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Psicologia dell'educazione

La psicologia dell'educazione parla di motivazione intrinseca che utilizza un lessico e una terminologia chiara. La mente è intesa come la sommatoria di tutti gli strumenti cognitivi (pensiero, ragionamento, linguaggio ecc.) e di tutte le competenze che abbiamo acquisito con lo sviluppo ossia il risultato di un costrutto sociale (ad esempio il lessico e il vocabolario utilizzato dipende molto dal contesto in cui siamo cresciuti). I contesti scolastici ed educativi formano la mente in un certo modo, gli individui cresceranno con una mente che sarà il risultato della costruzione sociale dettata da quello specifico periodo storico. Come dice Vygotskij, tutto ciò che noi siamo è il prodotto di un contesto storico, sociale e culturale.

La psicologia dell'educazione include la psicologia dell'apprendimento e tutti gli strumenti che utilizziamo per imparare. Il tema centrale della psicologia dell'educazione è costituito dai processi e dalle dinamiche di apprendimento-insegnamento, si parla infatti anche di psicologia dell'istruzione. Il bambino è costruttore attivo della propria conoscenza ma ha anche bisogno di qualcuno che insegna: c'è sempre da un lato il discente che apprende da qualcuno con le sue strategie per apprendere (memorizzazione, libere associazioni ecc.) e dall'altra l'insegnante con le strategie didattiche (es. cooperative learning, tecnologie ecc).

L'insegnamento viene attivato per mezzo del sistema storico-culturale; bisogna infatti attenersi al programma deciso dal ministero. Si tratta di un insegnamento che si basa sul contesto storico-culturale quindi anche sulle tecnologie che si hanno a disposizione. Il ministero ogni anno rivede i programmi scolastici per adattarli al contesto.

L'apprendimento viene di solito definito come un cambiamento che si manifesta in un individuo per effetto dell'esperienza e può riguardare il comportamento o la conoscenza. L'apprendimento in ambito scolastico dovrebbe manifestarsi in modo intenzionale tramite il sistema costituito dalle relazioni insegnanti/alunni. Le relazioni determinano il nostro processo di sviluppo.

Nascita della psicologia

La psicologia dell'educazione nasce agli inizi del secolo scorso (primi anni del XX secolo) e segue la psicologia dello sviluppo. La nascita risale a quando sono stati pubblicati negli USA la prima opera di Thorndike e il primo numero della rivista Educational Psychology. Alla fine degli anni '90 la parte emotiva non esisteva, perciò chi studiava psicologia dell'educazione non teneva conto degli aspetti emotivi mentre l'emozione è alla base dell'apprendimento.

La psicologia dell'educazione nasce dall'approccio comportamentista con Watson nel 1913, in contrapposizione agli approcci introspettivi di Wundt. Watson si concentra sui comportamenti esteriori, manifesti, oggettivamente osservabili, valutando il comportamento osservabile inteso come risposta dell'organismo agli stimoli ambientali. In questo approccio comportamentista, l'ambiente ha un ruolo centrale e l'apprendimento è inteso come una continua creazione di associazioni tra stimoli dell'ambiente e risposte dell'individuo.

Per creare nuove associazioni si utilizza involontariamente il condizionamento classico e operante: il condizionamento classico prevede l'emissione di una risposta naturale in presenza di uno stimolo non naturale che, se ripetuta più volte, diventa un riflesso condizionato automatico. Il condizionamento operante invece si riferisce alla modificazione del comportamento prima che venga rafforzato e non dopo uno stimolo. Skinner definiva il rinforzo come quell'evento che aumenta la frequenza del comportamento che lo precede. Noi siamo condizionati dall'ambiente senza rendercene conto, ci comportiamo in un certo modo a seconda di dove ci troviamo.

Bisogna quindi dare degli stimoli ai bambini in modo tale che imparino nuovi comportamenti e, quando il comportamento diventa condizionato, allora è stato appreso. Si era scoperto che l'individuo ha una capacità di apprendimento illimitata, tutto dipende dalla strategia utilizzata per apprendere. Se stimolati, anche gli ultracentenari riescono ad imparare cose nuove. Il cambiamento evolutivo è prodotto da cause ambientali e dalla presenza dei rinforzi. Tutti i bambini sono considerati individui docili e plasmabili, tutti i bambini hanno voglia di imparare e questo dipende da come viene presentato il materiale.

Quindi, secondo l'approccio comportamentista, lo sviluppo è riuscire a modellare le risposte del bambino basandosi sul contesto storico, culturale e sociale. Il metodo utilizzato è la sperimentazione e l'osservazione con il massimo controllo (con esperimenti in laboratorio con l'uso di rinforzi primari o secondari e altre tecniche) e ci si basa sulla teoria dell'apprendimento e non dello sviluppo.

Teorie dell'apprendimento

Approccio comportamentista

All'origine delle teorie dell'apprendimento abbiamo il comportamentismo radicale (classico e operante) fondato sulla relazione stimolo-risposta. I rinforzi del condizionamento operante influenzano anche la perseveranza (con il rinforzo intermittente), l'autoefficacia e l'autostima con rinforzo o punizione. Il comportamentismo ha avuto influenze diverse sull'istruzione in base al periodo storico.

I due ambiti in cui ha avuto più successo il comportamentismo sono l'istruzione programmata che può avvenire in diversi ambiti (scolastico, militare, lavoro ecc.) e segue un preciso schema per fare apprendere, come ad esempio il programma lineare di Skinner, e l'istruzione militare (addestramento) che utilizza determinate tecniche come la task analysis (individuazione dei requisiti comportamentali necessari per svolgere un compito, tecnica utilizzata oggi con la disabilità) e l'uso di feedback.

Nel campo dell'istruzione programmata, Skinner applica il suo modello del condizionamento operante per l'istruzione: partendo dall'accertamento dei prerequisiti posseduti dallo studente per raggiungere gli obiettivi stabiliti, Skinner organizza la programmazione lineare, o unisequenziale, dividendo i contenuti in unità contenutistiche/didattiche alternate da domande di verifica per capire se gli obiettivi sono stati raggiunti. Infine, la risposta corretta viene considerata come una sorta di rinforzo che stimola a passare all'apprendimento successivo.

Segue la teoria dell'apprendimento sociale che voleva dare una spiegazione anche ai comportamenti sociali complessi. Per Bandura, il bambino apprende dall'osservazione delle conseguenze delle proprie azioni e di quelle del modello che osserva e viene poi imitato. Nella vita quotidiana osserviamo molto i comportamenti degli altri e tendiamo a regolare i nostri comportamenti in base alle osservazioni delle conseguenze delle azioni. In questo modo, si possono osservare negli individui dei comportamenti mai rinforzati precedentemente, frutto dell'osservazione di altre persone rinforzate per il loro comportamento (rinforzo vicariante).

Comportamentismo e apprendimento sociale ci aiutano a regolare i nostri comportamenti in base a quali sono le conseguenze delle nostre azioni. È quindi importante capire quali sono i successi e i fallimenti (variabile dicotomica). Gli individui sono in grado di comprendere in base all'esperienza cosa è adeguata in una certa circostanza e regolare il comportamento utilizzando alcune strategie come anticipare il risultato di un comportamento.

La teoria dell'apprendimento sociale inizia a staccarsi dal comportamentismo perché non si parla più solo di comportamenti direttamente osservabili e ci si avvicina di più alla prospettiva cognitivista iniziando a parlare di elaborazione dell'informazione. In questo tipo di apprendimento, infatti, vengono attivati alcuni processi cognitivi come attenzione, rappresentazione mentale, memorizzazione e motivazione. Il pensiero cosciente ha quindi un ruolo centrale nel gestire le proprie credenze, aspettative ecc. nella guida del proprio comportamento. Gli schemi comportamentali sono sempre modificabili sulla base di determinati stimoli, il sistema di aspettative e di credenze si può modificare.

L'osservazione è alla base dell'apprendimento; quando la persona che osservo ha ricevuto un rinforzo, si tratta di un rinforzo vicariante. Non è necessario agire direttamente sul bambino, ma grazie all'osservazione ottiene il rinforzo in modo vicariante. I comportamenti che osserviamo sono sempre frutto di possibili rinforzi.

L'apprendimento osservativo può avvenire attraverso il processo di attenzione (osservare tutti i dettagli), motivazionale (si vuole essere bravi come chi si osserva), di riproduzione (si vuole ripetere un comportamento osservato) e rappresentazionali. Nel rinforzo vicariante, l'apprendimento può avvenire in modo naturale e automatico (se il bambino vuole essere bravo come chi osserva) oppure posso creare io stessa la situazione tramite un modello.

Gagné parla del rapporto tra lo sviluppo e l'apprendimento. Il concetto di sviluppo fa riferimento a cause interne o esterne: perché si acquisiscano nuove capacità è importante la presenza di condizioni interne, che riguardano i prerequisiti che l'individuo deve possedere per poter affrontare con successo un nuovo apprendimento, e le condizioni esterne che riguardano le modalità tramite cui un compito viene presentato e organizzato. Lo sviluppo è quindi causato dall'accumulazione progressiva di capacità ordinate gerarchicamente che avvengono in modo parallelo (teoria condivisa da Piaget).

Un esempio è lo sviluppo graduale del linguaggio che inizia con il vocalizzo, il pianto e il riso per poi arrivare alle sillabe e le varie parole e frasi. Durante lo sviluppo stiamo accumulando conoscenze e capacità mediante diversi processi: processo di rievocazione che porta a uno sviluppo della memoria, il processo di discriminazione a livello sensoriale ad esempio dei suoni (questo processo chiama in causa anche attenzione e percezione) e il processo di transfer ossia associare tra loro le varie conoscenze o trasportarle nella pratica. Tutto questo porta all'apprendimento cumulativo che dipende molto dal tipo di sviluppo individuale e da quanto l'ambiente interviene.

Metodi di ricerca

I metodi di ricerca per capire come avviene l'apprendimento includono l'approccio comportamentista che studia come l'apprendimento si manifesta in conseguenza degli stimoli ambientali. I dati provengono da due tipi di studi:

  • Gli studi sperimentali si conducono manipolando le variabili in laboratorio o in contesti naturali che vengono attrezzati con vari strumenti per controllare la situazione. Si usano per cogliere quali sono i rapporti causali tra gli eventi, quindi ad esempio per capire quale strategia è più efficace.
  • Ci sono poi gli studi correlazionali in cui documentiamo quali sono le relazioni significative tra le variabili. Posso capire quali sono le variabili positive e quali quelle negative che influenzano il risultato, senza attribuire rapporti causali.

Approccio cognitivista

L'approccio cognitivista si è affermato nell'ambito della psicologia sperimentale statunitense. Si è iniziato a studiare la mente umana concentrandosi sui processi di manipolazione delle informazioni esattamente come procede un computer; si parla infatti di approccio HIP (Human Information Processing). L'apprendimento ha bisogno della memoria che va esercitata. Secondo il modello di Atkinson e Shiffrin, si parte dalla memoria, o registro, sensoriale in cui l'informazione viene conservata per poche frazioni di secondo necessarie a confrontare le caratteristiche dello stimolo e alcune informazioni presenti nella MLT per capire se lo stimolo è rilevante o no.

Se lo stimolo è rilevante si passa dal registro sensoriale alla memoria a breve termine, con capienza (massimo 7 unità alla volta) e arco temporale limitati, o a quella a lungo termine a seconda delle strategie che utilizziamo. La memoria di lavoro serve da transito per le informazioni provenienti dall'ambiente e da memoria di servizio in quanto contiene le informazioni provenienti dalla MLT che devono interagire con quelle provenienti dall'ambiente. La memoria di lavoro si suddivide ancora in due sottoinsiemi: loop fonologico e taccuino visuo-spaziale. Le informazioni da ricordare vengono depositate nella memoria a lungo termine, con capacità illimitata, dalla quale è possibile recuperarle all'occorrenza.

Abbiamo fatto riferimento ai vari tipi di memoria, ma quali sono le conoscenze a cui attingiamo dalla nostra memoria? Anche quando parliamo di informazioni già acquisite da recuperare, andiamo a formare delle categorie per meglio contenere le informazioni. Creiamo delle categorie mentali che con il tempo evolvono grazie allo sviluppo percettivo. Oggi in alcune situazioni si vogliono eliminare le categorie percettive come ad esempio quella di genere; questo però non va bene per il bambino che per ragioni di sviluppo ha bisogno delle categorie ben distinte.

Anderson classifica le conoscenze contenute nella memoria a lungo termine in conoscenze dichiarative e conoscenze procedurali. La conoscenza dichiarativa riguarda il saper cosa, contiene le cose che si sanno (nomi, significati, fatti, date ecc.). Questo tipo di conoscenza è stata ulteriormente suddivisa in memoria episodica e memoria semantica. Viene rappresentata come una rete semantica formata da nodi, che sarebbero i concetti, collegati tra loro. La conoscenza procedurale riguarda il sapere come fare le cose, è legata a una memoria che può essere: esplicita quando le informazioni sono accessibili e implicita quando sappiamo fare una cosa ma non sappiamo spiegare la procedura che abbiamo svolto, per cui le informazioni sono inaccessibili.

Oltre a queste è stata individuata dai cognitivisti anche la conoscenza condizionale che invece riguarda le condizioni di uso del sapere, riguarda il sapere cosa fare, in quale contesto, quando e dove ecc. Ognuno di noi arriva ad una rappresentazione della conoscenza grazie all'utilizzo di diverse strutture. Per come funziona la nostra mente, noi mettiamo in atto degli schemi; parliamo infatti di schemi comportamentali, che sono delle unità organizzative della memoria che rappresentano le conoscenze relative a oggetti, situazioni, eventi, azioni e sequenze di azioni per raggiungere un obiettivo. Gli schemi sono i mattoni di costruzione dell'attività conoscitiva da cui dipende tutto il processo di elaborazione dell'informazione.

Anche solo il saluto è uno schema perché mi dice come salutare a secondo del contesto, cosa devo dire, in che momento ecc. Lo schema viene messo in atto in modo automatico senza chiamare in causa la memoria. Quando cambiamo gli schemi andiamo in crisi perché un cambiamento, per esempio della situazione, provoca il cambiamento dello schema che avevamo consolidato.

  • Hanno delle variabili, ad esempio se si tratta di un oggetto che può avere molte caratteristiche diverse.
  • Sono inseribili gli uni negli altri, lavarsi le mani o i piedi hanno lo stesso schema.
  • Rappresentano conoscenze a vari livelli di astrazione, in alcuni casi dobbiamo rappresentare in modo astratto quello che dovremo fare.
  • Rappresentano conoscenze e non definizioni, lo schema è una conoscenza su come avviene qualcosa che otteniamo grazie alla memoria.
  • Vengono attivati in processi di elaborazione attiva, non siamo invasi improvvisamente da schemi ma li andiamo ad attivare noi.
  • Sono dispositivi di riconoscimento che valutano la loro adeguatezza a rendere conto dei dati da elaborare.

Le funzioni degli schemi fanno riferimento a:

  • Interpretare dati sensoriali, in questo caso ognuno ha i propri schemi e interpreta la realtà in modo diverso, sulla base delle proprie esperienze e sensorialità.
  • Comprendere e produrre nuova conoscenza, comprendendo schemi diversi otteniamo nuove conoscenze.
  • Recuperare informazioni in memoria.
  • Strutturare azioni.
  • Determinare scopi e sottoscopi.

La memoria di un individuo contiene un numero enorme di schemi ma solo alcuni sono richiesti in determinate situazioni: ci sono due processi che permettono di far convergere le informazioni acquisite e le aspettative sulla realtà e attivare gli schemi:

  • Bottom up "dal basso": si attiva quando sono i dati a suggerire e attivare direttamente gli schemi corrispondenti.
  • Top down "dall'alto": attivazione degli schemi per opera delle conoscenze già possedute.

È importante confrontarsi con schemi nuovi e diversi da quelli a cui si è abituati, attivando così il processo cognitivo ed evitando che gli altri schemi che non si utilizzano si atrofizzano. Si parla di apprendimento per accrescimento quando si incorporano nuove informazioni dentro schemi già disponibili che non vengono sottoposti ad alcuna modifica, in questo caso si imparano nuove cose. L'apprendimento per sintonizzazione si manifesta quando si rendono necessarie modifiche degli schemi attivati per interpretare le nuove conoscenze, per esempio ci si sintonizza ad un nuovo contesto culturale e nuove usanze quando viaggiamo.

L'apprendimento per ristrutturazione si manifesta quando l'interpretazione delle nuove informazioni richiede strutture nuove o si deve dare un'organizzazione nuova alla conoscenza già immagazzinata. Quando non si conosce per niente uno schema e viene appreso da zero.

Oltre allo schema esistono altre strutture di rappresentazione della conoscenza: gli script e i piani. Gli script sono una rappresentazione di sequenze di eventi che organizzano in ordine temporale le azioni compiute e le conseguenze. Lo schema si lega a un aspetto unico mentre lo script riguarda una serie di azioni. Gli script definiscono situazioni ben conosciute, non sono soggetti a molti cambiamenti e non forniscono i mezzi per affrontare situazioni nuove.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Noemaggio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'educazione e tecniche di osservazione del comportamento infantile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Longobardi Claudio.
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