Libro La paura del lupo cattivo
Capitolo 1: Ammalarsi da bambini
La malattia vista dai bambini
La paura di ammalarsi è una delle paure più forti nei bambini delle elementari, seguita dalla paura di morire o di subire una menomazione. I fattori che incidono sulle paure includono:
- Sesso: I maschi smettono prima delle femmine di temere una menomazione, mentre le femmine smettono prima di temere la malattia.
I bambini ritengono che la malattia, qualunque sia la sua gravità, comporti tristezza, stanchezza e delusione. Oltre a una sofferenza psichica, c'è anche una sofferenza fisica, costituendo un evento stressante. Il sentirsi diversi dal solito li spaventa e li fa temere anche per malattie banali.
- Età: Fino a una certa età, i bambini non hanno ben chiaro i concetti di salute e malattia; temono che il cambiamento sia stabile o che siano state le loro disubbidienze a scatenare la malattia. Fino agli 8 anni, tenderanno a spiegare la malattia come conseguenza delle loro trasgressioni alle leggi degli adulti. Penseranno di tenere lontana la malattia obbedendo alle regole e prendendo le medicine, dimostrando di essere un bambino bravo. Dagli 8 anni, il bambino tenderà a spiegare la malattia in funzione dei germi presenti nell'ambiente o nel corpo. Solo dopo i 12 anni saranno in grado di considerare più fattori come possibili concause del fatto morboso.
- Personalità: Bambini tranquilli non soffriranno per una malattia che li costringe a letto come quelli che sono iperattivi. Bambini cardiopatici sono in genere più ansiosi.
- Storia del bambino
- Stile educativo
- Clima familiare
I comportamenti del bambino malato seguono delle fasi:
- Il bambino sembra richiudersi in se stesso, diventa lamentoso, regredisce dimenticando tutto ciò che ha appreso fino a quel momento. Una modalità opposta è quella dell'opposizione, in cui il bambino rifiuta di essere curato o nega di essere malato.
La malattia vista dai genitori
La malattia del bambino si ripercuote sulla vita familiare, richiede una riorganizzazione dei tempi in funzione della cura, preoccupa ed angoscia. Spesso i genitori sono travolti dalle accuse dei parenti o degli amici. I genitori possono reagire di fronte alla malattia in modo eccessivamente permissivi, divenendo docili e comprensivi; altri sono terrorizzati e ansiosi e mettono in atto comportamenti di iperprotezione, alcuni sono terrorizzati che possano ammalarsi continuamente.
Bambini e genitori di fronte all'ospedalizzazione
La separazione dall'ambiente familiare implica una perdita di punti di riferimento rassicuranti e l'inserimento in una collettività di sconosciuti. Lo stato d'animo più comune nei bambini è la depressione insieme alla paura. Anche in questo caso si distingue tra età, caratteri, sesso, atteggiamento dei genitori e preparazione al ricovero.
Le reazioni dei genitori
Il bambino ha paura dell'ospedale e della malattia. Alcuni genitori tengono nascosto il tutto fino all'ultimo intervento. A volte il bambino viene lasciato solo con le sue paure, spesso tace e non chiede. Il silenzio del bambino è un tentativo di proteggere i genitori dalla sofferenza oppure rappresenta una forma di difesa dal timore di venire a sapere il motivo del suo male. A volte né i genitori né i medici permettono al bambino di porre domande, e a volte i genitori pensano che i bambini non capiscano.
La sala giochi
Giocare serve al bambino a ridurre l'ansia e la paura della malattia; il gioco è essenziale. Attraverso il gioco, il bambino impara a conoscere e a dominare la realtà, misurare le sue forze ed elaborare strategie per affrontare le situazioni. L'ospedale è uno dei luoghi in cui il bambino ha maggiore bisogno di giocare ed esternare le sue paure ed insicurezze. Molte pediatrie hanno una sala giochi. In sala giochi ci si rilassa un po' tutti; è in genere un ambiente colorato e allegro, un momento di aggregazione di stimolo. A volte può accadere che gli adulti intendano la sala giochi come il luogo separato dal reparto in cui distrarre il bambino dalla sua condizione.
Capitolo 2: Operatori sanitari e bambini in ospedale
Operatori sanitari e bambini malati
Non è facile per l'operatore mantenere un distacco dal paziente. Il timore è quello di commuoversi perdendo lucidità e freddezza. Il rischio per il medico è quello di diventare lui il malato più grave, rischio burnout in campo medico, farsi coinvolgere dalla tristezza. Un medico freddo può risultare antipatico ma magari essere l'ideale per il bene del bambino. Il genitore si aspetta dal medico un intervento preciso e non vuole la paura, così il medico ritiene di dover presentare una maschera di sicurezza e di imparzialità. Gli operatori cercano di non affezionarsi in modo da non soffrire al momento del congedo.
Le paure di fronte al bambino malato
Una prima paura deriva dal timore di non riuscire a essere in grado di guarire e aiutare il piccolo paziente; può sentirsi impotente e incapace. Nel tentativo di salvarsi, l'operatore può diventare freddo e mettere una barriera fra sé e l'utente, oppure diventare aggressivo nei confronti dei genitori. Una seconda paura può riguardare la manipolazione del bambino e il timore di fargli del male fisico o psichico. Vi sono tentativi di non parlare della malattia con il bambino o di evitare di parlare con lui del dolore.
Il bambino invisibile
Problemi:
- Un vincolo nel rapporto con i bambini è legato all'età; il rapporto con i medici varia e variano anche le modalità di rapporto con i bambini. Nel caso di bambini piccoli, il rapporto si instaura solo con i genitori.
- Tre fasi nel rapporto con il bambino:
- Fino a un anno, il rapporto è quasi nullo; lo si mette sul lettino e lo si visita.
- Da un anno a due anni, il rapporto con il bambino è molto difficile perché egli inizia a diventare cosciente di quello che è.
- Dai due ai tre anni, il bambino comincia a capire che non tutte le volte che si vede con il dottore deve fare punture.
- Il bambino è un soggetto che ha pari dignità dell'adulto; bisogna conquistare la sua fiducia. Per far accettare al piccolo paziente il trattamento terapeutico, bisogna mostrargli la nostra presenza e trovare un'alleanza con lui. Dagli 8 anni in su, pongono domande sulla malattia e capiscono ciò che viene loro fatto e non possono essere troppo manipolati o consolati facilmente. Il paziente ideale del pediatra è un bambino sorridente, facilmente consolabile, che non pone troppe domande.
- Un secondo problema è il tempo; per entrare in relazione con il bambino ci vuole tanto tempo.
- Un terzo problema riguarda l'affollamento delle corsie; se il medico ha tanti bambini è difficile essere disponibili con tutti.
Medici e pazienti pediatrici
Il rapporto medico-paziente non è mai un rapporto a due ma sempre un rapporto a più voci. Un elemento che incide nel rapporto fra medico e paziente è costituito dall'idea che la madre si fa del figlio come sano o malato e di come interpreta i segnali del bambino.
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Psicologia dell'infanzia e counseling psicologico-educativo