Previdenza: a ciascuno il suo?
La demografia è lo studio statistico delle popolazioni umane.
Proposta di riforma del sistema previdenziale dell'Impero
Formulare una proposta di riforma del sistema previdenziale dell'Impero. Preferibilmente un sistema a ripartizione, solo nell'impossibilità di garantire gli obiettivi sotto elencati potrebbe considerare il passaggio alla capitalizzazione.
Errori dell'attuale sistema previdenziale
- Garanzia che il sistema non avrà mai più bisogno di essere modificato, indipendentemente dalla situazione economica e demografica.
- Il precedente sistema non è stato capace di finanziarsi da solo.
- Per garantire il pareggio di bilancio del sistema previdenziale, occorre definire chiaramente cosa dovrà variare, e di quanto, quando il pareggio non si produrrà automaticamente.
Obiettivi indispensabili
- Il precedente sistema ha discriminato tra i partecipanti, in funzione dell'anno di inizio dell'attività lavorativa, dell’età che essi avevano quando sono state introdotte le varie riforme, del settore di attività lavorativa, della posizione nella professione, del sesso, ecc. In futuro, questo non dovrà più accadere: il trattamento dovrà essere identico, e ugualmente equo, per tutti.
- Il precedente sistema ha scoraggiato l'attività lavorativa ufficiale, questo non dovrà accadere.
- L'aliquota contributiva effettivamente pagata è stata diversa tra settori produttivi, e diversa dall'aliquota di computo, quella su cui si sono basati i calcoli. Per il futuro, si richiede un'unica aliquota contributiva, uguale per tutti, e costante nel tempo.
- I trattamenti pensionistici sono stati variabili, con casi di estrema generosità o di insufficienza; si sono create le «pensioni d'annata», inizialmente sufficienti, ma poi, col tempo, incapaci di salvaguardare il tenore di vita dei beneficiari; le pensioni di reversibilità sono andate a vedove ora molto giovani, e sposatesi magari solo per convenienza; sono state negate, dopo un divorzio, a donne che con il defunto avevano trascorso praticamente la loro intera vita. Tutto questo deve d'ora in poi trovare una soluzione organica e chiara per tutti.
- La parte previdenziale, di responsabile copertura del rischio di diventare vecchi e di non essere più in grado di lavorare e di mantenersi, si è sempre confusa con la parte assistenziale. Per il futuro, i due aspetti del problema andranno tenuti nettamente separati.
- Individuazione delle variabili veramente rilevanti.
- Si vuole un sistema in cui siano chiare le scelte e le loro conseguenze, positive e negative.
Obiettivi desiderabili
- I trasferimenti a favore degli anziani, non più in grado di lavorare, sono stati trattati in maniera completamente diversa dai trasferimenti a favore dei giovani, non ancora in grado di lavorare.
- È possibile prevedere un passaggio «morbido» alla pensione con un periodo conclusivo di lavoro part-time?
- I periodi di piena occupazione devono essere trattati alla stesso modo dei periodi di crisi?
- I periodi di rapida crescita della popolazione devono essere trattati alla stesso modo dei periodi contrazione? E le ondate migratorie, ieri in partenza e oggi in arrivo, che ruolo svolgono?
Ai fini di un sistema previdenziale, non è il numero assoluto delle persone coinvolte che interessa, ma il rapporto tra chi dà e chi riceve. Indice di vecchiaia v = V/A Indice di dipendenza d = (G + V)/A
Conclusioni
Le fasi demografiche non sono tutte uguali. A fasi più favorevoli, con abbondanza di adulti, ne seguono altre meno favorevoli, con abbondanza di giovani o di anziani. Queste fasi possono essere utilizzate per attenuare le fluttuazioni di un sistema di trasferimenti previdenziale.
Sia le fluttuazioni della fecondità e delle nascite, sia le variazioni della mortalità, sia i movimenti migratori internazionali possono creare fasi favorevoli in termini di struttura per età della popolazione. Queste fasi sono dette di bonus demografico o «finestre di opportunità», che prima o poi si richiudono, e ad esse segue una fase demograficamente sfavorevole.
Passato previdenziale dell'impero: 3 fasi storiche
- Capitalizzazione pura: Gli adulti/occupati pagano un contributo mensile con cui accumulano un capitale che si ritrovano poi, da anziani, quando vanno in pensione. A ognuno tocca quanto ha risparmiato. Vi è inoltre la possibilità di «chiudere» il sistema: se, cioè, si decidesse di abbandonare il sistema previdenziale obbligatorio, il capitale accumulato permetterebbe di restituire ai partecipanti le somme versate fino a quel momento, e nessuno ci rimetterebbe. Rischi e inconvenienti: se accumulo troppo, e muoio prima avrò risparmiato inutilmente; se invece ne accumulo troppo poco non ne avrò abbastanza per gli anni della vecchiaia. Sono sempre possibili frodi e fallimenti.
- Sistema a ripartizione: Meccanismo in base al quale uno, da adulto, con i suoi contributi paga la pensione ai vecchi di oggi, mentre domani, da pensionato, percepirà la pensione grazie ai contributi che verseranno gli adulti di domani. A determinare i diritti concorrevano il numero di anni di lavoro, l'ammontare medio degli ultimi stipendi, e un certo coefficiente di conversione. Un sistema a ripartizione non può facilmente essere interrotto, perché non c'è un capitale accumulato, equivale a esplicitare delle perdite, che tipicamente vengono addossate alle ultime generazioni, che avranno pagato, senza però poter ricevere la pensione. Come si fa a garantire che ci saranno abbastanza occupati, e che guadagneranno abbastanza da versare i contributi che servono per pagare tutte le pensioni che sono state promesse? Nella scelta delle due età cruciali, quella in cui ci si aspetta che uno inizi a lavorare (chiamiamola alfa o inizio dell'età adulta), e quella in cui ci si aspetta che uno smetta di lavorare (beta, o età pensionabile).
- Capitalizzazione virtuale: Che in realtà è a ripartizione. Novità: ora non conta più il numero di anni di lavoro e l'ammontare degli ultimi stipendi, ma solo il totale dei contributi versati. Ciò che si prende come pensione si avvicina a quanto si è versato in contributi. Ha comportato una riduzione dell'ammontare medio delle pensioni. La prima rata pensionistica è relativamente generosa, ma man mano che passa il tempo, il pensionato diventa più povero in rapporto ai suoi concittadini più giovani, creando le «pensioni d'annata», che l'Imperatore ha chiesto di eliminare.
Un sistema previdenziale pubblico a ripartizione è un patto tra cittadini appartenenti a coorti diverse, e garantito dallo Stato, in base al quale si trasferiscono risorse da chi è in età da lavoro a chi non lo è. Il patto può essere ispirato a criteri diversi, ma l'esistenza di gestioni diverse, ad esempio, su base professionale, appare ingiustificata e fonte di rigidità, complicazioni e spesso di iniquità.
A un estremo si potrebbe pensare a uno «stato minimo», in cui la pensione pubblica esiste soltanto come un minimo fisso garantito agli anziani indigenti, e tale da mantenerli appena al di sopra della soglia della povertà. Per avere più del minimo, ognuno deve provvedere a se stesso con risparmi, investimenti, assicurazioni, o altro. All'estremo opposto si potrebbe invece pensare a una gestione previdenziale che punti a perseguire l'equità attuariale: chi ha pagato 100 in contributi riceverà 100 in pensioni, e chi ha pagato 1.000, riceverà 1.000.
Introdurre una variabile di equità attuariale Q, compresa tra 0 e 1. Quando Q = 1, il sistema persegue l'equità attuariale, e non opera alcuna redistribuzione, quindi non protegge i poveri. All'estremo opposto, quando Q = 0, il sistema non punta all'equità attuariale, e distribuisce le pensioni in maniera egualitaria tra tutti i vecchi, senza tener conto della storia contributiva.
L'ideale potrebbe quindi essere quello di un sistema previdenziale pubblico piuttosto leggero, che dia una base di sicurezza, ma che lasci anche ampio spazio a una previdenza complementare aggiuntiva, di tipo volontaristico e privato. Vi sono però alcune persone non particolarmente responsabili e coloro che non lavorano abbastanza durante gli anni adulti. Per questi individui, dunque, il problema è duplice: da una parte, bisognerebbe avvicinarli di più al mercato del lavoro, riuscendo a farli lavorare di più. Dall'altra, occorre, ancora una volta, decidere se la «coperta previdenziale» che si intende stendere li debba proteggere solo dal caso estremo della povertà, o debba puntare più in alto, e sforzarsi di garantire loro una vecchiaia decorosa.
L'equità di trattamento individuale va valutata a priori, sulla base della probabile durata della vita, sia lavorativa che non lavorativa. Tale durata probabile non è uguale per tutti: occorre quindi una decisione «politica» su quali differenze tra individui debbano essere tenute presenti e quali debbano essere ignorate nella definizione dei parametri chiave del sistema. Nel prendere questa decisione bisogna tenere distinte le caratteristiche che possono variare nel corso del tempo (per esempio, lavoro, luogo di residenza, attitudine al fumo, ecc.) da quelle che sono invece ascritte (per esempio, sesso e anno di nascita).
Immaginiamo di avere a che fare solo con redditi da lavoro, che chiameremo salari S, o da pensione P, e ammettiamo che tutti...
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