Capitolo 1 - I gruppi nella prospettiva della psicologia sociale
Interesse per i gruppi nella psicologia sociale: rapida cronistoria critica
La psicologia sociale si trova alla frontiera fra due discipline, la psicologia e la sociologia, di cui la prima studia prioritariamente il soggetto individuale e la seconda il soggetto collettivo, mentre la specificità della psicologia sociale consiste nel rinvenire nell'individuo, per quanto studiato isolatamente, le influenze delle sue appartenenze sociali, come pure nel ricercare l'aspetto soggettivo di quando accade nella realtà oggettiva.
Il funzionamento dei gruppi diviene oggetto di interesse scientifico negli Stati Uniti intorno agli anni '30 sotto la spinta di eventi storici, quali la grande crisi economica della fine degli anni '20, che ebbe un evento marcante col crollo della borsa di New York il 24 ottobre 1929 e che si protrasse per alcuni anni, con disoccupazione e miseria di ampi strati della popolazione, fino agli anni del New Deal di Roosevelt, che impresse nuovo vigore all'economia e permise l'emergere di valori più democratici e tolleranti.
Per la psicologia sociale, gli eventi storici che vanno dalla grande depressione di fine anni '20 alla fine della seconda guerra mondiale provocarono, secondo la ricostruzione che ne fa McGuire, uno spostamento dall'interesse per la misurazione degli atteggiamenti (svolta in precedenza) allo studio dei processi di gruppo, che con tutta evidenza avevano avuto un ruolo negli eventi successi.
Oltre agli eventi storici, altre pressioni di natura scientifica avevano cominciato a porre in evidenza, alla fine degli anni '20, l'importanza dello studio dei gruppi ristretti: ci riferiamo alle ricerche condotte presso gli stabilimenti Hawtorn (vicino a Chicago) della Western Electric Company, in cui Elton Mayo mise in evidenza l'incidenza dei “fattori umani” sulla produzione e del gruppo come forte organizzatore del comportamento degli individui.
Nel 1945 Kurt Lewin fondò, presso il MIT, il resort center for Group Dynamics, che diventa il cuore di una serie di ricerche e di elaborazioni teoriche sul gruppo, concepito gestalticamente (Lewin aveva fatto parte in Germania della scuola della gestalt) come una totalità dinamica che evidenzia caratteristiche diverse da quelle risultanti dalla somma delle sue componenti.
Si può fare risalire proprio a Lewin la fondazione dello statuto psicosociale della nozione di gruppo. L'interesse di Lewin per la comprensione dei fenomeni dinamici dei gruppi e per le sue applicazioni su varie problematiche sociali ha avuto origine probabilmente anche dalla sua vicenda personale di ebreo tedesco emigrato negli Stati Uniti nel 1933 a seguito delle persecuzioni naziste; quando morì prematuramente nel 1947, si stava occupando con molta intensità, attraverso gruppi e istituzioni, di problemi sociali con particolare riguardo alle minoranze etniche e alla questione ebraica.
Oberlè affronta la questione dell'interesse per il gruppo nella psicologia sociale in un articolo intitolato esplicitamente Est-ce que le group interesse toujours les psychologues sociaux? Si presume che l'interesse per i gruppi sia legato a periodi di conflittualità sociale, in tal modo se ne spiegherebbe il fiorire fino alla metà degli anni '50 come contraccolpo degli eventi culminati con la seconda guerra mondiale; dato che per svolgere ricerche e pubblicarne i risultati sono necessari almeno 8-10 anni. Steiner riteneva che il rebound conseguente al periodo di turbative sociali legate alla guerra del Vietnam avrebbe prodotto un rilancio della ricerca sui gruppi e avrebbe dato le prime pubblicazioni alla fine degli anni '70. In un articolo del 1983 Steiner ammetteva di essersi sbagliato e avanzava l'idea che il livello di conflittualità che spinge a fare ricerche sui gruppi non è quella interna (ad esempio le contestazioni e le proteste negli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam) ma quella con l'esterno. Infine nell'articolo del 1986 Steiner riconosce che l'abbandono dei gruppi da parte della psicologia sociale è dovuto alla tendenza di questa disciplina, almeno negli Stati Uniti, a privilegiare un approccio teorico sempre più individualistico e un ampio utilizzo di metodi di laboratorio poco consoni allo studio dei gruppi.
Uno studio empirico mostra che dopo il declino degli anni '70 e '80 l'interesse per i gruppi riprende negli anni '90, principalmente sotto l'influsso di due nuove tendenze nell'ambito della psicologia sociale: “l'approccio europeo” e la social cognition. Moreland, Hogg e Hains lamentano il prevalere di un'ottica individualistica allo studio dei gruppi, nel senso che l'accento è messo sull'individuo piuttosto che sul gruppo e soprattutto nei lavori ispirati dalla social cognition gli autori rilevano lo spazio ampio assegnato agli esperimenti di laboratorio condotti su gruppi troppo artificiali e la quasi completa mancanza di studi di campo o di sperimentazioni su gruppi reali. Gli psicologi sociali si differenziano quindi fra coloro che adottano una prospettiva individualistica e una prospettiva collettivistica. Nella prospettiva individualistica si ritiene che la gente nei gruppi si comporti grosso modo come farebbe in una diade o da sola e i processi di gruppo non sono niente di sostanzialmente diverso da processi interpersonali fra un certo numero di individui. Nella prospettiva collettivistica o sociale si ritiene che il comportamento della gente nei gruppi sia influenzato da processi sociali peculiari ed a rappresentazioni cognitive che possono emergere solo in gruppo e solo da questo originarsi.
Il gruppo in psicologia sociale fra luci e ombre
Secondo Tajfel esiste un pregiudizio epistemologico per cui l'uomo considerato singolarmente è un essere che procede nella conoscenza del mondo in modo razionale, mentre quando si trova in gruppo, piccolo o grande che sia, perde la propria razionalità e si comporta in modi pre-razionali. Tajfel sostiene che per quanto riguarda la conoscenza del mondo naturale viene usato il modello razionale di uomo che usa le proprie capacità di indagine, comprensione e di ricerca attiva verso il significato con lo scopo di adattarsi all’ambiente, mentre per quanto riguarda i fenomeni sociali viene usato il modello istintivo-viscerale di uomo come se nella vita collettiva gli individui perdessero le proprie capacità razionali e fossero guidati da istinti radicati nel loro passato o da tendenze inconsce. Quindi l’immagine di uomo sociale è l’immagine di un uomo che perde la sua razionalità.
Moscovici e Doise denunciano questa visione pessimistica dell'uomo sociale come di un individuo che appena si riunisce ad altri perde le proprie capacità, come se fosse più difficile adattarsi ai propri simili che all'ambiente fisico. E gli esempi di ricerca sono per esempio gli studi sui comportamenti della folla mostrano come abbiano aspetti regressivi e irrazionali oppure mostrano come in gruppo gli individui diventino acquiescenti e passivi, mostrano come il gruppo sia proporzionalmente meno efficiente dell'individuo, e sottolineano che in gruppo gli individui perdono il senso della loro responsabilità e adottano condotte meno pro sociali di quando sono soli.
Secondo Moscovici e Doise il presupposto di base di molte ricerche psico-sociali che riguardano i gruppi, sono la concezione dell’uomo-massa che si basa sull’idea che la folla sia composta da individui anonimi, suggestionabili, privati di volontà propria. Questa concezione pessimistica nei confronti della vita in comune, è stata tradotta dalla psicologia sociale contemporanea con il termine più moderno di cognitive miser cioè di economizzatore di energie cognitive, cioè come viene descritto l'uomo collettivo.
L'essere umano è per sua natura sociale, in quanto predisposto geneticamente al rapporto con gli altri, senza i quali la sua sopravvivenza sarebbe impossibile, la nostra specie è caratterizzata dal fatto che alla nascita l'essere umano è ancora incompleto e richiede per un certo numero di anni l'intervento di altri individui per sopravvivere e svilupparsi. La socialità umana si svolge sia nei gruppi, nella famiglia, nelle aule scolastiche, nelle squadre sportive e nei gruppi di lavoro; quindi il comportamento sociale non si svolge solo in questi contesti diretti, faccia a faccia, ma anche nei contesti con più ampie appartenenze come appartenenze religiose, politiche, nazionali.
Moscovici afferma che il rapporto individuo società, che al cuore della psicologia sociale, è difficilmente un rapporto pacifico e armonico essendo più frequentemente di tipo conflittuale, per cui si potrebbe sostenere che la psicologia sociale è la scienza del conflitto fra individuo e società. Studiare i gruppi nella psicologia sociale significa occuparsi sia dell’individuo che si rapporta con le realtà gruppali sia dei modi di funzionare del gruppo stesso, e questi modi non sono una semplice unione delle individualità che lo compongono o dei rapporti fra gruppi.
Moscovici ritiene i gruppi, ma non gli individui, capaci di introdurre nella dinamica sociale elementi di innovazione e di mutamento, come mostrano gli studi sulle minoranze attive da lui. Anche il sociologo Elias ci dice che molti aspetti delle società umane non possono essere spiegati in termini di contributi e di idee individuali neppure pensando ad una accumulazione di quelle idee ma devono essere spiegati in termini di sviluppo sociale cioè il continuo intrecciarsi dei piani e delle azioni degli esseri umani che agiscono in gruppo.
Lewin è stato il primo autore che ha mostrato come le decisioni di gruppo possono essere tecniche di mutamento di costumi consolidati, come ad esempio le abitudini alimentari, in cui ci dice che queste non nascono in uno spazio vuoto, ma sono parte del ritmo quotidiano fra il sonno e la veglia, tra vita solitaria e di gruppo, tra il vivere in un clima caldo o uno freddo, in un’area dove l'approvvigionamento alimentare è scarso o irregolare; quindi ci dice che le abitudini alimentari di un gruppo sono il risultato di molte forze.
Lui osservava che l’atto del mangiare è più complicato del fatto di nutrirsi e per capire perché gli individui abbiano particolari abitudini alimentari è necessario analizzare fattori psicologici (come le preferenze individuali, le tradizioni di gruppo, gli aspetti cognitivi che permettono di scegliere i cibi) e fattori non psicologici (come la disponibilità del cibo e il reddito familiare). Ma prima di sperimentare qualunque cambiamento sulle abitudini alimentari è necessario secondo Lewin fare delle indagini sulle ragioni per cui le persone si alimentano in un determinato modo e quindi è necessario intervistare i guardiani del cibo, cioè le massaie per conoscere la psicologia e l’ideologia alimentare del guardiano cioè il sistema di valori che sta alla base delle decisioni sui cibi da consumare.
In pratica egli utilizza due tipi di sperimentazione su gruppi di donne volontarie:
- Un metodo consisteva in lezioni-conferenze sui vantaggi dietetici delle frattaglie,
- L'altro nella partecipazione attiva a discussioni di gruppo sulla stessa tematica con la conduzione di un animatore, che si concludeva con la decisione, per alzata di mano, a cucinare tale alimento.
Il primo metodo produsse scarso cambiamento nelle abitudini alimentari, mentre il secondo comportò una grande modificazione. Per Lewin la conferenza e la discussione possono essere efficaci per suscitare motivazioni ma la motivazione da sola non è in grado di produrre il cambiamento, che presuppone un legame tra motivazione e azione, tale legame è fornito dalla decisione di gruppo, dovuto alla tendenza dell'individuo ad essere da un lato coerente con la decisione presa, dall'altro a restare fedele all'impegno preso nei confronti del gruppo. In questa logica nascono l’action-research e il T-Group, l'action Research (ricerca-azione) è una ricerca in cui sono attivi sia i soggetti-oggetti della medesima, sia i ricercatori in essa impegnati; con l’action Research Lewin proponeva alla psicologia sociale una metodologia di ricerca che consente da un lato di intervenire sulla realtà sociale, dall'altro di trarre dalle esperienze concrete nuovi elementi di conoscenza, in un rapporto fra teoria e pratica sociale. Il T-Group (training Group o gruppo di formazione) è un metodo di formazione attiva di gruppo. I lavori erano svolti a piccoli gruppi e avevano un programma preciso e un osservatore registrava i comportamenti dei partecipanti, e queste registrazioni non dovevano essere conosciute dai partecipanti ma solo dal gruppo di Lewin che le avrebbe usate per successive ricerche. Alcuni partecipanti incuriositi dalle riunioni di lavoro ristrette in cui si esaminavano le osservazioni svolte dai gruppi chiesero di parteciparvi. Questo metodo del T-Group aveva lo scopo di permettere l'acquisizione di conoscenze su tre livelli del comportamento sociale: quello interpersonale (le relazioni degli individui fra loro), quello di gruppo (il funzionamento gruppale e il suo sviluppo), quello fra gruppi. E la novità di questo metodo consiste nella necessità, per ciascun partecipante di diventare responsabile attivo del proprio apprendimento e cambiamento poiché l’animatore o conduttore del gruppo non trasmette le sue conoscenze ma ha il ruolo di facilitare e incoraggiare la presa di coscienza dei partecipanti su quello che avviene nel qui ed ora del gruppo cui egli stesso partecipa in modo attivo. E un programma di mutamento sociale doveva essere visto come un processo a tre fasi: il disgelamento del livello precedente, il mutamento di tale livello e, infine, il consolidamento del nuovo livello.
Definizioni e tipi di gruppo: alcune notazioni generali
McGrath parte dall'affermazione che se è vero che ogni gruppo è un'aggregazione di individui, ogni aggregazione di individui non è sempre un gruppo, quindi lui stila delle tipologie di aggregazioni sociali:
- Aggregazioni artificiali sono i gruppi statistici o le categorie sociali composte da persone che sono classificate insieme in base a qualche caratteristica comune (sesso, età, livello di reddito, nazionalità) ma che non hanno necessariamente qualche tipo di relazione.
- Aggregazioni non organizzate che Giddens chiama aggregati, che sono degli insiemi di individui che si trovano nello stesso luogo e nello stesso momento senza altro tipo di legame, essi possono avere o meno la vicinanza fisica e uno scopo comune.
- Unità sociali con modelli di relazione sono insiemi di individui che condividono dei valori, costumi, abitudini, linguaggi comuni come le culture e le parentele che sono unioni per nascita o matrimonio.
- Unità sociali strutturate in cui si ha un più forte carattere di interdipendenza e di relazioni strutturate come una società, una comunità, una famiglia;
- Unità sociali intenzionalmente progettate come un'organizzazione o un gruppo di lavoro;
- Unità sociali meno intenzionalmente progettate, come un'associazione o un'organizzazione volontaria (in cui ci sono scopi comuni, mentre possono esserci o meno relazioni interpersonali dirette, se ci sono questa aggregazione somiglia ad una organizzazione o ad un gruppo di lavoro, se non ci sono relazioni dirette somiglia ad un pubblico) o un gruppo di amici.
Queste aggregazioni non sono esclusive e un individuo partecipa normalmente a più di una di esse. Nella tipologia presentata, questi si differenziano su due ampie dimensioni: la base su cui si fondano le relazioni fra i membri cioè il grado di strutturazione di queste relazioni e l’intenzione di sviluppare queste strutture. E la grandezza dell'aggregato, cioè il numero di individui coinvolti. Proprio questi due elementi, secondo McGrath, differenziano fra aggregazioni e gruppi; i gruppi sono per questo autore quelle aggregazioni sociali che hanno una reciproca consapevolezza e una reciproca interazione, e che sono relativamente piccoli e relativamente strutturati e organizzati. La definizione di McGrath, ci porta ad uno dei principali problemi che riguardano i gruppi, cioè la grandezza e l'interazione diretta, elementi che distinguono i piccoli gruppi ristretti e i grandi gruppi estesi.
Secondo DeGarda si deve fare una distinzione fra piccolo gruppo e gruppo faccia a faccia. Entrambi hanno un numero limitato di membri ma nei piccoli gruppi i componenti si conoscono e si influenzano reciprocamente. Il gruppo faccia a faccia è un gruppo ristretto nel quale tutti i membri interagiscono direttamente, hanno riunioni frequenti anche per un lungo periodo, hanno diversi livelli di strutturazione e ufficialità, ad esempio piccoli team di lavoro sono gruppi ufficiali e strutturati. Bales quando parla di gruppo si riferisce a piccoli gruppi ad interazione diretta, infatti per questo autore la caratteristica di base di un gruppo è costituita dalle relazioni faccia a faccia, mentre la sua ragion d'essere è il perseguimento di un obiettivo comune.
Secondo lui i comportamenti diretti allo scopo che vengono usati per raggiungere lo scopo comune portano nella vita del gruppo delle tensioni che devono essere allentate con comportamenti socio emozionali o espressivi, cioè comportamenti che esprimono direttamente le emozioni degli individui o che riguardano i comportamenti degli altri. La dimensione comportamentale di tipo socio emozionale può essere sia positiva sia negativa ossia non solo attività come scherzare, aiutare gli altri (area socio emozionale positiva), ma anche mostrare rifiuto ed opposizione, disapprovare, non aiutare (aria socio emozionale negativa).
Un'altra differenziazione riguarda i gruppi primari e i gruppi secondari. I gruppi primari sono insiemi di persone che interagiscono direttamente, sono legate da vincoli di tipo affettivo, sentono un forte senso di appartenenza e di lealtà nei confronti del gruppo. I gruppi secondari sono insiemi di persone che hanno scopi da raggiungere, ruoli differenziati in funzione del raggiungimento di obiettivi comuni.
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