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Pedagogia e vita: Il ruolo formativo delle religioni storiche nelle società postsecolari

Fulvio de Gregori: Secolarizzazione, secolarismo, cristianesimo

Interpretazione storica della relazione tra età moderna e religione cristiana in Europa occidentale (800/900)

La modernizzazione in Inghilterra e Stati Uniti ha avuto come conseguenza lo “scisma anglicano” e la nascita della chiesa d’Inghilterra. Un legame molto forte tra religione e stato che ha comportato l’emigrazione in America di chi non volle conformarsi.

Negli Stati Uniti, erano presenti una moltitudine di professioni cristiane e democrazie che s’intrecciarono nella formazione di una “religione civile”: un cristianesimo civile (d’ispirazione ebraico-cristiana), interreligioso e liberale. Invece in Europa continentale (nei paesi cattolici in particolare) si diffuse un cattolicesimo “romano”.

In entrambi i casi si sono verificati fenomeni di “secolarizzazione”: un intreccio tra cristianesimo e le sfere socio-culturali (istituzioni, economia, costumi) che cercano regioni di autoaffermazione e le proprie radici identitarie – da qui nasce la storiografia moderna.

Le modalità storiche attraverso cui si è realizzata la secolarizzazione sono 2:

  • Laicizzazione – processi storici che hanno mirato alla separazione tra spirituale e temporale e alla divinizzazione e disincantamento del mondo. Caratterizzato da un rapporto oppositivo con la sfera religiosa.
  • Sacralizzazione profana – processi storici moderni che videro una sacralizzazione della natura (panteismo) e una divinizzazione del potere politico.

All’inizio dell’età moderna i 2 processi furono intrecciati e il processo di secolarizzazione si mantenne all’interno della cristianità. Questo ebbe dei risvolti sul piano dell’educazione: rivoluzione scientifica e alfabetizzazione segnano una nuova dialettica tra cultura scritta-moderna e cultura orale-tradizionale. Ciò in uno scenario ancora cristiano in cui le principali agenzie dell’educazione erano gestite dalle chiese (educazione religiosa e catechistica).

Anche durante la rivoluzione francese so ebbe la compresenza tra laicizzazione e sacralizzazione profana. Da una parte la rivoluzione francese condusse per la prima volta nella storia ad una laicizzazione completa dello stato e per la prima volta dai tempi di Costantino si giunse a una separazione tra Chiesa e Stato. Dall’altra parte l’assemblea nazionale prevedeva che i credenti e i cittadini (chiesa e nazione) fossero una sola cosa. Guardini nei confronti dei 2 processi afferma che scindere lo Stato dalla religione conferiva allo stato un carattere puramente politico. In ragione a ciò lo stato sarebbe autonomo nel creare un ordine della comunità secondo i propri fini. A fianco di tale tendenza (predominante) vi fu quella che cercava di riconquistare l’antico carattere mitico-religioso e con questo il potere sugli uomini.

Nella seconda modernità i 2 processi si svilupparono e separarono sempre più

Nel 19° secolo si ebbe una prevalenza della laicizzazione nella formazione di uno stato laico liberal-democratico. In questo contesto non parleremo di “religione civile” ma di sensibilità civile laica e agnostica (che includeva non solo i fedeli ma anche gli atei).

Nel 900 si ebbe il trionfo della sacralizzazione profana nei tolitarismi. Qui si parla di “liturgie secolari” di culto civile della patria, religioni politiche (es. neopaganesimo nazista e ateismo sovietico).

È evidente che in un contesto simile l’educazione divenne un argomento sensibile: dal punto di vista della laicizzazione si svilupparono sistemi scolastici con l’evidente intervento dello stato. Nel caso della sacralizzazione profana vi fu un forte scontro tra chiese e tolitarismo. Il cattolicesimo rispose in 2 modi:

  • Contro la laicizzazione – nascono forme di sacralizzazione profana cattolica ad es. temporalismo, integralismo. Un cattolicesimo politico tendente a un regime confessionale.
  • Contro la sacralizzazione – nascono forme di laicizzazione cattolica interessate ad una laicizzazione dello stato.

Queste nuove forme costituirono una “modernizzazione ecclesiale”. Nel passaggio dalla prima alla seconda modernità nasce un nuovo processo, che non va confuso con la secolarizzazione, ma va chiamato “secolarismo” scristianizzatore. Da qui parte il declino della cristianità dell’Europa occ.

Dalla fine del 900 ad oggi abbiamo vissuto un cambiamento d’epoca

Si parla di contemporaneità matura. Viviamo società sempre più: multireligiose, con la presenza di terrorismo legato al fanatismo religioso, migranti non cristiani in Europa. Ciò dà l’impressione di un ritorno al sacro.

In questo contesto secolare l’insegnamento religioso cristiano nelle scuole non ha più senso. Qui possiamo far riferimento al “dilemma di Bochenforde”: lo stato liberale è prodotto dalla secolarizzazione, ma se lo stato si secolarizza non può essere liberale in altre parole lo stato liberale (laicizzato) fuori dalla modernità entra in crisi perché non può autolegittimare il suo potere. La contemporaneità manifesta incompletezza.

Giuseppe Mari: Religione, laicità, educazione

In questo saggio s’indaga il tema della laicità.

Il termine laikos già nel mondo ellenistico è usato per indicare ciò che non è consacrato a Dio

Nel corso del medioevo assunse il significato di tensione tra Stato e chiesa, come sappiamo tutto il medioevo è stato segnato dal contrasto tra potere spirituale e temporale. Le cose cominciano a mutare con l’avvento della modernità e degli Stati Nazionali. Essendo ancora fragili questi cercarono di prendere pieno potere politico lasciando fuori la chiesa. Da qui il termine “laicità” comincia ad assumere le caratteristiche che ha tutt’oggi: passaggio di beni e prerogative del mondo ecclesiastico a quello statale.

In area francese si diffuse la convinzione che la laicità fosse la rimozione della sfera religiosa dallo spazio pubblico (il papa prima incuteva timore perché poteva deporre e scomunicare gli imperatori ma non più) per sostituirla con la sfera scientifica.

La scuola sembra essere il luogo per eccellenza di laicità essendo essa comunicazione e trasmissione della scienza, ma in realtà è proprio in questo ambiente che si manifesta maggiormente la crisi di questo ideale.

Un esempio è il dibattito (in Francia) sul velo islamico

Esteso poi alla presenza di simboli cristiani ed ebraici a scuola. La discussione sul velo nacque dall’opposizione dell’opinione pubblica, essendo la Francia fortemente laica, era concezione diffusa che non si dovesse mostrare a scuola nessun segno di confessione religiosa. Tuttavia in quello stesso anno il Consiglio di Stato affermò che la presenza di simboli religiosi non ostacolasse il principio di laicità. Il dibattito culminò con la stesura del rapporto Stasi del 2003, in cui si afferma che tutti devono godere di parità di diritti. Ne è seguita una legge che nega l’ostentazione di segni religiosi e in seguito il divieto di indossare il burqa integrale perché il viso coperto impedisce l’identificazione.

Un altro episodio emblematico è avvenuto in Italia, qui un genitore lamentava la presenza del crocifisso in classe in quanto simbolo religioso. È stata legittimata la presenza del crocifisso nelle classi in quanto elemento tradizionale e non esclusivamente religioso.

La dichiarazione conciliare Dignitatis Humanae

S’interroga su quanto possa la pubblica autorità intervenire sull’espressione religiosa nello spazio pubblico. Oltre all’odio religioso anche il fanatismo ideologico nel corso del 90° hanno causato lotte sanguinolente. La dichiarazione afferma che la società civile ha il diritto d’intervenire onde risolvere disordini nati a pretesto religioso, ordine che non va imposto arbitrariamente ma in modo conforme alla morale. In poche parole lo Stato può intervenire per mantenere l’ordine pubblico ma non basandosi sull’odio antireligioso che abbiamo visto ad esempio nei regimi totalitari.

Verso la fine del saggio si va delineando l’idea che laicità significhi pensare e interrogarsi in quanto prerogativa di tutti gli uomini. La fede fa parte della conoscenza umana, per educare un essere umano bisogna per forza considerare anche questo aspetto.

Pierpaolo Triani: Il nuovo ruolo delle religioni nelle società pluralistiche e nel contesto post-secolare

Tutte le istituzioni, tra queste la religione, oggi stanno subendo diversi cambiamenti. Viviamo una società pluriculturale, l’influenza tra paesi e comuni è sempre più evidente, non solo a causa delle migrazioni di massa, ma è possibile subire influenze di “altri mondi” senza mai lasciare casa propria.

Dunque questo contesto sociale pluralistico ha costretto anche le religioni a dover rivedere le proprie posizioni nei confronti delle numerose differenze culturali. Si sono verificati fenomeni di difesa e di opposizione ma anche fenomeni di accettazione.

Nel corso del 20° secolo molte religioni sono state represse o tagliate fuori dalla sfera pubblica

A seguito della laicismo e della secolarizzazione. Casanova parla di una “deprivatizzazione della religione”, è una critica al declino sociale della religione e uno studio del ruolo che assumono nella società contemporanea le religioni.

Potremmo intendere questo momento come postsecolare: un riemergere religioso multiforme, l’affermarsi di una spiritualità che chiede armonia e benessere. Questa categoria postsecolare esiste proprio perché le religioni assumono un nuovo compito all’interno della vita pubblica. Le religioni nel mondo globalizzato sembrano tornare in auge perché permettono ad alcune popolazioni di trovare una propria identità.

Nasce poi un dibattito su quale possa essere il contributo delle religioni nella vita sociale

Alcuni temono il manifestarsi di conflitti ideologici, secondo altri invece le religioni possono portare alla formazione di società più giuste. La compresenza di più religioni all’interno della società è vista, dai giovani soprattutto, come un fenomeno normale all’interno di una società democratica.

Opinione diffusa è anche che professare una religione vada distinto dal fondamentalismo religioso. I giovani d’oggi non mettono in dubbio la presenza delle religioni e della loro molteplicità, tuttavia non sanno bene definire che ruolo possano assumere queste nella vita sociale.

Le religioni possono assumere ruolo civico attraverso processi di socializzazione e formazione

I membri che ne usufruiscono influenzano poi il clima sociale di una determinata comunità. Dunque le religioni possono contribuire alla costruzione della città, che può assumere forme diverse in base agli ideali e ai concetti trasmessi.

Il ruolo civico della religione può essere:

  • Debole – la religioso non deve aver a che fare con la comunità civile.
  • Dominante – quando si pensa che i propri valori e le proprie convinzioni debbano essere l’unico punto di riferimento per la società.
  • Omologato – si verifica quando una religione si adatta alla cultura della comunità civile.

Secondo il pluralismo culturale vi deve essere invece un nuovo ruolo civico: da un lato questa pluralità dà spazio alla libertà individuale, dall’altro può dar vita a fenomeni di conflitto. Può quindi essere uno spazio frammentato e il nuovo ruolo deve quindi permettere all’individuo di manifestare i propri ideali, secondo però obiettivi di fratellanza e comunione di valori. La vita sociale non necessita soltanto di regole e norme ma anche della possibilità di una “buona” convivenza.

Vi sono 4 condizioni affinché le religioni possano costruire di una civiltà plurale

  • Avere una concezione della tradizione religiosa come realtà dinamica aperta al mutamento. Il credente è una persona in cammino aperta a una comprensione sempre più profonda della verità e volta alla realizzazione del bene in compagnia di altri uomini.
  • Riconoscere che la tradizione religiosa ha già una sua pluralità interna.
  • Non separare l’insieme dei riti, simboli e credenze, dal criterio di amore per la vita e dal destino comune degli esseri umani.
  • La religione deve educare all’insegna del rispetto, del confronto, del dialogo, allo scopo di formare individui capaci di vivere in un ambiente plurale.

Paolo Branca – Religiosità, religioni e radicalismi religiosi. Rischi e opportunità in ambito scolastico

A causa del pluralismo di fedi, anche in Italia, il tema della religione è tornato a far parlar la cronaca

La religiosità è una dimensione fondamentale per l’uomo sin dall’antichità. Lo testimoniano riti, altari, sacrifici, luoghi sacri ecc… Se la modernità sembra aver preso le distanze da una religiosità diffusa, è anche vero che tutt’oggi vi sono atteggiamenti legati alla religione (ad es sugli aerei spesso la fila 13 e 17 non ci sono onde evitare inutili scaramanzie). Inoltre la storia di tutte le civiltà sarebbe incomprensibile se astraessimo l’elemento religioso.

Un problema diffuso oggi è l’incapacità della chiesa a trattenere i fedeli dopo la Cresima, si manifesta una scarsa educazione alla base per poi portare avanti quest’interesse.

I testi religiosi talvolta sono necessari se non essenziali per comprendere

L'approfondimento continua, ma il paragrafo termina qui senza una conclusione specifica.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher IamLullaby di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof D'Addelfio Giuseppina.
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