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Edgar Morin

Insegnare a vivere manifesto per cambiare l’educazione

Introduzione

Edgar Morin è una delle gure più prestigiose della cultura contemporanea, è un autorità

intellettuale e morale

Vivere!

Che cos’è vivere?

Rousseau ha formulato il senso dell’educazione nell’Emilio, nel quale l’educatore dice del suo

allievo che vivere è il mestiere che li vuole insegnare.

A vivere si impara attraverso le proprie esperienze con l’aiuto dei genitori e poi degli educatori, ma

anche attraverso libri, la poesia e gli incontri.

Vivere, vuol dire vivere in quanto l’individuo che a ronta i problemi della propria vita personale,

vivere in quanto cittadino della propria nazione, e vivere anche nella propria appartenenza

all’umano.

Nel vivere manca la possibilità di a rontare i problemi dell’individuo, cittadino ed essere umano.

Inoltre, leggere e scrivere sono necessari al vivere, l’insegnamento della letteratura, della storia,

delle matematiche, delle scienze contribuisce all’inserimento nella vita sociale, l’insegnamento

della letteratura è utile in quanto sviluppa sensibilità e coscienza, l’insegnamento della loso a

stimola in ogni mente ricettiva la capacità ri essiva e gli insegnamenti specialisti sono necessari

alla vita professionale.

Vivere è un’avventura di ogni essere umano n dall’infanzia, dalla scuola nell’adolescenza, nell’età

delle grandi aspirazioni e delle grandi rivolte, nei momenti delle grandi scelte di vita, d’amore, di

famiglia, di lavoro e in qualsiasi età, no alla ne della vita incontra il rischio di errore ed illusione,

di conoscenza parziale.

La scuola e l’università insegnano conoscenze, ma non la natura della conoscenza che porta in sé

il rischio di errore ed illusione, poiché ogni conoscenza, a cominciare dalla conoscenza percettiva

no alla conoscenza tramite parole, idee, teorie, credenze ha una traduzione e una ricostruzione

del reale. In ogni traduzione c’è il rischio di errore così come in tutte le ricostruzioni, siamo

continuamente minacciati dal commettere errori senza saperlo, siamo condannati

all’interpretazione e abbiamo bisogno di metodi a nché le nostre percezioni, idee, visioni del

mondo siano il più possibile a dabili.

Quando consideriamo le certezze, comprese quelle scienti che dei secoli passati, e del XX secolo

vediamo errori e illusioni da cui credevamo guariti, ma nulla ci dice che siamo immunizzati da

certezze vane, da nuovi errori e illusioni non individuati.

La rarefazione del riconoscimento dei problemi complessi sono fonti di errore, tutto ciò ci

conferma che il problema della conoscenza è un problema della nostra vita di individui, di cittadini

e di esseri umani.

Ovunque si insegnano conoscenze, ma da nessuna parte si insegna che cos’è la conoscenza,

quindi da qui parte la necessità di introdurre dalle prime classi no all’università la conoscenza

della conoscenza.

Insegnare a vivere non è solo insegnare a leggere, scrivere, ne solamente insegnare le

conoscenze basilari utili della storia, della geogra a, delle scienze sociali e delle scienze naturali,

è introdurre una cultura di base che includa la conoscenza delle conoscenze.

Vivere è un’avventura ed è a rontare l’incertezza anche nella sola certezza che abbiamo la nostra

morte, ma della quale non conosciamo la data, noi non sappiamo dove e quando saremo felici o

infelici, non sappiamo quali malattie subiremo e non conosciamo in anticipo le nostre fortune e

sfortune.

Siamo sempre più entrati in una grande epoca di incertezze, sui nostri futuri, quelle delle nostre

famiglie, quello della nostra società e quello dell’umanità mondializzata.

Inoltre, vivere ci mette continuamente a confronto con l’altro, familiare, amico, sconosciuto e

straniero.

Vivere é avere continuamente bisogno di comprendere e di essere compresi, la nostra epoca di

comunicazioni non è un’epoca di comprensioni, per tutta la nostra vita rischiamo

l’incomprensione di sé da parte dell’altro e dall’altro da parte di sé, la comprensione umana non è

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insegnata in nessun luogo, il male delle incomprensioni rode le nostre vite determinando

comportamenti aberranti, rotture, insulti e dispiaceri.

Quindi, la nostra educazione ci insegna insu cientemente a vivere, si allontana dalla vita poiché

ignora i problemi del vivere e taglia le conoscenze.

Dobbiamo obbedire all’ingiunzione dell’Emilio di Rousseau, ovvero insegnare a vivere, da esso, si

può insegnare a legare i saperi alla vita.

Si può insegnare a sviluppare al meglio un’autonomia e un modo per dirigere bene la propria

mente che permette di a rontare i problemi del vivere e si può insegnare a ognuno e a tutti ciò

che aiuta a vivere le trappole permanenti della vita.

Ben vivere?

La parola vivere ha un primo senso, ovvero essere in vita, ma assume un senso pieno quando si

distingue vivere da sopravvivere, sopravvivere è sotto vivere, è essere privati delle gioie che la vita

può portare, soddisfare bisogni elementari e alimentari non poter sviluppare le proprie aspirazioni

individuali.

Una parte della popolazione è condannata a sotto-vivere, ma la maggior parte vive alternando il

sopravvivere e il vivere.

I nostri momenti di pienezza sono quelli in cui ci sentiamo “essere bene”, essere bene e ben-

essere sono sinonimi, noi siamo in una condizione di ben-essere, ci troviamo in questa situazione

quando siamo vicino a una persona amata, dopo una buona azione.

Il termine ben-essere, quindi, si identi ca nelle comodità materiali, ad esempio, delle poltrone

relax, vacanze e del denaro sempre disponibile.

La nozione di buen vivir o ben vivere, ingloba tutti gli aspetti positivi del ben-essere e ne ri uta gli

aspetti negativi che provocano mal-essere e apre la via a una ricerca del ben vivere, che

comporta aspetti psicologici, morali, di solidarietà e di convivialità. Quindi, bisognerebbe

introdurre nella preoccupazione pedagogica il vivere bene, il saper-vivere, l’arte di vivere e ciò che

viene sempre più necessario nella vita. Arriviamo all’idea che l’aspirazione al ben vivere richiede

l’insegnamento di un saper-vivere nella nostra civiltà.

Vivere si situa in un tempo e in un luogo.

Saper vivere: loso a della loso a

La loso a identi ca la pratica della saggezza con un saper-vivere.

Il termine loso a comporta un’interrogazione sul mondo, sulla realtà, sulla verità, sulla vita, sulla

società, sull’essere e sulla mente umana, in più si interroga sulla saggezza.

La loso a è divenuta una professione, quella dei professori di loso a si è divisa in branche

pedagogiche, loso a generale, storia della loso a, morale, mentre la psicologia e la sociologia

le sfuggivano per diventare autonome e scienti che, la saggezza infatti si trova dissolta in queste

separazioni.

Per quanto riguarda la saggezza oggi, il mondo sotto l’impulso occidentale ha assunto un modello

attivista, di dominio, di conquista del potere sulla natura, e questo dominio rimuove ogni idea di

saggezza.

C’è bisogno di saggezza per sfuggire alla super cialità, alla frivolezza, all’intossicazioni

consumistiche, al potere di denaro, c’è bisogno di una relazione serena fra il corpo, l’anima e la

mente.

Possiamo dire che la vita è un tessuto che intreccia prosa e poesia, la prosa sono i vincoli pratici,

tecnici, materiali che sono necessarie all’esistenza, mentre la poesia è ciò che ci mette in uno

stato secondo, la poesia è la musica, la danza e l’amore.

Noi siamo in una società che tende a distinguere prosa e poesia, la poesia cerca di difendersi

negli amori, negli amicizie, nei fervori, la poesia è la vita in contrasto con la sopravvivenza.

Nella nostra vita abbiamo bisogno della razionalità, ma abbiamo anche bisogno di a ettività, di

attaccamento, di gioia, di esaltazione, di gioco, di io e di noi.

Si vive molto male senza ragione e senza passione, la sola razionalità sarebbe quella di condurre

le nostre vite in una navigazione permanente.

L’attitudine a godere la vita è attitudine a so rire, l’attitudine alla felicità è l’attitudine all’infelicità,

l’infelicità cammina sottobraccio alla felicità, la felicità è alla base dell’infelicità. Non è la felicità

che bisogna cercare, più la si cerca più sfugge, bisogna cercare l’arte di vivere che dà in regalo

grandi e piccole felicità.

Ciò che deve essere salvaguardato dalla saggezza è evitare la bassezza, cedere a pulsioni

vendicative e punitive, il ri uto delle idee di vendetta e di punizione si situa al centro della

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saggezza, è in questa etica che sono implicate quelle antiche virtù che giungono a noi dalla vita

via orientale, sapersi distaccare da se stessi e sapersi oggettivare.

La loso a in ne deve cessare di essere considerata come disciplina per divenire motrice e guida

nell’insegnare a vivere, deve ridiventare socratica, ovvero suscitare dialogo e dibattito, deve

ridiventare aristotelica, ovvero mettere in ciclo le conoscenze acquisite e le ignoranze scoperte dal

nostro tempo, inoltre deve ridivenire platonica, ovvero interrogarsi sulle apparenze della realtà e

deve ridivenire presocratica e deve divenire lucreziana, reinterrogando il mondo alla luce e

all’oscurità della cosmologia moderna.

A rontare le incertezze

Nel corso del tempo le scienze ci hanno fatto acquisire molte certezze, ma anche diverse

incertezze, l’insegnamento dovrebbe comportare un insegnamento delle incertezze che sono

apparse nelle scienze siche, nelle scienze dell’evoluzione biologica e nelle scienze storiche.

L’incertezza è nel cuore della scienza: la scienza classica era fondata su un assoluto, dunque su

un’eliminazione totale del caso.

Non possiamo più eliminare l’incertezza perché non possiamo conoscere con precisione tutte le

interazioni di un sistema soprattutto quando questo è complesso. L’imprevedibilità si trova anche

nel cuore stesso del determinismo stesso.

La scienza classica era fondata su tre principi: disgiunzione, riduzione e determinismo.

Possiamo parlare anche dell’incertezza e dubbio che sono legati e si richiamano a vicenda, la

tendenza dominante della scienza classica e il perseguimento della certezza, si trova ormai legata

con la scoperta delle incertezze, allo stesso modo la piena coscienza della trappola permanente

degli errori e delle illusioni, che sempre assumono l’apparenza di verità certe, deve suscitare la

messa in attività del dubbio. La necessità del dubbio è cresciuta nella nostra epoca, dove false

informazioni vengono propagati con velocità e sono inaudite tramite Internet, bisogna inoltre

sapere anche che il dubbio incontrollato e illimitato si trasforma nella certezza paranoica che tutto

è falso e menzioniero. Bisogna anche saper dubitare del dubbio, ciò richiede il ricorso alla

ri essione, la ri essione è necessaria per l’e cacia del pensiero e della decisione, viene

sacri cata in nome dell’e cacia del pensiero e della decisione, e cacia calcolata secondo la

logica quantofrenica degli esperti raramente sottoposta a meditazione.

Incertezze del vivere

L’incertezza è inseparabile dal vivere, ogni nascita è incerta e comincia una vita della quale non

sarà data alcuna certezza, salvo quella della sua morte ma di cui sono incerte la data e la causa.

La coscienza dell’incertezza si è estesa al divenire storico, il progresso concepito è divenuto

incerto, il futuro prevedibile già dal 1960 dai futurologi, è diventato imprevedibile.

L’incertezza sul futuro dell’umanità giunge dal corso incontrollato dei processi tecnici, scienti ci

ed economici, ed è legato agli acceca menti prodotti dal nostro tipo di conoscenza.

Rischio incertezza, sono una dialettica che li rimanda l’uno all’altra.

Bisogna comprendere che ogni decisione è scommessa, cosa che consente di produrre vigilanza

invece che certezze illusoria, bisogna apprendere a navigare in un oceano di incertezze attraverso

arcipelaghi di certezza, bisogna insegnare dei principali di strategia che permettano di a rontare

l’alea, inatteso e incerto di modi care il loro sviluppo, grazie a informazioni acquisite, infatti, non si

elimina l’incertezza ma si negozia con essa.

Vivere libero

L’educazione a vivere deve favorire e stimolare una delle missioni di ogni educazione, l’autonomia

e la libertà della mente.

Non c’è autonomia della mente senza dipendenza da ciò che la nutre, cioè dalla cultura, né senza

coscienza dei pericoli che minacciano questa autonomia, ovvero dei pericoli dell’illusione e

dell’errore, né senza coscienza delle incomprensioni reciproche e molteplici, delle decisioni

arbitrarie nell’incapacità di concepire i rischi e le incertezze. Ciò signi ca che l’educazione

all’autonomia si inserisce nell’educazione a vivere.

L’educazione alla libertà della mente comporta non solo la frequentazione degli scrittori, dei

pensatori e dei loso , ma anche l’insegnamento di cosa è la libertà, la libertà di pensare e la

libertà di scelta fra le diverse opinioni, teoriche e loso che.

La libertà personale è nel grado di possibilità di scelta nelle circostanze della vita.

Più il grado di scelta è elevato più grande è la libertà.

In poche parole, la libertà è un rischio, può essere pericolosa quando contraddice verità stabilite,

bisogna comprendere i prudenti, la cui mente è libera, bisogna onorare gli eroi della libertà, ciò fa

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anche parte dell’insegnamento della libertà, ma alla base di questo insegnamento e la coscienza

delle scelte, ovvero la coscienza dei pericoli, delle incertezze, dei capovolgimenti del senso

dell’azione, dunque l’ecologia dell’azione, è la coscienza della scommessa in cui consiste ogni

scelta e la coscienza di condurre una strategia permanente per evitare che il risultato della scelta

non degeneri.

Per concludere

La scuola, soprattutto per gli adolescenti non fornisce il bene co per l’avventura della vita di

ciascuno, non fornisce le difese per a rontare le incertezze dell’esistenza, non fornisce le difese

contro l’errore, l’illusione e l’attaccamento, non fornisce la preoccupazione, l’interrogazione, la

ri essione sulla buona vita e sul ben vivere, insegna solo in modo lacunoso a vivere, fallendo in

ciò che dovrebbe essere la sua missione essenziale.

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Una crisi multidimensionale

Quando si parla della crisi dell’educazione, vengono in mente gli aspetti del termine della violenza

a scuola, si pensa alla lotta di classe, fra la bio-classe adolescente e la classe insegnante adulta,

baccano, distrazione, chiacchiere, disobbedienza, a fronti, insulti, punizioni, messe in consegna,

esclusione della classe, umiliazione o colpevolizzazione, all’università invece si ha l’interruzione o

diserzione dei discorsi.

Quando la visione è unilaterale, si vede o la so erenza degli insegnanti o quella degli allievi, se si

ha la mente un po’ complessa si vedono le une e le altre, il peggio per gli uni e per gli altri è

l’umiliazione, la richiesta degli uni e degli altri è la comprensione.

A partire dagli anni 60 si è prodotta la formazione di una bio-classe adolescente con la sua

cultura, i suoi costumi e la sua autonomia ostentata e rivendicata, nel 1968 essa si è rivolta contro

la classe adulta, ha fatto a pezzi la scuola che in seguito si è riparata.

Gli insegnanti conoscono questa cultura giovanile solo in super cie, così come gli allievi ignorano

i problemi profondi che a iggono il mondo degli insegnanti della scuola secondaria.

Prima di Internet, i media, in particolare la televisione, erano scuole selvagge che facevano

concorrenza alla scuola pubblica, oggi Internet è l’enciclopedia dove tutti i saperi sono a

disposizione del giovane che può opporre il suo sapere al sapere del suo professore.

Ci si interroga sui metodi pedagogici, si cercano rimedi e comprensione da parte degli insegnanti

di ciò che causa l’aggressività o il disinteresse.

bisogna saper vedere che la crisi dell’insegnamento è inseparabile da una crisi della cultura.

Nel corso del XIX secolo è cominciata una dissociazione divenuta oggi disgiunzione, tra due

componenti della cultura, quella la scienti ca e quella umanistica, la cultura scienti ca produce

conoscenze che non vanno più al muli

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ND000000066 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Sassari o del prof Guerrini Valentina.
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