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Metodi di intervento in psicologia di comunità – Massimo Santinello e Alessio Vieno

La psicologia di comunità fa l’analisi dei contesti di vita e come i contesti di vita influenzano il benessere delle persone inserite nel loro interno. Quindi studia la persona nel contesto.

I principi sono:

  1. Le comunità sono l’oggetto di studio e anche gli individui nei contesti.
  2. Le cause dei problemi di una comunità si trovano nell’interazione individuo-contesto.
  3. Si ha l’obiettivo di prevenire e non di curare i problemi sociali.
  4. Si ha l’obiettivo di creare le condizioni per migliorare la situazione di persone svantaggiate per rendere poi le persone e la comunità più potenti (empowerment).
  5. Le comunità hanno sempre delle risorse e competenze che possono essere attivate.

1 - Progettazione di interventi in ambito psicosociale

La progettazione in ambito psicologico e sociale ha l’obiettivo di individuare un insieme di azioni legate fra loro con lo scopo di migliorare un qualcosa che si ritiene inadeguato e per produrre un cambiamento.

Per redigere la progettazione si ha bisogno di alcune fasi come individuare gli attori del progetto, definire gli obiettivi, pianificare i tempi e risorse da utilizzare.

La progettazione è una competenza che è sempre più ricercata nelle istituzioni e organizzazioni in quanto si sta sviluppando il modello di lavoro per progetti il quale si dovrebbe utilizzare per produrre servizi innovativi e che rispondano di più alle esigenze e bisogni della comunità.

La progettazione serve per intervenire e successivamente rivedere l’evoluzione delle attività in quel contesto.

La capacità di redigere una progettazione ci permette di accedere ai finanziamenti e permette agli attori di arrivare al raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Wandersman e Florin realizzano le 10 domande fondamentali che se vengono seguite la probabilità di successo degli interventi sarà maggiore, e questa sequenza è da seguire per fare in modo che lo sviluppo dei progetti sia condiviso ed efficace.

Quali sono le ragioni e condizioni per cui si ritiene utile redigere un progetto? - Ragioni La strategia è analizzare i bisogni e le risorse.
Quali sono gli obiettivi, la popolazione target e i cambiamenti che vuole realizzare il progetto? - Scopi La strategia è identificare gli obiettivi generali e specifici.
Quali azioni si possono usare per raggiungere gli obiettivi? - Strategie La strategia è quella di trovare modelli scientifici e buone prassi.
Quali azioni bisogna usare affinché il progetto si adatti a quella comunità? - Adattamento culturale La strategia è collaborazione e competenza.
Di quali competenze ha bisogno l’intervento affinché venga implementato con successo? - Capacità La strategia è individuare le competenze e i bisogni di formazione degli operatori.
Qual è il piano operativo del progetto? - Progettazione La strategia è pianificare le attività, chi le svolge e quali sono le scadenze.
Come verrà valutata la qualità del progetto? - Valutazione di processo La strategia è scegliere indicatori e standard di qualità.
Sono stati raggiunti gli obiettivi prefissati? - Valutazione del risultato Indicatori di risultato e strategie per la valutazione.
Come possiamo migliorare la qualità dell’intervento? - Miglioramento continuo della qualità Uso di indicatori di processo.
Se l’intervento ha avuto successo, come si fa a sostenerlo? - Sostenibilità Risorse e istituzionalizzazione.

Queste domande permettono agli operatori di pianificare e valutare il raggiungimento degli obiettivi dei propri progetti.

Queste domande però vanno affrontate dopo una fase propedeutica o pre-fase in cui si elabora la visione complessiva di un progetto che può essere tradotta come un sogno cui il futuro dovrebbe assomigliare. Questa pre-fase è importante quando si mettono in rete dei potenziali protagonisti o enti interessati al progetto.

Processo di formazione della visione

  1. Si inizia con la discussione dell’importanza della visione tra il professionista e la committenza per poter ottenere poi un consenso sull’importanza di definire una visione ufficiale.
  2. Sarà importante il coinvolgimento degli stakeholders e di tutte le persone importanti della comunità con la quale si intende lavorare e decidere con loro una scadenza per raggiungere una visione condivisa o time-line che non deve andare troppo in là nel tempo.
  3. Sempre con gli stakeholders sarà importante condividere e determinare il metodo con cui raccogliere i singoli punti di vista (questionari, interviste, focus group, assemblee) per poi arrivare ad una bozza di sintesi.
  4. A questo punto la versione provvisoria prodotta dovrà circolare che potrà essere di nuovo analizzata dagli stakeholders che potranno apportare delle modifiche.
  5. Poi si dovrà concordare che tipo di cambiamento si vuole raggiungere e definire l’area di attivazione del progetto una regione? città? scuola?.
  6. Poi si arriva alla versione definitiva della visione che dovrà essere diffusa a tutta la comunità.
  7. Questa visione poi potrà essere rivista soprattutto se cambiano le condizioni di vita dell’area dove si vuole operare.
  8. Dopo questa fase propedeutica si potrà proseguire alle 10 fasi o domande.

1 - Valutazione delle ragioni (bisogni e risorse)

Per valutare le ragioni e per definire i bisogni e le risorse di un progetto bisogna capire la dimensione del fenomeno su cui si vuole intervenire, il target e le risorse presenti. Quindi per poter analizzare la situazione della comunità è necessario:

  1. Formare un sottogruppo in cui i membri dovranno recuperare dei dati in specifici tempi.
  2. Mentre il gruppo dovrà creare una sintesi di dati disponibili riguardo il fenomeno che possono essere di vario genere. Ma bisogna fare attenzione a quei dati di ricerca già disponibili dai sistemi di sorveglianza del territorio o dati ISTAT in cui in questo caso è necessario capire quali sono i dati importanti riguardo quel fenomeno come fattori di rischio e di protezione. Poi bisogna definire a cosa dovrebbero servire questi dati e il grado di collaborazione e coinvolgimento dei cittadini della comunità.
  3. Bisogna poi capire se c’è bisogno di rifare una nuova raccolta dati. Perché spesso ci si può accontentare dei dati di archivio ma a volte ci sono delle condizioni specifiche legate alla cultura o storia della comunità.
  4. Bisogna capire qual è il modo più adeguato per raccogliere i dati. Infatti i dati possono essere raccolti con strumenti quantitativi (questionari) o qualitativi (interviste) o attraverso dei forum.
  5. Poi bisogna analizzare e interpretare i dati che si hanno a disposizione. Questa è la fase più delicata di questo processo questo perché spesso ci sono tanti dati che sono stati raccolti da fonti diverse. Per questo motivo è sempre meglio affidarsi a specifiche figure professionali come i ricercatori che hanno più dimestichezza. E visto che anche un dato apparentemente unico può portare a diverse interpretazioni, è necessario che si incrocino dati di fonti e metodologie diverse ed è necessario che vengano coinvolti più stakeholders.

2 - Identificazione di obiettivi generali e specifici (scopi)

Lo scopo o obiettivo generale è il risultato che si vuole ottenere in futuro e sono anche i cambiamenti che ci si aspetta. Lo scopo generale è la base su cui appoggiare specifici obiettivi e attività che definiscono il progetto.

Per esempio uno scopo generale potrebbe essere quello di aumentare l’età del primo contatto con l’alcool negli adolescenti che potrebbe trasformarsi in un obiettivo specifico come aumentare l’abilità dei ragazzi di resistere alle pressioni dei pari.

Mentre invece porsi degli obiettivi assoluti può essere irrealistico come avere lo scopo di eliminare il problema del consumo di sostanze illegali a scuola.

Una volta definiti gli scopi generali sarà più facile identificare gli obiettivi specifici che dovranno sempre essere coerenti con gli scopi generali. Gli obiettivi specifici devono portare ad un cambiamento nei partecipanti che può essere nell’informazione del soggetto, nei loro atteggiamenti, comportamenti o stati di benessere.

Nella formulazione degli obiettivi Leone e Prezza suggeriscono di:

  • Usare un verbo forte la parola “promuovere” può essere vaga rispetto a “aumentare” l’autostima.
  • Specificare un solo risultato atteso senza confonderlo con altri, in caso si può suddividere l’obiettivo in sotto obiettivi.
  • Specificare il tempo ipotizzato per raggiungere quello scopo.
  • Inoltre non bisogna confondere le attività con gli obiettivi (formare degli studenti per fare la peer education e avere l’obiettivo di aumentare le conoscenze sui rischi dell’abuso di alcolici).
  • È necessario che gli obiettivi vengano tradotti in termini di indicatore cioè in una misura che verrà usata per capire se l’intervento è stato efficace o meno. Un indicatore è una misura che serve per valutare il cambiamento che ci si aspettava all’interno di un progetto.

Obiettivo generale: prevenire l’abuso di alcolici negli adolescenti → prevenire uso e abuso di cannabinoidi.

Obiettivo specifico: riduzione del numero di episodi di ubriacatura → diminuire il numero di ragazzi che usano cannabinoidi. / diminuire la quantità di cannabinoidi usata dai ragazzi.

Indicatore: numero di ubriacature dichiarate nell’ultimo mese. → n. di ragazzi che hanno consumato cannabinoidi negli ultimi 30 gg. / n. di canne fumate nell’ultima settimana.

Per aumentare l’efficacia, nella fase di scrittura degli obiettivi si può utilizzare il metodo “ABCDE” di Wandersman. In cui A=audience cioè la popolazione o target dell’intervento. Cioè quei soggetti nei confronti dei quali ci si aspetta un cambiamento (quali e quante sono le persone su cui ci si aspetta un cambiamento?) B=behavior cioè una chiara aspettativa riguardo il cambiamento comportamentale che ci si aspetta (cosa succederà dopo il nostro intervento?). C=condition cioè quali sono le tempistiche entro cui ci aspettiamo di implementare l’intervento e di misurare i cambiamenti attesi (entro quando succederanno le cose che vogliamo fare e quando otterremo i risultati attesi?). D=degree cioè la dimensione del cambiamento che ci aspettiamo (quale impatto pensiamo possa avere il nostro intervento?). E=evidence ovvero il modo in cui intendiamo misurare il cambiamento (quali indicatori intendiamo usare per il nostro cambiamento?).

Definizione della popolazione target

Nella definizione degli obiettivi è chiaro quale sia la popolazione target per esempio ragazzi di scuola media o madri incinte ma è sempre importante in questa fase essere il più specifici possibile. Per esempio se si fa un intervento domiciliare di prevenzione per le madri incinte dobbiamo specificare ancora di più il target, dicendo che si tratta di madri con pregressa storia di tossicodipendenza. Quindi specificando i motivi per cui quei soggetti sono più a rischio di altri.

Inoltre ci sono delle situazioni in cui si possono avere popolazioni target primarie o secondarie.

Per esempio se si vuole lavorare su fattori di rischio familiare per ridurre l’uso e l’abuso di alcolici in adolescenza il target primario sarebbero i genitori. Ma visto che questo potrebbe portare ad un cambiamento nella relazione con i loro figli e quindi indirettamente nel comportamento dei ragazzi, il target secondario sarebbero i figli.

Inoltre ci sono tante difficoltà per riuscire a coinvolgere uno specifico target o partecipanti all’interno di un intervento che non siano costretti e per farlo bisogna che gli interventi si riferiscano a gruppi naturalmente esistenti come studenti di una scuola, nei posti di lavoro, o in specifiche fasi del ciclo della vita come durante il percorso pre parto di una madre.

Per aumentare la probabilità che la maggior parte del target dell’intervento sia coinvolto nel progetto bisogna:

  • Promuovere le linee generali del progetto con materiali informativi come lettere o volantini da consegnare a casa o tramite mail o social network.
  • Fare degli incontri pubblici di presentazione.
  • Mettere volantini o cartelli informativi in zone strategiche in modo che l’informazione giunga a tutto il target.
  • Sfruttare i mass media locali come giornali e radio locali.
  • Prevedere delle incentivazioni per i partecipanti.

Dare visibilità al progetto non serve solo a facilitare la partecipazione, ma serve anche per condividere con tutti i membri di quella comunità le questioni che si stanno affrontando rendendoli anche consapevoli dei fattori di rischio presenti e delle risorse che sono disponibili sul territorio.

Colui che fa il progetto deve tenere conto dell’importanza di tutti i metodi di comunicazione, inoltre deve trovare un nome e un acronimo che renda il progetto facilmente riconoscibile e deve pensare a dei gadget che possono essere usati facilmente nella vita quotidiana della comunità.

Poi in base al target del progetto bisognerà decidere in quali orari collocare gli interventi, di solito per gli studenti si cerca di collocarli durante l'orario di lezione oppure si possono prevedere delle modalità di spostamento autonomo dai genitori nel caso in cui siano interventi al di fuori dell’orario scolastico. Quando però non fosse possibile fare interventi rivolti agli adulti nell’orario di lavoro, questi interventi devono essere svolti in orari serali per facilitare la partecipazione degli adulti lavoratori.

3 - Identificazione di modelli scientifici, studi metanalitici e buone prassi (strategie)

Una volta fissati gli obiettivi, bisogna rispondere alla domanda quali sono le azioni che permettono di raggiungere questi obiettivi?

Oggi grazie ai tanti dati empirici si sa cosa funziona, cosa potrebbe funzionare e cosa è inefficace. Questi dati empirici possono essere presenti in studi metanalitici (che permette di combinare i dati di più studi condotti su uno stesso argomento, generando un unico dato conclusivo), report di istituzioni scientifiche, banche dati che vanno a revisionare degli studi già fatti che hanno già testato l’efficacia di alcune azioni per alcuni fenomeni come depressione, bullismo, abuso di alcol ecc…

Quindi le azioni da inserire sono facilmente rintracciabili nei contributi e studi della letteratura che indicano i principi e caratteristiche che rendono i progetti efficaci. Infatti una volta che si sono esaminati gli studi disponibili in letteratura la scelta delle attività che sono più efficaci sarà più affidabile.

Inoltre questo tipo di analisi si basano su progetti evidence based. (basati sull’evidenza scientifica. Sono quei programmi sottoposti a valutazione di efficacia rigorosa) E per capire se un progetto è evidence based ci devono essere 4 criteri:

  1. Il grado in cui il progetto è basato su un definito modello teorico.
  2. Il livello di dosaggio delle attività sul target dell’intervento.
  3. La qualità e appropriatezza della raccolta e dell’analisi dei dati.
  4. Il grado in cui è possibile determinare una chiara relazione di causa e effetto tra le attività e il cambiamento ottenuto.

Essere guidati da un modello teorico permette di collegare azioni e obiettivi. Ed è questo modello teorico che ci dà la mappa e le ragioni per scegliere un’azione piuttosto che un’altra.

Ma quando non c’è un modello chiaro e univoco su un determinato fenomeno, si possono identificare i fattori di rischio e protettivi. Un esempio è quello proposto da Hawkins Catalano e Miller che si chiedono:

  1. Quale sia il fattore di rischio prevalente in quella comunità di interesse?
  2. È possibile identificare un gruppo di fattori di rischio che possono essere affrontati simultaneamente e con azioni sinergiche?
  3. Quali sono i fattori di rischio o protezione che sembrano garantire maggiore probabilità di riuscita?
  4. Su quali fattori di rischio possiamo lavorare considerando il budget del progetto?

Quindi in questa fase la possibilità di raccogliere i fattori di rischio e di protezione ci permette di scegliere in modo più consapevole l’intervento da usare.

5 - Azioni da intraprendere affinché il progetto si adatti alla comunità di nostro interesse (adattamento)

Baker ha identificato tre passaggi da seguire quando ci si trova a negoziare tra la fedeltà assoluta al progetto originale per arrivare a un forte adattamento. Questi tre passi ci dicono che il progetto debba essere rivisto e riadattato da un gruppo di esperti della comunità locale all’interno della quale esso verrà attivato.

  1. Bisogna determinare quali aspetti del progetto possono essere adatti e per quali motivi (alla comunità di nostro interesse).
  2. È necessario comprendere le componenti principali del programma e la teoria su cui esse si fondano. E l’aggiunta di componenti a un progetto non tendono a modificare la sua efficacia. Mentre l’eliminazione o il ridimensionamento di aspetti centrali del programma rischiano di influire sull’efficacia.
  3. Si deve fare una stima delle risorse umane, finanziarie e strutturali e tecniche per riuscire a mantenere il più intatta possibile la struttura del progetto e per valutare il possibile adattamento.

L’adattamento del programma può essere effettuato verificando per esempio se è compatibile in base ai:

  • Valori e pratiche che ha una comunità.
  • Caratteristiche della popolazione target.
  • Priorità degli stakeholders, policy makers e leader informali della comunità.
  • Possibile integrazione con altri progetti e servizi se per esempio il target dell’azione di prevenzione sono gli adolescenti, si possono integrare le azioni con quelle che sullo stesso tema ve
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Samanthaa_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dei gruppi e di comunità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Rania Nadia.
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