Concetti base
- Pensiero dicotomico: Nel momento in cui si verifica il sintomo, di conseguenza deve esserci per forza il malessere.
- Pensiero complesso: Cogliere i sintomi, riconoscere i processi e inquadrarli in un contesto.
- Pensiero lineare: Causa ed esito diretto.
- Pensiero circolare: Bilanciamento dell'interpretazione dei sintomi; segue una logica circolare, con una serie di spiegazioni coerenti tra loro.
- Monodeterminazione o plurideterminazione dei fenomeni: Partendo dal concetto della determinata (ossia la causa principale ed accertata, essa spiega la maggior parte di variabilità affermate nei fenomeni), si può affermare che ogni fenomeno è plurideterminato; ogni cosa è, quindi, multidimensionata.
La motivazione lavorativa
Cap.1
Studiare la motivazione lavorativa significa indagare sulle determinanti dell'agire umano. La motivazione è definita come energia e direzione delle nostre azioni. È un’energia temporalizzata, ossia dura per un determinato lasso di tempo, diretta verso un oggetto motivazionale insostituibile. Costituita da tre criteri diagnostici: attivazione, direzione e persistenza.
Approcci
- Deterministico: L'individuo è una macchina, controllata da bisogni interni e sollecitata da stimoli esterni, capace di apprendere comportamenti più funzionali al soddisfacimento di tali bisogni e al raggiungimento di una condizione di piacere. (Teorie: psicoanalitiche, etologiche, sociobiologiche, gestalt, comportamentismo)
- Intenzionalistico: L'individuo è una divinità capace di autodeterminarsi in funzione di intenzioni e progetti, prendere decisioni e definire strategie comportamentali volontariamente indirizzate a realizzarli. L’automotivazione non è mai scevra dalle radici culturali dell’individuo. (Teorie: cognitivismo, costruttivismo, interazionismo sociale)
- Edonismo: Propensione a massimizzare il piacere, la soddisfazione e gli stati emotivi positivi, evitando sofferenza, dolore e gli stati emotivi negativi.
- Omeostasi: Tendenza a cercare uno stato di equilibrio interiore, in cui le esigenze sono soddisfatte: qualunque spostamento di tale equilibrio genera un comportamento che tende a ripristinarlo. Vi sono motivazioni omeostatiche e antiomeostatiche, le seconde sono orientate al cambiamento e alla trasformazione.
- Motivazione intrinseca: L'individuo agisce per fare ciò che fa, senza altri scopi; deriva dallo svolgimento dell’attività in sé.
- Motivazione estrinseca: L’individuo compie l'azione perché ad essa è associata una ricompensa.
La motivazione lavorativa
Sono distinguibili nel contesto lavorativo due ambiti di investimento motivazionale: la prestazione e l'appartenenza. La prestazione corrisponde al fare per l'organizzazione, l'interesse dell'individuo e dell'azienda coincidono (job involvement). L'investimento motivazionale, in senso di appartenenza, si identifica nello stare nell'organizzazione (organizational commitment). Il concreto agire organizzativo reca in sé elementi di entrambe le dimensioni.
Teorie legate ai bisogni
- Modello piramidale dei bisogni di Maslow, 1924: Questo modello non spiega le dinamiche del comportamento, bensì è un modello statico; dove, inoltre, le motivazioni individuali sono ritenute innate. Questa teoria riconduce a 5 bisogni di base l'origine dei comportamenti motivati degli individui, posti in una sequenza gerarchica (piramidale). A partire dai bisogni di affetto, quindi i bisogni secondari, nasce il gruppo sociale. La realizzazione dei bisogni deve avvenire in verticale. Tutti i bisogni umani possono trovare occasioni di soddisfazione nell'ambito dell’attività di lavoro. I comportamenti motivati che derivano dai bisogni di ordine superiore, verranno messi in atto solo se i bisogni di ordine inferiore sono soddisfatti. Il soddisfacimento di un bisogno porta cercare di soddisfare i bisogni di livello più elevato. Punti deboli:
- Nega l'esistenza di un conflitto di base tra l'accrescimento psicologico da un lato e le esigenze dell'organizzazione dall'altro.
- Centrato sul meccanismo di autodeterminazione dell'individuo, ignora l'interazione tra l'individuo, con le sue peculiarità, e le caratteristiche dell'ambiente in cui vive.
- Ignora che la soddisfazione dei bisogni possa avvenire attraverso attività extra-lavorative.
- Alderfer e il modello ERG, 1972: Riduce a tre bisogni all'origine dei comportamenti motivati: bisogno di esistenza (Desiderio di mantenersi in vita) [i primi 2 livelli Maslow], bisogno di relazionalità (desiderio di avere relazioni interpersonali) [3 livello di Maslow], bisogno di sviluppo (autostima) [4 livello Maslow]. All'interno di queste macroclassi, non gerarchizzate e non piramidali, le persone possono muoversi in maniera libera e progressiva secondo il principio della frustrazione: quando i bisogni di un livello superiore non sono soddisfatti, allora gli individui incrementeranno gli sforzi per soddisfare i bisogni che appartengono a un livello inferiore.
- McClelland e il bisogno di riuscita, 1961: Nel suo modello vi sono tre bisogni: successo (need for achievement > high achievers > bisogno di successo), affiliazione (need for affiliation > high affiliators > bisogno di affiliazione/cooperazione) e potere (need for power > high needy of power > bisogno di potere/gerarchia/orientamento al potere). Fondamentale risulta essere l'educazione, in quanto è attraverso essa che si definisce quale sarà il bisogno prevalente dell'individuo. Rispetto a Maslow, McClelland ammette un'influenza ambientale maggiore sui bisogni motivazionali.
- Teoria dell'autodeterminazione di Deci e Ryan, 1985: L’obiettivo era di approfondire la dinamica alla base della motivazione intrinseca vs estrinseca. Propongono un modello secondo cui l'individuo tende all'autodeterminazione, ossia poter scegliere cosa si vuole fare, consapevolmente e capace di poterlo fare, partendo da uno stato di non autodeterminazione. Stabiliscono tre bisogni fondamentali:
- Bisogno di competenza: sentirsi capaci di poter superare le sfide, bisogno di successo.
- Bisogno di autonomia: sentirsi liberi di fare a modo proprio, bisogno di potere.
- Bisogno di relazionalità: sentirsi vicino agli altri.
- Non regolazione.
- Regolazione esterna: faccio una cosa che è imposta e prendo un premio.
- Regolazione introiettata: nessuno mi dice cosa devo fare, ma lo faccio perché il principio morale è in me.
- Regolazione identificata: identificazione con un meccanismo interno o norma; non fa ancora parte della mia personalità.
- Regolazione integrata: diventa parte del tuo sé.
- Regolazione intrinseca: il cambiamento è energia spesa.
- Teoria bifattoriale di Herzberg, 1959,1966: Esistono due tipi di bisogni: i primi vengono soddisfatti dalla presenza dei fattori di igiene (retribuzione, tutela della salute e sicurezza, ...)[primi 3 livelli Maslow], se questi non vengono soddisfatti, l'individuo si troverà in una condizione di demotivazione; se vengono soddisfatti, non ci sarà né demotivazione né motivazione: essi rappresentano le condizioni minime per poter attivare un rapporto di lavoro. Mentre i secondi vengono soddisfatti dai fattori motivazionali (riconoscimenti, crescita nel ruolo, ...)[ultimi 2 livelli Maslow], in presenza di questi elementi, l'individuo percepirà soddisfazione e motivazione lavorativa, ammesso che siano presenti anche i fattori di igiene.
- McGregor e le teorie X e Y, 1960: Il comportamento è sempre indirizzato al soddisfacimento dei bisogni, le aspirazioni possono essere ordinate in modo gerarchico:
- Necessità fisiologiche.
- Esigenze di protezione.
- Bisogni sociali (desiderio di appartenere a un gruppo con obiettivi comuni).
- Esigenze egoistiche (includono da un lato la necessità di autonomia, fiducia e riconoscimento, dall'altro l'esigenza di pervenire ad una posizione sociale, di essere riconosciuti, rispettati e apprezzati).
- Bisogni di autorealizzazione.
- Teoria X (negativa): considera solo i primi due tipi di bisogno e concepisce il lavoro come imbrigliamento delle energie individuali e loro impiego per il raggiungimento dei fini dell'organizzazione.
- Teoria Y (positiva): riconosce anche l'esistenza dei bisogni più elevati, rivaluta il riscopre l'individuo nelle sue qualità e potenzialità.
Teorie del processo motivazionale
L’obiettivo di queste teorie è di individuare i fattori che intervengono nella regolazione dei comportamenti motivati. Permettono di descrivere a posteriori il motivo per cui le persone sono spinte a fare qualcosa.
- Teoria dell’aspettativa di Vroom, 1964: Fornisce tre variabili affinché si possa studiare il livello di attivazione motivazionale:
- Valenza (la misura di quanto intensamente si desidera ricevere la ricompensa associata all'esecuzione di un'attività).
- Aspettative (la probabilità, soggettivamente valutata, di essere in grado di eseguire l'attività o di raggiungere l'obiettivo) [l'aspettativa dipende dall'autoefficacia, esse sono direttamente proporzionali].
- Strumentalità (la stima del legame tra l'esecuzione dell'attività o il raggiungimento dell'obiettivo dall'altro e l'ottenimento della ricompensa dell'altro). “Quanto è probabile che una volta fatta quella cosa possa anche ricevere la ricompensa?”.
- Teoria dell’equità di Adams, 1965: Ipotizza tre processi principali riferiti a:
- Percezione di equità nelle relazioni interpersonali.
- Misurazione dell'equità in termini di allineamento vs scarto tra contributo fornito e risultato ottenuto.
- Relativizzazione di tale equità per confronto con quanto accade agli altri soggetti.
- Teoria del goal setting di Locke, 1968,1975: Quello di Locke, è un modello di previsione, egli studiava il funzionamento degli obiettivi dei processi di apprendimento. I seguenti sono quattro regimi che spiegano perché gli obiettivi funzionano:
- Dirigono l'attenzione e la concentrazione.
- Mobilitano lo sforzo sul compito.
- Incoraggiano la persistenza di tale sforzo.
- Facilitano l'elaborazione di strategie.
- Chiari, facilmente comprensibili.
- Specifici, con temporalità (per capire quanto tempo devono impegnarsi).
- Sfidanti, un obiettivo con un livello di difficoltà tale da dare la possibilità di sfida, ma non di fallire, col il 75% di probabilità di successo. Riguardo questo, Vygotskij introduce il concetto della zona di sviluppo prossimale: l'area in cui si può osservare cosa l’individuo è in grado di fare autonomamente e quali sono i potenziali apprendimenti possibili nel momento in cui è sostenuto da un individuo esterno competente; qui sono situati gli obiettivi che sono apparentemente aldilà delle proprie capacità, ma ancora raggiungibili. Gioca un ruolo importante per un obiettivo sfidante, la percezione di sé stessi e delle proprie capacità, secondo Locke bisogna assegnare all'individuo un obiettivo che sfidi il suo senso di efficacia.
- Management by Objectives (MBO) di Drucker, 1954: Quando i lavoratori vengono coinvolti nella definizione degli obiettivi e hanno un buon grado di autonomia nella scelta del corso di azione da seguire per raggiungerli, saranno più propensi a sentirsi responsabilizzati circa il conseguimento degli obiettivi stessi, e ad investire energie nel lavoro; mentre uno stile direttivo basato sul “comando e controllo”, può condurre a esiti di deresponsabilizzazione e disimpegno dei lavoratori. Nella politica di MBO risulta cruciale il processo di progressiva ridefinizione degli obiettivi da un livello macro a un livello micro, effettuato tramite quattro passaggi:
- Individuazione condivisa: confronto al quale concorrono sia i capi sia i collaboratori, i quali giungono ad un accordo relativo agli aspetti qualitativi e quantitativi; allo stesso modo, va trovato un accordo relativo alle modalità di misurazione.
- Specificazione in termini misurabili: illustrazione del risultato atteso.
- Assegnazione di un traguardo temporale: ciascun obiettivo ha uno specifico periodo di tempo entro il quale deve essere raggiunto.
- Monitoraggio e feedback: Il monitoraggio in itinere consente di verificare, a intervalli regolari, il grado di raggiungimento degli obiettivi concordati. Risulta importante il feedback in quanto gli individui possono modificare le modalità di lavoro che hanno adottato fino a quel momento.
- Un premio “tutto o niente”: solo se si raggiunge l'obiettivo si ottiene l'incentivo promesso.
- Erogare l'incentivo in funzione del livello di raggiungimento dell'obiettivo: si premia tutto ciò che l'individuo ha conseguito al di sopra di una soglia minima concordata.
- Definire l'obiettivo e/o l'incentivo a posteriori: Dopo che gli individui si sarà impegnati per apportare un miglioramento alla situazione (utile solo in casi di grande incertezza o non pieno controllo dei lavoratori).
Differenze MBO e goal-setting
- L’MBO ha la necessità di allineare gli obiettivi individuali con quelli degli altri lavoratori.
- L’MBO attribuisce importanza all'individuazione condivisa degli obiettivi (MBO ha carattere partecipativo ed empowering, ovvero caratterizzato da autonomia e responsabilizzazione; la teoria del goal-setting ha un'impostazione di tipo top-down).
Cap.2: Soddisfazione sul lavoro e affettività lavorativa
La soddisfazione lavorativa è un atteggiamento che le persone hanno nei confronti del proprio lavoro, il costrutto dell’atteggiamento serve per capire come le persone si sentono rispetto a qualcosa ed è utile a predire il comportamento di un individuo. Le persone sviluppano diversi atteggiamenti rispetto al proprio lavoro.
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