Pensiero critico e argomentazione
Capitolo 1
Essere consapevoli delle ‘transizioni’ che avvengono nei nostri paradigmi interpretativi della realtà ne consente e supporta una lettura corretta, la possibilità di essere effettivamente ‘intelligenti’, ossia ‘capaci di vedere in profondità’.
Bacone trasmette una concezione di pensiero critico come percorso di separazione tra correttezza ed errore, verità e falsità. Essendo la mente umana naturalmente incline all’errore, essa deve procedere autodisciplinandosi, assumendo regole che le consentano di distinguere “l‘interpretazione della natura”.
Secondo Cartesio, bisogna appunto compiere un’operazione di ‘rimozione totale’ delle false opinioni generatrici di incertezze, per poter in seguito ricominciare a costruire dalle fondamenta. Rifondare il sapere su basi incontrovertibili. Cartesio lo precisa nel seguito della prima meditazione – consiste nel dubitare di ciò che non è assolutamente certo, nel presumere che ogni informazione sia erronea, finché non è provato il contrario.
Locke: il primo, se non l’unico, intento del pensiero dev’essere l’indagine sui limiti all’interno dei quali l’intelletto umano è in grado di procedere; operativamente ciò significa confutare, cioè porre in questione e offrire elementi che ne mostrino la falsità, tutto quanto non coincide con tali limiti.
La tesi kantiana è infatti che la ragione debba divenire ‘critica’, ossia impegnarsi a esaminare la legittimità, i limiti e le condizioni dell’esercizio possibile delle facoltà umane. Si tratta di assegnare al soggetto che conosce – l’essere umano in quanto dotato di ragione (priorità rispetto all’oggetto da conoscere) – la natura o realtà in generale.
Hannah Arendt distingue il ‘conoscere’ dal ‘pensare’: «se traccio una linea di demarcazione tra verità e significato, tra conoscere e pensare, e se insisto nella sua importanza, non intendo negare che la ricerca di significato da parte del pensiero e la ricerca di verità da parte della conoscenza siano connesse». Alle domande sul significato non si può rispondere, intendendo che non è possibile farlo definitivamente, nessuno può agire al posto di un altro. Posso acquisire varie conoscenze per testimonianza, in modo indiretto, ma nessuno può pensare al posto mio.
Marconi, esplorando caratteri e tipologie del relativismo, pone l’attenzione sulla differenza tra due fatti: da un lato le cose, che stanno in un certo modo – questo è il piano dell’essere o ontologico – e dall’altro le varie possibilità e modalità di accesso alle cose e al loro modo di stare – questo è il piano del conoscere o gnoseologico – relative a soggetti e circostanze, cioè dipendenti da essi. La tendenza a confondere la realtà con l’umano sguardo su di essa – evidentemente molteplice e soggettivo – operazione che perde di vista la diversità dei piani ontologico e gnoseologico e soprattutto che attribuisce al secondo un ruolo performativo sul primo. Il pensare è critico quando è consapevole della distanza tra essere e pensare, quando si interroga sul loro rapporto: vale a dire che è critico il pensare che si interroga sulla propria natura, sul fondamento dei processi che compie, sulle ragioni del proprio funzionamento.
Capitolo 2
2 modi di concepire il pensare: in se stesso e in rapporto con la realtà.
- Prospettiva relazionale
L’aggettivo ‘relazionale’ esprime due modi del pensare: la ricettività e
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