Pedagogia generale e della comunicazione educativa (lezione 2)
Cosa significa educare?
"A Moving Story About Gratitude" abbiamo guardato un video ↳ - L'insegnante chiede ai bambini di disegnare di cosa sono grati e un bambino disegna la mano della maestra.
Caratteristiche del video
- La maestra fa intendere che non c’è una risposta giusta o sbagliata.
- Utilizza la parola “meravigliosa”.
- Legame tra maestra e bambino.
- La maestra non risponde al posto suo, quindi non si sostituisce a lui, anzi si mette alla sua stessa altezza e capisce che è bloccato e in imbarazzo, quindi lei cambia strategia e chiede agli altri bambini di indovinare.
- Zoom sull’orologio: “il dono del tempo” che la maestra offre a questo bambino non solo nell’ambito della scuola ma anche fuori dal contesto educativo.
In poche parole: educare vuol dire esserci, in questo caso con abbracci, sorrisi, apre le braccia quando scende lo scivolo.
Capitolo 1
Educare... quale significato?
Per educare sono necessari:
- Edere (nutrire, allevare) entrambe queste dimensioni infatti.
- Ex-ducere (tirare fuori) nel video vediamo la maestra sia che aiuta il bambino a esprimersi ma anche che lo accudisce.
L’educazione funziona grazie al loro equilibrio. Di solito la madre si occupa dell’accudimento mentre il padre dello spronare, ma non sempre è così.
L'educazione come
- Movimento: perché noi lavoriamo con le persone le quali cambiano in continuazione.
- Necessità vitale: l’educazione è un diritto fondamentale per vivere. Senza educazione le persone perdono il senso stesso della loro vita.
- Continuum tra momento sociale e momento personale: l’educazione non è un processo individuale, l’educazione è un atto sociale che permette alle persone di entrare a fare parte dei gruppi.
L’educazione non è mai neutrale: quando si educa si fanno sempre delle scelte.
È sempre una proposta/una promozione di qualcosa sulla base dei propri valori, ogni educatore ha un proprio approccio. Ora ne analizzeremo tre:
Approcci pedagogici
- Freinet: critica l’impostazione scolastica in base ai suoi valori e attraverso ciò orienta la sua pedagogia. Mette al centro l’istinto naturale e l’esperienza.
- Decroly: critica educazione tradizionale perché secondo lui basata sul punto di vista degli adulti. Insegnare ai bambini significa calarsi nel loro mondo. Bisogna partire dal loro punto di vista cioè cosa interessa ai bambini.
- Claparède: “non siamo tutti uguali” per lui l’infanzia serve ai bambini per giocare. Anche lui approccio critico mette al centro l’infanzia e il gioco. I bambini devono rimanere bambini, non devono essere trattati come adulti. Il gioco come modalità d’apprendimento.
Questi tre pedagogisti ci hanno insegnato che oltre ad esistere un’educazione diversa per ogni educatore, non esiste un’educazione uguale per tutte le epoche.
Il dibattito attuale
Nella nostra epoca ci troviamo di fronte a questo dibattito: educazione o formazione? Ha a che fare con i processi educativi rivolti agli adulti e processi che educano le persone nelle prime fasi della vita.
Oggi ci troviamo in una epoca che parla di: life-long learning, cioè il fatto che si impara durante tutto l’arco della vita.
Giorno d'oggi vs. epoca antica
- L’educazione è rivolta a tutti, infatti nell’800 l’educazione era solo per i bambini.
- L’educazione si faceva solo a scuola, mentre oggi si parla di life-long learning appunto.
- L’educazione non si fa solo a scuola (luogo formale) ma anche in contesti non formali o informali.
L’educatore dovrebbe essere il riflesso di se stesso, cioè deve imparare anche da se stesso. Educatore professionista sia riflessivo ma deve anche avere una formazione scientifica.
La pedagogia è una scienza che studia i fatti educativi perché? Perché sono incerti questi fatti educativi e quindi la pedagogia offre una razionalità pratica che aiuta nella pratica educativa.
Pedagogia generale e della comunicazione educativa (lezione 3)
Origini della pedagogia
La parola pedagogia arriva dall’antica Grecia.
La pedagogia: dalla pedagogia alle scienze dell’educazione
La pedagogia ha una storia antichissima. È una scienza che nasce nell’antica Grecia. Nell’antica Grecia il pedagogo era la figura fondamentale. Era uno schiavo. Quindi nell’antica Grecia era affidato ad uno schiavo il compito di accompagnare i fanciulli all’educazione.
L’arte che metteva in campo il pedagogo si chiamava paideia. Con questo termine nell’antica Grecia si indicava ogni tipo di formazione. In questo secolo nascono nuovi saperi come: la filosofia e la teologia, che condizioneranno la pedagogia. A quell’epoca i pedagogisti non parlavano più di educazione ma solo di teorie. Ci fu quindi un’impennata teorica in questi anni condizionata proprio dalla filosofia e dalla teologia.
Nel sedicesimo secolo, la pedagogia riconquista la sua autonomia. Per cui finalmente la pedagogia inizia ad occuparsi dei propri temi. Si iniziano ad avere i più grandi pedagogisti (Comenio, Rousseau, Herbart) nel diciassettesimo secolo.
Rousseau e il metodo pedagogico
Rousseau costruisce un metodo pedagogico basato sull’allontanamento dalla società (ritenuta impura). Fino ai 25 anni lui ritiene che le persone devono crescere a contatto con la natura perché solo così possono essere puri e liberi. Infatti nel libro “Emilio” il maestro interviene pochissimo quando Emilio sbaglia perché secondo lui ci pensa la natura a insegnargli.
Il periodo della rivoluzione industriale
Dal 1800 al 1900: periodo caratterizzato dalla rivoluzione industriale e di conseguenza anche dal positivismo = sviluppo delle scienze razionali/positive. Il progresso diventa qualcosa di positivo. Succede la stessa cosa alla pedagogia. Nel diciannovesimo secolo, la pedagogia non è più la scienza dei grandi pensieri, anch’essa subisce questo cambiamento positivo. I pedagogisti in questi tempi fanno esperimenti = c’è un forte approccio sperimentale.
La pedagogia oggi
Oggi (XX secolo) la pedagogia ha fatto un altro cambio ancora. Non si parla più di pedagogia ma di scienze dell’educazione. Quindi non esiste più la pedagogia come unica scienza dell’educazione ma più scienze, quindi le pedagogie.
Dewey: da scienza dell’educazione a scienze dell’educazione al plurale perché ormai abbiamo dei saperi frammentati. Oggi dentro la pedagogia abbiamo le pedagogie = tanti nuovi interessi.
Dewey e l'educazione
Dewey video “Dewey… Azione!” (si sente che sono passati dei secoli). Idea diversa di educazione rispetto ai video scorsi. Stessi principi calati in una nuova epoca = si parla di metodo scientifico, sperimentale, problem solving. Nemmeno l’approccio di Dewey però è così inclusivo, qualcuno rimane fuori (perché magari non tutti hanno un’intelligenza scientifica = esistono ragazzi più creativi).
Conclusione
Non esiste mai una teoria pedagogica vincente. La pedagogia ha come regione di senso l’educazione. La pedagogia è l’unica scienza che ha la sua regione di senso, cioè il suo spazio, nell’educazione.
Capitolo Due
Educare oggi: problematiche aperte
Cosa significa educare oggi?
Premessa: educare oggi significa anche tenere conto di diversi fattori che negli ultimi anni stanno avendo un avanzamento:
- Le nuove tecnologie: che sono presenti ovunque. Le nuove tecnologie rappresentano il futuro.
- La globalizzazione: contaminazione.
- Le nuove infanzie: molti bambini non sono in grado di comunicare = molto spesso perché figli unici o figli di genitori che non giocano con loro.
- Le violenze: aumento di aggressività nell’età infantile. La gestione dell’aggressività al giorno d’oggi segna delle criticità.
Questa domanda iniziale si trasforma quindi in: È possibile educare oggi? Si è possibile.
Cosa non è educazione
Per dire cosa è educazione iniziano con dire che cosa non è educazione.
- Creare: creare vuol dire far nascere dal nulla e educare non è far nascere dal nulla. Le persone che incontriamo hanno tutte una loro storia. L’educatore quindi non crea dal nulla ma fa nascere.
Video: c’è questa mamma anatra che incita e spinge il figlio per farlo crescere. Il figlio all’inizio torna indietro nella sua comfort zone cioè il nido (contesto protettivo) però la mamma non glielo consente. Questa mamma gli permette quindi di affrontare la vita (non è padrona della sua vita). Quindi educare non è creare ma rendere possibile dei processi di realizzazione.
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Riassunto esame Pedagogia generale, Prof. Amadani Monica, libro consigliato Il desiderio che educa, Monica Amadini
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