Estratto del documento

Il ciondolo spezzato di F. Zannoni

Capitolo I, storie d'amicizia

1. Storie di animali

Siamo partiti dal regno animale, facendo riferimento a storie di amicizia tra animali, edificanti in quanto reali, che portano alla mente le avventure di Mowgli e della felice combriccola del Libro della Giungla. L'amicizia è un sentimento potente che subentra anche in situazioni più improbabili (cane/gatto, gatto/topo).

2. Quello che l'amicizia non è

Boncompagno fu polemico e docente universitario di grammatica e retorica. Fu un personaggio bizzarro e particolare e si caratterizza per il suo atteggiamento sempre teso ad essere controcorrente. Boncompagno lesse il libro di Cicerone riguardo l'amicizia, e proprio per la sua tendenza ad essere polemico, ne scrisse uno anche lui “Liber de amicitia” in cui elenca una tassonomia dell'amicizia.

Boncompagno individua e descrive ventisei tipi di amico: di questi, ventitré sono riconducibili all'amicizia "terrena", e quindi oggetto di biasimo, mentre soltanto tre, di cui uno pressoché irrealizzabile, appartengono all'amicizia più vera, quella "celeste". Soltanto gli amici pari, i fedeli e quelli reali afferiscono alla dimensione celeste di questo sentimento, quella che li tiene uniti fin oltre alla morte; di contro, le altre ventitré tipologie sono espressioni dell'amicizia terrena, fragile e regina di tutti i vizi e quindi alleata criminale del suo opposto, l'inimicizia.

Secondo uno studio di Dunbar il nostro cervello non può contenere troppe amicizie; gli amici stretti sono da 3 a 5, entro 15 sono amici significativi. Oltre i 15 fino ai 50 sono meno significativi/importanti.

Boncompagno contrappone a un'idea sublime del concetto di amicizia una visione cinica e pessimista sulle effettive possibilità che possa realizzarsi senza snaturarsi, diventare altro, mutarsi addirittura nel suo opposto. La sua tassonomia riflette il clima culturale del suo tempo e potrebbe essere oggi rivisitata con parole nuove.

Di attuale restano certamente i suggerimenti su cosa non può e mai potrà essere l'amicizia: ruffianeria, prevaricazione, subalternità, falsità, manipolazione, sfruttamento, irrealtà, ipocrisia, inganno, disprezzo, incoerenza, calcolo, vanità, speculazione, slealtà, cattiveria, malignità, oziosità, tradimento, inaffidabilità, invidia, odio. L'amicizia implica l'accettazione delle imperfezioni e delle diversità. È una modalità esistenziale che implica fiducia, ammirazione, rispetto, assenza di giudizio, compiere sacrifici, rifiuto della monotonia, aiuto, prendersi cura, comprensione.

Capitolo II, philia e amicitia

Winnie the Pooh amava ripetere che una giornata senza un amico ha la stessa consistenza e sapore di un vasetto di miele vuoto, considerava i suoi amici una vera e propria famiglia, accogliendoli e amandoli anche nelle loro stranezze. È importante sottolineare il fatto che Winnie the Pooh e i suoi sodali costituiscono una comunità affiatata, sicura e felice, scherzosa e non competitiva, fondata sulla lealtà, sull'accettazione, se non addirittura valorizzazione, delle diversità e della specificità di ciascuno e sulla condivisione di attività che producono benessere e rafforzano i legami: mangiare, esplorare i dintorni, farsi visita, praticare sport, catturare animali strani, salvare amici da pericoli naturali come incidenti, inondazioni e tempeste.

Alla base di questo mondo ideale, sta il potere dell'amicizia. È stato un modello a cui aspirare, pur nella consapevolezza di quanto fosse irrealizzabile nella sua interezza. È stato un manifesto che si è contrapposto alle brutture, alla violenza, all'incomunicabilità e alla fredda conflittualità che sempre più hanno preso a caratterizzare le dinamiche relazionali in piccola e grande scala. In ragione della sua energia positiva, nel 1997 Winnie the Pooh è stato ufficialmente nominato, presso le Nazioni Unite, Ambasciatore mondiale dell'Amicizia.

1. La philótēs omerica

Il termine philotes è quello che meglio individua un nuovo legame tra due individui, nelle sue implicazioni emotive, relazionali e politiche, centrato sulla dimensione dell'accordo e accompagnato da obblighi reciproci, sanciti da giuramenti, sacrifici e simbolici scambi di armi e doni. La relazione di philotes comprende e coniuga gli aspetti del philos e del philein.

Nella sua accezione arcaica, il termine indica relazioni interpersonali che coinvolgono i membri di un medesimo clan, ma anche individui appartenenti a comunità diverse, quindi stranieri tra loro, ma divenuti alleati.

La vita dell'uomo omerico dipende dalla possibilità di disporre di un insieme limitato di persone e cose, cioè di beni: il possesso è finalizzato al proseguimento della propria esistenza e si fonda sul bisogno di autoconservazione. Le sfumature emotive non sono inizialmente comprese nel philos. Non a caso, tra le principali accezioni semantiche di philos vi è anche l'aggettivo possessivo mio: si possiede ciò che è estremamente vicino, addirittura inseparabile da me, mi è caro, in quanto soltanto la sua presenza mi consente di esistere e di condurre la vita che ritengo degna per me.

È philos ciò che mi è indispensabile, e quindi l'appartenenza a un gruppo sociale composto da consanguinei e compagni, ma anche da stranieri divenuti ospiti e alleati, con i quali condividere una vita in comune e la difesa dei propri confini. È philos la persona che, in quanto indispensabile, mi è "cara", "diletta", e quindi "amata": con il tempo anche i congiunti che vivono presso il focolare del capofamiglia, intrecciando tra loro relazioni più intime, caratterizzate dalla preponderanza della dimensione privata rispetto a quella pubblica.

È in questa metamorfosi che si registra lo spostamento semantico del termine nella direzione dell'idea di affetto e amicizia, l'allargamento dall'uso arcaico riferibile ai rapporti di ospitalità, alleanza e appartenenza di sangue a relazioni interpersonali volontariamente e consensualmente fondate sulla garanzia della reciprocità.

In Omero, philos è sempre passivo nel significato; il suo opposto attivo è costituito dal verbo philein, indicante le azioni che si possono compiere in presenza di una persona appartenente alla propria cerchia, o che si possono desiderare di fare, ma non è possibile a causa dell'assenza dell'interlocutore. Operano philein l'uomo che protegge la sua donna dalle aggressioni di un malintenzionato, il figlio che si prende cura del padre malato, lo straniero che ricambia dell'ospitalità con azioni a difesa e giovamento del contesto sociale in cui si trova, il figlio che nutre segreto amore verso il padre.

Agire philein significa proteggere le persone legate da vincoli di dipendenza, che siano membri stabili del proprio gruppo oppure ospiti di passaggio ai quali offrire cibo, alloggio e garanzia di incolumità, accogliendoli nel circolo di cooperazione. Si elargisce philein nell'interesse dell'ospite o del compagno, ma anche per contare sul suo aiuto nel momento del bisogno, perseguendo una reciprocità, non implicando necessariamente il coinvolgimento sentimentale e la possibilità che, al di fuori dei legami di appartenenza e potere, si stabiliscano affinità tra alcuni e non fra altri.

2. Philótēs e Néikos nella metafisica empedoclea

L'agrigentino Empedocle individua in Philótēs e Neikos i due principi di ordine cosmico tra loro uguali e contrari, complementari e contrapposti: la prima è la forza aggregatrice, che unisce e porta pace, mentre la seconda dissolve, disgrega, rende nemici. Tali forze operano nel cosmo agendo sui quattro elementi (aria, acqua, terra, fuoco), come principi eterni alla base di ogni mutazione e cambiamento; nel loro alternarsi perpetuo, Philótēs spinge gli elementi all'aggregazione, apparentemente dando vita, mentre Neikos disgrega quelle unioni, apparentemente procurandone la morte.

In questo modo, vita e morte si alternano, nell'infinito ciclo cosmico. Le forme di vita nascono quindi da una separazione, ma, quando tale lacerazione tra gli elementi si fa troppo marcata, subentra la morte, la scomparsa dei legami che tengono unite le armonie vitali.

Nella lettura di Empedocle, Philótēs e Néikos sono rivali, ma anche sorelle; sono opposte, ma anche uguali. Nel loro armonico ciclo, dispensano la vita, ma anche la morte. Nel suo mescolare, creare e compattare, Philótēs viola la natura intrinseca degli elementi, opponendosi alla spontanea attrazione tra simili e forzando quella tra dissimili; provvede Neikos a restituire a ciascun elemento l'opportunità di ritornare al proprio stato originario, riportando il simile al simile. Sono forze creatrici e distruttrici.

Il passaggio dalla prospettiva della metafisica a quella dell'educazione etica, morale e sentimentale è tutt'altro che immediato, tuttavia il rapporto tra amicizia e contesa proposto da Empedocle ci invita a considerare come la presa in analisi di un sentimento necessariamente interpella e trascina nella riflessione il sentimento opposto. Amicizia e contesa possono essere pensati come i due poli estremi di un grande campo magnetico sentimentale, al cui interno di volta in volta ci posizioniamo in modo diverso, relazione dopo relazione.

Assai rara, se non impossibile, è l'amicizia totale, piena, assoluta, senza incomprensioni e dissidi. Sono le sfumature a rendere interessanti i nostri posizionamenti sentimentali, le impercettibili motivazioni che con lo scorrere del tempo mutano il rapporto con gli altri attraverso piccoli spostamenti, o al contrario laceranti strappi, permettendoci di approfondire il dialogo con noi stessi. L'amicizia ci consente di crescere, come individui e come membri della coppia amicale, proprio perché ci rende partecipi di una evoluzione, di un processo mai lineare, costituito da incontri e scontri.

L'amicizia non preclude la contesa: si può essere amico di una persona, e di lì a poco divenirne il peggiore dei nemici. Educare all'amicizia significa educare a non temere la contesa, bensì comprenderla, conoscere le sue ragioni, manifestazioni, i suoi rischi, tentazioni, in modo che possa essere razionalizzata e prevenuta nelle sua forme più distruttive, accettarla come elemento presente nell'amicizia stessa e come possibilità che potrà condurre a esiti inimmaginati.

3. Philia e condivisione in Democrito e Platone

Le nuove connotazioni intrinseche alla parola philia sono rintracciabili nel pensiero del presocratico Democrito, che si sviluppa a partire dall'individuazione del principio generatore di tale concetto nel comune sentire che caratterizza il rapporto interpersonale e intersoggettivo che si instaura tra uomini veramente buoni e che concorre a realizzare la vera felicità. La comunanza che definisce la comunità amicale non è più materiale o legata alla consanguineità e all'appartenenza alla stessa cerchia, bensì spirituale, frutto di una scelta consapevole, di un accordo libero e sincero fra persone nel pieno esercizio della propria razionalità, fondato sul riconoscimento di affinità nella concezione di ciò che è realmente utile all'uomo.

Democrito ammonisce sulla pericolosità degli inganni esercitati dall'ipocrisia, invitando innanzitutto a non prestare troppa attenzione alle dichiarazioni verbali e alle chiacchiere, ma a concentrarsi sulle buone azioni, unico modo attraverso cui l'interlocutore può palesare la propria verità. È raccomandabile intraprendere relazioni di philía con soggetti onesti e intelligenti, dotati di senno e propensi a stili di vita e pensiero improntati alla moderazione, dal momento che solo in loro compagnia è possibile migliorarsi, mentre la frequentazione di cattive persone porta a processi di coinvolgimento ed emulazione che predispongono al male e al vizio.

Lo stesso Socrate reputava l'amico ideale colui che sa dominare i piaceri.

Gli individui che sono legati in modo profondo, sincero e onesto da un rapporto di philia, secondo Democrito, traggono piacere nel farsi del bene, fornendo aiuto e sostegno, in modo disinteressato. La philía teorizzata da Democrito implica la condivisione delle ricchezze spirituali che rendono luminosa l'anima degli uomini virtuosi, e comporta anche la necessità di condurre una vita in comune, mettendo a reciproca disposizione i beni esteriori, affinché possano essere goduti da tutti in modo intelligente.

4. La philia virtuosa nell'etica aristotelica

Il tema della philia assume centralità nel pensiero di Aristotele, e lo tratta nelle sue opere etiche, soprattutto in due libri dell' “Etica Nicomachea” e in un libro dell' “Etica Eudemia”. L'intento principale della sua analisi è quello di affrontare le caratteristiche e le manifestazioni dell'amicizia nelle sue connotazioni di bene umano e componente della felicità, per offrire una panoramica completa delle forme ammesse dai costumi del suo tempo.

Nell'Etica Nicomachea vengono trattati ulteriori argomenti, quali il confronto tra amicizia e giustizia rispetto al problema dell'uguaglianza, negli ambiti comunitari e familiari, con attenzione a come riconoscere i benefici e gli squilibri e a come affrontare le liti, più frequenti nelle forme di amicizia che tendono all'utile. Nelle parti conclusive vengono affrontate le forme simili all'amicizia, la benevolenza e la concordia, nonché la questione se l'uomo felice abbia effettivamente bisogno di amici, sempre o in determinate circostanze, e in quali quantità.

A differenza dell'uomo omerico, l'individuo aristotelico non riconosce come espressione del sentimento amicale l'affezione per gli oggetti inanimati, in quanto non è possibile essere contraccambiati e risulterebbe ridicolo volere il bene per un determinato ente non vivente. La philia implica il volere ciò che è bene per l'amico (philos) sapendo di essere contraccambiati: la reciprocità è una condizione indispensabile, al punto che manifestazioni di benevolenza a senso unico non sono contemplate nella dimensione amicale.

Aristotele argomenta che coloro che trattano amichevolmente l'altro in ragione dell'utile o del piacere lo fanno in riferimento alla possibilità di ricavarne un qualche bene o godimento; utilità e piacevolezza si fanno destinatarie dell'investimento amicale, prendendo il posto della persona nella sua realtà di essere umano. Si tratta di amicizie accidentali, che non permettono di riconoscere l'essenza dell'interlocutore e di assurgere a dimensioni assolute, e che restano legate alle circostanze, alle condizioni che consentono all'amico di continuare a risultare utile o piacevole.

A distanza di secoli, l'attualità della questione risulta lampante: il principio di piacere, legato alla necessità della gratificazione immediata e alla repulsione nei confronti della rinuncia, sta dilagando nell'attuale cultura consumistica, lasciando sempre meno spazio al principio di realtà, assurgendo esso stesso al ruolo di principio regolatore. Educare a rapporti amicali che non contemplino i soli riferimenti all'utile e al piacevole significa impegnarsi in un'azione pedagogica che sappia riabbracciare elementi, eventi e fenomeni che, seppur dolorosi e faticosi, sono parte integrante e fondamentale dell'esperienza umana; si pensi alla morte e alla malattia.

Chi mostra di essere amico per piacere, convenienza e comodità, saprà esserlo, in modo diverso, ma non contrapposto, anche nei momenti di cupezza? È capacità non da tutti, in quanto non tutti sanno accedere con consapevolezza agli spazi della verità, dell'intimità e della relazionalità più essenziale, superando meccanismi di difesa. Per dirla con Aristotele, occorre virtù.

La terza forma di philia si pone al di sopra delle altre: è l'amicizia perfetta, quella secondo virtù, che coinvolge individui virtuosi e buoni, e desiderosi di rivolgere all'altro tutto il bene che serbano in loro, in modo duraturo, al di là degli eventi e delle circostanze. Aristotele riferisce che le caratteristiche che l'uomo virtuoso ha verso se stesso si ritrovano anche nei rapporti che egli ha con gli altri uomini virtuosi, e corrispondono all'essere in accordo con sé, al volere il proprio bene, al saper vivere con se stesso, rallegrarsi e addolorarsi in relazione a se stesso, dato che l'amico è un altro se stesso.

È opportuno assumere la distinzione tra le tre forme di philia, in quanto l'amicizia perfetta da un lato non è alla portata di tutti, dall'altro contiene sfumature e momenti orientati all

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 23
Riassunto esame Pedagogia generale e sociale , Prof. Iannone Anna, libro consigliato Il ciondolo spezzato , Zannoni  Pag. 1 Riassunto esame Pedagogia generale e sociale , Prof. Iannone Anna, libro consigliato Il ciondolo spezzato , Zannoni  Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 23.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Pedagogia generale e sociale , Prof. Iannone Anna, libro consigliato Il ciondolo spezzato , Zannoni  Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 23.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Pedagogia generale e sociale , Prof. Iannone Anna, libro consigliato Il ciondolo spezzato , Zannoni  Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 23.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Pedagogia generale e sociale , Prof. Iannone Anna, libro consigliato Il ciondolo spezzato , Zannoni  Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 23.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Pedagogia generale e sociale , Prof. Iannone Anna, libro consigliato Il ciondolo spezzato , Zannoni  Pag. 21
1 su 23
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sofia222244 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Iannone Anna.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community