Appunti di analisi e contabilità dei costi
Maia Miragliotta
Analisi e contabilità dei costi Paolo Ferri
Testo di riferimento: Ferri P. (2022), Analisi e contabilità dei costi, Create McGraw-Hill, ISBN: 9781307793437
Sommario
- Tema 1: Introduzione all’analisi e contabilità dei costi .................................................................. 2
- Tema 2: Full costing ....................................................................................................................... 10
- + Tema 3: ABC, la determinazione dei costi in base ai costi delle attività ................................... 14
- Tema 4: Produzioni su commessa e processi a flusso continuo ................................................... 18
- Tema 5: Il sistema di misurazione dei costi a valori preventivi .................................................... 23
- Tema 6: I sistemi di misurazione a costi diretti e variabili e le condizioni di rischio operativo .. 26
- Tema 7: Decisioni a breve termine ................................................................................................ 31
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Appunti di analisi e contabilità dei costi Maia Miragliotta
Lezione 1
Tema 1: Introduzione all’analisi e contabilità dei costi
Capitolo 1: L'attività di direzione e il sistema di misurazione dei costi: un quadro di riferimento
riferimento controller, addetto al controllo di gestione e di contabilità analitica, verifica che la gestione aziendale sia in linea con gli obiettivi prefissati.
https://www.randstad.it/offerte-lavoro/controller_firenze_39107381/
Parte a) L’attività di direzione (una ripresa)
“Dirigere” un’impresa significa prendere decisioni di reperimento, allocazione e impiego di risorse (es. materiali, immateriali, finanziarie, umane, tecnologiche ecc.) per garantire efficacia (raggiungimento obiettivi) ed efficienza (miglioramento rapporto input-output) ai processi che connotano la sua combinazione produttiva generale.
Si ha una innanzitutto per la complessità gestionale, che cresce all’aumento del numero di agenti all’interno dell’impresa, e in secondo luogo per la complessità strategica, che cresce all’aumentare delle aree strategiche di affari.
Anche a livello di complessità base, l’attività di direzione è composta da alcune fasi:
- Pianificazione e programmazione degli obiettivi aziendali.
- Organizzazione delle risorse e delle responsabilità organizzative.
- Guida verso la realizzazione dei piani, programmi e obiettivi.
- Controllo del grado di conseguimento di piani, programmi e obiettivi.
A supporto dell’attività di direzione, sussiste un sistema informativo amministrativo costituito per fornire delle informazioni economiche utili per l’apprezzamento economico.
Ciò avviene partendo da input, cioè dati elementari non immediatamente utilizzabili a fini gestionali (monetari e non → fatture, bolle spedizione, schede tempi di lavorazione), il cui rischio è legato all’attendibilità.
Una volta definiti gli input sono necessari dei processi di elaborazione, cioè un insieme organizzato di strumenti, procedure e risorse informatiche (contabili o extracontabili, cioè che usano o meno il conto come strumento di rilevazione), il cui rischio è legato all’adeguatezza.
Da tali processi si ottengono degli output, cioè dei dati selezionati o ordinati secondo le esigenze conoscitive dell’utilizzatore e i problemi da risolvere (es. determinazione costo di produzione per calcolo della redditività), il cui rischio è legato alla significatività.
I manager di un’impresa, operando a diversi gradi della struttura organizzativa e operando con diversi gradi di autonomia e responsabilità necessitano di diverse informazioni, per questo è bene che il sistema informativo amministrativo sia definito secondo:
Finalità specifiche delle richieste di informazioni di ogni manager:
- Conoscenza → livello organizzativo: valorizzare poste bilancio, supportare decisioni operative con possibile implicazione economica rilevante, programmare l’impiego futuro di risorse, definire obiettivi, controllare i livelli di efficienza/efficacia.
- Responsabilizzazione → livello individuale/unità: assegnare specifici obiettivi di carattere economico ai responsabili organizzativi, individuare leve economiche da loro manovrabili, valutare le prestazioni dei responsabili organizzativi.
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Condizioni del contesto:
- Esterno → grado di competitività: + competitività, + precisione nella raccolta dei dati.
- Interno → complessità gestionale: + complessità, + input necessari.
La contabilità generale e il bilancio d’esercizio rappresentano gli strumenti di base e obbligatori di controllo direzionale, ma possono essere affiancati da:
- Riclassificazione e analisi dei valori di bilancio attraverso indici e flussi (stato salute).
- Modalità tecnico-contabili differenti dalla contabilità generale (analitica, dei costi).
- Algoritmi decisionali di breve periodo (leva operativa, break-even, margine sicurezza).
- Sistemi contabilità a valori standard per responsabilizzare i manager alle condizioni di efficienza operativa.
- Budget di responsabilità per responsabilizzare i manager alle condizioni di efficacia.
- Analisi degli scostamenti/reporting per il controllo delle prestazioni/risultati dei manager.
- Articolazione dei dati di bilancio secondo dimensioni gestionali (come contribuiscono prodotti, clienti, aree di vendita al risultato operativo).
Generico sistema informativo amministrativo = ottenimento output → specifico sistema di controllo direzionale = invio output ai manager.
Affinché il sistema di controllo direzionale sia efficiente, esso adotta un approccio situazionale.
Parte b) Il sistema di misurazione dei costi
Costo d’acquisto: “quantità che ha origine in uno scambio monetario posto in essere per acquisire un fattore produttivo a date condizioni di negoziazione” (Coda, 1968).
Costo di produzione: “valore monetario delle risorse impiegate per la realizzazione dei processi di produzione economica messi in atto dalle aziende” (Ceccherelli, 1936); è necessario quindi individuare i consumi degli input e compierne una valorizzazione.
Esempio
Produzione di camicie
- Costo di acquisto: tessuto & cotone → deriva da negoziazione azienda fornitori; manodopera → accordi tra imprenditore e dipendenti + CNL.
- Costo di produzione:
- Identificare l’oggetto di calcolo (prodotto, fase, reparto, isola produttiva).
- Valorizzare i fattori produttivi utilizzati con informazioni fisico-tecniche.
Es. Camicia:
- Metri di tessuto.
- N. bottoni.
- Quantità altri materiali.
- Ore manodopera.
- Informazioni fisico-tecniche & costo di acquisto = costo di produzione.
** Isola produttiva, tavolo in cui si sta facendo il lavoro.
L’oggetto del costo di produzione è l’entità a cui viene riferito il calcolo del costo, esso può essere un’attività produttiva o un risultato fisico tecnico parziale di un’attività produttiva (Coda, 1968). L’oggetto ultimo del calcolo del costo di produzione è il prodotto o servizio, ma possono essere individuati anche oggetti intermedi o alternativi:
- Unità produttive (es. stabilimenti, singoli reparti o singoli impianti di produzione).
- Fasi in cui si articola il processo di trasformazione fisica (es. singole operazioni, o singoli processi elementari).
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- Funzioni aziendali, intese come coordinazioni di operazioni e processi di specie differente che configurano l’attività dell’area commerciale, amministrativa e generale.
- Classi di clienti o classi di aree geografiche servite o combinazioni di prodotti, mercati e tecnologie. CE di un caschetto.
§ Ricavo unitario = prezzo di vendita.
I costi di materiali/componenti (plastica, tessuto usati) sono calcolati con la moltiplicazione tra le quantità usate e il prezzo unitario.
Il costo manodopera diretta, calcolato come quantità di tempo impiegato da un operaio.
Altri costi diretti di produzione sono riferiti di norma alle lavorazioni c/terzi (non ho il macchinario per fare una fase di produzione).
I costi indiretti di produzione (salario di un supervisionatore di più prodotti dell’impresa).
I costi indiretti commerciali, amministrativi e di struttura (riscaldamento) sono esterni all’attività produttiva ma necessari per la vendita del prodotto.
I diversi metodi di calcolo del costo di produzione, differiscono per:
- Natura dei valori scelta per valutare il costo dei fattori produttivi:
- Passata.
- Attuale.
- Futura.
- Metodo di valorizzazione dei fattori produttivi (quindi dei costi):
- Diretto: fondato sulla misurazione di valorizzazione dei volumi di input consumati nell’attività produttiva misurata (es. FIFO, media ponderata) → individuare, misurare e valutare.
- Indiretto: fondato sull’ipotesi di calcolo e rispettoso del principio di causalità che lega il costo all’oggetto → base di ripartizione rappresentante il fattore di collegamento e coefficiente di allocazione (unico, distinti per funzione, distinti per CDC, distinti per attività).
Il calcolo del costo di produzione ha differenti scopi:
- Valutazione delle rimanenze → determinazione del costo di un semilavorato per la valorizzazione del magazzino e la definizione del prezzo di vendita (costo di produzione delle fasi di disegno, taglio e cucitura).
- Supporto decisionale → calcolo dei costi aggiuntivi al compimento di scelte alternative (calcolare i costi incrementali per la produzione di boxer).
- Controllo dell’efficienza operativa → definire il costo ideale delle materie prime e valutare lo scostamento dai reali, controllare i costi di impiego e approvvigionamento.
Ogni differente scopo conoscitivo impone di:
- Adottare una particolare configurazione di costo (pieno o parziale);
- Alimentare il sistema di rilevazioni del costo con valori di natura differente (valori consuntivi vs valori preventivi);
- Scegliere tra diverse modalità di rilevazione dei valori (contabile o extra-contabile).
Quando si parla di costi si distingue la loro classificazione in relazione al fatto che avvenga in contabilità generale, dove sono distinti per natura dell’input (es. materie prime, salari, utenze, ammortamenti) in quanto il focus ricade sulla combinazione produttiva generale dell’impresa (riferimento all’impresa) o in contabilità direzionale, dove sono distinti per destinazione dell’input in quanto il focus ricade su processi economici specifici e parziali (riferimento al cliente, al reparto o al prodotto).
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Metodi di classificazione dei costi diversi da quelli di contabilità generale. → I costi con oggetto il prodotto variano nelle seguenti classi di costo; esse sono distinte in base alla finalità specifica in cui sono d’aiuto.
1. Costi a supporto della finalità di conoscenza del costo di produzione
1. Costi diretti e costi indiretti
Costi diretti:
- Costo di fattori produttivi riferibili in modo univoco a un oggetto di costo.
- Valorizzare i consumi di ciascun fattore produttivo al costo medio di acquisto dello stesso procedimento diretto di calcolo del costo di produzione →.
Esempio Camicia A: i costi diretti comprendono
- Tessuto: mt 3*10,00 €/mt.
- Filo per cucire: mt 250*0,01€/mt.
- Bottoni: n. 10 * 1 cad.
- Manodopera: n h. 1,5 *15,00€/h.
Costi indiretti: costi che non possono essere facilmente associati ad un oggetto di costo perché si riferiscono a risorse utilizzate per la produzione di diversi oggetti di costo.
Necessario identificare fattore di collegamento che esprime il nesso di causalità che lega il costo della struttura comune ai singoli oggetti di costo (metodo indiretto).
Esempio costi indiretti, procedimento indiretto.
Magazzino unico occupato 70% camicie e 30% cravatte.
Costi mensili €15.000:
- Isola 1, produzione camicie: quota costo €10.500.
- Isola 2, produzione cravatte: quota costo €4.500.
Se l’oggetto di costo è il prodotto, allora i costi diretti sono le materie prime e la manodopera diretta (2 colonne perché 2 prodotti).
Se l’oggetto di costo (o calcolo) è il reparto, allora ai precedenti costi diretti si aggiungono quelli di amm.to impianto ecc.
Più si allarga l’oggetto di costo, maggiori sono i costi diretti, cioè direttamente collegabili. →
Lezione 2
2. Costi variabili e costi fissi
Costi fissi: costi il cui ammontare non cambia con il livello di attività (es. affitto, assicurazione, promozione e pubblicità, ammortamenti); si tenga presente che essi non sono totalmente stabili, infatti si modificano nel m/l periodo a causa di eventi differenti dal cambiamento nel livello di attività (es. nuove assunzioni, aumenti affitti).
Un costo è fisso in relazione a un intervallo di rilevanza specifico e a un determinato periodo, su base unitaria il suo valore si riduce all’aumentare del livello di attività e inverso.
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Esempio. Camion compie al massimo 120.000km all’anno, con costi fissi per camion (assicurazione e bollo) di €40.000.
Costi variabili: costi che dipendono dal livello di attività (es. materiali diretti, utenze, spese di spedizione); quando la variazione è:
- Proporzionale → variabilità lineare → cvu costante;
- Più che proporzionale → variabilità crescente → cvu crescente;
- Meno che proporzionale → variabilità decrescente → cvu decrescente;
È importante comprendere la causa di incremento dei costi variabili (cost driver) (es. costo di spedizione è un costo variabile ed è influenzato da distanza, quantità di ordini ecc.).
Costi diretti-indiretti + variabili-fissi
In che modo i costi variabili sono diversi da quelli diretti? E quelli fissi da quelli indiretti?
La contabilità direzionale definisce i costi in modo diverso per diverse finalità.
- Per capire come e se i costi cambiano in relazione ai livelli di attività, i costi si suddividono in variabili o fissi.
- Per capire il costo di un prodotto, i costi possono essere classificati diversamente a seconda che siano direttamente o indirettamente associati con il prodotto.
I costi diretti sono sempre variabili quanto l’oggetto di costo è il prodotto.
- Tra i costi indiretti alcuni sono variabili (es. elettricità per impianti), altri fissi (es. ammortamenti).
Energia → costo variabile perché legato al funzionamento della catena di montaggio.
Esercizio
Crescendo srl gestisce un negozio a Milano. Il negozio ha una sezione film (VHS/DVD) e una sezione musica (CD and cassette). Crescendo registra i ricavi di vendita separatamente per le due sezioni.
Categorizza i seguenti costi come:
- Diretti o indiretti per la sezione film.
- Fissi o variabili in relazione al numero di VHS o DVD venduti.
D (sezione film) + F (anticipo)
I (negozio intero) + F (luce sempre accesa)
D + V
D + V (+ film acquisiti – spese)
I + F
D (per formazione degli impiegati in film) + F
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3. Costi fissi specifici e costi fissi comuni
Costi fissi generati da una struttura produttiva, in quanto tali conosciuti all’origine solo per l’importo complessivo, quindi attribuibili all’unità di prodotto solo con metodo indiretto; classificazione utile quando l’oggetto è un reparto o una fase di processo.
- Costi fissi specifici: utilizzati in via esclusiva per lo svolgimento di un dato processo produttivo.
- Costi fissi comuni: legati a fattori produttivi comuni a più produzioni.
Es. Camiceria italiana.
Costo fisso di gestione della strumentazione utilizzata in via esclusiva da ciascun reparto (ammortamento e manutenzione macchine stiratrici del reparto stiratura) → costo fisso specifico.
Costo fisso di gestione dello stabilimento: ammortamento immobile, manutenzione locali e strutture → costo fisso comune.
4. Costi comuni e costi congiunti
Entrambi costi indiretti.
- Costi comuni: riguardano fattori utilizzati, nel tempo e nello spazio, per diverse produzioni (es. stipendio del caporeparto).
- Costi congiunti: riguardano prodotti che condividono una o più fasi del processo produttivo; sono un caso particolare di comunanza di costi.
- Per vincoli tecnici: non è possibile ottenere un prodotto senza contemporaneamente produrne un altro (es. produzione di latte e di panna oppure produzione delle diverse farine di frumento).
- Per vincoli economici: convenienza economica a svolgere alcune fasi comuni per giungere a prodotti diversi, anche se sarebbe tecnicamente fattibile svolgere le produzioni separatamente (es. impianti di cogenerazione di energia elettrica e acqua calda).
Produzione di diverse tipologie di lana.
- Fasi produttive condivise tra i diversi prodotti finiti → costo congiunto, prima del processo di separazione i diversi prodotti non sono distinguibili.
- Punto split off.
- Prodotti intermedi.
- Fasi produttive relative al singolo prodotto finito → costo separato.
- Prodotti finiti.
5. Costi di prodotto e costi di
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