterizzano l’invecchiamento.

La gerontologia, invece, è una branca della psicologia che studia i processi di invecchiamento non patologico. In particolare, i meccanismi biologici alla base dell’invecchiamento e le caratteristiche cognitivo-comportamentali dell’anziano.

Infine, lo studio della stabilità o dei cambiamenti psicologici della persona che invecchia caratterizza la psicologia dell’invecchiamento.

È possibile individuare tre modelli che hanno guidato le attività di ricerca all’interno di questa disciplina.

Inizialmente, il principale oggetto di studio è stata la persona anziana e, in generale, la vecchiaia; con la psicologia della vecchiaia si descrivono, quindi, le caratteristiche e le problematiche di natura biologica, sociale e psicologica di questo stadio della vita.

Successivamente, l’interesse si è spostato verso l’analisi delle differenze tra gruppi diversi dipendenti dall’età che caratterizza la psicologia delle differenze di età. L’obiettivo principale è quello di individuare le cause e le conseguenze dei meccanismi e dei processi alla base delle differenze legate all’età.

Infine, la psicologia dell’invecchiamento studia i cambiamenti comportamentali che avvengono con l’avanzare dell’età, in una prospettiva di “arco di vita”.

Ma quali ragioni hanno spinto la comunità scientifica ad approfondire lo studio dell’invecchiamento negli ultimi decenni?

Molti anni fa pochi individui raggiungevano età avanzate, inoltre, all’interno della psicologia dello sviluppo, si pensava che le funzioni fisiologiche e cognitive seguissero una traiettoria di sviluppo, ossia che ogni abilità raggiungesse un punto di massima maturità nell’età adulta per poi declinare.

A partire dai primi anni del Novecento, invece, ci fu un miglioramento delle condizioni di vita e un minore tasso di mortalità, con un conseguente aumento esponenziale della speranza di vita.

Allo stesso tempo, la visione dell’invecchiamento come inesorabile declino fisico e cognitivo è stata messa in discussione. Queste sono le principali ragioni che hanno favorito l’interesse verso lo studio di quest’ultima fase della vita.

A livello clinico, nel 2013, l’American Psychological Association ha pubblicato le Linee guida per la pratica psicologica con l’anziano, con l’intento di raccogliere le evidenze pubblicate finora circa i cambiamenti biologici, comportamentali, sociali e ambientali che caratterizzano l’invecchiamento, e fornire ai professionisti raccomandazioni circa atteggiamenti, competenze e conoscenze necessarie per affrontare le diverse problematiche cliniche della presa in carico dell’anziano.

Nasce, quindi, una nuova figura di psicologo ossia il geropsicologo. Esse sono:

  • Competenze e atteggiamento nel lavoro con l’anziano.
  • Conoscenze generali sullo sviluppo dell’adulto, sull’invecchiamento e sugli anziani.
  • Problematiche cliniche.
  • Valutazione.
  • Intervento, counseling e altri servizi.
  • Formazione continua.

Per quanto riguarda l’opinione pubblica, risulta essere particolarmente importante sensibilizzare le persone su tale tema delicato. Le conoscenze sull’invecchiamento possono aiutare ognuno di noi a scegliere stili di vita e soluzioni che promuovono un invecchiamento di qualità.

Cosa vuol dire invecchiare

L’invecchiare deve essere distinto dalla malattia. Invecchiare porta con sé cambiamenti universali e non reversibili, ma non è necessariamente invalidante. L’invecchiare assume, difatti, significati diversi.

A livello biologico l’invecchiamento è un processo non volontario che opera in modo cumulativo con il passare del tempo comportando modificazioni cellulari.

L’età biologica è un indicatore dinamico dello stato di salute e di funzionamento dell’organismo. Viene definita attraverso il numero di anni che una persona si aspetta di vivere, in relazione alla funzionalità dei suoi organi vitali.

Un indicatore importante che viene utilizzato per definire l’età biologica della persona è l’aspetto fisico, ovvero come la persona appare esteriormente rispetto ai coetanei.

L’età psicologica può definirsi come l’età soggettiva che ognuno sente di avere e si riferisce a quanto bene una persona riesce a utilizzare le proprie abilità cognitive, personali o sociali per sperimentare nuove attività e vivere nuove esperienze e adattarsi.

A seconda, quindi, del suo livello di funzionamento e flessibilità una persona può essere considerata psicologicamente giovane o anziana indipendentemente dall’età cronologica.

A livello sociale, l’invecchiamento è legato invece alla posizione che l’individuo occupa all’interno della società cui appartiene e alle influenze e ai cambiamenti storici e culturali cui ognuno di noi è soggetto.

L’età sociale è determinata dalla posizione sociale raggiunta a una data età rispetto all’età media. L’età sociale si riferisce, quindi, a come dovrebbero comportarsi o a che ruolo dovrebbero rivestire gli individui di una determinata età cronologica, secondo il punto di vista e le aspettative che la società ha verso quella determinata età.

Infine, l’età funzionale fa riferimento alle competenze che la persona mostra di avere mentre svolge specifici compiti. È bene sottolineare come anche le capacità funzionali possano variare all’interno della stessa persona in base al tipo di compito richiesto.

Nei decenni scorsi, età biologica ed età sociale erano sovrapponibili tra loro, mentre ora il miglioramento delle condizioni fisiche ha allungato l’età biologica ma non quella socialmente attiva.

Inoltre, oggi si assiste al fenomeno del nonno boom, ossia il fatto che da una percentuale ridotta di anziani si è passati e si passerà a una percentuale sempre più elevata.

Il ruolo dell’età cronologica

Non ci sono regole che stabiliscono quando una persona è considerata vecchia. Indipendentemente dal gruppo di età, difatti, ogni persona è caratterizzata da profonde differenze individuali.

Proprio per mettere in risalto la variabilità che caratterizza l’età adulta sono proposte categorie basandosi sull’età cronologica: giovani anziani (64-74 anni), anziani (75-85 anni), grandi vecchi (85-99 anni) e centenari. All’interno di quest’ultima sono state proposte ulteriori sotto-categorie di età.

Tenere in considerazione le differenze interindividuali aiuta, quindi, a comprendere meglio i cambiamenti che avvengono con l’età.

Temi, problemi e prospettive della psicologia dell’invecchiamento e della longevità

Le tracce dell’invecchiamento

L’invecchiamento può essere definito come processo o insieme di processi che hanno luogo in un organismo vivente e che ne diminuiscono la probabilità di sopravvivenza. L’invecchiare si caratterizza, quindi, per una serie di cambiamenti fisici, sensoriali, cognitivi ed emotivi.

I cambiamenti fisici che avvengono con l’invecchiamento possono essere:

Cambiamenti fisici esterni

  • Pelle e viso: comparsa di rughe verso i 30 anni e ulteriori segni del tempo che passa tra i 30 e i 50 anni. Dopo i 50 anni si ha un aumento importante delle rughe e la pelle è meno elastica. Verso i 70 anni la pelle diventa ruvida, assume un colore non uniforme con la presenza di macchie. Vi sono anche cambiamenti nella forma del viso, in particolare, l’accumulo di cartilagine causa un allungamento e allargamento del naso, con un ingrandimento dei lobi delle orecchie e un aumento della loro dimensione. La circonferenza della testa aumenta in quanto lo scalpo diventa più spesso.
  • Capelli: comparsa di capelli bianchi a partire dai 40 anni. A partire dai 65 anni i capelli diventano sempre più fini e crescono più lentamente e sono più frequenti le calvizie. Aumenta la pelosità in alcune parti del corpo, quali naso, orecchie, schiena e sopracciglia.
  • Altezza: dai 30 ai 50 anni vi è una diminuzione di circa 1 cm. Tra i 50 e i 70 anni la diminuzione è di 2 cm, a causa della gravità che provoca un indebolimento dei muscoli, un deterioramento e una compressione delle ossa della spina dorsale.
  • Peso: aumento del peso e diminuzione della capacità di trasformare il cibo in energia. Dopo i 20 anni il numero di calorie necessarie per mantenere il nostro peso declina del 10% ogni 10 anni. Dopo la mezza età, si inizia a perdere gradualmente peso a causa di deterioramento di tessuti e muscoli.
  • Voce: le corde vocali diventano molto più acute, si irrigidiscono e vibrano a una maggiore frequenza. La voce può anche cominciare a tremolare a causa del minor controllo sulle corde vocali.

Cambiamenti fisici interni

  • Muscoli e ossa: i muscoli raggiungono la loro massima forza dai 20 ai 30 anni per poi subire un declino soprattutto dopo i 60 anni. Dopo i 60 anni c’è una riduzione della resistenza muscolare, dimensione, massa e peso a causa della diminuzione del numero e della dimensione delle fibre muscolari. Il declino della massa muscolare provoca una perdita di forza e contribuisce alla perdita di densità ossea e del tessuto osseo.
  • Propriocezione: vi è un declino della propriocezione, cioè la consapevolezza della posizione del proprio corpo e dei propri arti nello spazio. Essa dipende sia dal funzionamento degli organi di senso sia dei processi percettivi superiori. A livello neuromotorio, vi è una diminuzione dei tempi di reazione e della coordinazione; vi è un maggiore rischio di perdita di equilibrio e di caduta. Il rischio di cadere è maggiore con l’avanzare dell’età.
  • Sistema cardiovascolare: il muscolo del cuore si deteriora e diminuisce l’efficienza con cui il sangue viene trasportato al resto del corpo. Le arterie diventano meno flessibili e più strette. Il battito cardiaco subisce un declino e il tempo per ritornare a ritmi di base è più lungo.
  • Sistema polmonare: l’efficienza del sistema polmonare diminuisce.
  • Digestione: i muscoli digestivi funzionano più lentamente e si riduce la produzione di acidi. A parte questo, non vi sono problemi legati all’età nel digerire grassi, proteine o carboidrati.
  • Temperatura: cambia l’abilità di adattarsi a temperature fredde mantenendo il corpo caldo e a temperature calde mantenendo il corpo più fresco.

Per adattarsi e interagire con l’ambiente dobbiamo essere in grado di codificare ed elaborare quello che succede intorno a noi. L’interesse per i processi sensoriali, difatti, è dovuto alla stretta relazione tra questi e il funzionamento cognitivo.

Cambiamenti sensoriali

A livello sensoriale vi sono una serie di cambiamenti dipendenti dall’età e, secondo l’ipotesi della causa comune, il legame tra processi sensoriali e cognizione diventa più importante nell’età adulta avanzata.

Numerosi studi hanno mostrato come un buon livello di autonomia nelle attività di vita quotidiana sia associato al mantenimento di buone capacità sensoriali soprattutto di vista e udito.

Vista: cambiamenti a carico del sistema visivo possono rendere più difficoltoso lo svolgimento di attività quotidiane, influenzando di conseguenza il livello di autonomia dell’anziano. Alcuni di questi cambiamenti dipendono da mutamenti anatomici che avvengono all’interno dell’occhio:

  • Cornea: con l’avanzare dell’età diminuisce la sensibilità alla stimolazione meccanica e vi possono essere, inoltre, modificazioni nella trasparenza e nella curvatura della cornea.
  • Umor acqueo: con l’età è possibile che i canali che contengono l’umor acqueo siano parzialmente ostruiti, determinando una maggior pressione sanguigna. Ciò può portare allo sviluppo di glaucoma (perdita della vista periferica fino a determinare la perdita anche di quella centrale, fino a raggiungere la totale cecità).
  • Pupilla: con l’età il diametro della pupilla tende a diminuire e questo fa sì che entri meno luce nell’occhio. Per questo l’anziano ha bisogno di una maggiore illuminazione negli ambienti in cui vive. La pupilla diviene, inoltre, meno abile ad aggiustare il proprio diametro in base alla quantità di luce esterna; quando la luce è scarsa, l’anziano ha maggior difficoltà di visione.
  • Lente: la flessibilità delle lenti diminuisce e aumenta il loro spessore. Ciò può determinare lo sviluppo di cataratta (riduzione dell’acuità visiva e maggiore sensibilità alla luce).
  • Retina: con l’età vi è una degenerazione fisiologica degli assoni delle cellule gangliari che compongono i nervi ottici, dovuta anche a modificazione della pressione sanguigna. Ciò può determinare degenerazione maculare (riduzione della capacità di visione centrale, con incapacità di percepire i dettagli degli oggetti, leggere e guidare) e retinopatia diabetica (alterazione della vista, riduzione del campo visivo, in relazione alla fluttuazione dei livelli di glicemia nel sangue).

Dai 50 anni in poi anche chi non aveva mai portato gli occhiali può iniziare ad averne bisogno per leggere. Gli stimoli visivi vengono elaborati in modo più lento e con minore qualità. Dopo i 60 anni aumentano la lacrimazione, la secchezza degli occhi e vi è una maggiore vulnerabilità a sviluppare patologie e condizioni mediche anche importanti.

Gli anziani solitamente impiegano più tempo per discriminare, riconoscere o identificare gli stimoli visivi e questo influisce sulle capacità di apprendimento, memoria e inibizione.

Alcuni studi hanno dimostrato come negli anziani diminuisca la capacità di elaborare le informazioni di contrasto spaziale non solo a causa di un minor utilizzo degli indizi di profondità e di una riduzione delle cellule gangliari, ma soprattutto per modificazioni a livello cerebrale del funzionamento della corteccia visiva primaria e secondaria.

Udito: la perdita dell’udito viene percepita dall’anziano come una delle principali cause della perdita di funzionalità e autonomia nella vita quotidiana. Alcuni cambiamenti dell’udito che insorgono con l’età possono essere ricondotti a problematiche anatomico-fisiologiche delle strutture che compongono l’orecchio, in particolare:

  • Orecchio esterno: modificazioni a livello del canale uditivo possono essere dovute all’accumulo di cerume, che attutisce l’intensità dei suoni. Il timpano diviene rigido e meno sensibile alle diverse intensità di suono.
  • Orecchio medio: la staffa, l’incudine e il martello possono negli anni calcificarsi e perdere mobilità, compromettendo la conduzione di frequenze di suono ad alta e bassa intensità.
  • Orecchio interno: vi è una degenerazione fisiologica delle cellule che compongono la membrana basilare, soprattutto nella regione basale dove vi sono le cellule responsabili della discriminazione di suoni ad alta frequenza. Ciò può determinare presbiacusia (difficoltà a percepire informazioni uditive complesse, difficoltà a comprendere un discorso, soprattutto se l’ambiente è rumoroso).

Altri cambiamenti, invece, dipendono da modificazioni delle strutture centrali che elaborano le informazioni uditive. La difficoltà maggiore è la comprensione del discorso che, in realtà, è deficitaria nell’anziano solo in condizioni particolari, come ad esempio quando la comunicazione avviene in un ambiente rumoroso.

L’anziano perde con l’età la capacità di discriminare suoni ad alta frequenza e, allo stesso modo, è meno sensibile a rumori forti e acuti. È possibile, ad oggi, ricorrere all’utilizzo di apparecchi acustici.

Tuttavia, pochissimi anziani ne fanno uso; da un lato ciò è dovuto all’ingente costo, ma soprattutto al fatto che ciò sottoporrebbe l’anziano allo stereotipo negativo del “vecchio sordo”. Questo stereotipo fa in modo che anche coloro che si occupano della persona anziana tendano ad alzare la voce e a utilizzare un linguaggio più semplice.

In realtà, è stato dimostrato che fare ciò non facilita affatto la comprensione del linguaggio per la persona anziana ma, al contrario, la rende più difficoltosa.

Gusto e olfatto: la diminuzione della funzione olfattiva è molto comune nella persona anziana. Tale disfunzione influenza in modo significativo il benessere fisico e la qualità di vita, nonché l’alimentazione.

Shiffman sostiene che l’olfatto possa servire come segnale adattivo di avvertimento di un eventuale pericolo e pertanto una sua perdita può diventare rischiosa. Per esempio, tra gli incidenti domestici più frequenti e più pericolosi vi è l’avvelenamento da gas, di cui l’anziano non avverte l’odore.

La perdita di sensibilità agli odori deriva da cambiamenti anatomo-fisiologici nel sistema olfattivo associat

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marti.Cesc di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'invecchiamento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Borella Erika.
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