Riassunto pedagogia educare l’infanzia
Introduzione
Verso un sistema integrato 0-6
1.
Il decreto legislativo 1
3 aprile 2017 n.65 (buona scuola), stabilisce l'istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione
dalla nascita sino a 6 anni, che impone di guardare ai servizi educativi 0-6 con una prospettiva unitaria
nonostante le diversità (nidi, sezioni primavera, servizi integrativi e scuole dell’infanzia). Tutto ciò per
costruire una coerenza educativa per i servizi 0-6 fondata su una prospettiva pedagogica di valori, idee,
convincimenti e finalità di senso comune in relazione all’età dei bambini. Il passo normativo rappresenta
una svolta culturale per l’orientamento espresso a livello europeo, come il Proposal for key Principles of a
Quality Framework for Early Childhood Education and Care (Principi chiave - qualità per l’educazione e la
cura della prima infanzia), si riferisce ai servizi educativi 0-6 che propongono orientamenti pedagogici che
vengono definiti in 10 punti. Questa divenne un'urgenza nazionale a causa della separazione tra i servizi 0-3
e quelli 3-6: da una parte (0-3): nidi e servizi integrativi gestiti da comuni, province e regioni; dall’altra (3-6):
l’ente gestore della scuola dell’infanzia è lo Stato o il privato sociale paritario. Anche i documenti di
indirizzo sono separati, per esempio pensiamo alle Indicazioni emanate dal MIUR nel 2012 per le scuole
dell’infanzia statali e all’assenza di un documento per i servizi 0-3, per i quali le diverse leggi regionali che
disciplinano aspetti istituzionali e organizzativi piuttosto che pedagogici. Si può affermare che il richiamo
del D.Lgs 65 non solo ha poche risorse a cui attingere nel panorama italiano ma deve anche affrontare
qualche ostacolo.
La specificità di un’educazione infantile
2.
Per i servizi d’infanzia in Italia emerge la necessità di una riflessione pedagogica dedicata ai
bambini prima del loro ingresso nella scuola primaria. Per avviare tale riflessione occorre
chiedersi: in primo luogo, in che termini si possa parlare di un’educazione pensata per l’infanzia 0-
6; in secondo luogo se, pur tenendo conto delle differenze tra i bambini che frequentano il nido e
quelli della scuola dell’infanzia, sia possibile individuare i principi validi; quindi, per rispondere a
tali domande bisogna prima interrogarsi sull’idea del bambino e poi sul tipo di bambino che si
vuole formare. L’adulto deve sintonizzarsi con il bambino, come un soggetto attivo, impaziente di
interagire e conoscere; come un attore sociale e soggetto di diritti, capace di deliberazione e
azione. A questa idea si accompagna una scelta di valori che orientano i percorsi educativi per i
bambini da 0-6 anni, in particolare quello della cittadinanza democratica, che si sostanzia in
atteggiamenti di socialità positiva, di apertura verso l’altro e di confronto collaborativo; nel
sostegno offerto allo sviluppo della capacità di utilizzo della mente per risolvere i problemi in
maniera intelligente e consapevole. Da quando si è detto, possiamo dare delle risposte alle
domande poste all’inizio: l’educazione dei bambini precedentemente al loro ingresso nella scuola
primaria ha una sua specificità che va salvaguardata; a partire da questa considerazione è possibile
individuare i percorsi educativi 0-6, che possono peggiorare in maniera differente in base alle
diverse età dei bambini, e neppure possono emergere alle particolarità dei bambini a cui sono
destinati.
Temi chiave per percorsi educativi da 0-6 anni
3.
I temi chiave che affronteremo nei prossimi 4 capitoli del volume sono:
• il curricolo, indica il percorso educativo, fondato sulla realizzazione di programmi. È un percorso
inteso come percorso intenzionale, frutto di una progettazione collegiale, monitorato nel corso
della sua realizzazione e capace di conseguire una finalità tenendo conto delle particolarità dei
destinatari e del contesto.
• le relazioni. Per un curricolo 0-6 bisogna mettere a disposizione la condivisione di esperienze
affettive (creazione dei legami), intellettuali (scambio di significati tra coetanei e con adulti) e
socialim (interazione tra i gruppi dei pari e con gli adulti). L’adulto si pone come facilitatore degli
scambi tra bambini, consapevole che il gruppo dei pari è portatore di una propria cultura elaborata
tramite l’interazione, l’adulto si rapporta adottando modalità comunicative basate sull’ascolto
attivo così da creare un legame di fiducia e di rispetto attraverso lo scaffolding cioè un sostegno dal
punto di vista dell’intelligenza, della tecnica, dell’organizzazione, di supporto emotivo e cognitivo.
• l’ambiente è costituito da luoghi, arredi e materiali e la temporaneità definita da periodicità, ritmi,
routine, interruzioni e novità, che insieme costituiscono un basso continuo che dà forma al
percorso educativo. L'ambiente non è un contenitore delle esperienze ma un suscitatore di
esperienze; per questo necessita di una organizzazione degli spazi, una scelta dei materiali e una
configurazione del tempo.
I tre aspetti illustrati (curricolo, relazioni, ambiente) si intrecciano: l'ambiente non è solo costituito da spazi,
materiali e tempi ma anche da un clima di relazioni sociali, l'ambiente è dove ci si può sentire a casa e, al
tempo stesso, trovare sollecitazioni e sfide.
• il gioco è la modalità con cui i bambini si esprimono e interagiscono, è il punto di partenza e il cuore
di un curricolo per l'infanzia, l'adulto ha il compito di sostenere e promuovere riconoscendone la
gratuità con suo specifico valore.
Capitolo 1 Un curricolo per lo 0-6?
Con il termine curricolo si intende l’insieme delle discipline che vengono insegnate in certi tempi, con certi
metodi. Tutta la tradizione della pedagogia dell’infanzia, a partire dagli esponenti classici (Rousseau,
Froebel, Pestalozzi, Montessori) intende la formazione dei bambini come un sostegno alla crescita di tipo
olistico. L'utilizzo del termine curricolo si è diffuso negli ultimi decenni nella letteratura scientifica anche
con una concezione di curricolo più ampia ed articolata di quella tradizionale. Il curricolo è un percorso
intenzionale che si fonda sulla scelta di valori, procede da conoscenze, tiene conto del contesto
socioculturale, ha modalità didattiche specifiche, si avvale di procedure che verificano i traguardi ed è
modificabile sulla base di feedback. É a partire da una condizione di questo tipo che si è iniziato a parlare di
approccio curricolare anche con riferimento alle istituzioni educative per l'infanzia.
1.1 L'intreccio tra maturazioni e ambiente: la natura culturale dello sviluppo
Da 0 a 6 anni il bambino introduce enormi potenzialità evolutive dai punti di vista affettivo, sociale,
cognitivo. Solo se sorretto da un ambiente relazionale supportante il bambino conquista la capacità di
esprimersi e di comunicare in maniera più raffinata ed inoltre: impara a governare i propri impulsi, instaura
legami affettivi con più persone, elabora una propria identità, diventa membro sempre più attivo della
comunità; mosso dalla curiosità di conoscere, acquisisce un bagaglio di esperienze, dove esercita la sua
intelligenza. L'educazione infantile è orientata da idee e valori che dipendono dai contesti culturali cui
in
essa ha luogo: atteggiamenti, conoscenze e competenze quindi possono variare in base al contesto. Gli
studi condotti da Erikson sulla costruzione della personalità in diverse culture, mostrano come metodi
differenti di allevamento tendono a formare individui con caratteristiche apprezzate da tali società. (es.
nella nostra società, se gli adulti considerano il gioco un'attività importante oltre a fornire il materiale
giocheranno anche coi bimbi). Al contrario Bruner con lo studio dello sviluppo cognitivo dei bambini mostra
come i modi di utilizzare l'intelligenza e la formazione della mente siano influenzati dall'ambiente
circostante.
1.2 I saperi dell’adulto e gli apprendimenti infantili: il bambino e il curricolo secondo Dewey
La cultura in cui il bambino è immerso offre non solo valori che orientano il processo di sviluppo, ma anche
conoscenze. Dewey espone in un saggio alcune riflessioni, dal titolo The child and the Curriculum, risultano
tutt’oggi illuminanti. Esso definisce il curricolo come l'insieme dei saperi propri della nostra cultura, che si
presentano suddivisi in discipline specifiche ma ritiene impossibile sia suddividere ogni argomento in
disciplina sia che il bambino proceda passo per passo a dominare ciascuna di queste parti separate.
Secondo l'autore il bambino apprende in maniera olistica cioè le cose che lo interessano sono tenute
insieme dagli interessi personali; solo un'esperienza personale e vitale può costituire l’avvio verso qualsiasi
forma di apprendimento autentico. Il filosofo propone una contrapposizione tra due scuole di pensiero:
• Quella che vede il primato dei saperi disciplinari: le materie rappresentano il fine e il bambino è
l'essere immaturo che va aiutato a diventare maturo, il suo compito è quello di ricevere e
accettare;
• Quella che considera il bambino come il punto d’inizio, il centro e la meta finale: tutte le discipline
sono sottomesse alla crescita del bambino, la personalità e il carattere sono gli aspetti più
importanti, l'obiettivo è l’autorealizzazione non la conoscenza o l'informazione.
Dewey non accetta la dicotomia, cioè la divisione delle materie. Il concetto di continuum sperimentale è
l'idea guida di questo processo secondo cui il bambino va posto nelle condizioni di poter fare esperienza e il
processo di apprendimento prende origine da curiosità e interessi sorti dal rapporto con i materiali usati,
ma l'adulto ha anche il compito di sostenere i loro sforzi per raggiungere le finalità verso cui intende
orientare il processo educativo, quindi non deve proporre un'attività ma prendere spunto da alcune
osservazioni dei bambini per suggerirla che costituisce una sfida alle loro capacità manuali e intellettuali.
1.3 la proposta educativa come ipotesi da verificare
Il testo deweyano Come pensiamo risulta utile per capire il rapporto tra bambino e educazione. Per
impostare il rapporto educatore-bambino si propone un processo intenzionale finalizzato alla risoluzione
dei problemi:
• Si parte dal riconoscimento di situazioni di disagio e incertezza attraverso l’osservazione;
• In seguito, si giunge alla formulazione di ipotesi che successivamente andranno poi messe alla
prova nella fase della verifica;
• Infine, si metterà in atto quanto ipotizzato (come soluzione del problema) e si verificherà se si è
ottenuta la soluzione attesa.
È possibile immaginare l'insegnante come un ricercatore e l'educazione come un processo di soluzione di
problemi. Sulla base di un’attenta osservazione delle peculiarità, delle potenzialità, degli interessi di quel
particolare gruppo di bambini di cui ha la responsabilità, l’insegnante progetterà un contesto che ritiene
possa essere adatto a quei bambini per indirizzarne le capacità emergenti nelle direzioni auspicate.
Continua una riprogettazione dell’ambiente, cui seguiranno nuove verifiche sempre sull’osservare il
bambino. Questa modalità ricorsiva, costituita da osservazione, progettazione, progetto, verifica e
riprogettazione configura un percorso definito di ricerca autentica, cioè un percorso aperto che consente:
innovazioni ragionate, acquisizione di conoscenze, adattamento attento alle caratteristiche, potenzialità e
alle esigenze dei bambini e delle famiglie, e il chiarimento degli obiettivi da perseguire.
Per comprendere meglio il processo illustrato possiamo prendere in considerazione un esempio: Durante la
Seconda guerra mondiale venne chiesto ad Anna Freud di organizzare un ambiente accogliente per i
bambini che avevano 3 anni, privi dei genitori per via della situazione bellica. Vennero istituiti luoghi e
possibilità di gioco e di libertà esplorazione sotto la cura di giovani volontarie, come le bambinaie oltre a
dedicarsi alla cura e alla sorveglianza dei bambini durante il gioco, avevano il compito di osservare i
comportamenti dei bambini. Anna Freud si rese conto che l'ambiente progettato e realizzato non
soddisfaceva le esigenze dei bambini. In alcune aree dello sviluppo i bambini mostravano ritardi rispetto ai
loro coetanei e soprattutto i loro bisogni affettivi risultavano insoddisfatti. La psicanalista suppose allora
che forse fosse la relazione adulto-bambino ad essere inadeguata, in quanto le bambinaie mostravano
affetto senza continuità poiché erano sempre diverse il che non garantivano l'instaurazione di un legame
affettivo. Così vennero creati piccoli gruppi di 4-5 bambini, affidati a due educatrici che in maniera
continuativa si prendevano cura di loro. In seguito alla realizzazione di queste famiglie sostitutive i bambini
si comportavano tra loro come fratelli, consideravano le bambinaie come vicemadri e fiorirono dal punto di
vista intellettuale e affettivo.
1.4 La specificità dell'età infantile
L’infanzia è un periodo della vita dotato di proprie caratteristiche, tra cui il fatto che i bambini dagli 0-6
richiedono attenzioni educative specifiche e riferimenti pedagogici diversi da quelli che contraddistinguono
i periodi scolastici successivi. È riconosciuto che verso i 6/7 anni avviene una svolta educativa, con il
passaggio della fase dello sviluppo che Freud chiama periodo di latenza, nella quale i conflitti e le angosce
che il bambino ha dovuto affrontare il periodo precedente si attenuano, il periodo contrassegnato da uno
stato di tranquillità emotiva che consente al bambino di impegnarsi in compiti intellettuali. Il modo con cui i
bambini hanno affrontato i problemi e le esigenze nella propria infanzia ha forti ricadute sul periodo
successivo, anche per quanto riguarda il successo scolastico. Il bambino apprende attraverso la percezione,
guidato dall’impulso epistemofilico o il desiderio di conoscere. È nel gioco che il bambino comincia ad
esplorare i significati delle cose: un gioco che nei contesti educativi dell’infanzia condivide con i suoi
coetanei impegnando le sue capacità sociali e avviandosi al superamento di quell’egocentrismo che
secondo Piaget caratterizza l’età infantile. Il tempo della crescita non è lineare e non è uguale per tutti i
bambini. L’età non è sempre un indicatore attendibile delle capacità e delle competenze maturate da un
bambino.
1.5 Quali riferimenti per un curriculum 0-6?
Nel nostro paese esistono le indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia, ma non esistono linee guida o
orientamenti per la fascia 0-6. Nonostante ciò, possiamo citare dei documenti importanti tra cui La rete per
l’infanzia della commissione europea che definisce standard e obiettivi di qualità per i servizi per la fascia
0-6, il cosiddetto Quality Framework, dove all’interno di questo documento si afferma che:
• Il bambino è un co-creatore di conoscenze;
• Ha bisogno dell’interazione con altri bambini e con gli adulti che lo circondano per crescere;
• In quanto cittadino europeo, il bambino è soggetto di diritti, tra cui il diritto dell’educazione e della
cura.
I percorsi educativi omologati e standardizzati vanno banditi, i bambini dovrebbero essere incoraggiati e
sostenuti nella loro ricerca dell’esperienza. I servizi per l’infanzia dovrebbero essere luoghi di vita, orientati
ad assicurare il benessere e la crescita dei bambini in senso globale tenendo insieme le dimensioni affettive,
sociali e cognitive dell’esperienza. Risulta importante la presenza di un curricolo che espliciti chiaramente le
finalità, gli obiettivi e gli approcci da perseguire. La cornice curriculare non si propone come un vincolo
rigido ma va intesa come un quadro di riferimento entro il quale saranno delineati i valori, i principi, le linee
guida che orientano l’approccio pedagogico adottato per la cura e l’educazione dei bambini. Privilegiare un
approccio nel quale cura, educazione e socializzazione sono aspetti inseparabili nella crescita di ciascun
bambino.
In primo luogo, si ritiene non è la custodia per almeno due ragioni:
• Perché il modo con cui vengono gestiti i momenti di cura, cambio, pulizia, pasto e sonno, ha una
ricaduta educativa riguardo la percezione del proprio corpo;
• perché la cura è un presupposto fondamentale per favorire la motivazione e il coinvolgimento nei
processi di apprendimento contribuendo a creare un contesto emotivo rassicurante entro cui i
bambini acquisiscono fiducia nelle loro capacità.
In secondo luogo, il significato del termine educazione deve assumere una connotazione più ampia rispetto
a quella istruttiva. L’approccio curriculare nei servizi per l’infanzia 0-6 si richiama al costruttivismo sociale,
cioè si tratta di creare situazioni che sostengano l’elaborazione di pensiero condiviso attraverso scambi
comunicativi autentici in cui l’adulto accoglie, valorizza e rilancia, vengono sottolineati come cruciali, le
interazioni tra pari e il gioco, per un curricolo per l’infanzia 0-6.
1.6 un curricolo per l’infanzia a 0-6: alcuni indicatori
1.6.1 il ciclo progettazione, osservazione, verifica-valutazione
Un curriculum aperto non predefinisce i contenuti dell'esperienze, un curriculum di questo tipo potrebbe
essere chiamato emergente, per la sua realizzazione esige dagli insegnanti la pratica di alcune attività che
richiedono competenze professionali specifiche: come progettare, osservare, documentare, verificare e
valutare.
Progettare: vuol dire anticipare mentalmente gli effetti che si vogliono produrre
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