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La cura educativa

La cura è qualcosa di essenziale per la vita umana. Tutti gli esseri umani hanno necessità di ricevere e dare cura, in quanto non si è in grado da soli di soddisfare tutte le proprie necessità. Ogni società interpreta i modi della cura in modo diverso, perché sono differenti i concetti di benessere. La cura è definibile come la fabbrica dell'essere, in quanto se ci prendiamo cura delle persone, ciò che avviene nello scambio relazionale influisce anche su di noi.

Interpretazioni della pratica della cura

La pratica della cura viene interpretata come:

  • Occuparsi e preoccuparsi, che consistono nel prendersi cura del nostro corpo e delle nostre relazioni con gli altri, quindi di occuparsi di sé stessi; e preoccuparsi di qualcosa, di sé, degli altri e del mondo, in quanto è un fattore esistenziale dell'essere umano.
  • Premura e devozione, che consistono nell'aver cura dell'altro, attraverso il desiderio di andare oltre l'esistenza, con il compito di dare forma e motivo alla vita.

Caratteristiche della giusta cura

La giusta cura è quella che:

  • Risponde ai bisogni vitali;
  • Procura il necessario a nutrire, conservare e proteggere la vita;
  • Coltiva le proprie possibilità;
  • È cura di sé, degli altri, della natura presente, e del mondo e delle possibilità future.

Regolazione dell'essere attraverso la cura

Chi ha cura regola il suo essere attraverso:

  • Ricettività, cioè la capacità di passività, ovvero la capacità di lasciare che l'altro prenda l'iniziativa e ti chieda consiglio da solo. Per essere ricettivi bisogna:
    • Essere in grado di cogliere eventuali segnali di volersi sottrarre alla relazione di cura, perché magari non è in grado di comunicare le sue sensazioni o i suoi pensieri;
    • Riuscire ad avere un'adeguata conoscenza dell'altro, quindi del suo modo di essere, delle sue necessità e dei suoi desideri;
    • Essere presente per l'altro con attenzione ed essere pronto all'ascolto:
      • Attenzione nel senso di sapersi concentrare totalmente sull'altro, facendogli percepire la sua importanza. Ma non si tratta di un'attenzione intellettualistica, ma di un'attenzione sensibile, morale, in quanto presta attenzione ad ogni dettaglio. Per fare ciò è necessario mettere da parte il proprio sé, così da fare posto e a concentrarsi totalmente sull'altro.
      • Capacità di ascolto in quanto non basta restare solo attenzione verso l'altro, ma è necessario anche dedicare tempo all'ascolto, soprattutto quando l'altro è in condizione di raccontarsi. Solo grazie all'ascolto è possibile comprendere il modo di elaborare le varie esperienze dell'altro. Il sentirsi ascoltati, anche se non ha il potere di cancellare o di ridurre il dolore, aiuta a renderlo più sopportabile.
  • Responsività, ovvero essere in grado di rispondere in modo adeguato alle richieste dell'altro. La responsività si manifesta una volta individuato la direzione per il sostegno all'altro da attuare. La responsività implica:
    • Presenza attiva e vigile;
    • Sollecitudine, ovvero la rapidità nel rispondere al bisogno dell'altro;
    • Assunzione di responsabilità per l'altro, ovvero presenza intensa ma non intrusiva. Infatti, un buon educatore non tende a sostituirsi all'altro, ma aiuta l'allievo ad essere consapevole e a pensare che cosa significa aver cura di sé;
    • Essere in grado di saper attendere dando all'altro tutto lo spazio e il tempo di cui ha bisogno per rispondere alla richiesta;
    • Riuscire a contenere i propri desideri, differenti da quelli dell'altro;
    • Fare da maestro. Non nel senso di condividere una serie di nozioni, ma fare da guida che orienta l'allievo a scoprire il suo maestro interiore, voi quindi che guida l'altro ad apprendere da sé.

La complessità della pratica di cura

La pratica di cura è un'azione complessa, e un pensare sensibile e attento all'esserci dell'altro. È un pensare che si concentra sulla situazione vissuta da quella specifica persona in quel preciso momento. L'assunzione della responsabilità per l'altro richiede un'intelligenza dell'agire che si esprime nella valutazione contestuale della situazione. L'impegno richiesto dalla pratica di cura, richiede non solo il pensare a quello che accade, ma anche il riflettere sull’agire in modo da migliorare quanto è possibile l'agire stesso. La riflessività è necessaria in quanto i casi che ci troviamo ad affrontare, pur avendo analogia con altri casi, sono sempre unici e singolari, proprio perché ogni persona è unica e singolare a modo loro.

Ciò che qualifica una buona cura è l'onestà, ovvero quel modo di agire messa in atto per favorire il benessere dell'altro, cercando di evitare di farsi influenzare dai propri interessi. Avere buona cura richiede anche la capacità decisionale, perché le situazioni di cura presentano spesso dilemmi.

Una buona azione educativa è possibile quando mantiene, nella relazione di cura, sentimenti sani e vitali. Uno dei sentimenti essenziali, quando si parla di relazione di cura è la fiducia. È proprio la fiducia a rendere capaci di dare tempo all'altro. Quando chi riceve cure, ha fiducia in qualcuno, ci si affida e si tende ad abbassare le proprie strutture difensive, rendendoli vulnerabili. Alla fiducia è inoltre collegato il saper accettare, ovvero accettare la realtà che si ha davanti con le sue risorse e i suoi limiti.

Sentimenti nella relazione di cura

  • Speranza, che aiuta a far trovare soluzioni uniche, riuscendo ad andare oltre alle soluzioni abituali;
  • Il coraggio della serenità, in quanto la disperazione interrompe l’agire positivo. Ma chi è capace di una buona cura riesce a trovare le risorse per vivere con sufficiente serenità le varie situazioni della vita. E siccome le emozioni sono contagiose, la serenità tende ad influenzare anche chi riceve cura;
  • Tenerezza, che è la capacità di andare incontro all'altro riuscendo ad ammorbidire le sue rigidità emotive. Al contrario, si è di fronte ad una durezza di cuore, che porta ad ostacolare questo processo di cura;
  • Empatia, ovvero la capacità di cogliere e sentire l'esperienza vissuta dell’altro. Non come un proiettarsi nell'esperienza dell'altro, ma come un sentire insieme, un fare posto dentro di sé all’altro.

Tecniche e strumenti per la pratica della cura

Per identificare quale sia la tecnica da attuare per la pratica della cura, è necessario rendere l'altro aperto alla chiamata alla cura. All'educatore, o comunque a chi presta cura, è fondamentale avere un'adeguata:

  • Padronanza delle pratiche didattiche, che consentono di facilitare un apprendimento significativo;
  • Saper educare a pensare, cioè aiutare chi riceve cura ad interrogarsi sulle questioni significative della propria esistenza.

Il primo strumento dell'azione di cura siamo noi stessi, in quanto l’evoluzione dell'altro avviene tramite contatto con il nostro essere. Infatti, noi non siamo altro che esseri profondamente relazionali che ci nutriamo dell'essere dell'altro. Quindi quando l'educatore si trova in una relazione con chi è nell'azione di venire educato, deve essere responsabile e perfezionare il suo agire, in modo tale che l'altro venendo in contatto, trovi in questa relazione nutrimento positivo al proprio essere.

Pratiche spirituali nella formazione

Una teoria della formazione coerente, la troviamo in quelle che vengono definite pratiche spirituali, inteso non con un significato religioso, ma come relativo a quelle pratiche che fabbricano il nostro essere. Alcune di queste pratiche spirituali sono:

  • Tecniche della concentrazione della mente, cioè tenere la mente concentrata sulle questioni importanti, come quelle che hanno a che fare con la ricerca di verità dell'esistenza;
  • Tecniche di alleggerimento, cioè togliere via dalla mente ciò che non è essenziale per fare spazio a ciò che lo è;
  • Tecniche di sottrazione, cioè trovare tempo per i pensieri sereni;
  • Tecniche di distensione, ovvero cercare di non dare potere a quei pensieri che non ti permettono di vivere in pace;
  • Tecnica di rammemorazione, ovvero ricordare eventi passati per comprenderli e accettarli.

Per attuare queste tecniche, è utile coltivare le posture cognitive, ovvero:

  • Prestare attenzione, ovvero, per conoscere sé stessi e trasformarsi è necessario essere capaci di attenzione su di sé stessi e concentrarsi sul presente;
  • Fare silenzio interiore, in quanto chi concede cura, potrebbe sentire il bisogno della quiete interiore. Quiete intesa come stato di riposo, di rilassamento interiore, mentale. Durante questa quiete vi è una mancanza di attività, ma non intesa come mancanza di vitalità, al contrario consente alla mente di esprimere il massimo;
  • Concedersi tempo, in quanto, essendo esseri obbligati a prenderci cura e incoraggiati a cercare di procurarci cose con la fatica del lavoro e creare opere al fine di trovare il proprio posto nel mondo con gli altri, per vivere in tranquillità occorre avere la giusta misura, così da trovare il tempo anche per la cura dell'anima;
  • Togliere via, in quanto per dare buona forma alla propria vita, non bisogna attuare solo azioni costruttive, ma anche quelle decostruttive. Il togliere via è un'azione essenziale che richiede di lavorare su di sé, togliendo via tutto ciò che impedisce di tenere l'attenzione concentrata su ciò che è veramente importante, quindi togliere ciò che ostacola l'accesso alle questioni di vitale importanza;
  • Cercare l'essenziale, quindi alleggerire la mente da tutto ciò che è inessenziale, ma anche prendere le distanze dal pensare comune. È giusto invece, concentrarsi su ciò che è essenziale e irrinunciabile, su quelle cose di cui una persona non potrebbe mai fare a meno perché sono di vitale importanza;
  • Coltivare l'energia vitale, ovvero quell'energia che ci tiene in tensione e ci fa vedere il mondo con gli occhi della mente. L'energia vitale è un'energia positiva indispensabile che indica il grado di benessere interiore. Più ci si sente bene, a proprio agio nel presente, più si riesce a mantenere l'attenzione sui contenuti essenziali, e ad avere idee buone e sentimenti positivi;
  • Scrivere il pensare, in quanto la scrittura plasma il pensiero. È importante trascrivere i propri pensieri e quelli che reputiamo essere i principi per un vivere al meglio, così da trasformarli da semplici pensieri in strumenti vivi dell’esperienza. È così che la scrittura diventa esercizio spirituale.

Una delle attività che tende a svolgere una persona che si prende cura di sé e degli altri nell'educazione, è quella di cercare di trasmettere attraverso le parole e il linguaggio il vero significato di un'esperienza o di un sentimento. Socrate in una sua opera indicava quelle che riteneva fossero le competenze essenziali del cittadino per avere una buona relazione con gli altri:

  • Avere la capacità di ragionare in modo rigoroso per coltivare la ricerca della verità;
  • Deve pensare positivo;
  • Deve parlare con franchezza.

Il sostegno nell'educazione

Il termine sostegno è usato nei contesti educativi, e riguarda una particolare forma di intervento rivolta agli alunni portatori di handicap. Quando si parla di azioni di sostegno, si parla inoltre della realizzazione del PEI.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher anna.91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Versace Alessandro.
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